Root Film – Recensione

La nostra recensione di Root Film, visual novel per Nintendo Switch e PlayStation 4 e seguito spirituale di Root Letter di Kadokawa Games

Root Film - Recensione della visual novel di Kadokawa Games

Alle volte non c’è niente di meglio del sedersi tranquilli a leggersi un bel romanzo giallo… o anche di un bel telefilm, perché no? Se poi si è appassionati di videogiochi, in particolar modo di visual novel, cosa c’è di più gradevole di un bel romanzo investigativo interattivo in cui il giocatore indaga e scopre man mano tutti gli intrighi e i misteri? Serie come Ace Attorney e Danganronpa sono sicuramente le prime a venire in mente quando si parla di visual novel investigative. Ma da qualche parte, sepolta in una nicchia, troviamo la serie Kadokawa Mystery Games, una piccola serie di novel giapponesi create (appunto!) da KADOKAWA GAMES e delle quali qualcuno potrebbe ricordarsi molto probabilmente il mystery game Root Letter, il predecessore del gioco che andremo oggi a trattare, ovvero Root Film.

Root Film - Recensione della visual novel di Kadokawa Games

  • Titolo: Root Film
  • Piattaforma: Playstation 4, Nintendo Switch
  • Versione recensita: Nintendo Switch (EU)
  • Genere: Visual Novel, Avventura
  • Giocatori: 1
  • Publisher: PQube
  • Sviluppatore: KADOKAWA GAMES
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 19 marzo 2021
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: erede spirituale di Root Letter, con il quale condivide l’ambientazione

Abbiamo recensito Root Film con un codice Nintendo Switch fornitoci gratuitamente da PQube.

Ciak, si gira!

La nostra storia è ambientata in Giappone, nella prefettura di Shimane, luogo realmente esistente e ricco di miti e di folklore per chiunque sia interessato alla cultura giapponese e alle sue leggende, nonché sede di un piccolo studio di filmografia, lo Studio Yagumo. Il padrone di questo piccolissimo gruppo è Rintaro Yagumo, detto anche Max: un giovane regista esordiente che spera di diventare famoso, complice anche di aver vinto il primo premio all’Asian Films Awards. L’occasione sembra presentarsi quando gli viene offerto di dirigere un particolare telefilm giallo, la cui messa in onda originale risale a dieci anni prima e che fu improvvisamente e stranamente interrotta per ragioni misteriose, ma a cui Max sembra interessato in maniera quasi ossessiva.
Partirà da qui l’avventura di Max e dei suoi fidati compagni, la graziosa assistente Magari, il taciturno ed enigmatico cameraman Kanade e la dolce attrice protagonista Hitoha, che gireranno l’intera prefettura racimolando idee per le location in cui girare il telefilm, ma soprattutto per fare luce sui mille interrogativi che si celano dietro questa strana produzione e gli oscuri segreti delle persone che incontreranno girando per Shimane. Cosa portò gli studi a sospendere le riprese per quel telefilm? Perché tutti quelli coinvolti sostengono che dietro si celi una maledizione? Chi è il misterioso sciamano che sembra sapere tutto e continua a spedire email strane ed inquietanti? Ma soprattutto, esiste una relazione fra Max e Riho, la giovane attrice coprotagonista di questa avventura nonché detective improvvisata degna dei migliori gialli televisivi? Starà al giocatore scoprirlo, gettandosi in un universo di superstizioni, vecchi rancori e terrificanti omicidi.

Root Film

Elementare, mio caro Watson!

Come già spiegato, Root Film è una visual novel investigativa nel senso più classico del termine. Ci ritroveremo quindi ad altalenare fra lunghe sessioni di dialogo, spezzate dalla possibilità di muoversi in giro per Shimane e raccogliere informazioni parlando con determinati personaggi o indagando zone di interesse (entrambi contornati da un quadratino giallo sull’immagine ferma su schermo). Diversamente da altre novel investigative di questo tipo, come ad esempio Ace Attorney, non ci saranno oggetti da recuperare e portarsi dietro per mostrarli a chiunque stile avventura punta e clicca vecchio stampo (quindi niente mostrare oggetti imbarazzanti alla gente sperando di ottenere una reazione mandando avanti la trama ma facendo il più delle volte la figura degli scemi con l’interlocutore di turno). L’unica cosa su cui potremo fare affidamento durante le indagini sono le informazioni ottenute dalle varie persone che incontreremo, che sia Max che Riho sono in grado di visualizzare e memorizzare grazie alla loro sinestesia, che permetterà di visualizzare le frasi altrui in forma fisica per poi poterle assimilare e memorizzare. Per poter proseguire nei vari casi e avvicinarsi alla risoluzione dei misteri bisognerà parlare più e più volte con gli stessi personaggi, spesso ritrovandosi a girare da un posto all’altro finché non si sbloccherà un qualche evento che permetterà alla trama di proseguire, cosa che tende a rendere tutto abbastanza dispersivo, complice anche il truffaldino tasto EXIT per uscire da una mappa durante le sessioni di indagine, che potrebbe convincere di aver già visto tutto, mentre invece i personaggi presenti nell’inquadratura potrebbero strizzare altre informazioni se indagati ulteriormente. Un consiglio: parlate sempre con tutti finché, premendo il tasto SKIP per mandare avanti veloce i dialoghi, questo non sorbirà un effetto, allora saprete che avrete ottenuto tutto l’ottenibile in quell’area, potendo passare da qualche altra parte! Vi risparmierà parecchie frustrazioni.

Il colpevole sei tu!

Una volta che si avranno ottenuto tutte le informazioni (leggi: gli indizi) pertinenti a un caso, la trama potrà proseguire, e ci si ritroverà spesso, perlopiù nei segmenti Conclusion dei vari capitoli, a tenere un piccolo interrogatorio con il sospetto di turno. In questa modalità, che il gioco chiama Max Mode, protagonista e la sua nemesi inizieranno quindi una sequenza di botta e risposta in cui saremo chiamati a selezionare una delle informazioni mostrate sullo schermo per poter rivelare a poco a poco la verità che la persona in questione sta tenendo nascosta, smontando le sue ipotesi e rivelandone le vere motivazioni e la colpevolezza. Sullo schermo sono infatti presenti due barre, la barra Unresolved e la barra Truth Revealed: la prima si riempirà man mano che commetteremo errori, e si svuoterà immediatamente non appena sceglieremo l’informazione giusta. La seconda, invece, si riempie gradualmente con ogni affermazione del colpevole che andremo a smentire selezionando la prova giusta, svuotandosi quando invece commettiamo un errore. Solitamente, commettere errori nella Max Mode non è niente di drastico, ma ci sono dei segmenti, soprattutto verso la fine, in cui un’informazione usata erroneamente può voler dire un brusco game over, quindi occorre sempre pensare bene a quello che si fa.

Root Film

Il proofreading, questo sconosciuto

Non si può parlare di una visual novel senza soffermarsi su due comparti in particolare: quello narrativo e quello grafico. La storia e i casi sono decisamente coinvolgenti, andando spesso a toccare temi ed eventi che si allacciano sia alla mitologia che alla letteratura giapponese, citando divinità, leggende e superstizioni che sembrano sempre e comunque legati a un qualche mistero che compare tutti e sette i capitoli di questo racconto interattivo, e che sicuramente faranno la gioia di chi, come chi vi scrive questa recensione, ha sempre nutrito un certo interesse nel folklore e nella letteratura del Sol Levante, visto che vengono anche citate opere eterne della letteratura nipponica antica come il Kojiki e il Man’Yoshu. I casi sono complessi, ma comunque chiari e facili da seguire e da risolvere, facendo sentire il giocatore un provetto investigatore con ogni deduzione che ne trae, e le storie dei personaggi che si intrecciano sono incredibilmente umane e credibili, toccando temi come invidia, gelosia, malattie terminali e il rapporto morboso che ha l’uomo verso la morte. L’ultimo capitolo è particolarmente pregiabile nelle sue rivelazioni, poiché riallaccia ogni singolo evento visto nel corso del gioco in maniera impeccabile, anche quelle scene che all’apparenza sembravano slegate e inutili ai fini di tutta la storia, con dei colpi di scena davvero pregevoli.

Sfortunatamente, non è tutto rose e fiori: il testo unicamente inglese, per quanto avvincente, è vittima di tanti, troppi errori grammaticali e trascuratezze, che mi fanno pensare che la traduzione sia stata eseguita da una sola persona che nemmeno si è curata di fare un minimo di proofreading: errori di battitura, parole che vengono mangiate nelle frasi, nomi che vengono scritti erroneamente in più istanze, sviste grammaticali… tutto quanto ha un che di amatoriale, che purtroppo va a minare pesantemente un comparto narrativo altrimenti ottimo. Per quanto riguarda la grafica… anche lì, diciamo che è un miscuglio. Le CGI che mostrano gli eventi della trama sono molto ben fatte, con uno stile artistico tutto suo dove il tratto della china va a delineare persino il confine dei chiariscuri, dando a personaggi e sfondi un’aria molto fumettosa (questi ultimi che sembrano quasi foto di paesaggi veri ritoccate con un filtro per renderle più 2D), e anche i ritratti dei personaggi durante la Max Mode sono di ottima fattura e molto espressivi. Peccato che gli sprite statici dei personaggi non abbiano la minima espressività, limitandosi a cambiare solo la direzione in cui sono girati senza mai avere una posa o un’espressione facciale diversa, e lasciando che sia invece la narrazione testuale a descrivere azioni e stati d’animo dei personaggi sullo schermo. Questo crea un effetto che è tutto il contrario di quello che si definisce “Show, don’t tell”, perché al di fuori delle CGI ci viene mostrato davvero poco di gesti e stati d’animo.

Root Film

Root Film è un emozionante gioco di avventura con elementi tipici delle visual novel. Segui Rintaro Yagumo mentre viene selezionato per diventare il regista del reboot de “Il mistero di Shimane”, una serie TV cancellata 10 anni prima per motivi sconosciuti. Il suo entusiasmo per questa straordinaria opportunità viene subito smorzato da un terribile omicidio, che interrompe la scelta della location.

Segui Rintaro Yagumo e un cast di personaggi unici e memorabili mentre vengono trascinati nelle profondità di un appassionante mistero. Diventa un vero detective scoprendo la verità attraverso meccaniche tipiche dei giochi investigativi e delle visual novel.

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A chi consigliamo Root Film?

Come ho già detto in precedenza, Root Film è un gioco che farà la felicità degli amanti del folklore giapponese, nonché di chi ha voglia di un bel gioco investigativo dopo essersi spolpato Ace Attorney e Danganronpa, ma anche a chi ama film e telefilm gialli, di cui questo gioco ricalca molto alcune formule decisamente collaudate (Vedi i rapporti burrascosi fra la vittima di turno e gli indiziati, o l’immancabile scena finale in cui il protagonista raduna tutti i sospetti per svelare in maniera spettacolare chi è il colpevole). Nonostante i limiti lessicali della traduzione e il comparto grafico altalenante, la narrazione farà comunque la gioia di chi vuole passare un po’ di tempo a giocare al detective e a risolvere misteri fra realtà e leggenda.

Root Film

  • Un comparto narrativo ottimo e avvincente
  • Tanti richiami alla mitologia giapponese
  • Mai frustrante
  • Doppiaggio giapponese ineccepibile

  • La traduzione inglese è un disastro
  • Gli sprite dei personaggi sono statici e inespressivi
  • Forse troppo dispersivo
  • Assenza della lingua italiana
Root Film
3.8

Non la migliore novel investigativa, ma narrativamente validissimo

Root Film potrebbe non essere la miglior novel del suo genere, ma resta comunque un ottimo prodotto da godersi tutto d’un fiato o centellinando le varie fasi dei capitoli, magari con la complicità della componente portatile di Nintendo Switch. I casi sono ben scritti, i personaggi simpatici, e il modo in cui anche gli eventi più insignificanti si riallacciano alla svolta finale senza forzature esagerate è qualcosa che deve decisamente accadere più spesso. Peccato per il comparto visivo altalenante e poco espressivo e per la traduzione inglese che fa acqua da tutte le parti, perché sono queste le cose che impediscono a questo titolo di avere un posto nell’Olimpo delle migliori novel investigative. Ed è un peccato davvero. La sequenza dei titoli di coda, poi, è una delle più genuinamente delicate e commoventi che si possano vedere in un prodotto di questo tipo. No, non sto piangendo, tu stai piangendo.

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Cristina Ciocchetti
Una normalissima bimba ultraventenne che ha trafficato con computer e videogiochi per tutta la vita. Nel tempo libero le piace scarabocchiare sul suo sketchbook.

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