Black Jack – Recensione del primo volume

Black Jack, pubblicato originariamente su Weekly Shonen Champion, dalla casa editrice Akita Shoten, è una delle opere più importanti di Osamu Tezuka, ripubblicato da J-POP nella collana Osamushi Collection. Oggi andiamo ad analizzarne il primo volume!

Black Jack - Recensione del primo volume

Black Jack debuttò in origine nel 1973 sulle pagine di Weekly Shonen Champion, rivista della casa editrice Akita Shoten, diventando in fretta uno dei manga più conosciuti di Osamu Tezuka, spesso piazzato sul podio dei suoi tre manga generalmente considerati più famosi ed apprezzati: Astro Boy, Kimba il leone bianco, e infine Black Jack. Andato avanti sulla rivista prima citata per circa dieci anni e un totale di 234 capitoli, qui da noi in Italia è arrivato più di vent’anni più tardi, inizialmente a pezzetti, con una raccolta di capitoli slegata pubblicata prima dalla storica Comic Art e poi da Dynit alla fine degli anni Novanta.

Per la prima edizione completa in venticinque volumi abbiamo dovuto aspettare Hazard Edizioni nel 2002, non estranea al portare opere del dio dei manga in Italia. A distanza di nuovo di una ventina d’anni ci pensa J-POP Manga (proprio in collaborazione con Hazard), nella fortunatissima collana Osamushi Collection, a riportare il famoso chirurgo sugli scaffali di una generazione più giovane che ancora conosce poco questo autore leggendario. Ma dopo tutti questi anni, vale la pena recuperare una serie così lunga?

Black Jack - Recensione del primo volume

  • Titolo originale: ブラック・ジャック Burakku Jakku
  • Titolo italiano: Black Jack
  • Uscita giapponese: 1973
  • Uscita italiana: 12 maggio 2021
  • Numero di volumi: 1 di 15 (in corso)
  • Casa editrice: J-POP Manga
  • Genere: seinen, drammatico, medical drama
  • Disegni: Osamu Tezuka
  • Storia: Osamu Tezuka
  • Formato: 15×21 brossurato, con sovraccoperta, b/n
  • Numero di pagine: 330

Abbiamo recensito Black Jack 1 tramite volume stampa fornitoci da J-POP Manga.

Black Jack, manga che nulla ha a che fare con il gioco d’azzardo, ci parla di un apparentemente spietato chirurgo, Black Jack appunto, che per un motivo non specificato ha perso la licenza per operare “alla luce del sole” e ora è costretto a lavorare nell’ombra accettando praticamente solo casi disperati che la medicina tradizionale non è in grado di risolvere, dietro lauto compenso. Non viene svelato nulla del suo passato (almeno in questo primo volume che esaminiamo oggi), e spesso sono i pazienti stessi a chiedere perché si prodighi così tanto per loro. Quello che in apparenza è un vero e proprio antieroe tuttavia si rivela molto meno interessato ai secondi fini, dato che il denaro guadagnato spesso viene “reinvestito” per aiutare proprio gli stessi pazienti, o qualcuno a loro collegato.

Attingendo alla sua educazione medica, Tezuka, come in Hidamari no Ki (Il bisturi e la spada, edito in sei volumi da J-POP e terminato proprio qualche mese fa), rende molto più credibili gli interventi chirurgici di Black Jack, anche nei disegni, ma fa un’operazione essenzialmente letteraria, analizzando in ognuno di questi primi capitoli un vizio particolare della società del suo tempo o comunque mostrandoci come spesso le operazioni che è costretto a performare non hanno solamente scopi benefici, e chi gliele commissiona ha molte volte secondi fini.

Sebbene la critica alla società del suo tempo qui non sia così feroce ed esplicita come in altre opere più “caricate” dell’autore come I.L. – La ragazza dai mille volti, o Kirihito, è comunque presente ed è Black Jack stesso a riflettervi su, accettando certamente i casi più disperati e riuscendo a trattarli, dimostrando capacità chirurgiche che sfiorano il divino, ma allo stesso tempo chiedendosi se sia davvero necessario il suo lavoro quando tutto intorno a lui vi sono persone che cercano di sfruttarlo per questa o quell’altra nefandezza.

Alla fine però a spuntarla risulta sempre essere lui, il chirurgo maledetto, che in un payoff finale decisamente soddisfacente per il lettore, ci mostra quanto pensi al futuro. Spesso praticando una sorta di contrappasso dantesco, Black Jack riesce in qualche modo a “farla pagare” agli antagonisti di ogni micro-narrazione, avendo comunque storie quasi del tutto autoconclusive in ogni capitolo, mettendo a nudo i loro vizi.

Non abbiamo solo un medical drama, però: fortunatamente, intervallati a riflessioni più “pesanti”, il mangaka ha inserito come da prassi alcuni siparietti più comici e leggeri, spesso piuttosto autoironici. Per quanto riguarda la qualità di disegno, siamo di fronte al Tezuka “standard”: linee slanciate, personaggi affusolati ma molto espressivi, raffigurati in maniera ancora un po’ stilizzata, come siamo abituati leggendo ormai le numerose opere del mangaka pubblicate regolarmente da J-POP sul mercato italiano. Le vignette dove vengono raffigurate operazioni chirurgiche sono ben dettagliate e ci fanno notare quanto il background di Tezuka possa aver influito (ricordo che è un medico, laureato e specializzato, anche se non ha mai esercitato la professione), sia nello stile che nei temi.

Se nessun ospedale può più aiutarti, se la scienza considera il tuo caso una causa persa, in Giappone c’è un medico che fa al caso tuo… Purché tu abbia qualche milione di yen per il suo compenso e pochi scrupoli morali. Nel 1973, attingendo alla sua educazione medica, Osamu Tezuka crea uno dei suoi personaggi più iconici: Black Jack, chirurgo senza licenza pronto ad accettare ogni richiesta, non importa se illegale o impossibile.

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Questo primo volume di Black Jack risulta dunque un assaggio di quello che la serie completa, molto longeva, ha da offrire, ed è davvero un ottimo primo antipasto. Divisa in ben 15 volumi da circa 330 pagine l’uno, è un’ottima aggiunta sia allo scaffale di quei lettori “stagionati” che vogliono completare la propria collezione approfittando di questa importante Osamushi Collection, sia per i “neofiti” che vorrebbero gettarsi in quella tana del bianconiglio che sono i manga d’autore, in questo caso del più grande autore di tutti i tempi nel suo ramo di appartenenza. Il prezzo è in linea con quello degli altri volumi della collana e, visto lo spessore, mi sembra decisamente onesto; da segnalare la copertina davvero di pregio e spesso pubblicizzata da J-POP stessa sulle sue pagine social, realizzata utilizzando colori metallici Pantone molto particolari, in grado di rendere la sovraccoperta grigia incredibilmente lucida e “metallizzata”, davvero simile agli strumenti da chirurgo con cui il protagonista riesce a compiere veri e propri miracoli.

Black Jack ritorna in tutto il suo splendore

Black Jack è un’opera fondamentale di Osamu Tezuka, e questo primo volume ne incarna sicuramente le qualità fondamentali che hanno attirato migliaia di lettori negli anni della sua pubblicazione e anche oltre, essendo infatti uno dei relativamente “pochi” manga di Tezuka che ha ricevuto anche un adattamento animato. L’autore sa fondere bene pathos e riflessione attraverso gli interventi miracolosi del chirurgo Black Jack. Mi sento di consigliare questo primo volume a tutti coloro che abbiano un serio interesse nel fumetto giapponese come medium e non solo come intrattenimento, perché qui troveranno una sapiente commistione tra generi capace anche di dire qualcosa sulla società del tempo in cui il mangaka ha vissuto, piena di contraddizioni e dilemmi etici complessi, proprio come la professione medica che qui viene romanzata ma di sicuro ben incapsulata.

Un capolavoro finalmente ristampato

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Ossessionato da Le Bizzarre Avventure di JoJo e METAL GEAR, pensa che TRIGGER abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene, finché non gli parli di microtransazioni.

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