Atelier of Witch Hat – Recensione del primo volume

Siete pronti a partire per una magica avventura? Allora facciamoci trasportare da Planet Manga nei meandri di Atelier of Witch Hat

Atelier of Witch Hat

“Una volta un conoscente mi disse che il processo da cui nascono i disegni sembra una magia. È da quella frase che ha avuto origine questo fumetto”. Così scrive l’autrice nella seconda di copertina del volume oggetto di questa recensione. Oltre a descrivere molto bene uno dei motivi per cui il disegno è una disciplina artistica così affascinante, questa frase riassume alla perfezione il primo volume di Atelier of Witch Hat, un manga magico sia nel contenuto che nella forma.

In originale とんがり帽子のアトリエ (lettura occidentale: tongari bōshi no atorie), il manga in questione è un seinen di genere fantasy-avventura scritto e disegnato dall’autrice Kamome Shirahama e serializzato dal 22 luglio 2016 sulla rivista Morning Two di Kodansha. Attualmente è ancora in corso in patria e conta 5 volumi pubblicati. È stato nominato nel 2018 all’undicesima edizione del premio Manga Taishō, dove è arrivato 7° su 12 candidati, e alla 42° edizione dei Kodansha Manga Awards nella categoria di miglior manga in generale. Nel nostro paese è pubblicato dall’editore Planet Manga che lo ha annunciato durante il Lucca Comics and Games 2018. Il primo volume è uscito il 9 maggio 2019.

Atelier of Witch Hat

Ambientato in un mondo fantasy dal gusto squisitamente europeo, dove la magia è un potere innato e non concesso ai comuni mortali, Atelier of Witch Hat narra le vicende della dolce e vivace Coco, la giovane figlia di una sarta affascinata dalla magia e che più di ogni altra cosa vorrebbe usare i poteri magici. L’incontro fortuito con il mago Qifrey è destinato a cambiare per sempre la sua vita, portandola a scoprire il segreto della magia e a divenire una sua discepola. Da questa premessa, molto semplice e lineare, cominciano le avventure di Coco e dei suoi compagni.

Partiamo subito con il primo pregio di quest’opera, che salta subito all’occhio grazie alle immagini presenti nella recensione: i disegni di Atelier of Witch Hat sono semplicemente magnifici. I fondali sono minuziosi e dettagliati così come i costumi, il character design grazioso ed elegantissimo reso a meraviglia nelle espressioni dei personaggi (ma anche in parti non meno importanti come i capelli), le linee pulite e precise, l’inchiostrazione e l’utilizzo del controluce perfetti, la composizione delle tavole creativa e funzionale. Non serve essere esperti di disegno per capire che ci troviamo di fronte ad un lavoro di altissimo livello, che rende la lettura del volume un piacere continuo pagina dopo pagina e che a parere di chi scrive costituisce già da solo un motivo valido per acquistare il prodotto, soprattutto se per voi il comparto grafico è una componente importante in un fumetto. Lo stupore è ancora più grande se si pensa che Kamome Shirahama è una giovane illustratrice giapponese che oltre ai manga lavora anche nel campo dei fumetti americani come autrice di cover per Marvel Comics, Star Wars e soprattutto DC Comics, cosa che dimostra la sua notevole abilità e soprattutto la sua versatilità artistica. Molto attiva anche lato social, potete ammirare le sue creazioni seguendola su Twitter e Pixiv.

Atelier of Witch Hat

Narrativamente parlando ci troviamo di fronte ad un’opera molto leggera nei toni e nelle tematiche, che mescola commedia e slice of life, anche se non manca qualche lieve punta di dramma e di mistero. Nei cinque capitoli che compongono il primo volume non ci sono molti avvenimenti ed un giudizio più concreto sulla trama è dunque prematuro, ma la lettura è piacevole grazie ad una sceneggiatura fluida e scorrevole, che introduce bene i singoli personaggi e caratterizza l’ambientazione quanto basta per renderla interessante. Il tutto però non brilla di sicuro per originalità: la premessa ricalca quella di un generico shōnen manga d’azione, dove il protagonista affronta la sua crescita personale imparando a padroneggiare i suoi poteri, e durante la lettura è impossibile non notare le similitudini con opere come Little Witch Academia, Black Clover o, spostandosi fuori dai confini dell’intrattenimento giapponese, la saga di Harry Potter. Questa sensazione di già visto è forse l’unico vero difetto di Atelier of Witch Hat, ma in un’epoca dove è sempre più difficile essere originali non gliene si può fare una colpa, specialmente quando il risultato è di buon livello come in questo caso.

Atelier of Witch Hat

It’s a kind of magic

Atelier of Witch Hat copertinaAtelier of Witch Hat esordisce come un’avventura fantasy che non ha sicuramente l’ambizione di rivoluzionare il genere o proporre qualcosa che non si sia già visto in molte opere simili, ma si rivela comunque un ottimo prodotto di intrattenimento che promette di immergere il lettore in un mondo magico e ben caratterizzato che prende vita grazie soprattutto ai magnifici disegni dell’autrice Kamome Shirahama, un’artista molto brava e da tenere d’occhio visto che siamo solo agli albori della sua carriera.

I disegni hanno ricevuto il trattamento che si meritano nell’edizione italiana di Planet Manga. Dopo un paio d’anni in cui sono state le edizioni più economiche a far da padrone al suo catalogo, Planet negli ultimi mesi sta riproponendo molte sue novità in edizioni più pregiate per librerie e fumetterie, e questo caso non fa eccezione. Formato 13×18, rilegatura brossurata con sovraccoperta, carta e inchiostro di ottima qualità, il tutto al prezzo di 7,00 €. Per coloro che hanno prenotato il primo volume nella propria fumetteria di fiducia è stato inoltre reso disponibile gratuitamente in allegato un mini-artbook di 32 pagine a colori, intitolato Atelier of Witch Hat Artworks, contenente svariate illustrazioni e schizzi preparatori legati al manga. Un omaggio piacevole e molto gradito.

Deliziosamente magico

Alessio Micheloni
Figura mitologica ossessionata da tutto quello proveniente dal Giappone che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Ha tirato più bestemmie in un solo mese che in una vita intera grazie a SEKIRO: Shadows Die Twice e, quando non impugna un controller, si diletta a leggere manga di dubbio gusto.
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