Kakushigoto – Recensione della serie animata

Kakushigoto sin dalla sua messa in onda è riuscita a far emozionare e ridere migliaia di appassionati diventando una delle migliori serie del 2020. Ecco a voi la nostra recensione dell'opera targata Ajia-Do!

Kakushigoto - Recensione della serie animata di Ajia-Do Animation Works

Era il 5 dicembre del 2015 quando, sulla rivista Monthly Shōnen Magazine di Kodanshafaceva il suo debutto il primo volume di Kakushigoto, un’opera shōnen nata dalla folle mente di Kōji Kumeta, già autore di opere del calibro di Sayonara, Zetsubou-Sensei. Mediante il decimo volume del manga, uscito il 15 novembre del 2019, venne ufficializzata la produzione di un adattamento animato, curato da Ajia-Do Animation Works e trasmesso sulle TV giapponesi durante quella che è l’ormai conclusa stagione primaverile 2020. Sin dal suo primo episodio, questa serie è stata in grado di stupire un grandissimo numero di spettatori. Quest’ultimi sono stati rapiti dalla peculiarità della bellissima storia creata da Kōji Kumeta e da quell’atmosfera così fedele all’opera cartacea che il team di Ajia-Do, guidato dal regista Yuuta Murano, è riuscita a ricreare alla perfezione.

Come da consuetudine per l’autore, quest’opera è caratterizzata da un modo unico di fare comicità e cela al suo interno un numero incredibile di giochi di parole ed easter egg. Il titolo stesso dell’opera, essendo proprio un gioco di parole, è soggetto a molteplici interpretazioni. Traducibile con il termine “Segreto”, dalla somma delle parole “Kakushi” (che significa “Nascondere”) e “Goto” (che significa “Cose”), può essere letto anche in modo diverso: “Kaku Shigoto” traducibile invece con l’espressione “disegnare per lavoro” e che ci restituisce un’anticipazione su quello che sarà il segreto del nostro protagonista.

In apparenza la trama di Kakushigoto risulta essere piuttosto semplice e lineare, per nulla dissimile dagli anime appartenenti al genere della commedia slice-of-life, tuttavia nasconde un intreccio narrativo ben più profondo, che riesce a tenere in sospeso lo spettatore per tutta la durata della serie. Le vicende narrate in quest’opera girano attorno alla vita di Kakushi Gotō, un mangaka diventato famoso grazie a delle opere molto spinte e irriverenti, e di sua figlia Hime Gotō. A seguito della scomparsa della moglie, Kakushi si è ritrovato a dover crescere sua figlia contando solo ed esclusivamente sulle sue forze, visto che il suo rapporto con i restanti membri della famiglia è sempre stato teso. Pur di preservare lo status quo all’interno del piccolo nucleo familiare ed evitare inutile imbarazzo alla figlia, ha deciso di nasconderle a tutti i costi la sua reale professione e i suoi lavori tanto famosi quanto non adatti ad un pubblico giovane. Tuttavia, proprio a causa dell’enorme pressione data dai ritmi frenetici del suo lavoro e dalle continue e assurde richieste fatte da Satsuki Tomaruin (il suo giovanissimo e incompetente editore), il protagonista ha dovuto fare i salti mortali pur di riuscire a mantenere il suo segreto.

Kakushigoto

Quella di Kakushigoto, oltre ad essere una storia volta alle celebrazione (ma anche alla critica) di un mondo complesso e affascinante come quello dei mangaka, è una storia capace di fornire agli spettatori una visione chiara e tangibile sul funzionamento di quella che è l’editoria giapponese (con i suoi pro e i suoi contro). Il sentimento che traspare guardando queste serie (e riscontrabile anche in opere come Bakuman o Eizouken ni wa Te wo Dasu na! per quanto riguarda il lato animazione) è quello di un amore talmente grande nei confronti di questo mestiere da spingere i protagonisti ad andare oltre le difficoltà che ne scaturiscono, e ciò lo si può facilmente percepire osservando i volti di ciascuno di loro. Però Kakushigoto non è solo questo. Quest’opera, infatti, oltre ad essere una storia d’amore nei confronti di un mestiere come quello dei mangaka, è soprattutto una storia di vita e di quotidianità di quelle che non si vedono tutti i giorni. Il rapporto padre-figlia veste un ruolo assolutamente centrale all’interno di questa storia e quello che si va a creare tra i due protagonisti è probabilmente uno dei più belli e sinceri che mi sia mai capitato di vedere in un’opera di questo tipo. L’amore tra Kakushi e Hime va oltre il puro e semplice egoismo, i due protagonisti vogliono genuinamente il meglio per l’altro e lo dimostrano sempre con i fatti. Per loro, infatti, la vera gioia non è qualcosa che ha a che fare con la realizzazione personale, bensì consiste nel rendere felice la persona che ami, anche a costo di rinunciare a pezzi importanti della tua vita. Il finale, portando avanti questi concetti, risulta estremamente appagante. Le espressioni facciali, le azioni compiute dai protagonisti e le parole pronunciate hanno un peso enorme e non possono non lasciare ogni spettatore senza fiato.

Guardando i 12 episodi che compongono la serie animata di Kakushigoto è quasi impossibile non riuscire ad apprezzare l’ottimo lavoro svolto da Ajia-Do nell’adattamento di quest’opera. La serie, pur non eccellendo sotto tutti i punti di vista, si attesta su un livello qualitativo molto buono, specie se si analizza il suo lato tecnico-realizzativo. Infatti, fatta eccezione per qualche sporadico calo di qualità, quest’ultima riesce ad attestarsi leggermente al di sopra della media della produzione attuale. Sotto un aspetto prettamente tecnico, le animazioni, pur risultando piuttosto semplici e prive di grande dinamicità, sembrerebbero essere di buona qualità. Visivamente Kakushigoto, rimanendo molto fedele all’opera originale ed allo stile di Kōji Kumeta, presenta uno stile grafico vagamente nostalgico e che si sposa alla perfezione con l’atmosfera comico-drammatica assunta dalla serie. Lo stile dei disegni è altrettanto particolare e unisce al suo interno un character design minimal (tipico dei lavori di Kumeta e fatto di figure semplici e ridotte all’osso) con dei fondali curati e dall’aspetto simil-manga. Molto azzeccata la scelta stilistica di separare nettamente, mediante l’uso di palette cromatiche differenti, il passato (dai toni caldi, solari e allegri) dal presente (che al contrario presenta toni freddi e quasi malinconici). Ottimo il lavoro fatto da Yuuta Murano che, avvalendosi di una regia pulita e volta all’esaltazione delle espressioni dei personaggi, è riuscito a trasmettere in modo nitido i messaggi e le emozioni che la storia voleva trasmettere (il significato di famiglia, l’amore nei confronti di un’arte come quella del disegno etc…). Lo stesso discorso si può estendere anche alla sceneggiatura di Takashi Aoshima, capace al tempo stesso di rispettare alla perfezione i tempi comici delle scene più divertenti e di rendere incredibilmente emozionanti le parti più serie e drammatiche. Il doppiaggio è di ottima fattura e vede le ottime interpretazioni dei vari membri che compongono il cast dei doppiatori. Quest’ultimo è molto ricco ed al suo interno figurano nomi importanti e di grande esperienza come quelli di Hiroshi Kamiya (nei panni di Kakushi Gotō), Rie Takahashi (nel ruolo di Hime Gotō) e Maaya Uchida (voce di Ichiko Rokujou).

Kakushigoto

La colonna sonora di Kakushigoto, curata dalla musicista Yukari Hashimoto e dal sound director Ryousuke Naya, pur non contenendo un numero elevato di tracce interessanti riesce ad accompagnare in maniera discreta lo svolgersi degli eventi, specie durante le parti più importanti ed emozionanti dell’intera serie. Tra i vari brani che compongono la soundtrack di questo anime spiccano sicuramente “Chiisana Hibi (ちいさな日々)”, sigla d’apertura realizzata dal gruppo flumpool e capace di imporsi facilmente come una delle migliori hit di questa prima metà del 2020, e “Kimi wa Tenneniro (君は天然色)”, una vera e propria chicca realizzata nel 1981 da Eiichi Ootaki (大滝詠一) e che utilizzata come sigla di chiusura riesce ad esaltare quell’atmosfera vagamente nostalgica che caratterizza la serie.

Senza alcun dubbio quella di Kakushigoto è stata a tutti gli effetti una grandissima rivelazione, se non addirittura la più grande sorpresa di questa prima metà del 2020. Personalmente ritengo che Kakushigoto sia una serie semplicemente meravigliosa e non ho paura nel dire che siamo di fronte ad un’opera capace di giocarsela alla pari con serie ben più conosciute e apprezzate. La bellezza di questo anime scaturisce da vari fattori (una bella storia, un’ottima sceneggiatura, etc…) ma l’elemento che ha permesso a questa storia di elevarsi è stato il perfetto equilibrio che è stato costruito tra le scene comiche e quelle più malinconiche e riflessive. Infatti, proprio grazie a questo particolare equilibrio, tutte le puntate che ad un primo acchito potrebbero risultare fini a se stesse diventano in realtà estremamente importanti e pregne di una forza espressiva dirompente.

Un segreto non è per sempre

KakushigotoLa versione animata di Kakushigoto, oltre ad essere un’ottima trasposizione dell’omonimo manga realizzato da Kōji Kumeta, è andata ben oltre le aspettative di chiunque, rivelandosi non solo una bellissima serie ma anche una delle più grandi sorprese di questa prima metà del 2020. Infatti, l’opera realizzata da Ajia-Do è riuscita ad emergere e a farsi strada tra tantissime serie ben più blasonate ed accattivanti, risultando alla pari di esse, se non addirittura superiore. Kakushigoto, di fatto, è la riprova che per rendere una serie animata degna di nota non servono necessariamente tanta azione, battaglie epiche, drammi e personaggi con grandi risvolti psicologici. Bensì il più delle volte la semplicità e la comicità scaturita dalle vicende di vita quotidiana sono le vere colonne portanti che possono trasformare una serie all’apparenza banale in una di grande successo.

Per chi cerca qualcosa di diverso dal solito

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Claudio Pavia
Da sempre amante di cinema, sceneggiatura e psicologia, la sua passione per il paese del Sol Levante deve tutto alle celebri opere di Gosho Aoyama e Go Nagai, oltre che a quell’amico d’infanzia che senza chiedere nulla in cambio gli prestò il suo primo The Legend of Zelda. Leggende narrano che persino i dipendenti Nintendo abbiano sentito il suo urlo di gioia durante il Direct dell’E3 2019.

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