ORESUKI: Ore wo Suki nano wa Omae dake ka yo – Recensione

Ore wo Suki nano wa omae dake yo, adattamento animato meglio noto con il nome OreSuki, è a tutti gli effetti una delle più grandi rivelazioni della stagione autunnale targata 2019. Ecco a voi la nostra recensione!

ORESUKI: Ore wo Suki nano wa Omae dake ka yo – Recensione

È il 10 febbraio del 2016 quando, sotto Dengeki Bunko, etichetta Giapponese appartenente alla ASCII Media Works, fa il suo debutto Ore wo Suki nano wa Omae dake ka yo, light novel, meglio nota con il nome OreSuki, scritta da Rakuda e illustrata da Buriki. Dopo poco più di un anno viene realizzato un adattamento manga disegnato da Yū Ijima e serializzato sotto forma di quattro tankōbon sull’applicazione Shonen Jump+ di Shueisha. Dopo un discreto successo, viene annunciata la realizzazione di una serie animata ispirata ai romanzi di Rakuda. La serie realizzata da Connect, piccolo studio appartenente al gruppo Silver Link, è stata trasmessa a partire del 2 ottobre 2019 durante la stagione autunnale 2019.

In apparenza la trama di OreSuki risulta essere piuttosto semplice, allineandosi con la stragrande maggioranza delle commedie romantiche di stampo Harem Ecchi, tuttavia quest’ultima nasconde un intreccio ben più profondo e interessante. Le vicende narrate in OreSuki gireranno attorno al protagonista Amatsuyu “Joro” Kisaragi, ordinario studente liceale, che assumendo in toto i caratteri tipici del genere, si ritrova senza alcun motivo apparente ad uscire insieme a Sakura “Cosmos” Akino, presidentessa del consiglio studentesco, e ad Aoi “Himawari” Hinata, energetica e solare amica d’infanzia di quest’ultimo. Joro, durante i due appuntamenti, passerà dei piacevoli momenti che culmineranno con la confessione delle due ragazze. Sembrerebbe tutto perfetto se solo non fosse che le due ragazze confessano a Joro di essere innamorate del suo migliore amico Taiyо̄ “Sun-chan” Ōga, invece che di lui. E così si rivela la vera natura di Joro, che seppur riluttante decide di aiutare le due ragazze in modo tale da consolare e far innamorare di sé la ragazza che verrà rifiutata. In apparenza si tratta di un piano perfetto, tuttavia con la comparsa di una nuova ragazza, Sumireko “Pansy” Sanshokuin, le cose per Joro e compagnia si faranno sempre più complicate.

Nel corso degli ultimi anni, con l’evoluzione di un genere, quello delle commedie romantiche, che ha riscosso grandissimo successo sia in Giappone che nel resto del mondo, si sono delineati tutta una serie di elementi e di espedienti narrativi che sono diventati sempre più ricorrenti, trasformandosi in veri e propri standard e cliché. In un panorama incredibilmente vasto di serie, è diventato dunque quasi impossibile emergere, in quanto anno dopo anno sono centinaia le serie fotocopia che al loro interno presentano situazioni e personaggi stereotipati che non fanno altro che risultare estremamente piatti e privi di qualsivoglia personalità o caratterizzazione. OreSuki, introducendosi in questo contesto, non solo riesce a emergere in totale serenità dal piattume delle produzioni attuali, ma risulta un’opera interessante e in grado di demolire i cliché tipici delle RomCom grazie ai propri punti di forza.

OreSuki

Ritengo che quella di OreSuki, come sottolineo nell’articolo sui Migliori Anime del 2019, sia stata a tutti gli effetti una grandissima rivelazione, se non addirittura la più grande sorpresa di un 2019 ormai passato. Infatti, se osservando la sinossi ed i vari trailer usciti risulti molto difficile rimanere colpiti, per via di una trama ed un character design in apparenza banali, è altrettanto vero che l’anime stesso, a partire dalla seconda metà del primo episodio, riesce scena dopo scena a stupire gli spettatori, che si ritroveranno ad osservare con grande interesse e stupore i vari plot twist presenti.

OreSuki

Non è un caso che l’aspetto più significativo dell’opera nonché elemento di rottura con la maggioranza degli anime appartenenti al genere risieda proprio nella caratterizzazione dei personaggi e nell’abbattimento di tutti i cliché, con episodi dedicati interamente alla distruzione di quest’ultimi. I personaggi di pirandelliana memoria, che nei primi 15 minuti della serie etichettiamo senza troppe difficoltà come standard e banali, si rivelano in realtà essere dei doppiogiochisti, con personalità all’apparenza gentili ma che nascondono dei secondi fini oltre che tratti meschini ed egoisti. Ciò costituisce un elemento che per molti potrebbe sembrare quasi ridicolo ma che in realtà riesce a donare incredibile freschezza e spazio di manovra agli sceneggiatori, che troveranno terreno fertile per la costruzione di una vera e propria metacritica.

Questo intento è palese, e lo si nota sia dallo stile con cui l’opera stessa è realizzata, partendo dalla costruzione di due fasi ben distinte (una costruttiva ed una decostruttiva, come nel primo episodio) fino a veri e propri momenti in cui rompe la quarta parete interagendo con lo spettatore. Le situazioni raccontate all’interno dell’anime, seppur risultando a volte fin troppo ripetitive (come nel caso delle ormai famosissime confessioni sulla panchina maledetta), riescono senza problemi a caricarsi di grande ilarità, cosa che al giorno d’oggi, specie per una commedia di questo stampo, non è affatto scontata. Indimenticabili sono episodi come il primo o quello in piscina, che con grande irriverenza si prendono totalmente gioco delle situazioni tipiche del genere, regalandoci delle perle di grande fattura. La storia narrata in OreSuki, infatti, è da considerarsi in tutto e per tutto come un tentativo di demolire i cliché delle commedie romantiche, evidenziandone l’estrema banalità.

Guardando i 12 episodi che compongo l’anime di OreSuki ci si accorge immediatamente di come il livello qualitativo, seppur non eccelso, sia comunque accettabile per la stragrande maggioranza delle situazioni. Escludendo alcuni cali di qualità sporadici, la serie riesce tranquillamente ad attestarsi nella media della produzione attuale, mostrando uno stile grafico sicuramente non appagante ma comunque di buona fattura. Le scelte registiche fatte da Noriaki Akitaya per la realizzazione della serie sono pianamente focalizzate all’esaltazione dell’espressività di ogni singolo personaggio della storia: non a caso il range delle espressioni facciali è incredibilmente vario e dinamico. Le ambientazioni, seppur non eccelse, riescono ad integrarsi bene con le parti animate. Come da tradizione per questo genere di prodotti, il cast dei doppiatori risulta essere vario e di buon livello, e al suo interno figurano nomi come Haruka Tomatsu (Pansy), Daiki Yamashita (Joro), Sachika Misawa (Cosmos) e Haruka Shiraishi (Himawari).

La colonna sonora di OreSuki, realizzata da Yoshiaki Fujisawa e Fumiyuuki Gou, si presenta come una soundtrack che nel complesso riesce ad accompagnare senza troppi intoppi le avventure di Joro e compagnia. Infatti quest’ultima, seppur sia caratterizzata per lo più da tracce dimenticabili, contiene diverse chicche, tra cui alcune canzoni famosissime per pianoforte, che contribuiscono ad esaltare i momenti topici della trama. I brani “Papapa (パパパ)” e “Hanakotoba (ハナコトバ)”, utilizzati rispettivamente come sigle di apertura e chiusura dell’anime, sono stati interpretati dalle doppiatrici Shuka Saitou, Haruka Tomatsu, Haruka Shiraishi e Sachika Misawa. I due brani risultano essere orecchiabili, tuttavia non riescono ad emergere tra le varie canzoni che da tempo immemore caratterizzano tutte le produzioni animate di commedie romantiche.

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Ore wo Suki nano Omae wa dake ka yoDopo averla iniziata senza grandi aspettative, più per noia che per vero interesse, è stato impossibile non rimanere colpiti dagli episodi che sono stati pubblicati durante l’arco della stagione autunnale targata 2019. Ore wo Suki nano Omae wa dake ka yo, grazie soprattutto ai propri personaggi, con delle personalità diverse dal solito, è riuscita senza difficoltà a sopraelevarsi rispetto a tutte quelle opere classificabili come commedie harem ecchi.

Il bello della serie non è dunque rappresentato dalla superficie, lo stile grafico e la trama iniziale, bensì dalla parte più nascosta, rappresentata dalla doppia personalità dei personaggi e dalla critica che l’anime fa nei confronti dei cliché del genere. Vero simbolo dell’opera non a caso è proprio il libro che la protagonista femminile (Pansy) ha tra le mani quando si rivela a Joro per la prima volta, ovvero “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”.

Consigliata a chi cerca qualcosa di diverso

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Da sempre amante di cinema, sceneggiatura e psicologia, la sua passione per il paese del Sol Levante deve tutto alle celebri opere di Gosho Aoyama e Go Nagai, oltre che a quell’amico d’infanzia che senza chiedere nulla in cambio gli prestò il suo primo The Legend of Zelda. Leggende narrano che persino i dipendenti Nintendo abbiano sentito il suo urlo di gioia durante il Direct dell’E3 2019.

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