Akiba Gamers compie 8 anni: i migliori giochi scelti dalla redazione

Otto anni volano in un baleno se ci si diverte assieme agli amici. Come da tradizione, anche quest’anno, per festeggiare il compleanno di Akiba Gamers, vi diciamo quali sono stati i giochi che abbiamo apprezzato maggiormente

Akiba Gamers compie 8 anni: i migliori giochi scelti dalla redazione

Ci sembra ieri che abbiamo avviato questo progetto chiamato Akiba Gamers, quasi per gioco. Otto anni sono volati in pochissimo tempo, ma sono successe così tante cose e la nostra vita è cambiata così tanto che stentiamo a crederci. Chi lo avrebbe creduto, nel 2013, che ci saremmo trovati segregati in casa con una minaccia mortale ad attenderci fuori per più di un anno? E che solo videogiochi, serie TV, anime e fumetti ci avrebbero tenuto compagnia, evitandoci di uscire di senno? L’anno che è appena trascorso è stato tremendo da questo punto di vista, ma dobbiamo ringraziare tutti i developer, artisti e tutte le persone coinvolte nell’industria dei settori succitati per averci permesso di trascorrere questo periodo di pandemia un po’ più sereni. Abbiamo vissuto (o rivissuto) la vita dei Ladri Fantasma con Persona 5 Royal e Strikers, ci siamo calati ancora una volta nei panni di Cloud Strife in FINAL FANTASY VII REMAKE, abbiamo scoperto nuove e appassionanti storie come quelle di Yakuza: Like A Dragon e 13 Sentinels: Aegis Rim e abbiamo condiviso la nostra avventura in rete con amici e sconosciuti tramite Demon’s Souls, inaugurando così la nuova generazione di console.

Come da tradizione, anche per questo ottavo compleanno di Akiba Gamers (che, tanti anni fa, nasceva col nome di Another Castle, se ben ricordate) parte dei membri della nostra redazione ha dedicato un paragrafo per parlare del gioco più significativo di questi ultimi 365 giorni, dal 26 marzo 2020 al 26 marzo 2021.

I festeggiamenti proseguiranno questa sera sul nostro canale Twitch, con un episodio speciale del talk show NIJIKAI che andrà in onda eccezionalmente di venerdì e nel quale BaSS e Zechs celebreranno Akiba. Buona lettura e non mancate!

13 Sentinels: Aegis Rim – Lorenzo Repetto

13 Sentinels: Aegis Rim - Lorenzo Repetto

Vanillaware è un po’ come una band hipster: fa uscire un titolo solo a svariati anni di distanza dal precedente, quasi sempre si tratta di progetti nati dalla passione e non dal desiderio di profitto, e di solito questi giochi, dallo scopo più limitato, riescono a fare una sola cosa dannatamente bene, meglio di tutti gli altri, risultando dunque estremamente di nicchia. Questa volta, la software house giapponese si è superata con 13 Sentinels: Aegis Rim, di cui ho avuto la fortuna di parlare a più riprese su Akiba Gamers. Uno strano ibrido nato dal desiderio conclamato di George Kamitani di realizzare un gioco a tema fantascientifico invece dei fantasy a cui la software house ci aveva abituato, allo stesso tempo però inserendovi diverse chicche molto care alla concezione nipponica di questo genere, come i robot giganti e gli universi alternativi. Il risultato finale è sicuramente il gioco più particolare, se non il più eccellente, che ho avuto la fortuna di giocare nell’anno appena passato. Una sapiente commistione di narrativa simil visual novel e di battaglie strategiche rende 13 Sentinels: Aegis Rim un manifesto del perché amiamo i titoli nipponici: una cosa del genere sarebbe potuta nascere o lì, o nella cameretta di qualche sviluppatore indie talentoso. Un qualsiasi studio occidentale avrebbe rifiutato il pitch iniziale di quella che si è rivelata essere almeno per me una delle esclusive migliori di PlayStation 4.

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV – Francesco Mastrorosa

13 Sentinels: Aegis Rim - Lorenzo Repetto

Anniversario per anniversario, in questa ricorrenza per Akiba Gamers non posso fare altro che parlare del titolo di punta di Nihon Falcom, che proprio in questi giorni compie quarant’anni e che, nel corso di quest’anno, ha reso possibile l’arrivo sulle nostre console di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV, degno finale di una magnifica serie di JRPG che ci ha tenuto incollati allo schermo per ore e ore e ore.

Sì, perché tra i molteplici punti forti di questo titolo non si può non annoverare la longevità, con trama principale e missioni secondarie che rendono molto semplice sforare le 120 ore di gioco per ogni titolo. Che altro dire, non è difficile paragonare questa longeva serie a una grande tela, dipinta con pazienza o dovizia di particolari non solo attraverso i quattro Cold Steel, ma anche con le avventure precedenti di Lloyd Bannings e compagni e di Estelle e Joshua Bright. Insomma, una serie ricca di personaggi sorprendenti, di colpi di scena e di stravolgimenti nella situazione politica e personale dei protagonisti, con degli alleati potenti e dei nemici infidi e pericolosi… tutto ciò che serve per una storia che amerete alla follia.

Captain Tsubasa: Rise of New Champions – Riccardo Piras

13 Sentinels: Aegis Rim - Lorenzo Repetto

Fra i tanti giochi usciti durante l’anno mi son sentito di voler celebrare l’ultima iterazione videoludica del manga di Yoichi Takahashi, ovvero Captain Tsubasa: Rise of New Champions. Avendo giocato a tutti i giochi dell’opera, non vedevo l’ora di avere tra le mani questo titolo, anche se in realtà ero un pochino titubante durante il rilascio delle news relative alle squadre presenti, sperando che il tutto non fosse la solita minestra riscaldata a suon di reboot del torneo delle medie. Dopo averlo giocato invece mi son ritrovato davanti un bellissimo omaggio videoludico all’opera, con una trama originale, una buona grafica, bellissime musiche originali e nostalgiche, dei nuovi personaggi assolutamente ben caratterizzati e un gameplay arcade vecchio stile che personalmente ho adorato, anche se alla lunga il gioco poteva risultare ripetitivo, soprattutto in modalità single player.

Nonostante questo, tra Skylab Hurricane, personaggi orribili usciti dalla modalità di creazione e alcuni bug usciti da The Benny Hill Show abbiamo passato varie serate a ridere insieme a Zechs, BaSS e Kurama e il gioco è tuttora supportato attraverso i DLC contenenti nuove espansioni della trama e nuovi personaggi. Considerando che ora il titolo è in scontro su varie piattaforme online vi consiglierei sicuramente l’acquisto, sperando che esso venga supportato in futuro nella stessa maniera in cui è stato aggiornato durante l’anno.

Sakuna: Of Rice and Ruin – Alessio Micheloni

Sakuna: Of Rice and Ruin - Alessio Micheloni

Mi sarebbe piaciuto festeggiare il primo anno completo come membro della redazione di Akiba Gamers in un contesto decisamente più felice di quello che stiamo vivendo, tuttavia, se c’è una cosa che mi ha permesso di passare questi ultimi dodici mesi di lockdown, mascherine e restrizioni senza troppi patemi d’animo, quella è senza dubbio la mia passione videoludica. E nel corso del 2020 di titoli giapponesi stupendi ne ho completati davvero tanti, da riedizioni che sono riuscite a rendere ancora più perfette opere che lo erano già (Persona 5 Royal) a piccole perle nascoste del gaming nipponico che meritavano più visibilità, come Utawarerumono: Prelude to the Fallen e Aokana: Four Rhythm Across the Blue. Il gioco che tuttavia ricorderò con più affetto tra quelli usciti e provati nell’anno passato è un piccolo capolavoro indipendente che ha fatto breccia nel mio cuore, Sakuna: Of Rice and Ruin.

Sakuna, sviluppato da Edelweiss – un team costituito da due soli membri – e pubblicato in Europa da Marvelous Games, è la più grande sorpresa di un anno davvero memorabile per il mondo videoludico giapponese. Uscito il 10 novembre 2020 su Steam e dieci giorni dopo su PlayStation 4 e Nintendo Switch, in un periodo strapieno di grandi produzioni e in pieno fermento per l’arrivo della next-gen, Sakuna: Of Rice and Ruin ha saputo conquistare il sottoscritto (e non solo, visto il grandissimo successo di vendite in terra natia) grazie a un comparto grafico semplicemente delizioso e a un’ottima – ma non esente da difetti – fusione tra un gameplay action-RPG e meccaniche di stampo gestionale.

Sakuna è un meraviglioso atto d’amore verso la coltivazione del riso e il rapporto armonioso con la natura. Un amore che si percepisce in ogni inquadratura, in ogni modello poligonale e in ogni scelta di game design dei due creatori del titolo, capaci di dare vita, grazie anche a uno stile artistico che richiama la mitologia scintoista, a quello che è sicuramente uno dei migliori esponenti della scena videoludica indipendente nipponica degli ultimi anni. Non sarà perfetto in ogni suo dettaglio, ma Sakuna: Of Rice and Ruin è un videogioco che faccio davvero fatica a non consigliare a tutti coloro che si professano amanti della cultura giapponese, anche se non sono fan dei farming game.

FINAL FANTASY VII REMAKE – Simone Cantini

FINAL FANTASY VII REMAKE - Simone Cantini

Il mio incontro con FINAL FANTASY VII risale al secondo anno di università, quando il mio compagno di stanza si presentò in casa con in mano una scatoletta grigio topo, accompagnata da due pad e una manciata di CD masterizzati (erano tempi grami per gli studenti squattrinati). Inutile dire come tra questi fosse presente anche il trittico dedicato alla settima Fantasia Finale della compianta Squaresoft, che segnò anche il debutto casalingo, per il sottoscritto, della console Sony. Sebbene non sia stato il gioco in questione a spingermi ad abbracciare il lato oscuro del gaming (alle due parole con la F iniziale avrebbe dovuto essere affiancata la parola Tactics), fu impossibile rimanere indifferenti al cospetto del sontuoso lavoro svolto dal colosso nipponico: una vera epifania per me, che ero sempre rimasto fedele al mondo home/personal computer. Com’era possibile resistere all’epica avventura di Cloud, alle grazie (per quanto stilizzate) di Tifa, oppure allo struggente destino di Aerith? E proprio perché, come recita il detto, la prima volta non si scorda mai, non potevo che attendere con trepidazione il concretizzarsi del lungamente sognato avvento di FINAL FANTASY VII REMAKE, che solo pochi mesi fa è riuscito finalmente a cristallizzarsi in codice giocabile.

Confesso di essermi avvicinato con estrema titubanza al gioco firmato SQUARE ENIX, dato che la paura di vedere deluse le aspettative legate ai ricordi di gioventù era davvero tanta. E a poco in tal senso era servita la demo distribuita prima del lancio, che non nego mi avesse lasciato decisamente freddino. Eppure, archiviata la distruzione del Reattore Mako numero 1, i dubbi hanno finito per dissolversi rapidamente, come neve lasciata evaporare al sole: in pochi attimi era come se fossi tornato a casa, come se Cloud, Tifa e i ragazzi dell’Avalanche si fossero assentati solo per pochi istanti. Pur con tutte le sue ovvie e dovute libertà, i suoi ammodernamenti e le sue inevitabili, lievi, storture, il ritorno a Midgar non poteva essere più sereno e felice, complice anche una rinnovata caratterizzazione dei vari personaggi, capace di esaltare ancor di più quei caratteri che furono in grado di ammaliare, quasi venticinque anni fa, anche solo grazie a una sparuta manciata di poligoni. Avrà deluso i reazionari più rigorosi, i feticisti dell’aderenza filologica senza compromessi, ma aspettarsi di rigiocare FINAL FANTASY VII così come avvenuto nel 1997 sarebbe stato quanto mai sciocco e futile. La riscrittura operata da Kitase, Nomura e soci, pur al netto del suo voler deviare consapevolmente da quel solco che pareva scolpito nel tempo e nella memoria, è l’omaggio che tutti quanti abbiamo atteso per anni, forse a tratti superiore anche alle più rosee delle aspettative. Proprio per questo il sapere che si tratta solo della prima parte non fa che rendere nuovamente insopportabile l’attesa per il ritorno di Cloud.

Demon’s Souls – Alessandro Semeraro

FINAL FANTASY VII REMAKE - Simone Cantini

Se dicessi al me stesso di un anno fa che il pezzo che sto per scrivere riguarda un titolo di Hidetaka Miyazaki come mio personale gioco dell’anno, io stesso stenterei a crederci. Non sono mai stato un amante del genere e del brand, nonostante mi affascinasse sotto un certo punto di vista. Ma in mezzo a capolavori come Yakuza: Like A Dragon e Persona 5 Royal mi ritrovo proprio a parlare di Demon’s Souls, titolo che ha accompagnato il lancio di PlayStation 5 in tutto il mondo — tuttora il più grande motivo per portarsi a casa la console di nuova generazione di casa Sony. Comprato per necessità, se così possiamo dire, mi ha letteralmente stregato sin dai suoi primi istanti grazie a una resa grafica che ha dell’incredibile nonostante la mancanza di ray tracing, caricamenti inesistenti e una fluidità da lacrime agli occhi. Senza parlare di un level design che ancora oggi fa mangiare la polvere e un’atmosfera capace di tenermi incollato allo schermo anche per sei ore senza pause. La mia prima esperienza col titolo di JAPAN Studio tirato a lucido da Bluepoint si è svolta quasi interamente su Twitch, accompagnato da amici vecchi e nuovi che hanno saputo consigliarmi, aiutarmi o semplicemente fare il tifo, e questo ha significato molto per me e per Akiba, tornato di prepotenza sulla piattaforma viola con una spinta data proprio da questo titolo in particolare. Chi mi conosce bene sa quanto sia riluttante a ricominciare da capo un gioco appena terminato: nonostante ciò mi ritrovo già alla terza partita in pochi mesi, interrotta solo dalla difficoltà spropositata a cui un New Game++ è capace di mettermi davanti.

Persona 5 Royal – Federico Schirru

FINAL FANTASY VII REMAKE - Simone Cantini

Nonostante fossimo nel mezzo di una pandemia che ha tenuto bloccato il mondo intero, lo scorso anno per me è stato una vera e propria manna dal cielo in quanto a giochi. Gli sviluppatori giapponesi si sono dati parecchio da fare, rilasciando capolavori del calibro di Yakuza: Like a Dragon e FINAL FANTASY VII REMAKE. Ma un posto speciale nel mio cuore è senza dubbio riservato a Persona 5 Royal, l’unico titolo che nei miei anni di servizio in Akiba Gamers è riuscito a meritarsi il punteggio pieno. Le innovazioni apportate da ATLUS in questa nuova edizione del già amatissimo quinto capitolo della saga sono riuscite a migliorare alcuni aspetti del sistema di gioco, rendendolo estremamente dinamico nonostante si tratti di un JRPG a turni. Inoltre l’introduzione di personaggi come Kasumi e Takuto e di un terzo semestre giocabile non solo aumenta la longevità del titolo, ma ci permette di vedere alcuni eventi sotto altri punti di vista. E anche se l’ho già platinato, non mi stancherò mai di vestire i panni dei Ladri Fantasma e vivere quella che è la versione definitiva della loro avventura. Senza considerare che giocarci non ha fatto che aumentare la mia voglia di visitare il Giappone, sperando solamente che presto si possa riprendere a viaggiare in tutta sicurezza.

Yakuza: Like A Dragon – Fra Bellomo

FINAL FANTASY VII REMAKE - Simone Cantini

In un 2020 segnato dalla pandemia globale e dalle continue restrizioni che ci hanno costretto a cambiare ritmi e quotidianità, finalmente è giunta, non per tutti purtroppo, la tanto attesa e famigerata next-gen di PlayStation 5 e Xbox Series X|S, e con quest’ultima anche Yakuza: Like A Dragon, settimo (oppure ottavo, considerando anche lo Zero) capitolo della serie che ha trovato nuovamente fortuna sul suolo occidentale.

Il Ryu Ga Gotoku che non ha fatto sentire la mancanza di Kazuma Kiryu, impegnato a godersi la pensione da tassista (si sa, la yakuza non versa i contributi), sposta l’attenzione su un Kasuga Ichiban tanto buono da sacrificare ben venti anni della sua vita in prigione su richiesta del suo boss. Ma il fascino di questo capitolo è dato anche dalla svolta intrapresa dal Ryu Ga Gotoku Studio, nata come pesce d’aprile, che ha deciso di abbandonare i classici combattimenti d’azione per cimentarsi in un JRPG, con tanto di scontri a turni, party da organizzare al meglio e annessi job da assegnare e migliorare, e non mancano nemmeno i riferimenti ai capisaldi del genere, come Dragon Quest, gioco preferito del protagonista. Azzeccato è anche il cambio di location, da Kamurocho a Yokohama, nello specifico Isezaki Ijincho, che fa da sfondo alla meravigliosa esplorazione a cui siamo sempre stati abituati dalla serie, ma anche alle svariate missioni secondare e mini-giochi che distoglieranno irrimediabilmente la nostra attenzione dalla storia principale, scritta divinamente. Nonostante tutto, gli sforzi e i rischi intrapresi hanno dato il loro frutto: stando alle parole di Daisuke Sato, Yakuza: Like a Dragon è il titolo più amato e apprezzato in occidente assieme all’immancabile Yakuza 0, e chi sono io per dire il contrario?

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