PERSONA 5: i motivi di un successo straordinario (anche) in Occidente

Persona 5 ha avuto un successo straordinario anche fuori dal Giappone, rappresentando per molti il primo approccio alla saga. In attesa di Persona 5 Royal, andiamo a scoprire le ragioni dietro a questo trionfo

PERSONA 5: i motivi di un successo straordinario (anche) in Occidente

Manca poco ormai all’arrivo sugli scaffali di Persona 5 Royal, la versione definitiva del quinto capitolo di una delle saghe JRPG più conosciute e amate dagli appassionati, realizzata dallo sviluppatore ATLUS. Una serie che, sin dal suo esordio nel 1996 sulla prima PlayStation come spin-off del popolare franchise Shin Megami Tensei, ha ottenuto un successo straordinario in patria e non solo, entrando in pianta stabile nell’immaginario videoludico di provenienza giapponese, nonostante i (relativamente) pochi capitoli usciti. Una crescita esplosa soprattutto a partire dal terzo episodio, uscito nel 2006 su PlayStation 2 e giunto in Europa nel 2008, il primo diretto da Katsura Hashino (la figura più importante nella storia del brand) e il primo a introdurre meccaniche simbolo come i Social Link.

Persona 5, arrivato dopo quasi dieci anni di ritardo rispetto al suo predecessore, ha rappresentato per molti videogiocatori (me compreso) il primo approccio alla serie, ed è diventato uno dei capitoli di maggior successo grazie ai suoi 3.2 milioni di copie vendute a livello globale. In attesa dell’arrivo della versione Royal e di una data di uscita occidentale per Persona 5 Scramble, il seguito/spin-off del capitolo originale con meccaniche musou, andiamo a scoprire i motivi che hanno reso Persona 5 uno dei JRPG simbolo di questa generazione videoludica e un successo straordinario anche in Occidente.

Persona 5 Royal - Ann Takamaki

Looking cool Joker!

Si dice spesso che l’abito non fa il monaco, che non bisogna giudicare un libro dalla copertina, insomma che non bisogna fermarsi solo all’apparenza ma valutare anche la sostanza. Se questi detti hanno la loro indubbia validità, di sicuro non è così per Persona 5. O almeno, non del tutto. Persona 5 è infatti uno dei videogiochi più cool di questa generazione, e forse di sempre. Perdonatemi se mi ritrovo a usare una parola inglese per questa affermazione, ma nessun termine di quella lingua ricca e colta che è l’italiano riesce ad avvicinarsi alla sfumatura di significato di cui avevo bisogno.

Grazie a un comparto estetico che mescola alla perfezione canoni e suggestioni di stampo sia nipponico/orientale che occidentale, Persona 5 deve una buonissima fetta del suo successo al suo incredibile stile visivo, e rappresenta alla perfezione una regola fin troppo sottovalutata nella moderna industria videoludica, non solo dal pubblico ma anche dagli stessi sviluppatori: la grafica è game design. Da questo punto di vista Persona 5 non solo fa scuola, ma costituisce con tutta probabilità la concretizzazione perfetta di questo principio.

Morgana, Persona 5 Royal

Non ci troviamo certo di fronte a un miracolo di ingegneria videoludica: Persona 5 è un prodotto cross-gen sviluppato principalmente per l’hardware PlayStation 3, e convertito per PlayStation 4, che non brilla per ottimizzazione, frame rate o risoluzione. Tuttavia il già citato comparto estetico del gioco maschera alla perfezione gran parte di questi limiti, trasformando addirittura alcuni di loro in punti di forza.

Pensiamo alle ambientazioni: la mappa di gioco è limitata così come la libertà di esplorazione concessa al giocatore, mentre le singole aree sono fra loro separate. Eppure il sapiente utilizzo del cel shading, le luci e i colori, il level design sopraffino, nonché il ricorso ad abili espedienti per mascherare i numerosi ma mai fastidiosi caricamenti (come le schermate che cambiano colore e raffigurazioni a seconda dell’ora, del clima e dell’area in cui ci si trova), non danno mai l’impressione di trovarsi in luoghi isolati quanto piuttosto in un continuo che, pur non avendo le caratteristiche di un open world, ne sembra un surrogato a tutti gli effetti.

Cutscene animata con Ryuji e il protagonista, Persona 5 Royal

Questo vale sia per l’ambientazione principale, una Tokyo mai così ben ricreata e rappresentata in un videogioco, con i suoi quartieri e le sue suggestioni urbane, sia per quelle più al centro del gameplay vero e proprio, il Mementos e i Palazzi dei numerosi villain che i Ladri Fantasma si trovano ad affrontare, dove la stravaganza e la creatività raggiungono il loro apice espressivo. Ma al di là del suo ruolo fondamentale nell’esperienza di gioco, l’apparato visivo di Persona 5 si può considerare una summa dello stile e delle influenze che la moderna cultura pop giapponese, declinata soprattutto in campo anime e manga, esercita anche sul pubblico occidentale, del cui immaginario sono ormai entrati a fare parte. È senza dubbio questo il vero motivo del successo di Persona 5 anche oltreoceano.

Persona 5 Royal, maid

You’ll never see it coming

La musica e le canzoni di accompagnamento rivestono da sempre un ruolo fondamentale nei JRPG. La serie di Persona non fa eccezione, e nell’ultimo capitolo ci regala quella che è semplicemente una delle migliori colonne sonore di tutti i tempi. Composti dal veterano della saga (e di moltissime produzioni ATLUS) Shoji Meguro e cantati dall’artista soul e jazz Lyn Inaizumi, i brani del gioco sono tutti di altissimo livello e si adattano perfettamente a ogni situazione, spaziando fra più generi anche fra loro distanti (jazz, funk, pop, rock, metal) a seconda delle necessità.

Alcuni di questi brani sono diventati dei veri e propri inni: pensiamo all’iconica Life Will Change o all’energica Rivers in the Desert, senza dimenticare poi l’orecchiabilissima Wake Up, Get Up, Get Out There, che accompagna la sequenza di apertura del gioco, o Last Surprise, uno dei battle theme più originali e sorprendenti in una produzione di questo genere. Tutti questi pezzi sono cantati in inglese e, fattore che chi vi scrive reputa fondamentale per una colonna sonora in grado di lasciare il segno, mantengono tutta la loro validità anche quando ascoltati a parte, al di fuori dell’esperienza di gioco.

Ryuji, Persona 5 Royal

Lo stesso vale anche per grandissima parte dei restanti brani d’accompagnamento (la cosiddetta BGM, background music), che dà vita a una sinfonia di melodie e suggestioni fra le più memorabili della storia videoludica. Se quindi il comparto visivo rappresenta una buona fetta dell’appeal del gioco verso il pubblico occidentale, non è inferiore l’importanza rivestita da quello musicale, capace mai come in questo caso, grazie ai testi in lingua inglese e all’incredibile qualità delle composizioni, di fissarsi nella mente dei giocatori e di rendere ancora più speciale un’opera capace di lasciare il segno anche da questo punto di vista.

Noir, Persona 5 Royal

Life will change

Estetica e musiche da sole avrebbero indubbiamente permesso a Persona 5 di spiccare rispetto al resto dei JRPG usciti sul mercato in questa generazione, ma senza contenuti di pari livello il risultato finale sarebbe stato ben diverso da quello che conosciamo oggi. Ricollegandosi a quanto detto all’inizio dell’articolo, la confezione può essere bella quanto si vuole, ma se manca la sostanza difficilmente si va lontano. Come ben sappiamo non è andata così, e in una tipologia di prodotto da sempre fortemente basata sull’importanza del tessuto narrativo, Persona 5 ci regala una delle migliori trame mai viste in un JRPG, assieme a personaggi che si sono scolpiti nella memoria videoludica. Altre due componenti decisive per il successo del gioco fuori dal territorio giapponese.

Il pregio più grande della storia di Persona 5 è la sua evoluzione. Parte in un contesto scolastico, mettendo al centro i problemi tipici del moderno sistema educativo giapponese (bullismo, competitività estrema degli studenti, insegnanti che abusano del proprio potere), per poi lentamente espandersi e allargare le sue vedute, fino a toccare la politica e l’intera società del paese del Sol Levante, vittima di un torpore e di un’inettitudine che ha permesso l’ascesa al potere di figure losche e malvagie. Nonostante faccia riferimento ad aspetti tipici del contesto sociale nipponico, configurandosi quasi come un vero e proprio prontuario per coloro che si avvicinano la prima volta all’argomento, la trama di Persona 5 tratta temi universali e lo fa con una potenza tale da trascendere il medium di cui fa parte, entrando di diritto nell’olimpo delle produzioni narrative del nuovo millennio.

Cutscene animata in Persona 5 Royal

Discorso analogo per i personaggi, tutti caratterizzati in maniera sopraffina, che rappresentano in assoluto il fattore più importante (assieme al comparto artistico) del successo del gioco. A partire dal protagonista Joker, “muto” ma dannatamente espressivo grazie al suo look e alle sue movenze, passando per i singoli membri dei Ladri Fantasma, fino ad arrivare ai nemici e al villain principale, tutti i personaggi di Persona 5 hanno stile da vendere, grazie soprattutto al character design inconfondibile del veterano Shigenori Soejima e al vestiario spesso improbabile ma mai esagerato o fuori luogo. È impossibile non adorarli e provare empatia per ciascuno di loro, e alla fine del gioco molti entreranno di diritto fra i vostri preferiti. Come testimoniano le numerosissime fan art e i continui omaggi sui vari canali social (Twitter in particolare), quando un JRPG presenta un cast capace di essere apprezzato così tanto dall’utenza, significa che ha centrato in pieno il suo bersaglio.

Kasumi e Ren, Persona 5 Royal

Conclusione

Persona 5 è un capolavoro sotto tutti i punti di vista, non solo quelli di stampo prettamente videoludico (meccaniche di gioco, longevità, etc.), ma soprattutto quelli non specifici di questo genere di produzioni (comparto artistico/estetico, trama e caratterizzazione dei personaggi, musiche), tuttavia ugualmente importanti e capaci di fare la differenza fra un gioco semplicemente “buono” e uno eccellente. Anzi, in questo caso ci troviamo di fronte a una vera e propria pietra miliare capace di toccare, grazie al suo stile grafico inconfondibile integrato perfettamente nel game design, uno dei punti più alti mai raggiunti nella moderna produzione videoludica.

Cutscene animata con Ryuji, Ann e Ren, Persona 5 Royal

In questo articolo vi abbiamo descritto i motivi che hanno determinato lo straordinario successo di Persona 5 (anche) in Occidente, rendendolo a parere di molti (compreso chi vi scrive) il miglior JRPG dell’attuale generazione e un esempio da seguire per qualunque sviluppatore. Un apice indiscusso che solo la stessa ATLUS, nonostante la dipartita del director Katsura Hashino, poteva superare, e che raggiunge vette ancora più alte in Persona 5 Royal, l’edizione definitiva di un’opera che sembrava già perfetta.


Le immagini contenute in questo articolo provengono tutte dalla versione italiana di Persona 5 Royal. Sei anche tu in attesa che arrivi il 31 marzo? Non dimenticarti di leggere la nostra recensione di Persona 5 Royal e di scoprire tutte le differenze rispetto alla versione originale!

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Alessio Micheloni
Figura mitologica, ossessionata da tutto ciò che proviene dal Giappone, che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Ha tirato più bestemmie in un solo mese che in una vita intera grazie a SEKIRO: Shadows Die Twice e, quando non impugna un controller, si diletta a leggere manga di dubbio gusto.

1 commento

  1. Avatar

    Non vedo l’ora che esca la Royal

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