Nihon Falcom: 40 anni di un’azienda straordinaria

Il 9 marzo 1981 Nihon Falcom ha compito quarant'anni di attività, riscopriamo la storia di un'azienda molto importante del mondo videoludico giapponese

Nihon Falcom: 40 anni di un'azienda straordinaria

Il 2021 è un anno strapieno di anniversari importanti per il mondo videoludico, giapponese e non solo. Si celebrano infatti i 35 anni di tre saghe che hanno fatto la storia del gaming nipponico, ovvero The Legend of Zelda, Metroid e Dragon Quest, i 30 anni della mitica mascotte di SEGA Sonic the Hedgehog, nonché i 25 anni di uno dei franchise di maggior successo di tutti i tempi, quello degli indimenticabili Pokémon. E questi sono solo i più rilevanti di una lunga lista di nomi che festeggeranno, o hanno già festeggiato, il loro compleanno nel 2021. Tra di essi vi è anche quello di un’azienda ancora troppo poco conosciuta presso il grande pubblico, ma che rappresenta una vera e propria istituzione tra gli appassionati di JRPG grazie al suo stile inconfondibile, all’elevata qualità media delle sue produzioni, e soprattutto al suo enorme contributo alla definizione dei canoni di questo genere. Sto parlando ovviamente di Nihon Falcom, che quest’anno celebra i 40 anni dalla propria fondazione, un risultato davvero notevole per una software house videoludica. Andiamo a riscoprire la storia e i traguardi di un’azienda straordinaria, capace di restare a galla per tutto questo tempo pur mantenendo un basso profilo, un’incredibile fucina di talenti che continua a farci sognare con i suoi titoli e che mai come adesso sembra avere un futuro radioso davanti a sé.

La fondazione e gli anni ‘80

Le origini di Nihon Falcom risalgono al 9 marzo 1981, quando il suo fondatore e primo presidente Masayuki Kato apre a Tachikawa, città situata nella parte ovest dell’agglomerato metropolitano di Tokyo, un negozio di riparazioni e commercio di computer specializzato nei prodotti Apple. Se ve lo state chiedendo, la risposta è: sì, la seconda parte del nome dell’azienda – quella con cui è ormai conosciuta in tutto il mondo – deriva proprio dalla mitica astronave capace di percorrere la Rotta di Kessel in meno di 12 parsec nell’universo di Star Wars, saga di cui Kato era un grande fan. Il motivo per cui la “n” è diventata una “m” è legato, con tutta probabilità, al fatto che i giapponesi spesso preferiscono leggere le espressioni terminanti in quella consonante con il katakana “mu”, oppure al fatto che le tre lettere “com” rappresentano l’abbreviazione della parola “computer”.

Il debutto di Falcom come software house videoludica avviene l’anno successivo, quando nel giugno del 1982 esce su PC-88 Galactic Wars 1. La prima produzione di rilievo vede però la luce nell’ottobre del 1984. Si tratta di Dragon Slayer, titolo che avrebbe dato origine a una longeva saga RPG (come vedremo più avanti) e che, pur non internazionalmente noto come Dragon Quest e Final Fantasy, ha avuto un ruolo molto importante nello sviluppo dei videogiochi di ruolo giapponesi. I due franchise di Enix e Squaresoft, usciti qualche anno più tardi e considerati dalla maggior parte del pubblico e della critica le due pietre fondanti del genere JRPG, hanno tratto ispirazione da Dragon Slayer sotto molti aspetti.

Nel 1987 esce il primo capitolo di quella che tuttora viene ritenuta la saga più rappresentativa dello sviluppatore. Ys I: Ancient Ys Vanished fa il suo debutto in patria sempre su PC-88, accompagnato l’anno successivo dal secondo capitolo, e approda su Sega Master System nel 1988, piattaforma con cui riesce a raggiungere una discreta popolarità anche sul mercato statunitense. Grazie a questi due titoli, che hanno dato vita a un franchise molto amato e tuttora in corso, Falcom si impone come una delle software house che hanno contribuito in maniera decisiva alla definizione dei canoni e alla popolarità del genere JRPG. Non solo per le meccaniche action e per il maggior focus sulla narrazione, ma anche e soprattutto per le musiche.

Grazie al contributo di compositori di grandissimo talento come Yuzo Koshiro – un nome che meriterebbe molta più visibilità, al pari di Nobuo Uematsu e altri musicisti nipponici – e alla creazione di un team interno dedicato unicamente alle colonne sonore dei propri giochi (il celebre Falcom Sound Team JDK), Falcom ha rivoluzionato il modo di fare musica nei videogiochi e quella, acclamata, dei primi due capitoli di Ys ne è un esempio perfetto. Tuttora le OST rappresentano uno dei punti di forza delle produzioni dello sviluppatore, ed è davvero difficile (se non impossibile) trovare titoli con colonne sonore deludenti o sottotono. Vi invito ad approfondire la storia e le caratteristiche della saga di Ys nella retrospettiva dedicata.

I decenni successivi e l’arrivo di Kondo

Nel corso degli anni ’90 e dei primi anni 2000, Nihon Falcom consolida il suo stato di sviluppatore di titoli a basso budget principalmente per il mercato PC, escludendo i numerosi porting per console. Questo periodo vede l’uscita di nuovi capitoli delle due serie di punta Ys e Dragon Slayer, assieme a nuovi franchise di discreto successo in patria come Brandish, un’altra serie RPG di culto tra gli appassionati. Non sempre le cose sono andate per il verso giusto – pensiamo per esempio alla scelta di affidare lo sviluppo di due differenti versioni di Ys IV a due software house esterne – ma Falcom ha sempre potuto contare su una solida fanbase e su una visione creativa fedele ai propri principi, che gli ha permesso di rimanere in attività per tutto questo tempo.

La storia dello sviluppatore è destinata a cambiare nel 2004 e negli anni immediatamente successivi con l’uscita di un gioco di fondamentale importanza, The Legend of Heroes: Trails in the Sky per Microsoft Windows, e con l’affermarsi di quello che è il personaggio simbolo dell’epoca più recente di questa azienda, Toshihiro Kondo. Da sempre un grandissimo fan dei titoli della software house, Kondo inizia a lavorare per Falcom nel 1998 nel dipartimento IT, grazie alle sue competenze di programmazione web, e nel corso degli anni cambia ruolo diventando prima sviluppatore e successivamente game director. Nel 2007, infine, a seguito delle dimissioni del fondatore Masayuki Kato, viene scelto come nuovo presidente dell’azienda, ruolo che ricopre tuttora.

Proprio sotto la guida di Toshihiro Kondo, Falcom, a partire dalla seconda metà degli anni 2000, inizia a vivere quella che è a tutti gli effetti una seconda giovinezza. È grazie al suo contributo, infatti, che in quel periodo nasce e si sviluppa la seconda saga più rappresentativa dello sviluppatore, The Legend of Heroes. Una serie già in corso come continuazione del marchio Dragon Slayer, ma che a partire dal già menzionato Trails in the Sky inizia un nuovo arco narrativo di grande portata, tuttora in atto, che ha contribuito ad accrescere ulteriormente la fama e la filosofia videoludica di Falcom non solo in patria, ma anche all’estero a seguito delle prime operazioni di localizzazione in lingua inglese. Non solo, sempre grazie a questa serie, sul finire del decennio, l’azienda decide di iniziare a concentrarsi sul mercato console (in particolare Sony PSP), abbandonando parzialmente quello PC. Se siete curiosi di saperne di più su una delle più belle saghe JRPG dell’epoca moderna, leggete la mia retrospettiva su The Legend of Heroes.

L’attuale presidente di Nihon Falcom, Toshihiro Kondo (fonte: Endless History).

Il presente e il futuro di Nihon Falcom

Nonostante questi cambiamenti, anche negli ultimi dieci anni Falcom non ha modificato il suo modus operandi, confermandosi ancora una volta una software house piccola ma operosa (stando ai dati ufficiali i dipendenti nel 2019 erano 62), le cui pubblicazioni non brillano certo per meriti tecnici o successo commerciale. Tuttavia le enormi qualità di tutti gli altri aspetti, gameplay e narrativa in primis, hanno fatto (e stanno facendo) conoscere i titoli di Falcom a una nuova generazione di appassionati di videogiochi giapponesi, traguardo raggiunto anche grazie ai sempre maggiori sforzi di localizzazione per il mercato occidentale da parte di numerosi publisher, XSEED Games e NIS America su tutti.

Nel corso degli anni ’10, Nihon Falcom si è concentrata unicamente sui suoi franchise di punta, Ys e The Legend of Heroes, con la sola eccezione di Tokyo Xanadu (2015), che tuttavia richiama in maniera palese le origini della software house: Xanadu è infatti il titolo del secondo capitolo della serie Dragon Slayer, uscito nel 1985. In questo periodo arrivano sul mercato i capitoli di The Legend of Heroes ambientati nella città-stato di Crossbell (Zero no Kiseki e Ao no Kiseki) e nell’Impero di Erebonia (Trails of Cold Steel I-IV), con i secondi che hanno contribuito a un ulteriore incremento della popolarità del franchise grazie al rinnovato comparto artistico e all’approdo sulle console casalinghe. Allo stesso modo, il franchise di Ys vede in questo decennio due dei suoi capitoli miglioriYs VIII: Lacrimosa of Dana e Ys IX: Monstrum Nox – e il doveroso remake del quarto capitolo stavolta a opera di Falcom stessa, intitolato Ys: Memories of Celceta.

Attualmente, l’ultimo videogioco arrivato sul mercato giapponese è The Legend of Heroes: Hajimari no Kiseki (2020), ancora in attesa di una localizzazione occidentale, mentre uscirà quest’anno il nuovo capitolo The Legend of Heroes: Kuro no Kiseki, che aprirà la strada a una nuova fase narrativa del franchise e all’utilizzo del nuovo engine grafico di proprietà di Falcom. È stato inoltre annunciato un adattamento animato di Trails of Cold Steel previsto per l’anno prossimo, un progetto che, comunque vada a finire, garantirà senza dubbio alla serie un’ottima visibilità presso un pubblico maggiore. Per quanto riguarda Ys, invece, non mi aspetto ulteriori novità prima del 2022, anno del 35° anniversario di questo brand che sono certo verrà celebrato come si deve con nuovi annunci e iniziative.

In conclusione, Nihon Falcom sembra più in forma che mai e il suo futuro si prospetta estremamente roseo. I suoi titoli forse non raggiungeranno mai la perfezione e non godranno della stessa qualità tecnica e produttiva di software house come Square-Enix e Capcom, ma è innegabile che il modo di fare videogiochi di questo sviluppatore è davvero unico nel panorama del gaming nipponico. Grazie a uno stile inconfondibile e all’ottimo lavoro di un team pieno di grandi talenti, capace di creare mondi e personaggi di fantasia affascinanti e ricchi di dettagli, sono certo che Falcom saprà farmi (e farci) sognare ancora per molti, moltissimi anni.

Figura mitologica, ossessionata da tutto ciò che proviene dal Giappone, che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Quando non impugna un controller, si diletta a guardare anime e leggere manga di dubbio gusto. Tendenzialmente ti vuole bene, soprattutto se gli parli delle serie Trails, Ys e Utawarerumono.

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