OCTOPATH TRAVELER: lo abbiamo provato su Xbox Series X

Otto storie sono pronte ad intrecciarsi anche su console della famiglia Xbox, grazie all’arrivo su Game Pass di OCTOPATH TRAVELER

OCTOPATH TRAVELER: lo abbiamo provato su Xbox Series X

Sono sicuramente un tipo strano, non lo nego, dato che tra i motivi che mi spinsero, a suo tempo, ad acquistare Switch non figura assolutamente l’osannatissimo The Legend of Zelda: Breath of the Wild, anzi. Ad incuriosirmi maggiormente, difatti, non fu certo l’ultima avventura di Link (che tra l’altro non mi ha davvero entusiasmanto neppure una volta acquistata: linciatemi pure!), bensì un prodotto per certi aspetti minore, nonostante si celasse dietro il nome SQUARE ENIX: parlo proprio di OCTOPATH TRAVELER, il JRPG sviluppato da Acquire, caratterizzato da un curioso mix di elementi pixel art e tridimensionali. Sarà che sono sempre stato un fan sfegatato dei combattimenti a turni, e che mal digerisco, nonostante qualche felice eccezione, la deriva smaccatamente action che i giapponesi sembrano aver preso per quanto riguarda le loro produzioni ruolistiche. Fatto sta che fu sufficiente il primo trailer per farmi innamorare del gioco, e costringermi a portarmi a casa l’ibrida Nintendo. E proprio pochi giorni fa, OCTOPATH TRAVELER ha finito per ampliare ancora una volta il proprio raggio di azione, sbarcando anche sulle console Microsoft grazie a Xbox Game Pass, a quasi due anni dalla sortita su PC.

Quella disponibile tramite il servizio in abbonamento di casa Microsoft, nonostante siano trascorsi diversi anni dal debutto ufficiale della produzione Acquire, non è altro che la fedele conversione 1:1 del titolo originale, pertanto non presenta sconvolgimenti di sorta rispetto a quanto già giocato a suo tempo su Nintendo Switch. A tal proposito, se proprio volete avere una panoramica più completa delle meccaniche attorno a cui si sviluppa OCTOPATH TRAVELER, non posso fare altro che rimandarvi alla nostra esaustiva recensione. Ritengo giusto, comunque, fornire qualche informazione, prima di addentrarmi nella disamina squisitamente tecnica relativa alla conversione in questione.

OCTOPATH TRAVELER: lo abbiamo provato su Xbox Series X

Al di là dell’aspetto grafico certamente peculiare, a colpire in primis in OCTOPATH TRAVELER è sicuramente il comparto narrativo, che si snoda attraverso otto distinte storyline, ognuna legata ad un particolare personaggio. La parola d’ordine, in tal senso, è libertà, una libertà che ci permette in tutta autonomia di approcciare i distinti percorsi narrativi, senza che vi sia uno specifico ordine da seguire: sarà nostra facoltà iniziare prendendo il controllo di uno qualsiasi dei vari protagonisti, per poi seguirne in toto le gesta; nulla, però, ci vieterà di interrompere la sua storia per intrecciare il pad con quella di uno degli altri protagonisti, in un meccanismo che snocciola su schermo, senza alcuna soluzione di continuità predefinita, una serie di sceneggiature sicuramente interessanti e ben tratteggiate, capaci di andare felicemente oltre i numerosi stereotipi che spesso si ritrovano nei JRPG.

OCTOPATH TRAVELER: lo abbiamo provato su Xbox Series X

Le otto vicende che prendono vita all’interno del mondo di Orsterra, difatti, pur non rinunciando ad una manciata di elementi cari al genere, colpiscono nel segno in quanto a maturità e profondità dei temi trattati: basta pensare alla storia straziante di Primrose, che pur ruotando attorno all’abusato tema della vendetta, riesce a contaminare il tutto con accenni alla prostituzione e allo sfruttamento, oppure alla cacciatrice H’aanit ed al sottotesto ecologico della sua quest. Il mosaico messo assieme dal team è sicuramente interessante e sfaccettato, anche se non del tutto centrato, visto che a dispetto delle promesse di connessione, i vari personaggi finiranno per interagire realmente tra loro soltanto nella porzione finale dell’avventura. Quello che rimane, comunque, al di là di questa pecca narrativa, è un JRPG decisamente solido, costruito sulle fondamenta storiche del genere, che fanno dei combattimenti rigorosamente a turni e delle specifiche classi dei vari protagonisti gli elementi portanti del proprio gameplay.

Se siete giunti a leggere questo pezzo, però, sicuramente sarete curiosi di sapere come OCTOPATH TRAVELER si comporta sulle console della famiglia Xbox. Ed in tal senso, pur avendo provato il tutto su Xbox Series X, posso tranquillamente confermare come le prestazioni siano in linea con quanto già vissuto a suo tempo su Switch. Confesso che, avendo giocato la release originale prevalentemente in modalità portatile, avevo qualche remora nei confronti della resa visiva sul mio 55 pollici, ma fortunatamente tutti i dubbi si sono dissolti non appena iniziata la partita. A dispetto del peculiare stile grafico utilizzato, che come detto mescola elementi in pixel art a porzioni realizzate in 3D, la generosità del pannello non è andata ad intaccare minimamente la bontà del lavoro svolto dai grafici Acquire, che si è rivelato ancora una volta estremamente fresco e convincente. Il mix di elementi rinominato per l’occasione 2D-HD, appoggiato sul rodato Unreal Engine, restituisce una scena quanto mai dettagliata e peculiare, rendendo il tutto simile ad una sorta di diorama animato. Nessuna sorpresa anche per quanto concerne la fluidità generale dell’esperienza che, proprio per la natura molto compassata di quanto si muove su schermo, non presenta parimenti particolari differenze rispetto all’installazione originale. Impeccabile e particolarmente evocativa è risultata essere ancora una volta l’eccellente colonna sonora, realizzata da Yasunori Nishiki, capace di sottolineare alla perfezione i differenti momenti del gioco.

A cinque anni dal debutto originale, OCTOPATH TRAVELER continua a rimanere uno dei migliori esponenti delle esperienze JRPG più classiche, pur non rinunciando ad un pizzico di modernità per quanto concerne la mera estetica. Il lavoro Acquire approda su Xbox mantenendo inalterato tutto il proprio fascino, racchiuso all’interno di uno stile visivo sicuramente peculiare ed accattivante, che trova il giusto e degno completamento in un gameplay non certo innovativo, ma solidissimo ed estremamente divertente. Un porting sicuramente felice questo, che seppur non presenti particolari differenze rispetto alla versione Switch, merita di entrare a far parte della ludoteca di tutti coloro che amano le esperienze JRPG che affondano le proprie radici nella tradizione del genere.

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Simone Cantini
Gamer cresciuto all’ombra del tubo catodico, sia in casa che in sala giochi, amante del Giappone in ogni sua forma, traduttore freelance e aspirante musicista non ancora pronto ad appendere lo strumento al chiodo. Quando non sogna di attraversare per l’ennesima volta l’incrocio di Shibuya, si diletta con ogni tipo di console presente sulla terra.

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