Google Stadia: tanto rumore per nulla

Google Stadia si è proposta sul mercato gaming come una vera e propria rivoluzione, ma non ha conquistato il pubblico: un analisi sui perché

Google Stadia

Immaginate una città romanzata del vecchio West come ce l’hanno raccontata Sergio Leone e Clint Eastwood. Una strada centrale deserta, due duellanti a fronteggiarsi e i cittadini, impauriti, che guardano dagli spiragli delle finestre. Chi vincerà? Da un lato abbiamo una versione idealizzata del “gaming” come ce lo ricordiamo e come lo apprezziamo: salotti invasi da cavi di varie console, scaffaloni di videogiochi, hard disk stracolmi. Dall’altro abbiamo il nuovo e misterioso sconosciuto, pronto a spadroneggiare, l’oscuro Google Stadia: pulito, efficiente, letale… oppure no? Allo scoccare del mezzogiorno entrambi tirano fuori le loro pistole, ma solo una di esse spara. L’arma di Stadia si è inceppata, o forse ha sparato a salve: resta il fatto che, come si suol dire, c’è stato tanto rumore per nulla, e la pace per un po’ ritorna nella cittadina di frontiera.

Google Stadia infografica

Arrivata sul mercato con un messaggio chiaro e grandissime promesse, la piattaforma di game streaming di proprietà di Google le ha deluse quasi tutte: infrastrutture carenti, funzionalità offerte scarse per il prezzo richiesto, poco supporto a dispositivi di terze parti. Col senno di poi è facile raccontarsi che in fondo non sarebbe successo nulla, che sarebbe stato solamente un buco nell’acqua e un altro delle decine di progetti iniziati e poi cancellati da Google, com’è solita fare, ma la verità è che questa volta probabilmente ci si aspettava qualcosa di davvero diverso e sembra che l’azienda statunitense non sia ancora pronta ad abbandonare del tutto il progetto, nonostante tutte le previsioni siano piuttosto negative.

Windjammers

Analizziamo la situazione attuale: il subreddit ufficiale di Google Stadia è un vero e proprio campo di battaglia, dove una manciata di fedelissimi continuano a difendere il servizio di game streaming da un’orda di giocatori che si lamentano e che minacciano di non rinnovare l’abbonamento, e ormai la resistenza si è ridotta ad una minoranza limitatissima (ed è così anche in tutte le altre comunità online di cui ho esperienza, sinceramente); sulla community ufficiale si raccomanda agli utenti di passare a GeForce Now, servizio simile ma molto più conveniente; la piattaforma in sé è già in pericolo di vita, con un numero sempre più esiguo di giocatori, e i Founders Pack, che fornivano tre mesi di Stadia Pro incluso per se stessi e alcuni amici, sono scaduti; I titoli online come Destiny 2 faticano a reggersi in piedi con tempi d’attesa biblici, e Google non ha più fornito nessun nuovo aggiornamento sostanziale o supporto ad ulteriori nuove entry. Ai primi di febbraio sono stati superati i quaranta giorni di attesa dall’ultimo messaggio di Google, e dall’ultimo gioco aggiunto alla libreria online.

A.O.T. 2

Siamo già arrivati al triste punto in cui si parla di un passaggio dal business model attuale ad una versione free-to-play di Stadia con limitazioni come dell’unica via d’uscita possibile, anche se comporterebbe enormi perdite per sviluppatori, publisher e per Google stessa, almeno inizialmente, fino alla ristabilizzazione di una base d’utenza. In tutto questo, appena qualche giorno fa Andrey Doronichev, director e product manager di Stadia, ha avuto questo da dire durante un’intervista ad Ngadget:Va tutto bene, no? È a questo che stiamo puntando. Non si tratta di migliorie marginali, non si tratta di introdurre una singola, grande feature” per poi aggiungere “si tratta di mandare un messaggio coraggioso per il futuro”. Se vi è venuta in mente la famosa frase di Joker (no, non quel Joker) nel Cavaliere Oscuro di Nolan “Non si tratta di soldi. Ma di mandare un messaggio” siete completamente sulla strada giusta, e sembra che Google in primis sia decisa a giocare sul lungo, lunghissimo periodo.

I curiosi ci sono ancora: a volte capita, specialmente nelle fette d’utenza più casual, qualche interessato pronto a gettarsi in questa nuova esperienza. Il suddetto interesse scema però in fretta quando, dopo una breve ricerca su Google (ironicamente), si viene a sapere di quanti ostacoli un nuovo utente incontrerebbe sul proprio cammino.

SAMURAI SHODOWN

Intendiamoci: chi vi scrive pensa che effettivamente questo modello di fruizione del videogioco potrebbe effettivamente rappresentare il futuro, che ci piaccia o meno. Ci sono grandi pro e grandissimi contro, e io stesso attualmente spero che questo accada il più tardi possibile, ma si tratta di qualcosa di cui dovremo preoccuparci probabilmente tra dieci, se non quindici anni, o forse quest’utopia non si realizzerà mai: resta il fatto che sicuramente Google non è ancora pronta a staccare la spina a Stadia, ma le cose potrebbero cambiare vista la durissima strada in salita che la piattaforma si trova davanti. Attualmente i problemi sono due: il mondo non è pronto a livello di infrastrutture per supportare un modello del genere senza problemi enormi, e il gigante di Mountain View si è buttato alla cieca su un modello che sta incontrando anche resistenze fortissime da parte dei giocatori dopo un lancio oggettivamente fallito, e sappiamo bene quanto spesso i giocatori più vocali su social e forum si leghino al dito eventuali screzi con varie compagnie. Solo il tempo potrà dirci come andrà a finire questa “battaglia” fra il gaming tradizionale e il gioco in streaming, che alla fine non è nient’altro che un’appendice dell’eterna lotta fra gli amanti del digital delivery e quelli delle copie fisiche. Io mi limiterò a guardare da bordo campo ma pronto ad ogni evenienza, seduto su una pila di hard disk e di steelbook, perchè alla fine la verità sta nel mezzo.

E voi, cosa ne pensate? Stadia ha un futuro, oppure verrà silenziosamente aggiunto da Google alla pila di cadaveri digitali che ha ormai accumulato sotto il suo regno? Fatecelo sapere nei commenti!

Google Stadia prestazioni

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Lorenzo Repetto
Ossessionato da Le Bizzarre Avventure di JoJo e METAL GEAR, pensa che TRIGGER abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene, finché non gli parli di microtransazioni.

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