Oggi finalmente torniamo a parlare di Beast of Reincarnation, la nuova IP sviluppata da GAME FREAK che si discosta ampiamente dai precedenti lavori della compagnia. Negli scorsi giorni vi avevo svelato un po’ di mie prime impressioni sul gioco dopo circa venti ore di gioco, ma dopo essermi avventurato in lungo e in largo in questa nuova IP e aver portato a termine l’avventura di Emma e Kuu è tempo di offrirvi un’analisi molto più approfondita del titolo. Dopo aver raggiunto i titoli di coda di Beast of Reincarnation sarà cambiato qualcosa rispetto alle mie opinioni iniziali? Scopritelo all’interno di questa recensione!
- Titolo: Beast of Reincarnation
- Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: Action RPG
- Giocatori: 1
- Publisher: Fictions
- Sviluppatore: GAME FREAK
- Lingua: Italiano (testi), Giapponese (doppiaggio)
- Data di uscita: 4 agosto 2026
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: non annunciati
- Note: il gioco è disponibile gratuitamente per tutti gli abbonati al servizio Xbox Game Pass
Abbiamo recensito Beast of Reincarnation con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da Fictions.
Il mondo come lo conoscevamo ormai non esiste più. Tantissimo tempo fa si è infatti diffusa sulla terra una misteriosa Piaga capace di infettare gli esseri umani e tutte le creature viventi, dando così vita a delle mostruosità mutanti che hanno lentamente portato alla fine della civiltà. Si dice che queste mutazioni, conosciute anche come Malefici, siano state originate dalla misteriosa Bestia della Reincarnazione, una misteriosa creatura capace di tornare ciclicamente sulla terra ogni 100 anni.
Giappone, 4026. Emma è una ragazza colpita dalla piaga fin dalla nascita, e per questo viene emarginata dal resto della società. Lei non ha alcun ricordo del suo passato, e il suo unico scopo è quello di sfruttare le proprie abilità in battaglia per tenere al sicuro la Colonia in cui vive. Essendo vittima della piaga, Emma ha la capacità di assorbire dentro di se la corruzione dei propri nemici in modo da evitare che infettino altre persone. Dopo aver stretto un legame con un Maleficio canino di nome Kuu, la ragazza partirà con lui per cercare un modo di fermare definitivamente la Bestia della Reincarnazione prima del suo ritorno.
I whip my hair back and forth
Per il gameplay di Beast of Reincarnation la software house ha deciso di optare per un action RPG con una forte componente esplorativa. Il lungo viaggio di Emma e Kuu ci porterà ad attraversare diverse aree del Giappone, che nel gioco sono strutturate in delle mappe interconnesse ma ben delimitate nei loro confini. Oltre agli obiettivi dell’avventura principale in ogni area potremo trovare tantissimi segreti nascosti a partire da equipaggiamenti per i due protagonisti, ma anche documenti che ci permetteranno di scoprire lentamente la lore del gioco e persino potentissimi nemici di livello elite che metteranno a dura prova le nostre abilità in battaglia.
Per esplorare il mondo di gioco dovremo utilizzare al meglio le abilità uniche di Emma. La protagonista infatti riesce a estendere i suoi capelli sia in orizzontale, per creare dei ponti da attraversare in modo da superare facilmente zone pericolose, che in verticale, in modo da raggiungere anche le aree sopraelevate. Emma può inoltre sfruttare la sua folta chioma per aggrapparsi ad alcuni punti di appiglio sparsi per il mondo di gioco, grazie ai quali potremo raggiungere una determinata zona della mappa. Un elemento che credo sarebbe potuto essere sfruttato meglio è invece la presenza di Kuu in esplorazione. Il nostro compagno canino si limiterà ad accompagnarci e ad aiutarci in battaglia, ma la software house non ha pensato a modi di implementare le sue abilità anche in esplorazione.
Personalmente credo che il sistema di esplorazione di Beast of Reincarnation abbia tanti punti di forza, che però sono stati limitati da una serie di scelte di game design davvero bizzarre. La totale assenza di abilità esplorative per Kuu, considerando l’importanza del suo rapporto con Emma nella trama principale, è davvero strana. Sarebbe bastato anche semplicemente permetterci di salirgli in groppa per muoverci più velocemente, ma la sua presenza è totalmente di contorno mentre esploriamo. Il problema più grande è però legato alla libertà di esplorazione, dopo qualche ora infatti ci accorgeremo che si tratta solamente di una libertà apparente dato che la software house ha disseminato il gioco di fastidiosi muri invisibili. Capisco il voler limitare delle zone perché legate alla trama, ma mi è capitato diverse volte di trovarmi a un passo da aree secondarie facilmente raggiungibili con le abilità di Emma ma bloccate da muri invisibili posti strategicamente per obbligare il giocatore a seguire un percorso predeterminato. Si tratta di scelte che trovo davvero inconcepibili, la software house ha sfruttato proprio male un sistema esplorativo che aveva tutte le carte in regola per essere estremamente appagante.
Attenzione alle spine
L’elemento più interessante di Beast of Reincarnation è senza ombra di dubbio il suo sistema di combattimento. GAME FREAK ha infatti realizzato un sistema ibrido che unisce molto bene la freneticità di un gioco d’azione al ragionamento più strategico di un gioco a turni. In battaglia prenderemo il controllo di Emma, e dovremo prestare molta attenzione alle azioni dei nemici per riuscire a difenderci dai loro attacchi e contrattaccare al momento giusto. Quando effettueremo delle parate perfette andremo a guadagnare i Punti Fioritura, che ci serviranno per sfruttare le abilità in battaglia di Kuu. Una volta raccimolati abbastanza punti potremo aprire il menù dedicato alle abilità del nostro compagno canino, e così facendo rallenteremo il tempo in modo da poter pensare con più calma a cosa scegliere. Ogni tecnica di Kuu farà partire un Quick Time Event, e premendo il tasto al momento giusto andremo sia a migliorare l’effetto di quell’abilità che a far recuperare un po’ di salute a Emma.
Ma questa è solamente la punta dell’iceberg. La software house ha infatti inserito tantissimi elementi per permetterci di personalizzare al meglio il nostro stile di combattimento. Proseguendo con l’avventura potremo far apprendere a Emma delle combo sempre più devastanti, ma anche la possibilità di eliminare i nemici rapidamente se non ci noteranno o di rallentare il tempo per un breve periodo in modo da riprenderci o da attaccare con tutte le nostre forze. Per Kuu invece avremo a disposizione una serie di modificatori per le abilità, che ci garantiranno degli effetti speciali come una cura maggiore o l’applicazione di status negativi al nemico, ma anche delle tecniche secondarie che il nostro compagno canino potrà utilizzare autonomamente nel corso di una battaglia.
Ho apprezzato parecchio il sistema di combattimento di Beast of Reincarnation, ed è uno degli elementi che è riuscito a tenermi davvero incollato al controller. La software house ha colpito in pieno realizzando un sistema ibrido divertentissimo da giocare e ricco di personalizzazione, che però viene penalizzato da forse quella che è la peggiore scelta di game design fatta per il gioco. Man mano che andremo avanti con l’avventura inizieremo a notare la grande ripetitività dei nemici, e non parlo solo di quelli comuni. Anche i boss infatti verranno ripetuti più volte, andando a togliere dunque quel senso di sorpresa o di soddisfazione nel riuscire a sconfiggere un nuovo avversario. Si tratta di una scelta che impatta in modo negativo il gioco, un modo per GAME FREAK di auto-sabotarsi quando aveva tra le mani un sistema di combattimento divertente e ben curato.
We got NieR at home
Tecnicamente Beast of Reincarnation è caratterizzato da una serie di alti e bassi. Ho apprezzato parecchio la direzione artistica scelta per il comparto visivo che, per quanto limitato, ci porta in un Giappone post-apocalittico interessante in cui la natura ha preso il sopravvento sulla modernità. I modelli dei protagonisti sono senza dubbio il picco più alto, e sono rimasto abbastanza soddisfatto nel vedere come la software house sia riuscita a trasmettere in Kuu una forte espressività emotiva. Su console la software house ci da la possibilità di scegliere se dare priorità alla qualità grafica o alle prestazioni tecniche. Generalmente preferisco optare sulle migliorie all’aspetto visivo, ma stavolta ho avuto davvero tanta difficoltà a giocare e ho preferito scegliere un frame rate più fluido e stabile.
Musicalmente la colonna sonora del gioco è abbastanza piacevole, e vanta dei compositori molto noti nel panorama videoludico come Go Ichinose, Kow Otani e Cris Velasco. Ma se i brani di per se sono interessanti, il più grande problema è la loro ripetitività. Molto spesso infatti ci troveremo ad ascoltare la stessa canzone che sarà ripetuta in continuazione in diverse aree del gioco, e ciò fa si che alle lunghe il comparto audio risulti forse un po’ blando. Molto buono invece il doppiaggio giapponese, così come la localizzazione dei testi in italiano. E fortunatamente la software house è al lavoro per risolvere il problema della dimensione dei sottotitoli, che sono un po’ piccoli specie e rischiano di risultare difficilmente leggibili nelle fasi più concitate del gioco.
Narrativamente il gioco propone delle idee molto interessanti, e ho apprezzato parecchio l’evoluzione del rapporto tra Emma e Kuu nel corso della storia. Il problema è però la lentezza con la quale si protrae la trama, specie nel mezzo dell’avventura. La software house è andata ad allungare un po’ troppo il brodo andando a spezzare quella che sarebbe potuta essere un’esperienza di gioco molto più concisa ed efficace. Fortunatamente GAME FREAK ha già annunciato di essere al lavoro su diverse migliorie per rendere la narrazione più fluida. Non mancano alcuni contenuti secondari. Il più importante è legato agli upgrade della nostra base operativa, che ci permetteranno di sbloccare funzionalità come l’allevamento e persino la coltura di ortaggi. Questi sono legati al sistema di cucina, grazie al quale sarà possibile migliorare i parametri dei protagonisti ogni volta che faremo provare loro dei piatti diversi.
Ora però bisogna parlare dell’elefante nella stanza. Fin dalle prime battute di gioco è innegabile capire come il franchise di NieR sia stata una grande ispirazione per la software house durante la realizzazione di Beast of Reincarnation. Le ambientazioni post-apocalittiche, le musiche e persino alcune caratterizzazioni dei personaggi ricordano forse un po’ troppo la saga creata da Yoko Taro. E fin qui non ci sarebbero grossi problemi, gli omaggi non sono poi così rari nel mondo videoludico. Personalmente però il problema principale è che ho trovato fin troppe similitudini anche con alcune scelte della trama. Non andrò ad approfondire troppo questo discorso per evitare possibili spoiler, ma diciamo che il senso di sorpresa va un po’ a scemare se abbiamo già giocato la saga di NieR.
A chi consigliamo Beast of Reincarnation?
Nonostate tutti i problemi elencati, credo che Beast of Reincarnation sia comunque un gioco abbastanza interessante che riesce a stimolare bene quel senso di curiosità per scoprire tutti i suoi segreti. È strano da dire, considerando l’importanza degli aspetti negativi, ma è uno di quei giochi in cui vuoi comunque arrivare fino alla fine complice anche un sistema di combattimento capace di creare dipendenza. Ve lo consiglio a prezzo pieno? Forse no. Merita comunque di essere giocato? Assolutamente sì.
- L’evolversi del rapporto tra Emma e Kuu è molto interessante
- Le abilità scelte per l’esplorazione sono decisamente azzeccate
- Il sistema di combattimento dinamico e ricco di personalizzazione…
- …Penalizzato da una ripetitività eccessiva dei nemici
- Alcune scelte di game design ledono l’esperienza di gioco
- Troppe similitudini con il franchise di NieR, si perde il senso della sorpresa
Beast of Reincarnation
Un fiore che non riesce a sbocciare del tutto
Fino all’ultimo, ho voluto dare il beneficio del dubbio a GAME FREAK. Ma ammetto che dopo aver completato Beast of Reincarnation provo sentimenti costrantanti sul gioco. L’idea di base è davvero interessante e ci offre delle meccaniche di gameplay che di per se sono ben strutturate, ma che vengono totalmente penalizzate da delle scelte di game design incomprensibili. Il sistema di combattimento è senza dubbio il punto più alto del gioco, specie per via di tutte le possibilità che avremo per personalizzare il nostro modo di giocare. Ci sono davvero troppe similitudini con NieR, e il gioco pecca di ripetitività. Ma nonostante ciò credo che l’avventura di Emma e Kuu possa essere una buona base per sviluppare un eventuale secondo capitolo, che vada ovviamente a risolvere le problematiche riscontrate in Beast of Reincarnation. Un finale dolceamaro per un gioco che avrebbe decisamente meritato di più.
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