Il regista nudo – Recensione della serie TV di Netflix

La vita del regista Tōru Muranishi narrata dalla nuova serie di Netflix Japan: Il regista nudo. La nostra recensione!

Il regista nudo

Il regista nudo (in originale 全裸監督 Zenra kantoku, in inglese The Naked Director) è una serie televisiva giapponese ideata da Masaharu Take e basata sul libro biografico “Il regista nudo – La vita di Tōru Muranishi” (全裸監督 村西とおる伝 Zenra kantoku – Muranishi Tōru den) dello scrittore e critico Nobuhiro Motohashi. Alla sceneggiatura e alla regia della serie ha partecipato anche Eiji Uchida, un regista indipendente giapponese abbastanza apprezzato nel circuito europeo. La serie, annunciata il 25 ottobre 2018 e costituita attualmente da una singola stagione di 8 episodi della durata compresa fra i 40 e i 50 minuti ciascuno, è stata distribuita sulla piattaforma di streaming Netflix l’8 agosto 2019 in tutti i paesi in cui è presente il servizio, Italia compresa, dove Il regista nudo è disponibile sia con il doppiaggio italiano che con quello originale giapponese sottotitolato. Una settimana dopo il rilascio della serie, giovedì 15 agosto 2019, l’account ufficiale YouTube di Netflix Japan ha confermato la produzione di una seconda stagione tramite un video promozionale.

Il regista nudo

Ambientata fra Sapporo e Tōkyō negli anni ’80, Il regista nudo è un’opera biografica a metà fra commedia e dramma incentrata sulla bizzarra vita del regista e imprenditore Tōru Muranishi, quasi sconosciuto in Occidente ma molto famoso in patria per aver rivoluzionato l’industria del porno giapponese, fino a quel momento censurato in ogni sua rappresentazione (riviste, audio e filmati) e considerato illegale, aumentando il livello esplicitezza nel contenuto e nella distribuzione. La storia è ispirata a fatti realmente accaduti ma è stata chiaramente romanzata (e in parte stravolta) per renderla più adatta al piccolo schermo e appetibile al pubblico, e in questa prima stagione copre gli eventi degli anni che vanno dal 1980 al 1989.

Il regista nudo

Prima di tutto questo, Tōru Muranishi (interpretato da Takayuki Yamada) era in realtà un timido venditore di enciclopedie per l’apprendimento della lingua inglese nella Sapporo di fine anni ’70, ed il suo incontro con il mondo della pornografia nasce in maniera del tutto casuale, come conseguenza di un evento personale abbastanza ironico e traumatico, che preferiamo non spoilerarvi, e dell’incontro con Toshi Arai (Shinnosuke Mitsushima), uno spacciatore di audiocassette contenenti registrazioni di rapporti sessuali fra coppie nei love hotel, che diventerà il suo principale partner. Desideroso di riscatto, con le idee chiare e pieno di ambizioni, Muranishi inizia così la sua carriera destinata a lasciare un’impronta indelebile nel mondo dell’industria pornografica giapponese, prima con le riviste e successivamente con i filmati hard, ma non senza qualche (spettacolare) battuta d’arresto.

Il regista nudo è una serie molto divertente e ben realizzata, che ci presenta senza filtri e con un gran lavoro di ricostruzione del periodo un lato nascosto e poco conosciuto del Giappone anni ’80, un’epoca florida ed edonistica ma ancora piena di ipocrisie per quanto riguarda il sesso. E lo fa attraverso le vicende del protagonista, vero e proprio Rocco Siffredi del Sol Levante che, dopo aver capito che l’industria pornografica del suo paese era ancora molto indietro e deciso ad avere successo a tutti i costi, nel corso degli episodi si erge a paladino della libertà di espressione in un periodo in cui la censura è davvero molto rigida sui contenuti erotici, considerati illegali laddove espliciti. Emblematica a tal proposito la rivalità di Muranishi con Kosuke Ikezawa (interpretato dal celebre attore Ryō Ishibashi), il presidente della più grande azienda pornografica giapponese e capo della commissione regolatrice di video per adulti, invischiato con la yakuza e la polizia, che tenterà in tutti i modi di ostacolare il nostro protagonista. È interessante poi vedere come la trama principale si intrecci con eventi importanti della recente storia mondiale, quali la diffusione delle VHS, medium che ha fatto da traino notevole per i video hard, e la fine dell’epoca Shōwa in Giappone nel 1989.

Il regista nudo

Il tono della serie è, come già detto, un perfetto equilibrio tra commedia e dramma. Nonostante la prima sia a tutti gli effetti quella più in evidenza, visti i molti momenti leggeri e scanzonati se non addirittura fuori di testa e ai limiti dell’assurdo (come alcune scene di sesso o le rocambolesche fughe dei protagonisti dalla polizia), Il regista nudo contiene anche segmenti più seri che fungono spesso da eventi catalizzatori per lo sviluppo della trama e che approfondiscono i temi più importanti dell’opera, come il rifiuto di ogni forma di censura o la pornografia come modo di esprimere sé stessi. L’argomento principale, chiaramente spinoso e delicato, viene trattato con tatto e intelligenza, senza mai risultare volgare o troppo esplicito (per esempio, non vengono mai mostrati per intero gli organi genitali maschili e femminili), mentre la storia procede in maniera lineare ma mai noiosa, risultando interessante e senza particolari cali di ritmo.

Il tutto è sorretto da un cast praticamente perfetto, con attori azzeccati e credibilissimi. Takayuki Yamada, un volto molto famoso in patria, è convincente nei panni di Muranishi e da solo regge buona parte dello show, ma a brillare è anche il resto del cast, e in particolare lo sgangherato gruppo di assistenti del protagonista, che pur risultando abbastanza stereotipato è impossibile non adorare e al quale vi affezionerete subito. Tra questi troveremo anche il celebre Pierre Taki, attore e cantante nel duo Denki Groove, trovatosi recentemente nell’occhio del ciclone a causa di uno scandalo culminato con il suo arresto e l’esclusione dal videogioco JUDGMENT. Ma la vera stella dello show, a parere di chi vi scrive, è la giovanissima Misato Morita, che interpreta il personaggio (realmente esistente) di Kaoru Kuroki, una studentessa universitaria che scopre di avere una vocazione naturale per il porno e che dopo aver conosciuto Muranishi diventerà a tutti gli effetti la sua musa ispiratrice. La sua performance è magnetica e buca lo schermo, e catalizza l’attenzione dello spettatore in tutte le scene in cui appare. Grazie a lei inoltre, dopo aver terminato la serie, probabilmente non guarderete più le ragazze con ascelle pelose nello stesso modo di prima (provare per credere!).

Il regista nudo

Il regista nudo è una serie alla quale non riusciamo a trovare dei veri e propri difetti, perlomeno evidenti, visto che porta a compimento tutti gli obiettivi che si prefigge senza particolari sbavature. Tuttavia il sesto episodio (ambientato alle Hawaii) risulta quello meno riuscito di tutti e, pur caratterizzato da un discreto fattore trash, rappresenta la “pecora nera” in una sequenza di puntate che altrimenti sarebbe stata perfetta. Piccola nota dolente anche per il doppiaggio italiano di Kaoru Kuroki (ad opera di Eleonora Reti), la cui voce risulta forse più matura rispetto all’età effettiva del personaggio, mentre il resto del cast è ottimo e adatto a ciascun personaggio. Completa il pacchetto una colonna sonora efficace e dal grande respiro internazionale.

Il lato disinibito del Giappone

Il regista nudoIl regista nudo è in definitiva la serie televisiva Netflix che non ti aspetti, una piccola sorpresa in grado di intrattenere e divertire affrontando benissimo un argomento all’apparenza ostico e difficile da sviluppare senza cadere nella volgarità fine a sé stessa. E soprattutto, è capace di farci conoscere un lato del Giappone fino a questo momento sconosciuto ai più.

Non si tratta di un lavoro perfetto, ma i piccoli difetti presenti non impediscono alla serie di risultare godibile e fresca in ogni suo aspetto, e di collocarsi fra le migliori produzioni originali Netflix degli ultimi anni. In attesa della seconda stagione, consigliamo questa serie a tutti i fan del Giappone e non solo, vista l’universalità (e attualità) del tema.

Per gli amanti dell’erotismo made in Japan

Alessio Micheloni
Da sempre ossessionato da tutto ciò che riguarda il Giappone, ha tirato in un solo mese più imprecazioni di una vita intera grazie a Sekiro e considera Persona 5 uno dei più grandi JRPG di tutti i tempi. Quando non impugna un controller, si diletta a leggere manga di dubbio gusto.

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