SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA – Recensione del film d’animazione

Nel corso del Lucca Comics & Games 2019 abbiamo avuto modo di vedere in anteprima la versione italiana di SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA, portato in Italia da Yamato Video. Ecco la nostra recensione!

SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA – Recensione del film d’animazione

Chi è appassionato di animazione giapponese conosce sicuramente Hayao Miyazaki. Il regista di Tokyo, celebre per i film diretti e realizzati assieme allo Studio Ghibli (da lui fondato con l’amico e collega Isao Takahata, scomparso di recente), è forse colui che più di tutti ha contribuito a creare e a diffondere, almeno negli ultimi venti anni, l’immagine dell’animazione giapponese presso il pubblico occidentale. E adesso che l’attività del maestro sta inevitabilmente volgendo al termine, sui siti di settore sta diventando sempre più frequente, quasi spasmodica, la ricerca di un suo sostituto, di una persona pronta a raccogliere, volente o nolente, la sua (pesante) eredità. Se da un lato paragoni di questo tipo lasciano sempre il tempo che trovano, visto che di Miyazaki ce n’è uno solo e così sempre sarà, dall’altro è indubbiamente interessante vedere quali autori, appartenenti alle nuove generazioni, siano stati più influenzati dalla poetica e dallo stile del maestro. Fra questi, uno dei nomi più gettonati è quello di Sunao Katabuchi, nato a Hirakata nel 1960, regista del film oggetto di questa recensione.

SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA - Recensione del film d'animazione

Noto al grande pubblico principalmente per aver diretto In questo Angolo di Mondo, film del 2017 tratto dall’omonimo manga di Fumiyo Kono, Katabuchi ha collaborato in passato proprio con Miyazaki in due occasioni: come scrittore per la serie animata Il Fiuto di Sherlock Holmes (1984) e come assistente alla regia per Kiki Consegne a Domicilio (1989), opera che in origine avrebbe dovuto dirigere lui stesso. SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA (マイマイ新子と千年の魔法 Mai Mai Shinko to sennen no mahō), realizzato presso lo studio Madhouse e distribuito nelle sale giapponesi il 21 novembre 2009, è la sua seconda prova come regista (e sceneggiatore) di una pellicola d’animazione. Il film, tratto dal romanzo Maimai Shinko della scrittrice Nobuko Takagi, è stato proiettato in anteprima al Locarno Festival nel 2009 e successivamente presentato nel nostro paese, dieci anni più tardi, al Giffoni Film Festival del 2019.

Lo scorso ottobre l’editore italiano Yamato Video ha annunciato l’acquisizione dei diritti del film e, per l’occasione, ha organizzato una proiezione cinematografica in anteprima il 1 novembre 2019, durante il Lucca Comics & Games, doppiata per la prima volta in italiano. Attualmente non si hanno ulteriori informazioni in merito ad un’eventuale distribuzione nei cinema italiani (anche solo ridotta), ma per quanto concerne il circuito home video, potremo contare sulla consolidata collaborazione con Koch Media e la sua etichetta Anime Factory, che lo distribuirà in Blu-ray e DVD nella primavera del 2020.

SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA - Recensione del film d'animazione

SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA ci trasporta nel Giappone del dopoguerra, negli anni ’50. Ci troviamo in campagna, e la nostra protagonista, Shinko, è una bambina vivace, allegra e piena di fantasia che passa le sue giornate in maniera spensierata in compagnia della sua famiglia, in particolare del suo amato nonnino, immaginando di rivivere la storia millenaria della terra su cui è nata. Un giorno si trasferisce nella sua classe la timida, delicata e solitaria Kiiko, figlia di un medico e proveniente dalla città, che nonostante il carattere all’apparenza opposto stringe subito amicizia con Shinko. La storia del film segue le vicende quotidiane delle due protagoniste e del loro gruppo di amici, intrecciandosi con quella di un’altra bambina che viveva i loro stessi sentimenti negli stessi luoghi, ma mille anni prima.

Dalle immagini e dal trailer pubblicati è possibile accorgersi subito quanto Katabuchi si sia ispirato allo stile di Miyazaki e delle pellicole dello studio Ghibli per questo lavoro. Il lato tecnico-artistico è sicuramente uno degli aspetti più riusciti del film, grazie ai disegni e alle animazioni curatissime, all’utilizzo molto ridotto di grafica computerizzata (relegata a pochi fondali), e alla palette cromatica piena di colori caldi e accesi che restituisce un feeling, per l’appunto, molto ghibliano. Tutto questo, assieme alla pregevole ricostruzione storica per le parti ambientate nel passato, contribuisce a rendere “magica” l’atmosfera del film nonostante la messa in scena di stampo prevalentemente realistico. Degna di menzione da questo punto di vista è anche l’ottima colonna sonora, nonostante risulti un po’ invasiva in alcuni momenti.

Se visivamente il film realizza quella “magia” citata nel titolo, altrettanto non si può dire purtroppo per il suo contenuto. E mentre In questo Angolo di Mondo, il lavoro più recente di Sunao Katabuchi, è un’opera bellissima e molto matura nonché un ottimo adattamento del materiale di partenza, che sfiora il capolavoro solo per colpa di qualche problema di ritmo, Shinko e la Magia Millenaria si propone invece come un lungometraggio pieno di spunti e buone intenzioni, ma che all’atto pratico finisce per risultare solo una copia sbiadita e poco coinvolgente dei film più leggeri dello Studio Ghibli, come Il mio vicino Totoro o il già citato Kiki Consegne a Domicilio. Nessuno dei personaggi, nemmeno le due protagoniste, riesce a lasciare il segno, e la sceneggiatura mette subito in mostra tutti i suoi limiti fra passaggi sviluppati in maniera frettolosa se non incoerente e una costante sensazione di déjà-vu specchio del debito fin troppo evidente del regista nei confronti del suo “padre spirituale”. Senza scendere troppo nei dettagli onde evitare qualsiasi tipo di spoiler, due punti in particolare mi sono sembrati molto carenti a livello di scrittura: la storia parallela ambientata nel Giappone passato, che risulta di poca o nulla utilità ai fini dello sviluppo della trama, e la virata troppo brusca su temi drammatici presente sul finale.

SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA - Recensione del film d'animazione

SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA è stato tradotto in italiano da Francesco Nicodemo e adattato da Gualtiero Cannarsi, già noto fra gli appassionati per il suo lavoro sui film dello Studio Ghibli licenziati e distribuiti da Lucky Red e, più di recente, su Neon Genesis Evangelion per il suo rilascio sulla piattaforma di streaming Netflix. Mentre il doppiaggio italiano è di ottima fattura, con voci azzeccate per tutti i personaggi, l’adattamento dei dialoghi risulta fin troppo barocco, stucchevole e sopra le righe in molti punti, con frasi parecchio arzigogolate e complesse dal punto di vista grammaticale che non ci si aspetterebbe provenire da bambini in età scolastica (per giunta in una zona di campagna) come quelli nel film, e che interferiscono più volte con la visione, rovinandola.

Anch’io voglio un ghiribizzo

SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA - Recensione del film d'animazione

In definitiva, SHINKO E LA MAGIA MILLENARIA è un film d’animazione leggero e senza troppe pretese che saprà soddisfare, grazie a una trama semplice e a un’atmosfera allegra e spensierata, solo chi è alla ricerca di una visione rilassante e poco impegnata e chi sente la mancanza dell’atmosfera tipica delle opere dello Studio Ghibli, andando oltre gli evidenti limiti di una storia che non brilla per originalità e che presenta molte carenze.

Se vi aspettate invece un lavoro di buon livello, soprattutto se avete già visto l’ultima fatica (in ordine cronologico) del regista Sunao Katabuchi, rimarrete inevitabilmente delusi, e fareste meglio a passare oltre. In tutto questo, non aiuta l’adattamento italiano dei dialoghi, che bocciamo sotto ogni punto di vista e che poteva (e doveva) essere fatto molto meglio, per favorire una migliore fruizione del film.

Una magia che non si avvera

Alessio Micheloni
Figura mitologica ossessionata da tutto quello proveniente dal Giappone che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Ha tirato più bestemmie in un solo mese che in una vita intera grazie a SEKIRO: Shadows Die Twice e, quando non impugna un controller, si diletta a leggere manga di dubbio gusto.
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