STARBITES – Recensione

La nostra recensione di STARBITES, RPG a turni di Ikina Games e pubblicato da NIS America in arrivo il prossimo 21 maggio

STARBITES – Recensione

Io, che scrivo questo articolo, sono sempre stato un grande fan dei JRPG, e nel panorama videoludico anche un fan della maggior parte dei titoli pubblicati da NIS. Tra i vari Disgaea e titoli di egual risma avrò perso gran parte delle ore della mia vita, e quindi sono rimasto molto incuriosito quando NIS America ha pubblicato STARBITES. I coreani di IKINA GAMES hanno messo le loro idee e il loro talento, e NIS ha deciso di dar loro fiducia. Quindi chi sono io per non fidarmi a mia volta? Trovo qualcosa di tremendamente affascinante nei JRPG che riescono a sembrare leggeri in superficie, e poi se ne escono con temi durissimi appena abbassi la guardia. È esattamente la sensazione che lascia STARBITES, un titolo che mescola estetica anime, mecha stilizzati, desolazione postbellica e una sorprendente vena cyberpunk.

Bastano pochi minuti per capire che dietro quei colori sgargianti e quel design da anime classico si nasconde qualcosa di molto più amaro. Il pianeta Bitter (e già il nome è tutto un programma)  è una gigantesca discarica desertica lasciata in rovina dopo una guerra interstellare. Ed è qui che vive Lukida, protagonista piena di debiti, sogni e rabbia repressa, determinata a lasciare quel mondo morente a qualsiasi costo. “Qualsiasi costo” non è un’espressione che ho usato a caso, ma è il tema centrale dell’intera esperienza.

STARBITES – Recensione

  • Titolo: STARBITES
  • Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2, Nintendo Switch PC (Steam)
  • Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
  • Genere: JRPG
  • Giocatori: 1
  • Publisher: NIS America
  • Sviluppatore: IKINA GAMES
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese o Inglese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 21 maggio 2026
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non annunciati
  • Note: il gioco è disponibile anche in edizione fisica che potrà essere acquistata solo tramite il sito di NIS America

Abbiamo recensito STARBITES con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da NIS America.

“I debitori non hanno il diritto di morire”

La nostra Lukida, protagonista della storia, abita come abbiamo detto su Bitter. La guerra che ha costretto gli umani qui è ormai finita da tempo, e lei è nata e cresciuta su questo pianeta dove ogni angolo sa di “post-apocalittico”. Insieme ai suoi compagni vive a Delight, una città dove esiste quantomeno il concetto di vita decente, e si guadagna da vivere usando il suo mech per esplorare le lande desertiche e ottenere rottami e altri oggetti di valore. Un bel giorno ottiene, chissà come, quello che sembra essere il “biglietto” per poter finalmente lasciare questo pianeta. Nel suo viaggio per riscuoterlo, però, viene attaccato da un mech incredibilmente grande e potente, che la mette fuori combattimento e ruba tutto ciò che aveva, biglietto compreso.

STARBITES – Recensione

Se non bastasse il danno c’è anche la beffa: dopo essere stata sconfitta in battaglia, Lukida viene riportata in vita da un servizio di recupero chiamato Phoenix Service, salvo poi scoprire che il costo della resurrezione è stato aggiunto al suo debito personale. Il capo di Delight è molto chiara a riguardo: Lukida è piena di debiti, e non ha il diritto di morire fino a quando non avrà ripagato fino all’ultimo centesimo. Da quel momento, STARBITES smette di sembrare soltanto un JRPG colorato con i mecha e inizia a rivelare la sua anima più apertamente cyberpunk: corporazioni oppressive, povertà sistemica, sopravvivenza economica e speranza che lotta contro un mondo ormai allo sbando. La cosa interessante è il contrasto continuo tra temi durissimi e presentazione luminosa; visivamente il gioco richiama opere come Jak and Dexter, con personaggi espressivi, colori accesi, ambientazioni cartoonesche e dialoghi spesso ironici. Ma sotto quella superficie si percepisce costantemente una malinconia di fondo, che ammettiamolo: rende il tutto molto più intrigante e memorabile.

JRPG vecchia scuola, solo in apparenza

Parlando del gameplay, STARBITES sembra guardare negli occhi direttamente i fan dei JRPG classici: il combattimento è rigorosamente a turni, ma con un’impostazione di interfaccia moderna che richiama chiaramente titoli come Persona 5 e OCTOPATH TRAVELERDopo pochi minuti di gioco, STARBITES già ci mette al corrente con tutta una serie di meccaniche che rendono il tutto più profondo e originale. Innanzitutto il sistema ruota attorno allo sfruttamento delle debolezze nemiche: inizialmente sconosciute, dovranno essere scoperte attaccando gli avversari con elementi e abilità differenti. Colpire il punto debole consumerà gli scudi nemici fino a “fratturarli”, immobilizzandoli temporaneamente e facendo sì che subiscano più danni. La vera particolarità, però, è il sistema chiamato “Driver’s High”.

STARBITES – Recensione

Subendo danni e usando abilità si riempie una barra speciale che, una volta completata (e utilizzata, a piacimento, quando lo desideriamo), concede immediatamente un turno extra durante il quale le nostre abilità sono anche potenziate in diversi modi. Una meccanica molto aggressiva, che sembra incentivare combattimenti dinamici e ribaltamenti improvvisi. Ma l’elemento più iconico restano senza dubbio i Motorbot, gli enormi mech personalizzati che accompagnano ogni membro del party. Ogni personaggio possiede un mezzo unico sia nel design sia nelle abilità, e ognuno di essi ha una forte identità stilistica. Lukida, per esempio, combatte letteralmente appesa al retro del proprio mech arancione, mentre Gwendoll utilizza una sorta di motocicletta meccanica da cui si lancia per sparare ai nemici. In qualche modo questo tipo di estetica ricorda un cyberpunk alla Battle Angel Alita, ma mettendoci un pizzico di stravaganza.

Questo party sa come organizzare i party

Uno degli aspetti più convincenti del titolo riguarda il cast. Durante le prime ore di gioco, all’apparenza sembra che i personaggi siano appartenenti ad archetipi molto classici e privi di un vero appeal, come il tank silenzioso, la cecchina ubriacona e svampita, l’eroina impulsiva. Tuttavia con il passare del tempo in loro compagnia scopriremo che da loro emerge un’inaspettata profondità emotiva. Lukida, in particolare, funziona molto bene come protagonista. Non è l’eroina prescelta classica dei JRPG, ma una ragazza disperata che cerca semplicemente di sopravvivere e scappare da un pianeta che la sta lentamente consumando. Il fatto che il gioco mantenga toni leggeri e dialoghi scherzosi anche in un contesto così deprimente è a nostro parere uno dei punti di forza del titolo, che mostra una costante guerra tra speranza e disperazione. E no, non stiamo parlando di Danganronpa.

STARBITES – Recensione

La sensazione generale lasciata da STARBITES è quella di un progetto estremamente sincero. Con questo intendiamo che non sembra voler inseguire trend specifici né limitarsi al puro effetto nostalgia. Certo, ha influenze che sono piuttosto evidenti, ma i ragazzi di IKINA GAMES sembrano averle usate come fondamenta per costruire qualcosa con una propria identità. In un panorama pieno di JRPG che cercano disperatamente di sembrare “retro”, vedere un titolo che prova invece a essere stilisticamente riconoscibile è già, a parer nostro, un enorme pregio. Anche per quanto riguarda la colonna sonora sono presenti tracce memorabili e altre che non potremo fare a meno di canticchiare durante l’esplorazione, il tutto con una certa influenza funky/elettronica. Il vero punto debole della produzione è il comparto visivo, che seppur vince nella direzione artistica, ha una grafica che non riesce a tenere il passo e che ricorda troppo da vicino l’epoca a cavallo tra PlayStation 2 e PlayStation 3. In una produzione appositamente retro, con pixelart e similia, questo non è di interesse, ma in un gioco come questo purtroppo è un tallone di Achille che si fa sentire.

A chi consigliamo STARBITES?

STARBITES è pensato soprattutto per chi ama i JRPG narrativi vecchia scuola ma cerca un’estetica diversa dal solito fantasy medievale. I fan di Persona 5, Trails in the Sky e FINAL FANTASY X potrebbero trovare qui un combat system familiare ma arricchito dalla componente mecha e dal sistema Driver’s High. Allo stesso tempo, chi apprezza atmosfere cyberpunk più “umaniste” alla Battle Angel Alita o Jak II, potrebbe rimanere sorpreso dalla durezza dei temi affrontati sotto l’apparenza colorata e quasi spensierata.

STARBITES – Recensione

  • Direzione artistica coloratissima e molto riconoscibile
  • Atmosfera cyberpunk sorprendentemente forte
  • Combat system a turni interessante e dinamico
  • Ottimo mix tra leggerezza narrativa e temi maturi

  • Il tono “cartoon” potrebbe allontanare chi cerca un RPG più serio visivamente (andando così a perdere qualcosa che forse avrebbe apprezzato)
  • Il combat system non evolve nel lungo periodo
  • Alcune attività secondarie stancanti e monotone
  • Grafica molto sottotono
STARBITES
3.8

Trovare una gemma tra i rottami

Dopo aver trascorso del tempo nel mondo di STARBITES, la sensazione più forte che rimane addosso è quella di aver vissuto un JRPG capace di distinguersi davvero in un panorama sempre più affollato di produzioni nostalgiche tutte uguali tra loro. IKINA GAMES ha preso elementi estremamente familiari (il combat system a turni, il party di poveracci, i mech personalizzabili, il viaggio che parte “piccolo” per poi allargarsi progressivamente), ma li rielabora con una personalità rara, costruendo un’avventura che riesce a essere contemporaneamente coloratissima, malinconica, ironica e anche feroce nei temi che affronta. La vera forza di STARBITES sta però nel modo in cui riesce a far convivere il peso del suo mondo con il senso costante di avventura. Bitter è un pianeta crudele, dominato da debiti, rottami e sopravvivenza, ma il viaggio di Lukida e dei suoi compagni non perde mai quel gusto da grande avventura sci-fi che ricorda certi anime e JRPG dei primi anni 2000. Anche quando la narrazione tocca temi apertamente cyberpunk e anti-corporativi, STARBITES non rinuncia mai al cuore, all’umorismo e a quel senso di speranza disperata che tiene tutto insieme.

Amante di videogiochi, manga, anime, giochi di ruolo, cosplay, e tutto il mondo nerd sin da tenera età. Ha eternamente 14 anni, le persone che gli hanno ricordato la sua vera età sono misteriosamente scomparse.

1 Comment

  1. Come hai giustamente detto, lo “stile cartoon alla overwatch/blizzar” a me fa veramente cagare quindi mi allontano.

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