La Tomba delle Lucciole – Recensione

Disponibile dal 13 dicembre 2018 una nuova edizione speciale SteelBook de “La Tomba delle Lucciole”, capolavoro targato Studio Ghibli che porta la firma di Isao Takahata, co-fondatore, assieme a Hayao Miyazaki

La Tomba delle Lucciole - Recensione

Sono passati ormai trent’anni dall’uscita nelle sale de “La Tomba delle Lucciole”, capolavoro senza tempo partorito dalla mente di Isao Takahata. La pellicola viene riproposta in una splendida edizione SteelBook da Koch Media per l’etichetta Anime Factory, contenente tre dischi: un Blu-ray e due DVD. Gli extra racchiusi in questa edizione riguardano la fase di pre-produzione dell’opera: storyboard, trailer originale, galleria fotografica delle reali ambientazioni e vari sketch di personaggi e paesaggi.

Nel corso del 2015 Yamato Video, che aveva gestito la distribuzione de “Una Tomba per le Lucciole” nel 1995, riprende le redini dell’opera, commissionando un nuovo adattamento e cambiandone il nome in “La Tomba delle Lucciole”. Quest’avvicendamento ha portato ad uno speciale evento cinematografico, che ha dato nuova linfa all’opera, rendendola popolare tra le nuove generazioni. L’operazione svolta rende la versione italiana più vicina a quella originale, spesso traducendo letteralmente dal giapponese all’italiano. Inoltre, la pellicola originale è dotata di una forte componente dialettale che per gli addetti ai lavori è stata il più grande macigno contro cui scontrarsi.

La Tomba delle Lucciole

L’uomo dietro il capolavoro: Isao Takahata

Co-fondatore assieme a Miyazaki dello Studio Ghibli, Isao Takahata è un regista e sceneggiatore giapponese. Il sodalizio con Miyazaki però è nato ancor prima della casa di produzione. I due infatti lavoravano insieme presso TOEI, quando, una volta divenute personalità di un certo calibro nel mondo dell’animazione, decisero di fondare quello che oggi conosciamo come Studio Ghibli. Le personalità di Takahata e Miyazaki si sono evolute insieme creando nel corso degli anni uno stile unico, capace di divenire tanto un marchio di fabbrica quanto un rivale per le grandi case che stavano prendendo piede (o che già avevano solide fondamenta, come Disney) nel resto del mondo.

Parecchie delle produzioni televisive del maestro Takahata sono state fondamentali per l’infanzia di molte generazioni: basti pensare che è sua la mano dietro Heidi. Non sono da meno le produzioni cinematografiche, e tra le più importanti è doveroso citare Pom PokoLa Storia della Principessa Splendente e, ovviamente, La Tomba delle Lucciole. La Storia della Principessa Splendente è stato il suo ultimo lungometraggio, uscito nel 2013 dopo una lavorazione durata ben otto anni. Il maestro ci ha lasciato all’età di 82 anni, nell’aprile 2018, aprendo un vuoto incolmabile nei cuori degli appassionati e nella storia del cinema.


La Tomba delle Lucciole

Un doloroso spettacolo

“La sera del 21 settembre 1945 io morii”: è questa funesta frase a dare il via agli eventi de “La Tomba delle Lucciole”. A schermo scorrono le immagini di un ragazzo, collassato sulla colonna di una stazione, che lentamente abbraccia il sonno eterno. Attorno a lui la gente in preda alla frenesia post-conflitto passa indifferente. Mentre gli occhi del ragazzo si chiudono definitivamente, un inserviente si avvicina a lui, notando che ancora tra le mani, il ragazzo stringe una piccola scatola di caramelle, contenente piccoli frammenti di ossa. L’uomo prende la scatola e la getta via nella boscaglia fuori la stazione, ed è tra quegli arbusti che si manifesta il fantasma di una bambina circondata da lucciole, che cerca con lo sguardo qualcosa o qualcuno. Quel qualcuno, che poserà la mano sulla sua spalla rendendola felice, è lo stesso che poco prima lasciava questo mondo.

Era il 1988 quando queste immagini arrivavano per la prima volta sul grande schermo, lasciando gli spettatori a bocca aperta e con gli occhi inumiditi, ignari di star assistendo ad un tassello fondamentale della storia dell’animazione giapponese.

La Tomba delle Lucciole

La pellicola ci mostra un Giappone in crisi sotto i continui e logoranti attacchi della flotta aerea americana, e nello specifico siamo spettatori della distruzione della città di Kobe, ove due fratelli, Seita e Setsuko, scappano alla ricerca della loro madre. Sopravvissuti all’attacco e ormai sfiniti, i due ragazzi arrivano in un rifugio e, mentre Seita cerca la madre, la piccola Setsuko rimane con una conoscente. Quella che Seita si ritroverà davanti però non è la donna felice e sorridente che li ha cresciuti, bensì un corpo completamente ricoperto di bende e prossimo alla morte. Di qui la decisione di Seita di mentire alla sorellina, inventando scuse ogni qual volta ella gli chiederà della madre.

Seita è un ragazzino di quattordici anni, e quello che la pellicola ci narra fino a questo momento è solo l’inizio di un’importante e improvvisa crescita che il ragazzo sarà costretto ad affrontare. Prendendosi cura della sorella, si ritroverà a compiere i doveri di un adulto, facendosi carico di un qualcosa che ancora non comprende.

La Tomba delle Lucciole

Queste sfumature del personaggio, assieme alla narrativa che evidenzia il lato egoistico dell’uomo e che si distacca dai soliti canoni del genere bellico, va a creare un nuovo modo di intendere l’animazione giapponese, più vicina al Neorealismo che alle fiabe narrate dai registi contemporanei. Il lavoro svolto da Takahata viaggia, per certi versi, in parallelo a quello di Miyazaki. Tema centrale e comune in entrambi gli autori è la crescita. Miyazaki narra, attraverso la fiaba, di bambini-eroi che hanno spesso il potere più grande di tutti: la purezza e l’innocenza dei loro cuori; Takahata, invece, abbandona le atmosfere fiabesche per concentrasi su un tipo di narrativa realista, inserendo i suoi personaggi in un contesto tragico.

Takahata mette l’accento sulle vicende dei due ragazzi senza mai sottolineare il contesto bellico che li circonda; mai nel corso della pellicola sentirete parlare del nemico o nello specifico degli Stati Uniti, o far riferimento a grandi eventi storici come Hiroshima e Nagasaki. Verrà messo invece in evidenza come le persone comuni reagiscono a situazioni del genere. Esempio di questo concetto può essere la zia dei ragazzi, che preferisce nutrire coloro che combattono per la loro nazione piuttosto che i due nipoti, rendendo palpabile quell’egoismo che ha sempre cercato di coprire con il nazionalismo e divenendo metafora e critica della popolazione stessa.

La Tomba delle Lucciole

Purezza oltre il conflitto

La Tomba delle LuccioleL’avanzamento dell’intreccio tra i fugaci sorrisi di una bambina e gli impavidi occhi di un ragazzo inconsapevole, trova il suo epilogo in un metafisico scorcio sul futuro, dove i nostri protagonisti guardano l’odierna Kobe seduti sulla panca di una collina, come ricordi che riecheggeranno per sempre nelle memorie della nazione.

Nel corso del tempo, quest’opera ha assunto un valore molto più che rilevante per tutti gli appassionati e non. La nuova veste che Koch Media dà a “La Tomba delle Lucciole” non è altro che un pretesto: per chiunque sia un appassionato, è un incentivo ad avere un magnifico nuovo tassello per la sua collezione, e per coloro che non hanno mai avuto modo di visionare la pellicola è un ottima scusante per recuperarla.

Un film che è necessario vedere

Joe
Joe
Cresciuto a pane e picchiaduro giapponesi, appassionato del lavoro di Hidetaka Miyazaki. Quando non rigioca alla saga di KINGDOM HEARTS, passa il tempo a difendere FINAL FANTASY XV dalle grinfie di BaSS.

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