ARTE – Recensione della serie animata

Dopo 12 episodi si è concluso l'adattamento animato del manga Arte di Kei Okubo, disponibile su Yamato Animation. Ecco la nostra recensione!

ARTE - Recensione della serie animata

Uno degli anime più interessanti della stagione primaverile 2020 recentemente conclusa, soprattutto per il pubblico italiano, è stato senza dubbio ARTE. Cosa c’è, dopotutto, di più accattivante di una serie ambientata in uno dei periodi più affascinanti e virtuosi della storia italiana, il Rinascimento, visto con gli occhi e la sensibilità tipica dei fumettisti giapponesi? Arte nasce infatti come manga scritto e disegnato dalla giovane autrice Kei Okubo, in corso dal 2013 sulla rivista seinen Monthly Comic Zenon dell’editore Tokuma Shoten, con attualmente 13 volumi all’attivo. In Italia è pubblicato da Panini Comics dall’ottobre 2017, giunto in questo momento al volume 11.

L’adattamento animato del manga in questione, annunciato il 21 luglio 2019, è stato realizzato dallo studio Seven Arcs per la regia di Takayuki Hamana, e si è concluso il 20 giugno 2020 dopo 12 episodi. Al momento non si hanno notizie su un’eventuale seconda stagione, nonostante l’anime abbia adattato a grandi linee (e con numerosi tagli) il contenuto dei primi 8 volumi del manga. In Italia è disponibile in streaming sottotitolato su Yamato Animation, il canale YouTube dell’editore Yamato Video, che lo ha trasmesso in simulcast per la sua intera durata.

ARTE, recensione della serie anime

La serie è ambientata nella Firenze rinascimentale di inizio ‘500 e vede come protagonista Arte Spalletti, giovane nobildonna che, invece di pensare a trovare un buon partito per risollevare le sorti del suo casato, ama dilettarsi nella pittura. Una passione appoggiata da suo padre, ma di contro ostacolata dalla madre la quale, preoccupata che la figlia non riesca a maritarsi per questa sua passione sconveniente, a seguito della morte del primo decide di bruciare tutti i suoi disegni. Stanca di vivere in quella prigione, Arte scappa di casa e, dotata unicamente della sua buona volontà, si mette alla ricerca di un maestro disposto ad accoglierla nella sua bottega per poter continuare la sua formazione artistica. Dopo mille peripezie, la protagonista riesce a entrare nella bottega di Leo, pittore e artista dall’animo tenebroso noto nell’ambiente per non aver mai preso un apprendista prima di quel momento.

Nell’articolo contenente le mie prime impressioni su questa serie, avevo evidenziato i buonissimi spunti ma anche alcune ingenuità che mi avevano fatto storcere il naso e che mi avevano fatto temere che Arte potesse rivelarsi non solo un’opera con una trama degna di uno shojo manga di bassa lega ambientato semplicemente in un’epoca storica differente, ma anche e soprattutto inserita in un contesto perfetto per veicolare un messaggio femminista inutilmente forzato, grazie alla presenza di una protagonista donna forte e indipendente. Ebbene, giunto al termine di questa prima stagione ho avuto il piacere di ricredermi. Arte è un’opera molto più matura di quello che potrebbe apparire a un primo sguardo, un lavoro che ha avuto un costante miglioramento nel corso degli episodi e che si meritava, in questa sede, un trattamento migliore.

La serie segue una struttura episodica, con archi narrativi di breve durata nei quali la protagonista incontra una serie di personaggi secondari, appartenenti ai più disparati ceti sociali, destinati a essere inevitabilmente influenzati dall’entusiasmo, dall’esuberanza e dal carattere determinato della protagonista (e lei a sua volta da loro). Il tema centrale di tutti questi racconti non è il femminismo, o la semplice dimostrazione che anche una donna può farcela in un contesto sociale maschilista, bensì l’indipendenza e la sua ricerca. Questo appare evidente se si guarda al rapporto fra Arte e il suo maestro Leo, due spiriti affini in quanto entrambi giunti dove si trovano grazie unicamente alle proprie forze, e sono stato molto contento nel vedere come questo sia stato gestito senza scadere in soluzioni banali.

Un altro ottimo esempio è il personaggio di Caterina, il più interessante (e grazioso) della serie, che rappresenta un’altra vittima delle convenzioni sociali di quel periodo. In tutto questo l’autrice del manga riesce a mantenere un buonissimo equilibrio fra l’accuratezza storica e le licenze poetiche necessarie per rendere la narrazione più interessante. Certo, alcune di queste potrebbero far storcere il naso ai più intransigenti (come i frequenti inchini) e molti aspetti della cultura e della società dell’epoca non sono approfonditi e talvolta nemmeno accennati, ma non si tratta di un problema ed è bene sottolinearlo, anche se dovrebbe essere ovvio: stiamo parlando di una serie animata giapponese, non di un documentario sul Rinascimento.

Purtroppo il difetto più grande di Arte è, sostanzialmente, la sua prevedibilità. Ogni episodio segue un canovaccio semplice e privo di sorprese, dove è facile intuire cosa succederà nonostante il discreto numero di personaggi e di situazioni differenti con cui la protagonista si troverà ad avere a che fare. Non è un difetto grave che inficia la godibilità della serie, ma unito al numero elevato di tagli effettuati nell’anime per poter arrivare ai contenuti dell’ottavo volume del manga, rende quello di Arte un adattamento discreto ma nulla più.

Un altro aspetto che avevo messo in evidenza durante le mie prime impressioni e che, purtroppo, mi tocca confermare in questa sede è il comparto tecnico di bassa lega, indicazione palese degli intenti puramente pubblicitari di questa serie animata. Arrivare alla medesima qualità degli splendidi disegni del manga era impossibile, e in fin dei conti non necessario visto che sono le animazioni a rappresentare il punto di forza di queste produzioni, ma sotto entrambi i punti di vista la serie non riesce mai a mettere in mostra una qualità consistente, eccezion fatta per poche situazioni.

Anche gli sfondi non brillano, e in più punti ho avuto la sensazione (non confermata dalle informazioni che ho potuto reperire, quindi concedo il beneficio del dubbio) che fossero realizzati in grafica tridimensionale: vedere autentiche meraviglie architettoniche, come il duomo di Firenze, ricevere questo trattamento è stato un vero colpo al cuore. Passabile la colonna sonora, che propone qualche tema azzeccato, mentre non posso non citare positivamente l’adattamento italiano, che si distingue per la presenza sporadica (in media uno a episodio) di termini dialettali. Da toscano di provenienza, vederli nei sottotitoli di un anime giapponese mi ha fatto ridere di gusto.

Quando l’arte è sinonimo di libertà

ARTE, recensione della serie anime

In conclusione, Arte è un buon adattamento del manga di Kei Okubo che ci trasporta in uno dei periodi più affascinanti della storia italiana, il Rinascimento. L’anime riesce a superare i peccati di gioventù che avevo notato nei primi episodi rivelandosi ben più di un semplice intrattenimento con connotazioni femministe, dimostrando una sorprendente maturità e trattando temi importanti come il desiderio di libertà e di indipendenza dal giogo delle convenzioni sociali. La simpaticissima e vivace protagonista è solo la parte più in mostra di un cast di personaggi ben caratterizzati e adorabili, sebbene a volte un po’ stereotipati.

Purtroppo la sostanziale prevedibilità degli avvenimenti raccontati, i numerosi tagli effettuati rispetto all’opera originale e un comparto tecnico a malapena passabile, che non rende minimamente giustizia agli splendidi disegni del manga (che dovete recuperare se vi è piaciuta la serie), impediscono all’adattamento di Arte di fare il salto di qualità che era lecito aspettarsi. Rimane un lavoro molto piacevole e che consiglio se avete bisogno di un anime leggero e rilassante con qualche spunto di riflessione, ma si ferma qui.

Bello, ma forse si poteva fare di più

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Alessio Micheloni
Figura mitologica, ossessionata da tutto ciò che proviene dal Giappone, che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Quando non impugna un controller, si diletta a guardare anime e leggere manga di dubbio gusto. Tendenzialmente ti vuole bene, soprattutto se gli parli delle serie Trails, Ys e Utawarerumono.

1 commento

  1. Avatar

    Sono d’accordo con la recensione, è una serie gradevole ma anche io mi aspettavo di più. Senza contare che le vicende del manga, a quanto mi hanno detto, sono state brutalmente compresse con dei mini-archi addirittura eliminati, e in effetti mi era sembrato. Peccato.

    Rispondi

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