TOWER OF GOD – Recensione dell’anime

Recensione dell’anime Tower of God prodotto da Studio TMS, adattamento animato del webtoon coreano scritto e disegnato da SIU

TOWER OF GOD - Recensione dell’anime

Tower of God: all’inizio della stagione primaverile vi avevamo già anticipato le potenzialità di questo nuovo anime, adattamento di un webtoon coreano che tanto aveva fatto attendere gli utenti Crunchyroll, indicando nelle prime impressioni sulla serie tutte le sue potenzialità. Dopo tredici episodi, che racchiudono il primo volume dell’opera scritta e disegnata da SIU, è finalmente giunto il momento di analizzare più nel dettaglio quest’anime a suo modo rivoluzionario. Ci apprestiamo qui a descrivere tutti i pregi (e qualche difetto) di Tower of God, una saga che dovrete per forza seguire se appassionati del genere shonen.

Tower of God

“Questa è la storia di Rachel, la ragazza che è salita sulla torre per vedere le stelle, e di Baam, il ragazzo che non aveva bisogno di altro se non di lei.” Su questa semplice, ma altrettanto profonda, premessa, nasce la storia di Tower of God. Baam è un reietto, un ragazzino senza passato e senza amici, il cui unico raggio di luce è Rachel, l’unico umano che da quando ha memoria le è stato vicino. Un giorno però la ragazza decide di scalare la Torre, e così Baam, pur essendo debole, decide di seguirla.

Nel fantastico mondo del Talse Uzer esiste infatti una vasta dimensione chiamata “la Torre”, alla cui sommità si può teoricamente trovare “qualunque cosa si desideri”. Si tratta di un enorme dungeon dove solamente ai più forti è permesso di sopravvivere (e continuare la salita): qui una moltitudine di “giocatori” chiamati Regolari (coloro che sono stati invitati dal guardiano della Torre, Headon) devono sostenere prove sempre più ardue per perseguire i loro obiettivi, che si tratti di potere, gloria o ricchezza. Così anche Rachel e Baam, tra alleanze e scontri, si troveranno in balia del complesso sistema che governa la Torre, che si oppone a tutto ciò che possa essere un pericolo per la sua stessa stabilità.

Per quanto ToG sia ricco di novità e dettagli accurati, non mancano numerosi richiami al mondo dei classici manga shonen. Ad un primo approccio risulta evidente il paragone con HUNTER X HUNTER: una serie di episodi ad alto hype volta a raffinare il cast di co-protagonisti, introducendo le originali meccaniche dei test (creative e falsamente semplici, spesso distaccate dal puro confronto di forza) e i convincenti poteri in gioco (come lo Shinsoo, ovvero acqua divina, una misteriosa sostanza simile a un liquido che aleggia nella torre, dalla quale si può attingere energia). Gli obiettivi dei due protagonisti, ovvero ritrovare il proprio amore e raggiungere la vetta, sono poi tanto banali quanto ben costruiti, degni di titoli come SWORD ART ONLINE, NARUTO, ONE PIECE e TORIKO. Vi è infine la ricorrente tematica della scalata e delle prove, intese anche come “aumento di livello” del personaggio, alle quali attingono molti noti manhwa, sottolineando la grande passione che i Coreani hanno per i videogame e i dungeon in generale.

Tower of God

In tal senso si può dire che Tower of God si sia ben prestato, per l’ottimo interesse e l’attenzione che ha avuto l’anime, a fare da apripista a tutto quel mondo (fino a ora snobbato) dei webtoon, tra i quali spiccano i manhwa coreani. Grazie a questo primo esperimento dei Crunchyroll Originals, che proseguirà con il rilascio di altri due blasonati titoli, quali Noblesse e The God of High school, molti manhwa potrebbero finalmente venire adattati in anime in un prossimo futuro. In un’epoca dominata dai videogiochi e dagli anime giapponesi non è difficile intuire le grandi potenzialità che avrebbero opere come Legendary Moonlight Sculptor, Tales of Demons and Gods, The Gamer, Skeleton Soldier Couldn’t Protect the Dungeon, e soprattutto Solo Leveling.

Come già sottolineato nelle prime impressioni, lo stile dell’animazione è piuttosto originale: tratti sporchi, abbozzati, con linee spesse e spigolose, in forte contrasto con sfondi spesso semplici. Un aspetto tipico degli anime più datati, che ha fatto desistere molti fan ormai sedotti dalle recenti opere d’alta animazione (come, per citarne alcuni, Demon Slayer, Vinland Saga, FIRE FORCE, Violet Evergarden), e che tuttavia è estremamente fedele al web comic, e anzi, addirittura superiore in alcuni frangenti.
Lo Studio TMS e Takashi Sano (che ha lavorato proprio a Vinland Saga) hanno svolto un ottimo lavoro sulla qualità dei disegni, e in particolar modo sui colori: dai duelli nel fieno e dalla sfida di Headon degli inizi, sino alle scene che si svolgono in acqua, dominano forti contrasti tra tonalità fredde e calde e sfondi cupi su immagini accese, tutti aspetti che risaltano l’opera di SIU. Un limite si può trovare invece nell’animazione pura, intesa come fluidità tecnica e coreografia, che non riflette nei combattimenti la stessa dinamicità e bellezza riscontrabile nel manhwa.

Questa è forse la prima delle due pecche della serie, perché l’animazione (per quanto buona) non è in grado di rappresentare al meglio le mosse, i poteri, le strategie e le interazioni tra i vari personaggi, che tanto sono importanti in ToG. Un ulteriore difetto è in parte dovuto anche alla necessità di dover condensare 78 capitoli in una serie di soli 13 episodi. Se allungare il brodo ha creato non pochi problemi alle serie animate (vedasi Black Clover), anche ridurre all’osso le scene può scontentare molti fan: aver tralasciato sguardi, supposizioni, spiegazioni dettagliate e azioni impercettibili, riduce di molto la complessità psicologica e la pressione esercitata da, e su, ogni personaggio: personaggi come Androssi ed Anak per esempio non vengono esplorati adeguatamente, alcune prove non vengono spiegate nel dettaglio o vengono riassunte eccessivamente e così via per molti altri dettagli, forse marginali, ma dal significato più che profondo. Se questa narrazione può apparire comunque eccellente a un “non fan” della serie, avrà invece fatto storcere il naso ai più ferrati del materiale originale: la libertà che si è presa la regia, sia per la consequenzialità dei fatti presentati, sia per le già citate omissioni, ha purtroppo trasformato un’opera eccellente, dotata di test e duelli epici e studiati nel dettaglio (nello stile di HUNTER X HUNTER e Naruto) in solamente un ottimo prodotto.

Ciò che viene perso in qualità viene però compensato dalla fedele riproduzione del cast dei personaggi, originali e variegati sia per le caratteristiche fisiche (ci sono lucertoloidi, umanoidi, persone con ali e con le corna, nel classico stile ONE PIECE) che comportamentali (per cattiveria, ideologia e capacità). Escludendo Baam, che ci viene presentato come il classico protagonista dal cuore puro e dalle doti nascoste, l’intera schiera di concorrenti fa certamente il suo effetto: Rak, il coccodrillo, è un concentrato di contrapposizioni animalesche e umane, con molti lati comici, Khun Aguero balla costantemente al limite della moralità, pur di aiutare Baam, Laure dorme misteriosamente nella sua coperta, mentre Ho lotta interiormente col suo desiderio di migliorarsi. Dal misterioso guardiano Headon ai vari esaminatori… tutti si fanno notare per qualche motivo.

Ma le figure più enigmatiche sono sicuramente quelle femminili. Le Principesse di Jahad, più volte paragonate a delle scarpe da esposizione, sono uno degli emblemi della torre, con le loro vivide contrapposizioni dovute sia agli enormi poteri che hanno ricevuto, sia al loro difficile rapporto con l’amore, con tutte le profonde tematiche ad esso legate. Rachel stessa è uno dei personaggi meglio riusciti, con una personalità in questa prima serie molto più dettagliata di quella di Baam, proprio per la difficoltà e le contrapposizioni legate al suo obiettivo.

Tower of God

Ciò che nel manhwa veniva sottinteso dagli sguardi o dai combattimenti, viene ora sottolineato dagli ottimi accompagnamenti musicali di Kevin Penkin, spesso decisivi e calzanti. Gli scontri, le tensioni dei test, il potere dello shinsoo e le immagini più d’impatto (come la vista dei pesci nella grotta d’acqua) sono sorretti da una colonna sonora precisa e potente, mentre le scene d’esposizione narrativa e i momenti più tranquilli sono accostati a musiche delicate e rispettose. Anche la sigla d’apertura, “TOP” degli Stray Kids, è di tutto rispetto: l’opening, che ondeggia tra elettronica, dubstep e rap, è orecchiabile e d’impatto, e oltre ad avere la qualità di non mostrare apertamente alcuno spoiler (incentrando l’attenzione sul protagonista e su vaghe immagini) sarebbe degna dell’inizio di un film. Persino l’ending, SLUMP, ha il pregio di accrescere l’altissimo hype alla la fine di ogni puntata, con una musica nostalgia e leggermente triste, che infonde nel telespettatore il dubbio che qualcosa cambierà certamente in peggio.

Il mondo della Torre vi aspetta

TOWER OF GOD - Recensione dell’animeIn conclusione, l’anime di Tower of God presenta certamente dei difetti, ma i numerosi aspetti positivi rendono la serie un must, forse non per i seguaci del manhwa più puntigliosi, ma certamente per i nuovi adepti.

Le profonde tematiche dell’amicizia e dell’amore, le emozioni mascherate e il peso delle scelte, il pressante obbligo di ergersi al di sopra degli altri e la difficoltà di mantenere un distacco emotivo nelle prove (per un “nessun rancore” sugli esiti), sono già un valido motivo. Così come lo sono le scene di morte, mostrate in un modo totalmente differente dal solito, e quel perenne mistero causato dal Deus ex Machina che guida la scalata di Baam. Tutto questo è però niente in confronto a quello che è certamente uno dei villain più contorti, malvagi e meglio costruiti che si sia mai visto… lo odierete per settimane. Per tutti questi motivi, terminata la serie, sono certo che divorerete anche il manhwa.

Tanta originalità sul fuoco

CrunchyrollQuesto anime è disponibile sottotitolato in italiano su Crunchyroll, la prima piattaforma online internazionale completamente dedicata al mondo dell’animazione giapponese, dei manga e dei drama. Puoi guardare gratuitamente Crunchyroll sul tuo PC, sul tuo smartphone e sulla tua console iscrivendoti con un account gratuito oppure sottoscrivendo un piano di abbonamento mensile che ti permetterà di seguire gli anime in simulcasting con il Giappone.

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Dario Pezzotti
Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

1 commento

  1. Avatar

    La veste tecnica non è il massimo, ma mi è piaciuto veramente molto. Ha un velo di mistero molto intrigante, che di solito gli shounen non hanno. Mi auguro una seconda stagione, magari più lunga! E spero anche che Crunchyroll venga acquistata davvero dalla Sony, così avranno più budget.

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