Per troppo tempo il nome di Castlevania è rimasto confinato a ricordi, riedizioni o raccolte celebrative, mentre le nostri mani fremevano per un nuovo titolo in 2D all’altezza di Symphony of the Night o di quelli per Game Boy Advance e Nintendo DS. La saga che, insieme a Metroid, aveva fondato il genere metroidvania dando il nome a quest’ultimo, sembrava aver perso la strada di casa, lasciando ai suoi eredi spirituali il compito di portarne avanti le volontà. Con Castlevania: Belmont’s Curse però, Konami torna finalmente a guardare al futuro della serie affidandosi a Evil Empire, studio che si è fatto conoscere lavorando a Dead Cells, portando sui nostri schermi un’avventura che prova a conciliare le radici classiche del franchise con una sensibilità più moderna.
L’operazione tuttavia non si limita a riproporre la formula di un tempo: Belmont’s Curse rilegge il combattimento, l’esplorazione e persino il movimento attraverso una struttura più dinamica, in cui la frusta non è soltanto un’arma iconica ma uno strumento indispensabile per attraversare gli ambienti. Ciò che ne esce fuori è un Castlevania che guarda con rispetto alla propria storia, senza rinunciare a contaminazioni provenienti da produzioni contemporanee, tra platform d’azione, altri metroidvania e qualche suggestione soulslike. Ne parliamo nella nostra recensione.
- Titolo: Castlevania: Belmont’s Curse
- Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, PC (Steam
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: Metroidvania
- Giocatori: 1
- Publisher: Konami
- Sviluppatore: Evil Empire
- Lingua: Italiano (testi), Inglese, Giapponese (doppiaggio)
- Data di uscita: 15 ottobre 2026
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: non annunciati
- Note: venduto al prezzo budget di 39,99 €
Abbiamo recensito Castlevania: Belmont’s Curse con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da Konami tramite Labcom PR.
Una Parigi da esplorare, un castello da conquistare
A raccogliere il testimone della famiglia Belmont è Rose, figlia di Trevor, personaggio che i fan ricordano soprattutto per il lontano Castlevania III: Dracula’s Curse pubblicato su NES. La vicenda si inserisce proprio dopo quell’avventura, riportando le telecamere su una Parigi invasa da creature mostruose. L’arrivo di Trevor e della sua compagna d’avventura nella città sembra inizialmente legato a una richiesta d’aiuto, ma dietro gli eventi si nasconde una minaccia che spinge Rose a intraprendere un percorso tutto suo. La protagonista non impiega molto a dimostrare di essere più di una semplice sostituta del padre: armata di spada, frusta e delle misteriose carte dei tarocchi appartenute alla madre, Rose si ritrova al centro di una vicenda che intreccia la tradizione della famiglia Belmont con nuove possibilità narrative. La storia svolge bene il proprio compito di accompagnamento all’esplorazione, anche se purtroppo non sempre approfondisce i personaggi e i suoi misteri quanto ci si potrebbe aspettare da un ritorno tanto atteso.
La struttura di Belmont’s Curse recupera gli elementi fondamentali dei metroidvania più amati: un mondo interconnesso, percorsi inizialmente inaccessibili e un costante incentivo a tornare sui propri passi dopo aver ottenuto nuove capacità per recuperare poteri e collezionabili lasciati indietro. Parigi diventa così un intricato labirinto di strade e passaggi votato a un interessante preludio, mentre il castello di Dracula rappresenta il cuore vero e proprio dell’avventura. Come accade sempre in questo genere di titoli, l’esplorazione premia soprattutto la curiosità: tra stanze segrete dietro le pareti, piattaforme inizialmente irraggiungibili e cancelli che sembrano impossibili da aprire possono esserci percorsi alternativi, trappole, meccanismi ambientali e passaggi nascosti, i quali trasformano gli scenari in qualcosa di più di semplici corridoi da attraversare per raggiungere il prossimo gruppo di nemici.
La mappa si amplia progressivamente e offre strumenti utili per non perdere il filo della ricerca, compresa la possibilità di contrassegnare numerosi punti d’interesse. La progressione non si affida però soltanto alla ricerca di nuove abilità, poichè Rose può accumulare esperienza, salire di livello e migliorare le proprie caratteristiche, mentre alcuni tomi nascosti negli ambienti garantiscono ulteriori potenziamenti permanenti. A questi si aggiungono obiettivi specifici legati alle capacità della protagonista: ad ogni incantesimo che otterremo sarà possibile affrontare delle mini-missioni (come colpire cinque nemici contemporaneamente, o utilizzare l’incantesimo un certo numero di volte) per ottenere power-up a quel relativo incantesimo sotto forma di un cambio di meccaniche (ad esempio una colonna di fuoco, invece di infliggere solo danni, può anche scagliare i nemici verso l’alto dopo aver ottenuto il potenziamento). Rispetto a certi titoli del passato, però, i nemici non droppano nè denaro, nè armi, nè armature: Belmont’s Curse preferisce una progressione più vicina alla tradizione esplorativa della serie, nella quale sono l’esperienza, i potenziamenti e le nuove capacità a determinare la crescita del personaggio.
Esplorazione a suon di frustate
La novità più evidente nel sistema d’azione è il ruolo assunto dalla frusta. Da sempre simbolo dei Belmont, qui diventa un vero e proprio strumento di movimento, capace di agganciarsi a punti specifici dello scenario, permettere oscillazioni nel vuoto e raggiungere piattaforme altrimenti irraggiungibili. Può inoltre essere utilizzata sui nemici per accorciare rapidamente le distanze e utilizzare attacchi speciali davvero distruttivi.
Questa doppia funzione cambia sensibilmente il modo di affrontare gli ambienti, poiché non basta più individuare una piattaforma e saltare nella sua direzione: occorre riconoscere i punti d’aggancio, calcolare le traiettorie e capire quando sfruttare lo slancio per raggiungere la destinazione. Alcuni passaggi mettono alla prova riflessi e precisione, richiedendo di concatenare salti, oscillazioni e altre abilità senza perdere il controllo della situazione.
Usiamo i nostri Arcana, se del boss troviamo la Tana
Chi ricorda le ultime iterazioni dei Castlevania più tradizionali troverà qui una difficoltà tutt’altro che accomodante. I nemici comuni sono più resistenti di quanto si potrebbe immaginare e possono infliggere danni con una rapidità sorprendente, con animazioni che suggeriscono spesso l’attacco imminente ma tempo a disposizione per reagire limitato: osservare l’avversario e riconoscerne il comportamento diventa fondamentale per evitare di perdere una parte consistente della propria energia, e in questo titolo perdere vita è estremamente facile. È una filosofia che avvicina il gioco a certe produzioni action contemporanee, senza cancellare il DNA della serie.
Avanzare premendo ripetutamente il pulsante d’attacco è raramente una strategia vincente, soprattutto quando ci si trova davanti a gruppi di nemici che obbligano a gestire contemporaneamente distanze, tempistiche e traiettorie. La schivata, la scelta del momento giusto per colpire e l’utilizzo intelligente delle abilità magiche diventano parte integrante del combattimento. Per i boss il discorso vale ancora di più, avendo quantità di vita considerevoli e disponendo di attacchi capaci di mandarci all’altro mondo in quattro e quattr’otto. Vien da sè che in questi scontri ciò che ci viene richiesto è osservazione prima di aggressività, e sta a noi imparare i loro schemi di attacco per capire come fronteggiarli al meglio.
Per i giocatori meno abili o che vogliono più che altro godersi la storia senza impegno, comunque, Belmont’s Curse presenta opzioni che permettono di modificare la quantità di danni subiti e il numero di pozioni disponibili, oltre a funzioni di assistenza pensate per rendere l’esperienza più accessibile. Sconfiggere i boss, in ogni caso, non significa soltanto liberarsi di un nemico particolarmente pericoloso, poichè le vittorie permettono di ottenere nuovi Arcana, incantesimi capaci di fare danni ingenti (legati anche a mini-missioni per potenziarli, come abbiamo già accennato poc’anzi), ma a volte anche armi o abilità che ampliano le possibilità di Rose e aprono l’accesso a porzioni del mondo precedentemente irraggiungibili. È un meccanismo classico per il genere, ma rimane uno degli strumenti più efficaci per dare ritmo all’esplorazione: ogni nuovo potere modifica il modo di affrontare gli ambienti e invita a ripensare i percorsi già visitati.
Orrore in una nuova veste
Sul piano visivo Belmont’s Curse sceglie una direzione che si allontana dalla pixel art dei capitoli classici e abbraccia uno stile disegnato, ricco di colori e dettagli e molto coerente con lo stile impiegato dallo studio di sviluppo nell’ultrapremiato Dead Cells. Le ambientazioni sono costruite attraverso diversi livelli di profondità, con fondali che scorrono in parallasse e restituiscono un’impressione di spazio particolarmente efficace. Parigi e le architetture gotiche non fanno soltanto da sfondo alle battaglie: contribuiscono a costruire un mondo minaccioso, nel quale ogni vicolo e ogni sala del castello sembrano nascondere qualcosa di poco rassicurante.
Il risultato è davvero suggestivo e adatto all’atmosfera che la serie ha sempre cercato di evocare. L’influenza dell’adattamento animato realizzato da Netflix è evidente nel modo in cui vengono rappresentati i personaggi e nel taglio generale della direzione artistica. Anche la componente sonora, ovviamente, contribuisce all’atmosfera accompagnando l’esplorazione con brani cupi e sonorità che si sposano bene con la nuova direzione artistica. L’accompagnamento è più moderno e atmosferico rispetto al solito, e non tutte le composizioni sembrano possedere la stessa forza evocativa dei grandi classici della serie, ma spesso e volentieri saltano fuori medley e rivisitazioni di vecchie glorie con le quali non potremo evitare di emozionarci e canticchiare.
A chi consigliamo Castlevania: Belmont’s Curse?
Castlevania: Belmont’s Curse è consigliato soprattutto agli appassionati di metroidvania che amano esplorare ambientazioni ricchi di segreti, sbloccare nuove abilità e mettere alla prova i propri riflessi contro nemici e boss impegnativi. È un titolo che può conquistare sia i veterani della saga, desiderosi di tornare nel mondo dei Belmont, sia chi ha apprezzato produzioni come Dead Cells e cerca un’avventura d’azione dal gusto gotico. La rigidità dei controlli e una difficoltà talvolta punitiva potrebbero però scoraggiare chi preferisce un sistema di movimento più fluido e immediato. Anche i nostalgici più legati allo stile classico della serie dovranno accettare una direzione artistica differente, ma chi è disposto a lasciarsi alle spalle qualche certezza troverà un ritorno convincente, capace di rinnovare la formula senza dimenticarne le radici.
- Esplorazione ricca di segreti e percorsi da scoprire
- La frusta è un ottimo strumento sia per il combattimento sia per il platforming
- Boss impegnativi che premiano lo studio dei pattern e l’uso intelligente delle abilità
- Direzione artistica suggestiva e ambientazioni ricche di dettagli
- Controlli talvolta rigidi e movimenti meno fluidi rispetto ad altri esponenti del genere
- Alcuni scontri possono risultare punitivi prima di averne compreso le meccaniche
- Stile visivo e impostazione sonora potrebbero dividere i fan storici
- Leggibilità non sempre impeccabile nelle situazioni più affollate
Castlevania: Belmont's Curse
La maledizione è diventata una benedizione
Dopo così tanto tempo il ritorno di Castlevania non poteva essere una cosa semplice: le aspettative sono inevitabilmente altissime e il confronto con i capitoli più amati rischia di diventare un ostacolo per qualsiasi nuova interpretazione. Evil Empire, tuttavia, dimostra di aver compreso ciò che rende speciale la formula, la struttura metroidvania invita a tornare sui propri passi, le abilità acquisite cambiano il rapporto con gli ambienti e la frusta aggiunge una dimensione verticale che arricchisce tanto il platforming quanto gli scontri. I boss offrono battaglie impegnative e gratificanti, mentre i potenziamenti e le missioni legate alle carte danno ulteriore profondità alla progressione. Castlevania: Belmont’s Curse rappresenta quindi secondo noi un ritorno convincente, capace di restituire spazio a una delle saghe più importanti della storia videoludica.
Resta aggiornato: iscriviti al canale Telegram















