KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story – Recensione

KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story ci riporta nel Passo Rokkotsu, dove impersoneremo nuovamente un samurai in uno spin-off dungeon crawler della storica saga di ACQUIRE

KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story – Recensione

Nel Passo di Rokkotsu è appena arrivato un samurai vagabondo. Nessuno sa chi sia, ma quando all’ombra dell’Ipponmatsu, albero secolare che secondo le leggende dovrebbe avere poteri sovrannaturali, questi vede assistere al rapimento di una giovane ragazza, Nanami, immediatamente il suo codice d’onore lo spingerà a cercare di liberarla. Purtroppo, la storia si complica in fretta: il rapimento non è stato un atto improvviso, ma è stata una conseguenza dell’insolvenza finanziaria del padre della ragazza, il fabbro Dojima, caduto in disgrazia. I rapitori non sono quindi altro che strozzini, che hanno preso Nanami come garanzia. Il samurai senza nome, il cui scopo sarà aiutare Dojima a ripagare il salato debito, è quindi il protagonista di KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story.

KATANA KAMI

Way of the Samurai, serie di videogiochi iniziata nel lontano 2002 su PlayStation 2 e sviluppata interamente da ACQUIRE, è sempre stata una IP piuttosto di nicchia. Il quarto capitolo è uscito nel 2011 e da allora la saga non ha più avuto nuove aggiunte: la software house ha deciso quindi di cambiare le cose con questo KATANA KAMI, spin-off appartenente al genere dei dungeon crawler e che, come vedremo poco più avanti, prende spunto da altri generi mescolando varie feature di giochi gestionali e roguelike. Il gioco inoltre, seppur inizialmente non sembri, abbandona il setting familiare del Periodo Sengoku per mostrarci il Periodo Meiji, quando i samurai erano ormai sul viale del tramonto.

KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story - Recensione

  • Titolo: KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story
  • Piattaforma: PC, Nintendo Switch, PlayStation 4
  • Versione analizzata: PC / Steam
  • Hardware utilizzato: CPU Intel i7-7700K, GPU Nvidia RTX 2070, 16GB di RAM
  • Genere: Action RPG, Dungeon Crawler
  • Giocatori: 1
  • Publisher: Spike Chunsoft
  • Sviluppatore: ACQUIRE
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 20 febbraio 2020
  • Disponibilità: digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: spin-off della serie Way of the Samurai

Abbiamo recensito KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story con un codice PC / Steam fornitoci gratuitamente da Spike Chunsoft.

Quando unisci Recettear e Nioh…

L’alleanza tra il nostro samurai e il fabbro Dojima per recuperare Nanami ci metterà di fronte ad un quesito: come fare a guadagnare i soldi necessari per saldare il debito? Unendo le forze, ovviamente! Soltanto di notte, nell’albero secolare Ipponmatsu si apre uno strano portale, in grado di trasportarci in una dimensione parallela chiamata Jikai, un dungeon su vari piani sempre più complicato e brulicante di nemici. In esso recupereremo, sconfiggendo avversari e aprendo casse di tesori, un gran numero di katana e altri oggetti utili per il crafting. Questi katana, poi, oltre a essere utilizzate da noi come armi potranno essere venduti, migliorati e raffinati dal fabbro per guadagnare denaro e ripagare finalmente gli strozzini.

Purtroppo, i primi problemi iniziano già durante la fase di acquisizione delle spade e quindi durante la normale esplorazione del Jikai. I livelli sono completamente randomizzati ogni volta, con l’unica costante rappresentata dal “tema” generale dell’area, sia esso caverna, foresta o altro: il dettaglio visivo dei vari piani è infatti ben curato, ma il layout estremamente lineare di stanze perfettamente quadrate che si susseguono viene a noia in fretta. Queste semplici stanze sono, come già detto, popolate di nemici da sconfiggere che in buona parte ci dropperanno katana e altre armi a non finire, al punto che dovremo valutare attentamente nelle esplorazioni più lunghe cosa raccogliere da terra e cosa no, pena il ritrovarci la saccoccia piena di spade inutili e senza alcun valore. La scelta dei nemici, almeno nei piani iniziali, mi ha lasciato quantomeno confuso: dovremo infatti tagliuzzare decine di normalissimi cani e scheletri che sanguinano, senza un motivo ben preciso, per proseguire sempre più in profondità.

KATANA KAMI

Ogni discesa nel Jikai è unica e a sé stante: a salire di livello saranno infatti le spade, e non noi, con il livello del protagonista resettato ogni giorno una volta usciti dal dungeon, in pieno stile roguelike. KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story prende a piene mani diverse meccaniche da altri giochi, francamente superiori in ogni aspetto: un altro esempio è dato dal fatto che alla morte perderemo il nostro inventario, e l’unico modo per recuperarlo sarà sconfiggere la prossima volta una nostra copia che verrà generata sul piano in cui abbiamo conosciuto la nostra fine, come tutti i soulslike che si rispettino. KATANA KAMI eccelle forse in uno degli ambiti meno raffinati dei generi a cui si ispira: il sistema di combattimento. Sebbene ogni arma sia efficace anche da sola, ognuna delle nostre lame ha un diverso stile d’attacco che può essere basato solo su fendenti, solo su affondi, oppure ancora solo su colpi dall’alto: la possibilità di avere tre katana equipaggiati serve proprio a darci maggiore flessibilità e una quantità di combo davvero impressionanti che verranno imparate man mano che il livello (nostro e della spada) salirà.

Con trentamila yen il mio fabbro la faceva meglio

La componente strategico-gestionale di KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story  si riflette nel gameplay durante le ore diurne, che ci vedrà aiutare il fabbro Dojima nelle vendite: ogni giorno infatti riceveremo svariati ordini per armi da parte delle tre fazioni principali del gioco, già viste nei capitoli precedenti della serie: Post Town, il Clan Akechi e la Famiglia Kurofu. Qui entra in scena un delicato equilibrio di potere, sempre a rischio di rompersi, fra le tre autorità principali del mondo di gioco. Favorendo una fazione piuttosto che l’altra si può dare vita ad interessanti dinamiche di corsa agli armamenti che aumenterà il rischio di un conflitto armato che coinvolgerà anche noi: questo significa molti più ordini e molti più affari, ma anche guai. In ogni caso, sarà comunque necessario commerciare per guadagnare, costringendoci a modificare gli equilibri del Passo di Rokkotsu, oltre a tenere sotto controllo lo stress del nostro fabbro preferito per evitare di fargli creare spade di minore qualità o di fargli smettere di lavorare per ubriacarsi.

KATANA KAMI

Se questa danza sui carboni ardenti risulta ben riuscita, non si può dire lo stesso della componente di crafting e miglioramento delle varie spade, a causa di alcune scelte sfortunate nella realizzazione dell’interfaccia, che risulta davvero troppo sovraccarica e piena di opzioni che in apparenza fanno la stessa cosa. Non solo: la maggior parte dei katana che raccoglieremo è infatti completamente identica agli altri, se non per qualche statistica o attacco diverso o per qualche leggerissimo dettaglio estetico. Equipaggiare, disequipaggiare, riordinare e modificare le spade del nostro samurai sarà un processo macchinoso e davvero poco intuitivo, e infatti commettere errori come potenziare la spada sbagliata sarà davvero facilissimo.

Ben presto, la radura fuori dal nostro negozio si riempirà di bancarelle e di emissari delle varie fazioni prontissimi a venderci accessori per cambiare estetica e statistiche del nostro personaggio, consumabili utili, e tanto altro. La rivalità fra le fazioni si ritrova anche qui, ed ecco che casualmente mentre ci facciamo i fatti nostri potranno scoppiare risse o sgozzamenti improvvisi, in piena linea con lo stile esagerato e umoristico del gioco, che si riflette anche nell’aver inserito un tasto letteralmente usato solo per prostrarsi e chiedere perdono.

A chi consigliamo KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story?

KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story sembra essere fatto principalmente per i fan già esistenti della saga di ACQUIRE: ambientazioni, fazioni e atmosfera generale sono infatti gli stessi dei capitoli principali, mentre a cambiare radicalmente è solo il gameplay. Purtroppo, riflettendo “a mente fredda” sul gioco faccio fatica a pensare di poterlo consigliare a chiunque altro tranne che agli appassionati di Way of the Samurai e ai patiti più hardcore dei dungeon crawler e dei roguelike, mentre qualsiasi altra categoria di giocatore probabilmente farà fatica a rimanere sveglio e attento dopo le prime ore di gioco.

  • Intatte le atmosfere affascinanti di Way of the Samurai
  • Nonostante la telecamera fissa, graficamente è il miglior titolo della saga
  • Combat System complesso e profondo, con tante combo e stili diversi

  • In generale, il gameplay di base è davvero noioso
  • Sistema gestionale poco approfondito
  • Menu poco intuitivi e troppo densi di informazioni
  • Il numero di normalissimi cani che appariranno come nemici da uccidere è francamente disturbante
KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story
3.2

Una katana dalla lama smussata

Inizialmente KATANA KAMI: A Way of the Samurai Story sembrava essere pieno di potenzialità, ma purtroppo ho dovuto arrendermi all’evidenza: dopo le prime ore di gioco, quando ho appreso in dettaglio come funziona il loop del gameplay, ho iniziato ad annoiarmi sempre di più ad una velocità spaventosamente alta. Lo stile scanzonato e l’atmosfera folkloristica dei giochi precedenti è rimasta, il gioco ricrea abbastanza fedelmente un mondo in continuo cambiamento come quello dell’Era Meiji, e il sistema di combattimento è più profondo di quello di tanti esponenti del genere, ma questo non lo salva dall’essere un dungeon crawler ripetitivo ad nauseam con una componente gestionale purtroppo poco approfondita: speriamo nel cammino di redenzione di un possibile Way of the Samurai 5.

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Lorenzo Repetto
Ossessionato da Le Bizzarre Avventure di JoJo e METAL GEAR, pensa che TRIGGER abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene, finchè non gli parli di microtransazioni.

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