Gli Anime migliori del 2021 – Classifica della stagione invernale

Andiamo a scoprire quali sono le 6 serie animate giapponesi che più si sono distinte nel corso della stagione invernale appena trascorsa!

Gli Anime migliori del 2021 - Classifica della stagione invernale

A noi appassionati di anime lo scorso anno ha riservato sia parecchie delusioni (mille rinvii, pochissimi anime da vedere, le nostre serie preferite che non riuscivano a trovare una calendarizzazione regolare) che parecchie gioie (si pensi ad opere come Kaguya-Sama Love is War II o Kakushigoto che ci hanno fatto dimenticare i momenti difficili). Questa prima stagione del 2021 ci dà grande speranza per il proseguimento dell’anno, regalandoci un numero non certo esiguo di serie valide e dall’ottima realizzazione. Non è un caso che la stagione invernale 2021, accogliendo tutte quelle serie che sarebbero dovute uscire nel 2020 ma che causa covid sono state rinviate a data da destinarsi, è a da considerarsi a tutti gli effetti come una delle stagioni più ricche degli ultimi anni, non solo in termini di serie effettivamente uscite ma anche di titoli di incredibile fama. Ma quali sono, a conti fatti, i migliori anime del 2021 per questa stagione? Riuscire ad identificare solo una manciata di serie non è cosa facile. Io stesso ho trovato parecchie difficoltà nello stilare questa breve lista. Questo perché, come affermato in precedenza, le serie di buona qualità ad essere uscite sono veramente tante. Quest’oggi andremo dunque a vedere quali sono state le 6 serie animate giapponesi, tra sequel e serie originali, che sono state capaci di convincere maggiormente me e i restanti membri della redazione di Akiba Gamers.

Shingeki no Kyojin: The Final Season (Parte I)

Attack on Titan Final Season (Part I)

Attack on Titan Final Season (Part I)

Iniziamo questa carrellata di anime con quello che senza alcun dubbio è il più famoso di questa lista. Shingeki no Kyojin, noto qui in Italia come L’Attacco dei Giganti, è una delle serie più iconiche dell’ultimo decennio. Non è un caso che l’hype intorno alla stagione conclusiva di quest’anime fosse a dir poco altissimo. La stagione finale (o meglio la prima parte di quest’ultima) ha sicuramente convinto anche il pubblico più scettico. Il cambio da studio, che aveva allarmato una fetta non esigua dei fan e degli spettatori, non è stato affatto traumatico, anzi il nuovo studio è stato in grado di dare dignità a quest’opera. Infatti, con questo adattamento, lo studio d’animazione MAPPA ha dimostrato di essere qualcosa di più di una realtà emergente, diventando un vero e proprio punto fermo dell’animazione giapponese. Da un punto di vista prettamente narrativo, questa quarta stagione differisce notevolmente dalle precedenti. L’intero racconto acquisisce maggiore maturità con il passare degli episodi, mostrando su schermo un racconto che (giganti a parte) è caratterizzato da una descrizione realistica e cruda della guerra e dei suoi orrori. Da “non fan” della serie non posso non riconoscere i progressi che sono stati fatti rispetto ai primi capitoli del racconto, consigliando a tutti voi (scettici e non) di dare una possibilità (qualora non l’aveste ancora fatto) a questa splendida storia.

Wonder Egg Priority

Wonder Egg Priority

Wonder Egg Priority, serie originale prodotta da CloverWorks, è un’opera capace di convincere ogni spettatore sia per la trama e le tematiche trattate che per il lato tecnico-realizzativo. Spiegare in poche parole il perché questa serie sia un assoluto successo è una cosa assai complessa. Questo perché descrivere in poche righe tutte quelle che sono le peculiarità di una serie così profonda e ricca di significato può risultare riduttivo. La trama è incentrata sulla vita di Ai Ooto, una ragazza a malapena adolescente, costretta ad affrontare un evento a dir poco terribile: il suicidio della sua migliore ed unica amica. Sentendosi tremendamente in colpa per non aver aiutato la sua amica, intraprende un viaggio per salvare se stessa e ritrovare ciò che aveva perduto. Il vero punto di forza di questo anime sta proprio nel modo in cui le vicende stesse vengono narrate. All’interno di questa serie si fondono tematiche tabù come il suicidio (uno dei problemi più gravi tra i giovani giapponesi) con altri temi molto sensibili (bullismo, molestie, abusi, etc.) senza risultare né troppo pesante né troppo leggera, il tutto unito ad una veste grafica a dir poco eccezionale, e che si mantiene su altissimi livelli in praticamente ogni fotogramma. Non è un caso che a detta anche dello spettatore più esigente Wonder Egg Priority sia a tutti gli effetti una gioia per gli occhi.

Yuru Camp△ Season 2

Laid-Back Camp Season 2

Laid-Back Camp Season 2

Yuru Camp△ Season 2, seconda stagione dell’anime meglio noto con il titolo inglese Laid-Back Camp, è una serie che fa di un’estetica accattivante e di una storia semplice le proprie carte vincenti. Questa seconda stagione, similmente alla prima, è caratterizzata da un comparto tecnico a dir poco incredibile. I paesaggi mozzafiato continuano infatti ad essere caratterizzati da un livello di dettaglio assolutamente incredibile, risultando sempre una gioia per gli occhi dello spettatore. Ovviamente Yuru Camp△ Season 2 non brilla unicamente per il suo lato grafico. Infatti la storia, grazie alla sua leggerezza e alla sua allegria, riesce a intrattenere lo spettatore distraendolo per almeno 23 minuti dai problemi della vita (cosa assai utile in questo periodo). Se il tutto poi si unisce alle splendide OST realizzate da Akiyuki Tateyama, non posso non consigliarvi la visione di questa piccola perla del genere slice-of-life.

Hataraku Saibou Black

Cells at Work! CODE BLACK!

Cells at Work! CODE BLACK!

Probabilmente ciascuno di voi conoscerà l’opera Hataraku Saibou, adattamento animato dell’omonimo manga shōnen realizzato dalla mangaka Akane Shimizu e meglio nota in Italia con il titolo inglese Cells at Work. Versione giapponese del meno realistico Siamo fatti così, sono moltissimi gli spin-off e le versioni alternative ad essere state pubblicate nel corso degli anni. Hataraku Saibou Black, manga seinen meglio noto come Cells at Work! CODE BLACK! e facente parte proprio della collezione di spin-off sopracitata, pur mantenendo il valore didattico dell’opera originale, ci offre un punto di vista sicuramente più maturo e drammatico. Riprendendo l’idea originale con cui è stata sviluppata la serie originale, CODE BLACK ci mostra quelle che sono le conseguenze di una vita sregolata (caratterizzata dall’abuso di alcol, dipendenza da fumo e così via) facendoci riflettere sui fragili equilibri che caratterizzano il corretto funzionamento del corpo umano. I toni più cupi e drammatici assunti della vicenda sono enfatizzati dalle azioni e dalle parole dei personaggi. Durante i 13 episodi osserveremo infatti la crescita personale dei vari protagonisti, alle prese con milioni di difficoltà e con i sentimenti che esse fanno scaturire in loro. La storia narrata riesce a far immedesimare qualsiasi spettatore all’interno delle vicende, mostrandoci in modo terribilmente sincero e realistico come tutti gli sforzi delle cellule spesso e volentieri possano essere vanificati dalla condotta dei proprietari del corpo che non badano alla propria salute.

Horimiya

Horimiya

Riuscire a battere i record di ascolti fatti da Kaguya-Sama Love is War non è qualcosa che si vede tutti i giorni, e quando succede vi è una buona possibilità che stiamo assistendo ad un’opera di tutto rispetto. Horimiya, adattamento animato realizzato da CloverWorks e basato sul celebre manga di Hero, magari non sarà un capolavoro assoluto come Love is War, tuttavia è riuscito ad affermarsi immediatamente come una delle migliori commedie romantiche del momento. La storia presentata in questo adattamento riesce a trasporre in maniera ottimale l’essenza dell’opera cartacea di Hero. I personaggi sono genuini e per quanto strambi rimangono caratterizzati da una vena di realismo. Realismo che si mantiene vivo anche nelle situazioni, le quali risultano sempre fluide e genuinamente divertenti. L’elemento che però dà a questa serie quella marcia in più è senza alcun dubbio la sua leggerezza. La trama non è pretenziosa ed evita intrecci, che oltre a risultare inutili non aggiungerebbero niente all’opera stessa.

Mushoku Tensei: Isekai Ittara Honki Dasu

Mushoku Tensei: Jobless Reincarnation

Mushoku Tensei: Jobless Reincarnation

Nel corso degli ultimi anni, le opere appartenenti al sottogenere isekai, grazie soprattutto all’incredibile successo raggiunto sia in patria che all’estero, si sono moltiplicate di stagione in stagione al punto tale che lo stesso sottogenere sia diventato a dir poco saturo e stantio. Di fatto, nel panorama attuale sono centinaia le serie fotocopia che non hanno nulla di nuovo da raccontare. Infatti, salvo qualche sporadica eccezione, è incredibilmente difficile riuscire a non annoiarsi guardando un’opera appartenente a questo filone. Se sono qui adesso però è proprio per parlarvi di una di queste eccezioni. Parlo ovviamente di Mushoku Tensei: Isekai Ittara Honki Dasu, adattamento animato di una delle più famose Light Novel isekai pubblicate negli ultimi anni. Sin dai suoi primissimi episodi è stato lampante come quest’opera abbia un non so che di diverso rispetto alla stragrande maggioranza delle opere di questo tipo. L’elemento che lascia più spiazzato lo spettatore risiede nel modo in cui ogni singola scena viene portata su schermo. Infatti quest’opera non si limita a raccontarci la classica storia dove un NEET giapponese si diverte in un mondo fantasy dopo essere morto, bensì analizza in maniera introspettiva e critica quelli che sono i traumi e le delusioni che ha dovuto affrontare nella sua vita, illustrandoci quello che è un vero e proprio cammino di redenzione. Altro pregio di questa serie risiede nel comparto tecnico di altissimo livello.


Cosa ne pensi dei sei migliori anime consigliati da Akiba Gamers per la stagione invernale appena trascorsa? Se ne conosci altri da consigliare o che hai particolarmente apprezzato, puoi lasciare un commento qui in basso. Hai già dato un’occhiata alla TOP 10 dei migliori Anime del 2020?

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Claudio Pavia
Da sempre amante di cinema, sceneggiatura e psicologia, la sua passione per il paese del Sol Levante deve tutto alle celebri opere di Gosho Aoyama e Go Nagai, oltre che a quell’amico d’infanzia che senza chiedere nulla in cambio gli prestò il suo primo The Legend of Zelda. Leggende narrano che persino i dipendenti Nintendo abbiano sentito il suo urlo di gioia durante il Direct dell’E3 2019.

1 commento

  1. Avatar

    SnK Final: niente da dire, ottimo anche se sul lato tecnico si poteva fare di meglio. Spero che la parte conclusiva non sarà un film, perchè altrimenti dovremo aspettare chissà quanto.
    Wonder Egg Priority: ben fatto e e dei messaggi importanti, peccato che si sia buttata un po’ troppa carne al fuoco per così pochi episodi. Lo pseudo-finale rushato non risolve assolutamente nulla, mi auguro che lo special conclusivo, possibilmente bello lunghetto e corposo, risolva almeno un po’ le cose.
    Yuru Camp: 😐
    Hataraku Saibou Black: non mi è mai interessato particolarmente, ma suppongo faccia il suo buon lavoro di shounen.
    HoriMiya: è un miracolo che un adattamento animato così brutalmente compresso sia uscito abbastanza bene, ma solo perchè il manga ha uno svolgimento piuttosto lento e statico, altrimenti ne sarebbe uscito un pastrocchio degno della seconda stagione di Promised Neverland. Quasi tutte le vicende dei comprimari sono state eliminate, molto male. Riassuntone strikes again…
    Però non c’è da stupirsi se, perfino in questo stato, HoriMiya sia riuscito a battere il sopravvalutatissimo “capolavoro assoluto” (ma lol) Kaguya-sama.
    Mushoku-tensei blablabla: Bungo Stray Dogs Wan lo batte, e di tanto anche… Vabbè, de gustibus 😁
    Se quella classifica l’avessi stilata io ci sarebbe stato Non Non Biyori Nonstop al posto di Yuru Camp, per non parlare poi delle seconde stagioni di Dr. Stone e Beastars. Poi vabbè, se non ci si limita alle serie tv Evangelion Thrice Upon A Time stacca tutti quanti, Giganti compresi, di una triliardata di punti. XD

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