I minigiochi da sala più iconici nei videogames: da Like a Dragon a Final Fantasy VII

Un vecchio televisore acceso su un videogioco retrò, con un controller, fiches da gioco e dadi appoggiati sulla scrivania

Ci si siede al tavolo di Ijincho con un pugno di fiches che non valgono nulla fuori da quello schermo, e in pochi minuti si passa dal blackjack al mahjong senza muoversi dalla sedia. È una scena familiare a chiunque abbia passato ore, dentro un videogioco, a perdere tempo con un gioco dentro il gioco: il casinò, nelle sue mille varianti digitali, è uno dei minigiochi più riciclati e più amati della storia videoludica, e spunta nei generi più diversi, dal picchiaduro urbano giapponese allo sparatutto post-atomico.

Il casinò più famoso della saga: Like a Dragon, tra Kamurocho e Ijincho

Nessuna serie ha costruito la propria identità attorno al tavolo verde quanto Like a Dragon (il franchise nato come Yakuza). Fin dai primi capitoli, Kamurocho ospita una sala che riproduce con cura quasi maniacale le regole del mahjong e del poker giapponesi, e ogni gioco successivo ne aggiunge una versione leggermente diversa: oicho-kabu a Ijincho, cee-lo nei vicoli, il koi-koi con le sue carte hanafuta. Non è un contorno, è una parte dell’identità della serie tanto quanto le risse di strada.

E nella realtà, come funziona un casinò vero

Quando in un videogioco si parla di casinò, di solito si intende una manciata di minigiochi con fiches finte, dove il game over peggiore è tornare al salvataggio precedente. Nella versione che esiste fuori dallo schermo le regole cambiano parecchio, come si nota facilmente leggendo l’articolo che riguarda i migliori casinò online secondo calcioefinanza.it: ogni slot dichiara il proprio RTP, ogni prelievo passa da un conto verificato con documenti reali e le percentuali di vincita non le scrivono gli sviluppatori ma le misurano laboratori indipendenti. Due mondi diversi, ma resi simili da questi continui richiami nei migliori titoli per console e PC.

Il Gold Saucer di Final Fantasy VII: dadi, gare di chocobo e la ruota della fortuna

Il parco giochi sospeso sopra Corel resta uno dei luoghi più citati di tutta la saga di Final Fantasy. Dentro il Gold Saucer si trovano una sala slot, un tavolo da dadi, la battaglia a punti della Battle Square e le corse dei chocobo, che coprono da sole un intero minigioco di allevamento e scommesse. Il “gioco dentro il gioco” qui non è un extra nascosto: è uno degli hub più grandi del titolo, e per anni ha tenuto occupati i giocatori più a lungo della trama principale.

Il palazzo-casinò di Persona 5 e la sala giochi di Kichijoji

In Persona 5, il covo del boss Kaneshiro è costruito come una banca travestita da casinò, con un piano a tema roulette e uno scontro finale ambientato su una slot machine gigante. Con l’edizione Royal si aggiunge il quartiere di Kichijoji, dove i protagonisti passano il tempo libero tra biliardo, freccette e una sala giochi vera e propria. La scelta non è casuale: nell’estetica del gioco il casinò diventa metafora di un potere che manipola le probabilità a proprio favore, e il giocatore deve imparare le regole prima di poterle rovesciare.

Le slot e il poker di Fallout: New Vegas

Nel deserto radioattivo del Mojave, la Strip di Fallout: New Vegas ricostruisce tre casinò diversi, il Tops, il Gomorrah e l’Ultra-Luxe, ciascuno con la propria offerta di slot, blackjack e roulette. La particolarità del titolo è che le vincite dipendono anche dalla statistica Fortuna del personaggio: più è alta, più le slot pagano. Pochi altri giochi legano così a fondo il minigioco alla crescita del protagonista, invece di trattarlo come un diversivo isolato.

Il Diamond Casino & Resort di Grand Theft Auto Online

Arrivato anni dopo il lancio originale del gioco, il Diamond Casino & Resort di GTA Online ha aggiunto un piano intero di slot, poker, blackjack e persino corse ippiche, con fiches acquistabili solo in valuta di gioco per restare fuori da qualsiasi discorso di gioco d’azzardo reale. È probabilmente l’esempio più curato di quanto un editore possa spingersi vicino all’estetica di un casinò autentico pur restando saldamente dentro la finzione.

Approfondimento: Like a Dragon: Ishin! e i minigiochi da samurai

Ambientato nel Giappone dell’epoca Edo, Like a Dragon: Ishin! riadatta la sala da gioco della serie al periodo storico: al tavolo si trovano shogi, mahjong e poker accanto a passatempi più artigianali come pesca e raccolta della legna. Nella recensione di Like a Dragon: Ishin! pubblicata da Akiba Gamers viene raccontato bene come questi minigiochi restino coerenti con l’ambientazione storica invece di essere incollati sopra come un contenuto riciclato da un altro capitolo.

Approfondimento: Like a Dragon Gaiden e il casinò di Ijincho nel dettaglio

Il capitolo più recente della sotto-serie, Like a Dragon Gaiden: The Man Who Erased His Name, riporta la sala da gioco dentro il Castello di Ijincho e aggiunge l’oicho-kabu alla lista già nota di mahjong, poker e blackjack. La recensione di Like a Dragon Gaiden su Akiba Gamers descrive proprio come questa parte del gioco, apparentemente secondaria, finisca per rubare più ore di quanto chiunque si aspetti alla trama principale.

Dal 2013 la redazione di Akiba Gamers si prodiga nell'informare e intrattenere gli appassionati di videogiochi giapponesi. Dal 2018 il sito parla anche di Giappone, anime, manga, cinema e tanto altro.

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