Giappone: fino a 300 persone al giorno violano le regole di quarantena

Tuttavia, le misure per i giapponesi che violano la quarantena non sono così minacciose come per gli stranieri

Giappone: fino a 300 persone al giorno violano le regole di quarantena

Se pensate che la situazione in Italia dovuta al COVID-19 sia totalmente sfuggita di mano, sappiate che quanto pare le cose non sembrano essere messe bene anche nel resto del mondo. Come probabilmente già saprete, dall’inizio della pandemia il Giappone si è chiuso a riccio, limitando le entrate nel proprio paese praticamente a chiunque. Con il tempo la situazione si è un minimo allentata, non permettendo ancora l’entrata per turismo e molti altri motivi, ma aprendo le porte solo a cittadini giapponesi e stranieri con residenza.

A coloro che sono ammessi nel paese viene ovviamente richiesto un periodo di quarantena di ben 14 giorni, e durante questo periodo tutti sono chiamati a installare sul proprio dispositovo mobile l’applicazione OEL (Overseas Entrants Locator) e confermare la propria posizione. Ma non è tutto: è inoltre necessario rispondere a un questionario sulla salute, in cui scrivere del proprio stato o eventuali sintomi (in caso se ne abbiano), e l’immigrazione potrebbe addirittura effettuare videochiamate Skype o WhatsApp per controllare l’ambiente in cui ci si trova.

Chiunque riesca a entrare dovrà quindi rispettare tutte queste norme, firmando addirittura una promessa scritta, ma a quanto pare tutto questo non è abbastanza. Fino a 300 persona al giorno non rispettano le regole di quarantena, fallendo nel riportare la propria posizione o, addirittura, riportando tutt’altro luogo rispetto a dove dovrebbero essere.

Come da accordo scritto, chiunque violi queste regole avrà solo il proprio nome reso pubblico, e se l’individuo è di nazionalità straniera corre il rischio di vedersi revocato lo stato della propria visa (non la carta di credito, ma il visto… NdR) e venire deportati. Per il governo però è impossibile imporre sanzioni come multe e arresti, in quanto la libertà di movimento è scritta nella costituzione.

Non sono però mancate molte segnalazioni per app non funzionante, email con questionari mai ricevuti, e qualche lamentela sul fatto che la stessa immigrazione ha comunicato la possibilità di lasciare la propria stanza solo per necessità primarie come recuperare cibo.

Fonte: Yahoo News via SoraNews24

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Prestigiatore, ballerino di break dance, produttore cinematografico, fondatore di Akiba Gamers: un curriculum da fare invidia a Johnny Sins, ma che non regge il confronto con la sua smodata passione per i giochi d’importazione e per i tegolini.

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