Famicom Detective Club – Recensione

Rimasti a lungo confinati sul suolo giapponese, i due capitoli di Famicom Detective Club arrivano in Occidente. Ecco la nostra recensione

Famicom Detective Club - Recensione

Correva l’anno 1988 quando Nintendo rilasciava sul mercato giapponese il primo capitolo della serie Famicom Detective Club (in originale Famicom Tantei Club), intitolato The Missing Heir, seguito l’anno successivo dal prequel The Girl Who Stands Behind. Questi due titoli, a lungo confinati sul territorio nipponico, rappresentano il primo successo commerciale per il game designer Yoshio Sakamoto, autore della sceneggiatura di entrambi i capitoli e futuro director del celeberrimo Super Metroid (1994). Acclamata dalla critica, la serie in questione ha avuto un’importanza fondamentale nella definizione dei canoni dei videogiochi investigativi (chi ha detto Phoenix Wright?), ma il pubblico occidentale ha dovuto attendere più di vent’anni prima di poterla toccare con mano.

Annunciata a sorpresa durante un Nintendo Direct lo scorso febbraio, Famicom Detective Club: The Missing Heir & The Girl Who Stands Behind è una raccolta che include entrambi i capitoli della suddetta serie rinnovati e tirati a lucido grazie al remake dello sviluppatore MAGES., uno dei più esperti nell’ambito delle visual novel e delle avventure narrative. Disponibile dal 14 maggio 2021 in esclusiva su Nintendo Switch, al prezzo base di 59,99 €, ecco la recensione di due chicche del catalogo della grande N che finalmente riescono a ottenere visibilità anche fuori dal Giappone.

Famicom Detective Club - Recensione

  • Titolo: Famicom Detective Club: The Missing Heir & The Girl Who Stands Behind
  • Piattaforma: Nintendo Switch
  • Versione analizzata: Nintendo Switch (EU)
  • Genere: avventura investigativa, visual novel
  • Giocatori: 1
  • Publisher: Nintendo
  • Sviluppatore: MAGES.
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 14 maggio 2021
  • Disponibilità: digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: remake dei capitoli usciti originariamente su Famicom Disk System

Abbiamo recensito Famicom Detective Club con un codice Nintendo Switch fornitoci gratuitamente da Nintendo.

Famicom Detective Club

Conan, super detect… Ah no

Entrambi i giochi vi mettono nei panni di un giovane detective in erba, assistente nell’agenzia investigativa Utsugi, che si ritrova a indagare su due casi di omicidio complessi e spinosi. Avete la possibilità di personalizzare nome e cognome del protagonista a inizio partita, ma questo non significa che vi troverete di fronte al classico avatar impersonale del giocatore tanto caro agli sviluppatori giapponesi. Al contrario, il nostro collega del più famoso Conan possiede una caratterizzazione ben definita che, pur non avendo chissà quale carisma (nonostante la buona prova della doppiatrice veterana Megumi Ogata), riesce a creare la giusta empatia sia nel primo che nel secondo capitolo.

The Missing Heir, il primo titolo della serie, vede il giocatore alle prese con la morte dell’anziana capofamiglia degli Ayashiro, un casato molto potente la cui magione si trova in un villaggio della campagna giapponese. Un’indagine che si complica sin da subito, quando il protagonista viene ritrovato ai bordi di una scogliera privo di memoria. The Girl Who Stands Behind è incentrato invece sul primo vero caso del nostro alter ego, quello dell’omicidio di una giovane liceale le cui circostanze sembrano avvolte nel soprannaturale, e la cui risoluzione si collegherà a quella di un altro delitto commesso molti anni prima e ancora irrisolto.

Come già detto, The Girl Who Stands Behind funge da prequel di The Missing Heir pur essendo stato rilasciato a posteriori: il protagonista, infatti, è entrato da poco a far parte dell’agenzia Utsugi mentre Ayumi Tachibana, sua assistente nel primo capitolo, è ancora una semplice studentessa. Nonostante ciò, potete scegliere di affrontare i titoli in qualunque ordine senza alcuna conseguenza sulla godibilità del racconto, poiché le trame dei due casi sono completamente scollegate tra loro e gli unici riferimenti sono quelli citati in precedenza. Personalmente, mi sono approcciato in base all’ordine di concepimento – The Missing Heir prima e The Girl Who Stands Behind dopo – e non ho riscontrato alcun problema.

Elementare, Wat… Ah no

Famicom Detective Club possiede la classica struttura di una visual novel, con i personaggi che parlano su sfondi bidimensionali e una ridotta interattività da parte del giocatore. Etichettare i due titoli Nintendo solo in questo modo è tuttavia sia un’inesattezza che una grande ingiustizia, poiché l’opera di Yoshio Sakamoto offre molto di più rispetto a una classica visual novel dove ci si limita a leggere e ascoltare ciò che si vede a schermo. The Missing Heir e The Girl Who Stands Behind sono infatti due vere e proprie avventure investigative, dove il giocatore dovrà andare avanti con le indagini attraverso la selezione delle giuste opzioni di dialogo, sulla base degli indizi e dei collegamenti logici disponibili fino a quel momento.

Famicom Detective Club

In ogni momento si ha a disposizione un menu di scelta delle varie modalità con cui interagire con i personaggi e con lo scenario (Parla, Mostra, Chiama, Prendi, Esamina), e per ragionare mettendo nero su bianco tutte le informazioni a disposizione. Le meccaniche di gioco sono l’unico aspetto della produzione originale che è rimasto quasi del tutto invariato anche in questo remake, e si presentano molto simili a quelle delle fasi investigative di titoli come Phoenix Wright: Ace Attorney, a testimonianza di quanto fossero innovative e valide all’epoca del primo rilascio. Proprio per il suddetto motivo, sfortunatamente, si rivelano anche il punto debole di entrambi i titoli.

A causa dell’abbondanza di opzioni disponibili in ogni momento, dell’assenza di un qualunque tipo di penalità se si continua a fare le scelte sbagliate, e del design fin troppo basilare dei menu, mi è capitato molte volte di rimanere bloccato senza apparente via d’uscita. In situazioni come queste, più frequenti in The Missing Heir rispetto al prequel (che mi è apparso meglio strutturato), è molto facile cadere nella tentazione del “provo tutto e prima o poi ci becco”, uno stratagemma che il gioco non disincentiva in alcun modo e a cui vi consiglio di ricorrere solo come ultima risorsa poiché rovina completamente l’idea di fondo.

Famicom Detective Club

Si tratta tuttavia di un problema sì presente ma che non compromette più di tanto l’esperienza di gioco, e al quale si fa presto l’abitudine. Entrambi i capitoli di Famicom Detective Club sono infatti due detective story da manuale, che fanno immediatamente presa sul giocatore e che manderanno in brodo di giuggiole tutti gli appassionati di giallo e di mistero, ma anche quelli del brivido visto il lieve sottotesto horror che percorre sia il primo che il secondo titolo (Sakamoto si è ispirato alle pellicole di Dario Argento per sua stessa ammissione). La possibilità di giocare un ruolo di rilievo nella prosecuzione delle indagini e la durata non eccessiva – i due giochi si completano in una decina d’ore ciascuno – completano un pacchetto molto divertente e appagante che non posso non consigliare a tutti gli appassionati del genere.

È bene sospettare di tutti

Oltre alla solidità dell’apparato narrativo, quello che stupisce davvero di Famicom Detective Club è l’estrema cura riposta da MAGES. in questo remake. I valori produttivi sono infatti elevatissimi e collocano i due titoli all’apice del loro genere per quanto concerne l’aspetto grafico e quello sonoro. A differenza di quasi tutte le visual novel, i personaggi non sono rappresentati mediante sprite bidimensionali, bensì con dei veri e propri modelli poligonali in cel shading che si integrano benissimo negli sfondi (tutt’altra cosa rispetto alle evidenti imperfezioni di ROBOTICS;NOTES) e che, assieme alle animazioni fluide, alla palette cromatica e all’eccellente character design, rendono Famicom Detective Club un vero e proprio anime interattivo. Per quanto mi riguarda, a questo giro i ragazzi di Mages si sono davvero superati e non mi sorprenderebbe vedere sempre più sviluppatori di visual novel prendere a modello questi titoli d’ora in avanti.

Famicom Detective Club

Ad accompagnare questo piccolo capolavoro artistico troviamo un comparto sonoro di eccellente fattura, con le musiche di Kenji Yamamoto e Takeshi Abo che accompagnano perfettamente ogni scena e un doppiaggio giapponese che vede coinvolti molti nomi importanti del settore. L’ultima nota dolente di Famicom Detective Club è purtroppo il pacchetto con cui è stato presentato, almeno in Occidente. Oltre a non essere disponibile in formato fisico, al momento è possibile acquistare solamente sullo shop Nintendo il bundle con entrambi i titoli a un prezzo di listino forse un po’ troppo elevato per la durata dell’intero contenuto. Da segnalare infine anche l’assenza di una traduzione italiana nonostante si parli di un’esclusiva Nintendo, conseguenza sensata (ma non giustificata) della nicchia a cui si rivolge questa produzione ma che rischia di tagliare una buona fetta di pubblico potenzialmente interessata.

A chi consigliamo Famicom Detective Club?

Se vi piacciono le visual novel e i videogiochi dalla forte componente narrativa, se in voi dimora uno spirito da detective e se avete adorato i capitoli della saga Phoenix Wright, allora non avete alcun motivo per non provare Famicom Detective Club. Al netto di alcune meccaniche che mostrano i segni del tempo, i due titoli nati dalla mente di Yoshio Sakamoto e tirati a lucido dalle sapienti mani di MAGES. rappresentano due ottimi esponenti del loro genere e vi garantiranno una ventina di ore di sano divertimento. Se invece desiderate una maggiore componente interattiva o non ve la cavate bene con l’inglese, vista l’assenza di una traduzione in italiano, allora Famicom Detective Club potrebbe non fare al caso vostro.

  • Due chicche del catalogo Nintendo per la prima volta in Occidente
  • Due racconti investigativi da manuale
  • Valori produttivi molto elevati per il genere
  • Colonna sonora e doppiaggio di alto livello

  • Protagonista poco carismatico
  • Meccaniche di gioco che sentono il peso degli anni
  • Assenza della lingua italiana
  • Prezzo base elevato per i contenuti offerti
Famicom Detective Club
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Aspiranti detective a raccolta

Famicom Detective Club: The Missing Heir & The Girl Who Stands Behind è la gradita sorpresa che non ti aspetti da parte di Nintendo. Da appassionato di visual novel e di racconti investigativi i due titoli mi hanno davvero divertito, grazie a un’ottima sceneggiatura e agli elevati valori produttivi. Il remake a opera di MAGES. è infatti il vero valore aggiunto di questa operazione, rendendo di fatto la raccolta una delle migliori avventure grafiche di sempre dal punto di vista visivo e sonoro. Sfortunatamente, la scelta di lasciare inalterate le meccaniche investigative della versione originale di entrambi i titoli, unita a un design dei menù fin troppo basilare, non permette a Famicom Detective Club di essere al passo coi tempi a livello di gameplay, ma non si tratta di un problema che compromette l’esperienza di gioco, poiché basta farci l’abitudine. Inspiegabile, invece, l’assenza dei testi in italiano per quella che è a tutti gli effetti un’esclusiva Nintendo.

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Figura mitologica, ossessionata da tutto ciò che proviene dal Giappone, che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Quando non impugna un controller, si diletta a guardare anime e leggere manga di dubbio gusto. Tendenzialmente ti vuole bene, soprattutto se gli parli delle serie Trails, Ys e Utawarerumono.

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