Root Letter: Last Answer – Recensione

Ritrovare una vecchia lettera di una amica di penna riaprirà scenari sul passato e su ferite assopite da quindici anni. Un viaggio nella vita di una liceale scomparsa e in un ridente paesino del sud del Giappone: ecco la versione completa di Root Letter!

Root Letter: Last Answer - Recensione

Root Letter: Last Answer - RecensioneVecchia cosa gli “amici di penna”, non è vero? Avere degli amici con cui scambiarsi missive ci suona quasi curioso al giorno d’oggi, in un mondo fatto di tecnologia in cui tutto è effimero e digitale. Era bello quando le lettere potevano essere lette e conservate in un cassetto. Magari sta pensando questo Takayuki, un trentaduenne di Tokyo, mentre riordina delle lettere scambiate con una sua vecchia amica di penna quando era ancora un ragazzino del liceo, in quella che era la sua cameretta. Ricorda ancora il suo nome, Aya Fumino, una ragazzina che viveva nella prefettura di Shimane, lontano da Tokyo circa 850 km. Takayuki ha teneri ricordi di quello scambio di lettere, era quasi interessato a lei ma, purtroppo, all’improvviso quella ragazza smise di rispondergli. Quella sera, mentre è a casa dei genitori e mette in ordine tra gli scaffali della sua vecchia libreria, trova le lettere scritte da Aya, ma non ci mette molto ad accorgersi che c’è qualcosa che non va. Una lettera chiusa, intatta. Come se fosse rimasta immobile nonostante il passare del tempo. Takayuki, ormai adulto, apre la busta e legge il contenuto. Aya gli ha confessato di aver ucciso qualcuno e deve espiare i suoi peccati. Con questo, la storia misteriosa di Root Letter: Last Answer ha inizio, con Takayuki che parte in viaggio verso Shimane per scoprire il mistero intorno alla sparizione della sua vecchia amica nonostante siano passati, da quella lettera, quindici anni.

Last Answer è la versione aggiornata e completa dell’edizione uscita nel 2016 della visual novel pubblicata da PQube, sviluppata da KADOKAWA GAMES e disponibile oggi su Playstation 4, Nintendo Switch e Steam.

  • Titolo: Root Letter: Last Answer
  • Piattaforma: PlayStation 4, Nintendo Switch, PC / Steam
  • Versione analizzata: PlayStation 4 (EU)
  • Genere: Visual Novel
  • Giocatori: 1
  • Software house: PQube
  • Sviluppatore: KADOKAWA GAMES
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 30 agosto 2019
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: disponibile in versione Day One Edition con artbook di Minoboshi Taro

Abbiamo recensito Root Letter: Last Answer con un codice PlayStation 4 fornitoci gratuitamente da PQube.

Misteriosa corrispondenza

Proseguiremo nell’avventura investigativa vestendo i panni di Takayuki e andando in giro nella città natale di Aya con in mano, all’inizio, soltanto quei piccoli frammenti di vita descritti nelle dieci missive inviate da questa giovane liceale scomparsa quindici anni fa. Da questi dovremo faticosamente ripartire e collezionare tutti i pezzi del puzzle per avere un quadro più chiaro e lineare.

A differenza di altre visual novel, che possono presentare trame più leggere, Root Letter ci pone davanti ad una storia abbastanza misteriosa e complessa, con toni decisamente più maturi rispetto a semplici slice of life. Ogni personaggio incontrato nel corso della nostra permanenza a Matsue sarà fondamentale e decisivo per sbrogliare la matassa intorno al mistero della scomparsa della sfortunata Aya. Nella prima lettera, che ci introduce al primo capitolo del gioco, la ragazza descrive fedelmente otto suoi cari amici con cui ha legato in classe: ognuno di loro ha una caratteristica specifica ed è minuziosamente caratterizzato senza, purtroppo, fare menzione del vero nome, in quanto la ragazza utilizza solo soprannomi da lei inventati. Takayuki, quindi, tra le mani ha pochi indizi: l’indirizzo dell’abitazione di Aya e la descrizione di questi otto adolescenti, ormai adulti. Riuscirà mai a trovarli? Saranno ancora lì a Matsue?

Root Letter: Last Answer - Recensione

Come ogni visual novel che si rispetti, ogni risposta che sceglieremo e qualsiasi scelta effettuata ci porterà a soluzioni diverse che porteranno ad un epilogo differente; l’epilogo di ogni capitolo (in tutto sono dieci, come le lettere) ci porterà, infine, ai diversi finali, di cui solo uno sarà quello perfetto.

Un viaggio investigativo in tinte pastello… oppure no?

Il gameplay è abbastanza semplice ma sicuramente coinvolgente, grazie al sapiente utilizzo dell’ambiente circostante e dei tantissimi luoghi disseminati nella città da visitare. Le fasi esplorative avvengono tramite una sorta di punta e clicca alla Ace Attorney o, per chi ci ha già giocato, al caro vecchio POLICENAUTS di Kojima. Ogni volta che spostiamo il cursore verso un oggetto esaminabile, la freccia diventa rossa e si apre una schermata in cui è possibile vedere un oggetto da vicino, in alcuni casi prenderlo, o addirittura sbloccare una nuova linea di dialogo se accanto a noi c’è un NPC. Oltre all’osservazione “in campo”, Root Letter: Last Answer ci permette anche di tenere interrogatori e risolvere piccoli enigmi, rendendo il nostro Takayuki un improvvisato Sherlock Holmes nipponico. Per venire in nostro aiuto, gli sviluppatori hanno introdotto l’utile modalità “Think”, ovvero un suggerimento che ci aiuterà nella prossima mossa da compiere.

Una particolarità nel gameplay sta nella “Max Mode”, ovvero la scelta, durante un dialogo, dell’affermazione migliore che catturerà l’attenzione dell’interlocutore in quel dato momento. Oltre questa piccola innovazione, Root Letter non tradisce la natura del genere, proseguendo lineare e senza implicazioni di sorta, deviando solo quando saremmo portati a scegliere in che modo sarà opportuno agire.

La versione aggiornata del gioco presenta varie migliorie che è necessario menzionare. La prima è la possibilità di scegliere la modalità Drama, che trasformerà i disegni delle tavole, contraddistinti da una palette cromatica in cui primeggiano le tinte pastello e realizzati con maestria e precisione dal rinomato artista Minoboshi Taro, in vere e proprie scene, fotografie di paesaggi reali di Matsue (il tutto supervisionato dall’ente del turismo della prefettura di Shimane) e con attori in carne e ossa. È uno stile alternativo e abbastanza insolito per una visual novel. È da lodare lo sforzo adottato da KADOKAWA GAMES nell’implementazione di questa nuova funzione, in quanto hanno partecipato al progetto quasi 90 attori tra personaggi principali e comparse. Tuttavia, la versione Drama è solo una scelta stilistica a discrezione del videogiocatore e la differenza tra lo stile anime e live action non modifica in alcun modo la trama.

Root Letter: Last Answer - Recensione

La seconda miglioria è quella dell’aggiunta di quattro finali differenti per qualsiasi delle due modalità scelte, che includono, a differenza della versione originale, una route dal titolo “Cospirazione governativa” e lo spaventoso epilogo “La Lettera Maledetta”. Gli ultimi due aggiornamenti riguardano il perfezionamento dell’esperienza di gioco con ramificazioni della trama semplificate e funzionalità di skip che rendono più accessibile il raggiungimento del true ending, e una panoramica sulle route già raggiunte per avere una visione d’insieme totale dell’esperienza videoludica. Infine, miglioramenti tecnici sulla revisione del menu, accessibile tramite lo smartphone del protagonista, e dell’inventario.

Missive dal Giappone

La realizzazione di Root Letter: Last Answer è di altissimo livello e garantisce una totale immersione nel mondo di gioco. Tutto questo è reso possibile dall’estrema fedeltà con cui sono stati riprodotti gli scenari, sempre diversi e variegati, presenti anche nel mondo reale e che instillano nel giocatore quella curiosità per il Giappone che si prova giocando a Yakuza o a Persona 5. Questa immersione totale in Root Letter è molto efficace, tant’è che è doveroso richiamare, in questo caso, il concetto che in psicologia si chiama flow (flusso), ovvero un’esperienza ottimale in grado di “rapire” l’attenzione del videogiocatore, che si cimenterà totalmente in un’attività, in una storia, tanto da fargli perdere la cognizione del tempo. Ciò è dovuto anche ad una sceneggiatura coinvolgente, che prende vari elementi dal giallo e dalla ghost story, e una colonna sonora davvero molto azzeccata, composta da Takashi Nitta. Sono queste particolarità a differenziare Root Letter dalle classiche visual novel presenti sul mercato perché, seppur KADOKAWA GAMES non abbia osato stravolgere il gameplay, ha potuto presentare al pubblico una storia misteriosa e affascinate allo stesso tempo, che ricorderemo a lungo.

Root Letter: Last Answer - Recensione

Tra i suoi demeriti ci sono sicuramente la staticità, caratteristica comune nel genere, che relega il giocatore ad essere più un “lettore” che altro, e la lentezza che quasi snerva, poiché si vuole arrivare al nocciolo della questione quanto prima. Alla fine, “nessuno è perfetto”.

La storia di Root Letter è narrata tramite le vecchie missive che Aya ci ha scritto ai tempi delle scuole superiori, nonché attraverso le nostre indagini nelle quali esploreremo gli indizi e le testimonianze provenienti dalla sua città natale. Cosa è successo quindici anni fa? Chi era la nostra amica di penna? Cosa sanno i suoi amici? È davvero mai esistita? Con oltre 500.000 copie vendute in Occidente, è una delle visual novel più vendute di tutti i tempi. Live-action mode: un nuovo modo per godersi la storia: accedi alla modalità live action dalla schermata del titolo in qualsiasi momento nel gioco per dare nuova vita alla location di Shimane e ai suoi abitanti. Scopri la verità grazie alle lettere della tua amica di penna. Diceva la verità? Oppure non è mai esistita?

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A chi consigliamo Root Letter: Last Answer?

Consiglio Root Letter: Last Answer ovviamente agli appassionati di visual novel che cercano una storia introspettiva e matura rispetto ad altri titoli con molto fumo e poco arrosto. Inoltre, sento di poterlo consigliare anche a coloro che non hanno mai amato questo stile di romanzo interattivo, poiché il viaggio alla ricerca di Aya Fumino è davvero appassionante. Quest’ultima versione completa giustifica l’acquisto, proprio perché possiede quattro finali aggiuntivi che fanno godere al titolo una discreta rigiocabilità. Nonostante mi fossi innamorata dei paesaggi di Matsue in fotografia, ho continuato a preferire la versione anime rispetto a quella con personaggi e scenari reali, poiché non potevo fare a meno di incantarmi davanti al realismo che Minoboshi Taro ha messo nei suoi disegni.

Spesso, le espressioni degli attori non risultano perfettamente autentiche e qualche personaggio è conciato davvero in modo buffo e vi strapperà una risata (vi suggerisco di fare un bagno nell’onsen del vostro hotel tradizionale e capirete!). Per i giocatori italiani che non masticano l’inglese sarà un po’ difficile godersi l’avventura, in quanto Root Letter è stato tradotto solo in lingua anglosassone, come la maggior parte delle visual novel giapponesi sbarcate in Occidente. A parte questo, speravo vivamente di mettere le mani su questo piccolo gioiellino uscito tre anni fa e passato un po’ in sordina perché – spero condividiate con me – i misteri nei paesini giapponesi sono davvero, davvero affascinanti. Perché il folklore giapponese ha tanto da raccontare…

  • Storia affasciante e matura che si lascia giocare tranquillamente
  • Fasi investigative ben curate e una vera città tutta da esplorare
  • Disegni e scenari in tinte pastello davvero realistici e ricchi di dettagli

  • Localizzato solo in lingua inglese
  • Poca innovazione a livello di gameplay: puro e semplice romanzo interattivo
Root Letter: Last Answer
4.5

Una lettera convincente

Questa versione completa del titolo di KADOKAWA GAMES, reduce dal successo in Patria con quasi 500.000 copie vendute, approda in Occidente grazie a pareri molto positivi di critica e pubblico. Anche noi ci uniamo al coro collettivo che premia il grande lavoro realizzato dal team di sviluppo e ci auguriamo che visual novel più mature e ricercate possano continuare ad essere presenti sul nostro mercato, sperando anche in una futura localizzazione nelle restanti lingue occidentali. Le tematiche, che prendono riferimenti a tanti generi letterari, sono abbastanza attuali: amori adolescenziali, difficoltà nel passaggio all’età adulta, incertezze sul proprio io e conseguente ricerca di un posto nella società, tutti celati sotto il velo della mystery story che invoglia il giocatore a scandagliare la trama sempre, sempre più. La storia di Aya Fumino è completabile in circa dieci ore per una singola run, sommando altre decine di ore se si decide di esplorare anche gli altri quattro finali presenti in Root Letter: Last Answer. E se siete ancora affamati di mistero e periferia giapponese, KADOKAWA GAMES ha annunciato anche il sequel diretto, Root Letter 2 in arrivo tra qualche anno. Non vediamo l’ora di soggiornare nuovamente a Matsue o chissà dove.

Pia Colucci
Appassionata di videogiochi da quando, a cinque anni, ha messo le mani su un Amiga 500. Tra le cose che ama di più: il Giappone, le maratone di serie TV e FINAL FANTASY. Spera con tutta sé stessa in un remake di Xenogears.
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