Fallen Legion: Revenants – Recensione

Fallen Legion: Revenants è il terzo capitolo della serie di Mintsphere e YummyYummyTummy in arrivo in Europa grazie a NIS America, ecco la nostra recensione

Fallen Legion: Revenants

Dopo Fallen Legion: Sins of an Empire e Fallen Legion: Flames of Rebellion, successivamente raccolti in Fallen Legion: Rise to Glory, lo sviluppatore indonesiano Mintsphere e il publisher YummyYummyTummy ci riprovano. In arrivo il prossimo 19 febbraio 2021 su PlayStation 4 e Nintendo Switch grazie a NIS America, Fallen Legion: Revenants è il terzo capitolo della serie che ha sdoganato definitivamente il mercato videoludico su console nel paese d’origine – da sempre mal visto da molti colossi del settore a causa dell’elevata diffusione della pirateria – e che si ispira in maniera evidente alla tradizione e all’estetica dei JRPG più famosi al grande pubblico, e non solo. Ho trascorso una ventina d’ore in compagnia di questo titolo e sono pronto a darvi il responso definitivo su una produzione con tante buone idee, purtroppo mal concretizzate. Nel frattempo, vi ricordo che potete provare Fallen Legion: Revenants grazie a una demo gratuita disponibile sul PlayStation Store e sul Nintendo eShop.

Fallen Legion: Revenants

  • Titolo: Fallen Legion: Revenants
  • Piattaforma: PlayStation 4, Nintendo Switch
  • Versione analizzata: PlayStation 4 (EU)
  • Genere: RPG
  • Giocatori: 1
  • Publisher: NIS America
  • Sviluppatore: YummyYummyTummy
  • Lingua: Inglese (testi e doppiaggio)
  • Data di uscita: 19 febbraio 2021
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: disponibile in versione Exemplary Edition con artbook, mazzo di carte, portachiavi e codice per il download digitale della colonna sonora

Abbiamo recensito Fallen Legion: Revenants con un codice PlayStation 4 fornitoci gratuitamente da NIS America tramite Koch Media.

Un mondo in rovina

La storia di Fallen Legion: Revenants, godibile anche da chi non ha giocato i precedenti capitoli, è ambientata in un mondo di fantasia ormai decadente, dove un misterioso miasma trasforma la popolazione in bestie feroci (denominate Sluagh) e dove un castello galleggiante è l’ultimo rifugio dell’umanità. Welkin, questo il nome della fortezza, è governato tuttavia da un tiranno malvagio e senza scrupoli di nome Ivor. Nei panni di Lucien, un politico carismatico che vive all’interno del castello, membro del concilio, e di Rowena, una splendida donna trasformatasi in un fantasma e disposta a tutto pur di riabbracciare il figlio imprigionato, il compito del giocatore è quello di farsi strada attraverso orde di nemici per contrastare e rovesciare il dominio di Ivor e ridare speranza all’umanità intera.

Fallen Legion: Revenants ha dunque una doppia anima. Nel corso delle circa quindici ore che vi serviranno per portarlo a termine – non essendoci un contatore, posso solo fare una stima – il titolo alterna in maniera fluida due fasi di gameplay ben distinte. Nella prima, quella principale, comanderete Rowena e il suo esercito di Exemplars, armi che si trasformano in soldati, per combattere gli Sluagh in fasi da JRPG a scorrimento orizzontale che ricordano le produzioni di Vanillaware (Odin Sphere, Dragon’s Crown), caratterizzate da un combat system che propone un’interessante variazione dell’ormai ben noto Active Time Battle.

Nella seconda invece il giocatore prende il controllo di Lucien e avrà il compito di esplorare il castello di Welkin – l’hub centrale del gioco – per completare tutta una serie di compiti, il più importante dei quali è raccogliere informazioni e consolidare il rapporto con gli abitanti della struttura e con gli altri membri del concilio in modo da influenzare le loro decisioni e cambiare il corso della storia, che prevede molteplici finali a seconda delle scelte compiute. Fallen Legion: Revenants propone perciò un binomio molto interessante che dona al titolo una discreta varietà e, soprattutto, una buona rigiocabilità. Peccato però che le ottime idee degli sviluppatori soccombano di fronte a un game design e a una realizzazione tecnica di scarso livello. Vediamo perché.

Esemplari a raccolta

Le fasi JRPG rappresentano il piatto principale dell’offerta videoludica di Fallen Legion: Revenants e sono senza dubbio l’aspetto più riuscito del gioco. Come dicevo, il combat system proposto è un’intrigante variazione dell’ATB che dona al titolo una profondità di tutto rispetto. Ciascun capitolo della storia è suddiviso in missioni attivabili in qualsiasi momento dall’hub principale, che una volta completate assegneranno una valutazione al giocatore in base a una serie di parametri (ad esempio, danni e morti subite) e gli permetteranno di avanzare. In questi segmenti bisogna affrontare una serie di battaglie contro gruppi di nemici, tra cui gli immancabili boss e miniboss, fino a raggiungere la fine del livello, e una volta terminato uno scontro il gioco avanzerà automaticamente a quello successivo. È del tutto assente quindi una componente esplorativa, mancanza destinata a creare disappunto in molti utenti ma che non rientra fin dal principio nelle scelte di design del team, e per questo motivo abbastanza trascurabile.

Durante i combattimenti il giocatore comanda un party di quattro elementi, rappresentati da Rowena e da tre Exemplars selezionabili, prima di avviare il livello, tra quelli sbloccati man mano che si avanza. Rowena, l’unico membro fisso, ha il compito di assistere i suoi sottoposti attraverso incantesimi di cura, ma può anche attaccare i nemici, esattamente come gli Exemplars, ognuno dei quali possiede caratteristiche uniche – tipologia di attacco, velocità, abilità speciali – che lo rendono più o meno adatto a determinate situazioni. Gli scontri avvengono in tempo reale e ciascun attacco dei membri del team consuma una parte di una barra che, una volta esaurita, deve essere ricaricata prima di poter eseguire nuovamente un’azione. Ecco perciò che l’implementazione dell’ATB rende il sistema di combattimento di Fallen Legion: Revenants un interessante ibrido tra turni e tempo reale, non esattamente intuitivo nelle prime fasi di gioco ma che, man mano che ci si prende l’abitudine, risulta davvero soddisfacente e impegnativo, grazie anche a un livello di difficoltà (non selezionabile) nel complesso ben bilanciato.

Non si tratta dell’unica meccanica di rilievo del titolo. Per citare le altre due più importanti, in Fallen Legion: Revenants è fondamentale il posizionamento delle unità e dei nemici all’interno della griglia di battaglia, con soprattutto quello dei secondi che va influenzato attraverso determinati attacchi – che spingono avanti o indietro il bersaglio di una casella – in modo da renderli più esposti ai nostri colpi. La terza e ultima componente interessante è rappresentata dal parry, ovvero la possibilità di deviare e respingere al mittente gli attacchi nemici premendo il pulsante della parata appena prima che questi si concretizzino. In questo modo l’avversario diventerà temporaneamente più vulnerabile e aumenteranno le possibilità di stordirlo e di infliggergli più danni. Si tratta di una meccanica su cui il titolo pone molto l’accento, pure troppo a volte (alcuni boss sono impossibili da sconfiggere senza utilizzarla), e con cui vi consigliamo di prendere subito confidenza. Peccato solo che quando il numero di nemici da affrontare è elevato risulta veramente difficile sfruttarla bene, a causa della confusione che si viene a creare sullo schermo.

Dialettica e negoziati

Veniamo adesso alla seconda componente di Fallen Legion: Revenants. Il giocatore prende il comando di Lucien in due occasioni: durante le fasi di riposo tra le varie missioni e nel corso di determinati momenti di quest’ultime. Per quanto riguarda il primo caso non c’è molto da dire. Prima di gettarsi in un nuovo livello è possibile esplorare il castello di Welkin, suddiviso in un ridotto numero di zone (non tutte disponibili sin da subito), e parlare con i numerosi NPC presenti. In questo modo sarà possibile usufruire di alcune funzioni utili come il salvataggio e lo sblocco di nuovi Exemplars, una volta raccolte le rispettive armi, oppure semplicemente constatare, in base ai dialoghi, lo stato del legame tra i personaggi e il protagonista.

Questo mi permette di arrivare al cuore di questa seconda meccanica, ovvero il rapporto con gli abitanti di Welkin e i percorsi narrativi che si sbloccano grazie a esso. Nel corso della storia, Lucien avrà il compito di raccogliere determinate informazioni e oggetti utili per supportare Rowena nel corso delle sue battaglie, e dovrà prendere alcune importanti decisioni che determineranno il fato di lui, della sua alleata e di tutti gli abitanti del castello. I risultati ottenuti in tali intermezzi, che ricordano il gameplay di titoli come quelli della saga Phoenix Wright e che si rifanno senza dubbio alle visual novel, possono influenzare in modo tangibile i combattimenti contro i boss e lo svolgimento della trama, portando a uno dei numerosi finali possibili. Tra le altre cose, Lucien dovrà anche sintetizzare pozioni per Rowena, infiltrarsi in alcune aree senza farsi notare attraverso meccaniche stealth basilari e sarà protagonista, nelle battute finali, di alcune semplici fasi puzzle dove bisognerà incastrare nel modo corretto alcuni pezzi in un circuito per poterlo attivare.

Purtroppo però, all’atto pratico, queste parti si rivelano poco interessanti, una semplice distrazione tra una battaglia e l’altra che non aggiunge nulla al pacchetto finale, se non il fattore rigiocabilità legato alle differenti conclusioni. Caratterizzate da un’elevata ripetitività, da dialoghi poco ispirati e afflitte da problemi tecnici per nulla trascurabili (di cui parlerò a breve), le fasi gestionali-investigative di Lucien rappresentano purtroppo il difetto principale del titolo, un calderone di idee buone sulla carta ma implementate e amalgamate con risultati discutibili. In generale, tutto l’apparato narrativo di Fallen Legion: Revenants non riesce a lasciare il segno, a causa di personaggi stereotipati e poco approfonditi e di una storia che, pur toccando tematiche per nulla scontate, risulta priva di colpi di scena e sviluppi degni di nota.

Sulla scia dei grandi maestri

Dal punto di vista grafico, il gioco si caratterizza per un comparto artistico affascinante che richiama la serie Castlevania per atmosfera e tonalità, e che vede i fondali e gli sprite dei personaggi disegnati a mano. Pur non raggiungendo gli apici di titoli affini come quelli dello sviluppatore Vanillaware – impossibile infatti non pensare a Odin Sphere o a Dragon’s Crown quando si avvia il gioco – l’impatto visivo di alcuni livelli e scorci di Fallen Legion: Revenants è notevole e dona al titolo una decisa personalità. Molto buona anche la colonna sonora, che, pur non brillando in termini di varietà, riesce ad accompagnare adeguatamente il gioco in tutti i suoi momenti.

Purtroppo il titolo, allo stato attuale e almeno sulla piattaforma su cui l’ho portato a termine (PlayStation 4), è afflitto da una serie di problemi tecnici che suggeriscono ancora una volta la poca esperienza dello sviluppatore nel mercato console ma che, pur con questa attenuante, risultano inaccettabili nel 2021. Gli inciampi a cui mi riferisco non riguardano aspetti come la risoluzione o il frame rate, sui quali non c’è nulla da sottolineare, bensì la presenza di tempi di caricamento abbastanza elevati non solo tra un livello e l’altro, ma addirittura durante le conversazioni di Lucien e Rowena con gli altri personaggi. Per farvi un esempio, in un ridotto numero di casi (per fortuna) ho dovuto aspettare anche più di 10 secondi prima che il gioco passasse alla linea di dialogo successiva.

Non si tratta quindi di problemi gravi come bug che impediscono il completamento della campagna principale o che compromettono l’esperienza di gioco, ma sono rimasto francamente stupito (in senso negativo) nel vedere un comportamento del genere in un videogioco dell’anno corrente, seppur a basso budget. Non solo, Fallen Legion: Revenants è caratterizzato da una quality of life degna di un prodotto di almeno due generazioni fa, tra menù scarni e poco accattivanti e passaggi inutilmente macchinosi che non favoriscono il coinvolgimento del giocatore.

A chi consigliamo Fallen Legion: Revenants?

Fallen Legion: Revenants è un titolo che sicuramente merita l’attenzione di tutti gli appassionati hardcore di JRPG e videogiochi di ruolo in generale, nonché un acquisto consigliato a tutti coloro che hanno apprezzato i primi due capitoli. Nonostante i molti problemi, l’ultima fatica di Mintsphere e YummyYummyTummy saprà soddisfare gli amanti del genere disposti a chiudere un occhio su più di un difetto. Se tuttavia quello che vi interessa maggiormente è l’aspetto narrativo, allora Fallen Legion: Revenants potrebbe non fare al caso vostro, a causa delle carenze esposte nei precedenti paragrafi. Stessa cosa se non masticate un minimo d’inglese, vista l’assenza di una localizzazione italiana e l’importanza dei dialoghi durante le fasi in cui si controlla Lucien.

In un mondo in decomposizione, un castello galleggiante è l’ultimo rifugio per l’umanità. La terra pullula di bestie mutate dalla peste mentre il Castello di Welkin è messo in quarantena dagli orrori sottostanti. Lucien, un politico carismatico protetto nelle mura del castello, scopre un libro antico dove apprende degli Exemplars, armi che possono trasformarsi in soldati senzienti. Unisce le forze con Rowena, una rediviva decisa a trovare un modo per tornare in vita per allevare il figlio vivente, e i due con riluttanza fanno un patto per rovesciare il pazzo tiranno che controlla Welkin.

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  • Componente ruolistica impegnativa e sfaccettata
  • Molteplici bivi narrativi e finali multipli
  • Comparto artistico e OST di buona fattura

  • Scontri spesso fin troppo caotici
  • Trama e personaggi poco incisivi
  • Sezioni con Lucien noiose e mal pensate
  • Problemi tecnici per nulla trascurabili
Fallen Legion: Revenants
3.2

Idee buone, realizzazione maldestra

Dopo l’esordio avvenuto con i primi due titoli, Fallen Legion: Revenants è la dimostrazione che le idee di Mintsphere e YummyYummyTummy hanno se non altro un ottimo potenziale. Nonostante gli evidenti richiami ai capisaldi del genere e all’influenza artistica di Castlevania e delle produzioni Vanillaware, il gioco riesce a ritagliarsi una sua identità regalando agli appassionati un combat system riuscito e stimolante e una discreta rigiocabilità grazie alle innumerevoli scelte concesse nel corso della storia. Purtroppo Fallen Legion: Revenants risente di tutti i limiti legati al budget ridotto e alla probabile inesperienza degli sviluppatori su console. Le fasi con Lucien, la quality of life che sembra quella di un titolo di due generazioni fa e, soprattutto, i numerosi problemi tecnici (anche su PlayStation 4) costringono a ridimensionare le ambizioni di un prodotto che poteva dare molto di più. Qualora almeno gli ultimi dovessero essere risolti con una patch, potete alzare di 1-2 punti decimali la valutazione finale.

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Figura mitologica, ossessionata da tutto ciò che proviene dal Giappone, che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Quando non impugna un controller, si diletta a guardare anime e leggere manga di dubbio gusto. Tendenzialmente ti vuole bene, soprattutto se gli parli delle serie Trails, Ys e Utawarerumono.

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