Sony non dovrebbe partecipare ai The Game Awards 2021

Dopo Activision Blizzard, anche Sony Interactive Entertainment non dovrebbe partecipare ai The Game Awards.

Sony dovrebbe essere esclusa dai The Game Awards

A pochissimi giorni dai The Game Awards, uno degli eventi più attesi dell’anno, il medium videoludico è stato colpito nuovamente da uno scandalo, dopo quello di Activision Blizzard e le molestie subite dai dipendenti della stessa software house, questa volta tra le file di Sony Interactive Entertainment.

George Cacioppo, vice presidente della divisione PlayStation Network, ormai ex, è stato accusato di aver adescato e dato appuntamento a minorenni tramite la piattaforma d’incontri Grindr, utilizzando un nome falso. Il caso è emerso dopo la pubblicazione di alcuni screenshot comprovanti l’accusa e di un video diffuso dal canale youtube People v. Preds, dove “Jeff”, il nome che usava per non essere riconosciuto, viene sorpreso mentre aspetta sulla porta (indossando una maglia con il logo di PlayStation 5) uno dei ragazzi con cui aveva anche scambiato foto dei suoi genitali, per poi rientrare in casa non appena ha capito che si è trattata di una trappola.

Tempestiva è stata la reazione di Sony, che ha prontamente licenziato Cacioppo, ma cosa succederà in vista dei The Game Awards? Le opzioni, a parer mio, sono solo tre.

Sony partecipa lo stesso ai Game Awards

L’opzione peggiore, specialmente quando Geoff Keighley, giornalista e patron dell’evento, non ha usato mezzi termini per annunciare l’esclusione di Activision Blizzard. Far partecipare Sony significherebbe in primis utilizzare due metri di valutazione diametralmente opposti, andando contro quanto dichiarato in precedenza: “Non c’è posto per abusi, molestie o pratiche predatorie in nessuna azienda o comunità.”

L’aggravante in questo caso sarebbe quella di abusi e molestie su minori, perché tolto il ragazzo che ha denunciato tutto, non sappiamo quanti altri siano stati adescati e purtroppo siano finiti in casa dell’ex VP. Anche se si trattasse dell’unico caso a carico, sarebbe comunque grave lasciar correre il tutto perché avvenuto fuori dall’azienda. Ma sommati ad altri casi che sono stati messi nel dimenticatoio come le accuse all’interno di Insomniac Games, molestie sessuali all’interno dell’ambiente lavorativo, e Naughty Dog, crunch estremo per i dipendenti in vista dell’uscita di The Last of Us Part II, potrebbe dar adito a un caso mediatico enorme dove nessuno, e ribadisco nessuno, si salverebbe da commenti negativi o ben peggio aprendo la strada a un eventuale reintegro di Activision Blizzard all’evento.

L’organizzazione esclude Sony

Se riprendiamo le parole citate pocanzi sull’esclusione di Activision Blizzard, e se venisse usato lo stesso metro di giudizio soffermandoci sulla parola Comunità, Sony dovrebbe essere esclusa anche se il caso non è interno all’azienda, stavolta, lasciando comunque le nomination ai titoli, in quanto le varie divisioni di development, e quindi i lavoratori, non hanno alcun ruolo all’interno di questo gravissimo caso di cronaca.

Sony si ritira dall’evento

Caso limite, vero, ma Jim Ryan, CEO dell’azienda, aveva espresso le sue perplessità nei confronti di Activision Blizzard e il suo modo di gestire la situazione, quindi non mi stupirei se lo stesso CEO di Sony, nonostante abbia licenziato Cacioppo senza ulteriori indugi, possa dichiarare la volontà di ritirarsi dall’evento, e come per il secondo caso bisognerebbe capire cosa intendesse Keighley con esclusione o, in questa ipotesi, ritiro. Significherebbe solo non ritirare gli eventuali premi? Oppure l’impossibilità di mostrare i tanto agognati trailer dei nuovi titoli in sviluppo? Queste due domande dovrebbero essere poste direttamente all’organizzazione dell’evento, e non potremo saperlo fino alla notte del 9 dicembre.


Una cosa è certa, qualunque sia il genere, la religione, l’età, ogni forma di molestia o abuso è da condannare e denunciare, questi soggetti con le loro azioni disdicevoli cercano di disintegrare il prossimo solo per il piacere di sentirsi superiori, sminuendo una dignità di cui proprio loro, peccano.

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