STORY OF SEASONS: Grand Bazaar è tornato per il trono del cozy gaming

STORY OF SEASONS: Grand Bazaar è la svolta in un percorso iniziato nel 1996 da Harvest Moon, reclamando il suo posto in una variegata concorrenza

STORY OF SEASONS: Grand Bazar è tornato per il trono del cozy gaming

Il percorso calcato da quelli che oggi il mercato chiama “cozy games” è uno di quelli che racconta molto dell’industria videoludica, del suo pubblico e di chi questi giochi li crea. Un punto di svolta, quasi come se fosse l’anno 0 per tanti calendari comfy, è l’avvento di Stardew Valley e tutto ciò che ne è seguito. Il titolo di Concerned Ape è sicuramente l’apice di tanti fattori, l’opera magna di ogni cosa, eppure Stardew Valley nasce proprio da un marchio che molti hanno dimenticato, complice anche una storia travagliata, un cambio di brand bizzarro e alcuni titoli più recenti decisamente superati da altri studi, piccoli e grandi, che hanno avuto intuizioni migliori. Questo marchio è Harvest Moon, oggi conosciuto come STORY OF SEASONS.

Se finora è rimasto nelle retrovie e a galla grazie ai molti fan storici della serie, STORY OF SEASONS ha l’occasione per tornare in auge grazie al nuovo titolo che si ispira a un vecchio Harvest Moon per riproporre una sua versione completamente rivista e dagli standard più alti rispetto alle ultime iterazioni: STORY OF SEASONS Grand Bazaar. Sebbene per parlare approfonditamente del gioco ci sarà tempo con la recensione dedicata, la promettente presentazione di Grand Bazaar ci fornisce l’occasione di potervi illustrare perché STORY OF SEASONS potrebbe tornare ai fasti di un tempo e come il suo percorso lo porta, oggi, a proporre un serio candidato per il pantheon dei migliori giochi cozy/farming che ci siano sulla piazza.

Un lavoro durato una vita

Quando si parla di Harvest Moon come fondatore del genere farming sim, oggi ormai assimilato al genere “cozy” che significa “comodo, confortevole” per indicare giochi dove ci si rilassa senza particolari urgenze di trama o gameplay, si intende mettere su pietra la lunga storia iniziata dal primo Harvest Moon nel 1996 per Super NES da Yasuhiro Wada, un producer che dopo aver lavorato a diversi progetti ritenne che fosse l’ora di proporre qualcosa di diverso rispetto ai giochi che andavano sul mercato in quel momento, un titolo dove non c’era nessun tipo di combattimento. Decise quindi di ispirarsi alla sua vita coltivata nel Giappone rurale, creando una storia dove il giocatore era chiamato a rendere rigogliosa e produttiva una fattoria caduta in disuso ed ereditata dal nonno, vivendo al tempo stesso in una piccola comunità e svolgendo diverse attività legate alla natura, come coltivare o occuparsi degli animali. Suona familiare eh?

Da quel momento Harvest Moon diventò ben presto una serie e il numero di capitoli si popolo di diverse iterazioni. In particolare, molti Harvest Moon iniziarono a sperimentare aggiunte al gameplay come la possibilità di avere figli e vederli crescere, ottenere macchine industriali, incrementare le attività in città e, come nel caso di Grand Bazaar, avere un negozio. Harvest Moon, per tantissimo tempo, è stata l’unica serie di riferimento in termini di farming simulator mischiato a gioco di ruolo senza alcun tipo di combattimento e ad oggi è il papà di tutto ciò che è venuto in seguito, perfino Stardew Valley. C’è stata anche una divisione che ha dato luogo a un altro marchio di successo ancora oggi: Rune Factory, recentemente arricchito dall’ultimo Guardians of Azuma. Qui il cuore rimane sempre la “vita” nei suoi compiti più mondani, ma inserita in un contesto fantasy dove è possibile combattere, craftare e vivere storie tipiche da JRPG. In particolare, Rune Factory 4 a oggi è uno dei migliori esponenti del genere e ancora amato da tantissimi giocatori.

Harvest Moon non si è fatto problemi anche a creare dei capitoli spin-off più particolari, come quelli in collaborazione con Doraemon che sono senza dubbio un gioiellino in grado di far felici grandi e piccini. Non tutto però è andato a gonfie vele, infatti tra il 2013 e il 2015 cambiarono accordi di pubblicazione e nacquero delle dispute tra le compagnie di localizzazione. La storia si complicò molto per il gioco, poiché allo stato attuale esistono due “Harvest Moon”. In termini molto brevi, la serie che oggi in Occidente è pubblicata come Harvest Moon è una sorta di appropriazione del nome che nulla ha a che vedere con l’eredità del design storico della serie e infatti ha creato una piccola sequela di giochi ignorati dal pubblico e dalla bassa qualità. L’originale Harvest Moon, invece, è stato cambiato in STORY OF SEASONS e quindi solo i titoli che riportano tale dicitura appartengono al filone principale che parte dal 1996. Recentemente, i diversi STORY OF SEASONS hanno cercato di riportare in una nuova forma i vecchi giochi e proporne di nuovi, che in Giappone sono ancora chiamati con il nome tradizionale: Bokujou Monogatari.

Un nuovo inizio

Dal cambio di nome, STORY OF SEASONS ha avuto un successo altalenante. Il primo STORY OF SEASONS, uscito nel 2015 in occidente esclusivamente su Nintendo 3DS, ha riscosso un buon approdo per essere il precursore del cambio di nome. Così come il suo successore, Trio of Towns, che come il nome suggerisce aveva il gimmick di poter vivere in tre città diverse ispirate a continenti reali come l’America e il Giappone, idea che poi è stata utilizzata anche nel più recente Guardians of Azuma con le Isole delle Stagioni. Tutto è cambiato però quando nel 2016 uscì Stardew Valley, inserendosi in una nicchia occidentale che si appellava a un pubblico molto più nostrano rispetto all’ormai noto STORY OF SEASONS. Perfino Wada, che ormai non si occupava più della serie, elogiò Stardew Valley come un ottimo titolo che lo rendeva contento di vedere lo spirito di Harvest Moon vivere così vivacemente, specie perché – a suo dire – nella serie si era persa quella libertà presente in Stardew Valley per arrivare a compromessi in termini di grafica e animazioni. Non era necessariamente un male per sé, ma è pur vero che Stardew Valley è a oggi super accessibile e totalmente pieno di contenuti anche grazie alla semplicità (relativamente) della sua esecuzione.
Con questa montagna in salita, STORY OF SEASONS ha tirato fuori altri progetti che però non c’entravano in pieno il bersaglio, specie quando l’approdo su nuove piattaforme ha lasciato largo a una concorrenza variegata. Pensiamo alla serie My Time At o molti altri titoli usciti tra il 2021 e il 2024 come Fields of Mistria, Palia e chi più ne ha più ne metta. Il genere poi tende a creare una certa fidelizzazione, chi gioca a Stardew Valley può dedicarci centinaia di ore senza avvertire il bisogno di “trasferirsi altrove”, quindi è difficile emergere come candidato.

STORY OF SEASONS: Friends of Mineral Town se l’è cavata abbastanza bene nel 2021, ma furono Pioneers of Olive Town e A Wonderful Live a vederla brutta, specie perché la concorrenza era spietata e il design di quest’ultimi era lontano dagli standard raggiunti dagli studi dell’era moderna. Cosa fare quindi per intercettare il pubblico ancora affezionato al genere? Come rielaborare l’anima classica in una chiave in grado di essere appetibile? La speranza è l’ultima a morire e infatti Grand Bazaar rappresenta, oltre che la risposta a questi interrogativi, un enorme punto di svolta nella serie: non un remake come Wonderful Life, ma una completa rielaborazione di stile, profondità e meccaniche. Dall’aggiunta del doppiaggio, quasi un unicum per la serie, fino all’adozione di uno stile artistico molto più marcato e “fiabesco” Grand Bazaar è stato promosso fin da subito come un nuovo modo di vivere STORY OF SEASONS, trasformando l’esperienza di avere il proprio chiosco in un Bazar in una situazione più coinvolgente, accogliente e pregna di ciò che ha reso Harvest Moon un gigante nel genere.

L’attenzione ai bachelor/bachelorette segue quelli che sono i trend da “dating sim” ormai predominanti nel genere, arricchendo il titolo anche con la possibilità di avere figli e vederli crescere. Rispetto al gioco originale è stata inserita la possibilità di cavalcare i venti, personalizzare il proprio personaggio e altre piccole novità come la possibilità di sposarsi con partner dello stesso sesso. La dimensione molto europea e bucolica di Grand Bazaar è la perfetta espressione di un luogo dove riposare e vedere ogni elemento proposto in un’estetica dolce, leggera e quanto più dettagliata possibile. Comparando Grand Bazaar con Wonderful Life è evidente lo stacco e l’intento di porre un qualcosa con cui rilassare la mente e gli occhi. Perfino prendendo il fratello Rune Factory si può dire che Grand Bazaar sia un cambio di passo per Marvelous! impegnativo quanto gradito dal pubblico. Tutto può essere riassunto come un grande esercizio di ascolto del pubblico e dei propri fan, che già dalle caratteristiche base sembra aver sortito un grande effetto. Questi sono giochi che vivono tramite il passaparola, il raccontare le proprie esperienze e STORY OF SEASONS si prefigge di creare dei bei ricordi nel modo che più rappresenti ciò che Harvest Moon ha sempre fatto: una bella vita in campagna, fatta di memorie, giornate rilassanti e tante attività che scandiscono le ore.

Nato a Roma, felicemente sposato e archivista nella vita reale, online scrivo di videogiochi da tanti anni. Con il Giappone è stato amore fin da quando nella mia vita è entrato Lucky Star e un qualsiasi FINAL FANTASY dell’epoca PlayStation 2. La sua serie preferita in assoluto, per valore affettivo, è Persona e specialmente Persona 4 con la sua cittadina rurale e l’enfasi nei legami d’amicizia più sinceri della serie. Per il resto, è vittima della spirale dei gacha, mangia Isekai a colazione e Shin Godzilla è il suo film comfort.

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