Arc of Alchemist – Recensione

Arc of Alchemist, l'ultima fatica di Compile Heart/Idea Factory, approda su PlayStation 4 e Nintendo Switch. Ecco la nostra recensione!

Arc of Alchemist - Recensione

Dopo un rilascio in Occidente piuttosto turbolento, caratterizzato da più di un rinvio, Arc of Alchemist giunge finalmente sugli scaffali e negli store digitali del nostro paese. Si tratta di uno degli ultimi lavori dello sviluppatore Compile Heart e del publisher Idea Factory: uscito in Giappone su PlayStation 4 e Nintendo Switch il 7 febbraio 2019, inizialmente previsto per Europa e Nord America durante l’estate dello stesso anno, è stato posticipato prima all’inverno 2019 e successivamente ai primi mesi del 2020. Dopo queste traversie, il gioco è stato reso disponibile in Europa su PlayStation 4 a partire dal 31 gennaio 2020, mentre su Nintendo Switch dal 6 febbraio 2020. Normalmente specializzata in JRPG tattici o a turni, Compile Heart ci propone questa volta un action RPG con un sistema di combattimento in tempo reale, caratterizzato dalla possibilità di controllare i quattro elementi attraverso apposite gemme, e arricchito da alcune meccaniche di stampo gestionale. Sarà riuscito a convincerci? Scopriamolo in questa recensione.

Arc of Alchemist - Recensione

  • Titolo: Arc of Alchemist
  • Piattaforma: PlayStation 4, Nintendo Switch
  • Versione analizzata: PlayStation 4, Nintendo Switch (EU)
  • Genere: Action RPG
  • Giocatori: 1
  • Publisher: Idea Factory International
  • Sviluppatore: Compile Heart
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 30 gennaio 2020
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: uscito dopo svariati rinvii

Abbiamo recensito Arc of Alchemist con un codice PlayStation 4 fornitoci gratuitamente da Compile Heart tramite Idea Factory International.

Eroi chibi in un mondo post-apocalittico

In Arc of Alchemist vestiamo i panni di Quinn Bravesford, una coraggiosa e saggia guerriera che vive in un mondo post-apocalittico. La popolazione è ridotta a pochi scampoli, mentre la carenza di risorse, la desertificazione inarrestabile e la minaccia di mostri e automi fuori controllo, residui di un passato bellico, mettono a serio rischio la sopravvivenza dell’intera razza umana. Dopo aver ricevuto l’ordine dal suo re, Quinn viene messa al comando di un manipolo di soldati con lo scopo di ritrovare le quattro Sfere Elementali. Secondo le antiche leggende, una volta che il Lunagear, un antico dispositivo alchemico posseduto da Quinn, sarà equipaggiato con queste Sfere, verrà sbloccato il Grande Potere, una forza misteriosa in grado di salvare l’umanità dall’estinzione.

Arc of Alchemist

Queste sono le premesse della trama di Arc of Alchemist. Una trama semplice e lineare, pure troppo, che non brilla per originalità e con alcuni colpi di scena decisamente prevedibili, e che a conti fatti fallisce nel coinvolgere il giocatore. L’intero svolgimento della storia si riassume in un limitato numero di cutscene in grafica di gioco che intervallano la decina di ore (alla difficoltà media) che vi serviranno per completarla, ognuna delle quali aggiunge un frammento al puzzle che, una volta completato, porta al gran finale. Il problema è come questo avviene. Al di là della ridotta espressività della regia e dei modelli poligonali dei personaggi (ma dell’aspetto tecnico parleremo tra poco), il gioco si limita a sviluppare gli eventi in un modo così piatto da non suscitare in alcun modo l’interesse del giocatore, senza alcuna enfasi o costruzione del climax, e una volta arrivati al finale si ha la sgradevole sensazione di essere giunti a destinazione solamente per necessità, e non per una naturale conseguenza degli eventi raccontati.

I personaggi, tutti blandi e stereotipati, non migliorano la situazione, ma almeno questo aspetto non risulta completamente da bocciare. Nonostante rispettino in pieno molti cliché delle produzioni anime moderne (il tizio stralunato ma puro di cuore, la tsundere, la sorellona amorevole, la bambina che odia essere trattata come tale, etc.), i dialoghi e le interazioni fra di loro permettono di sviluppare una discreta empatia nei loro confronti, grazie anche all’ottimo lavoro dei doppiatori giapponesi. Anche qui c’è un grosso problema però: la stragrande maggioranza delle relazioni fra i personaggi di Arc of Alchemist viene portata avanti attraverso scene di intermezzo situate al di fuori della storia principale. Nello specifico, queste sequenze si attivano tutte le volte che il giocatore decide di tornare alla Base, l’hub centrale del gioco, dopo aver concluso l’esplorazione dei dungeon. In parole povere, se non si sente il bisogno di farlo spesso, si perde una fetta sostanziale della caratterizzazione dei personaggi. Una scelta decisamente poco saggia da parte dello sviluppatore.

Un gameplay mediocre, e non solo

A livello di gameplay, Arc of Alchemist è un classico action RPG con battaglie in tempo reale. Il sistema di combattimento prevede un attacco a corto raggio, un attacco a distanza, il blocco del target sui nemici e la schivata, ma soprattutto la possibilità di equipaggiare il Lunagear con fino a due Sfere Elementali (Fuoco, Acqua, Terra, Vento) per volta. Con queste si può sferrare un attacco magico, ma è anche possibile utilizzarle contemporaneamente in un ulteriore tipo di attacco, più potente. Il tutto è incastonato in una tipica struttura ruolistica, con i personaggi che salgono di livello con l’esperienza acquisita, e con la possibilità di equipaggiare armi, armature e accessori acquistabili nella Base con i soldi guadagnati.

Arc of Alchemist

Purtroppo, nonostante i buoni propositi, tutte queste meccaniche si traducono a conti fatti in un gameplay noioso e ripetitivo, dove il button mashing con l’attacco in mischia fa da padrone e non si sente quasi mai il bisogno di utilizzare gli altri attacchi se non in rari casi (per esempio gli scontri con alcuni boss), così come la necessità di cambiare la formazione del party, costituito da tre personaggi (su un totale di dieci) di cui due controllati dall’IA. Il bilanciamento della difficoltà è gestito in modo maldestro, con molti nemici fin troppo semplici da abbattere e altri (soprattutto nelle ultime aree di gioco) particolarmente ostici se il party non ha l’esperienza e l’equipaggiamento giusti. La loro comparsa sulla mappa di gioco è inoltre fastidiosissima poiché spesso incontrollata, capita infatti che i nemici continuino ad apparire anche per minuti e minuti dopo aver iniziato un combattimento.

Il gioco prevede anche alcuni enigmi ambientali basati sull’utilizzo delle Sfere Elementali: per esempio, bisogna utilizzare il potere del Fuoco per accendere alcuni bracieri, quello dell’Acqua per riempire alcuni serbatoi e pozze necessari per proseguire, o ancora quello della Terra per costruirsi delle scale a blocchi con le quali accedere ad aree sopraelevate. Decisamente inutili e poco ispirati, la loro presenza non migliora in alcun modo l’esperienza di gioco e risultano solo una perdita di tempo durante l’esplorazione dei livelli.

Un altro aspetto potenzialmente interessante del gameplay di Arc of Alchemist che si rivela deludente è quello della gestione della Base. Fra una sessione di gioco e l’altra, è possibile spendere il denaro acquisito e utilizzare i materiali raccolti per espandere la Base attraverso la costruzione di nuovi edifici, strutture necessarie per poter sbloccare nuove armi, equipaggiamenti, funzionalità, abilità, e per poter allenare i personaggi in aggiunta all’esperienza ottenuta con i combattimenti. L’ampliamento della Base è fondamentale per poter procedere senza intoppi, peccato che il gioco, dopo aver presentato un brevissimo e inadeguato tutorial, non suggerisce in alcun modo come farlo nel modo corretto. Il risultato è, ancora una volta, una meccanica di gioco (stavolta di stampo gestionale) dalla profondità nulla, dove il giocatore si ritrova a costruire edifici a casaccio solo per sbloccare i bonus necessari a proseguire.

Infine, a livello tecnico Arc of Alchemist è scadente persino per gli standard dei JRPG low budget. Il lato artistico di buon livello, caratterizzato dal design formato chibi dei personaggi, viene rovinato da un comparto grafico non al passo coi tempi. I dungeon sono spogli, poveri di dettagli, privi di qualsiasi elemento che renda interessante la loro esplorazione, i modelli poligonali dei personaggi hanno una capacità espressiva ridotta all’osso e le loro animazioni risultano legnose e brutte da vedere. Come se non bastasse, il gioco fatica a mantenere una fluidità costante persino su PlayStation 4 Pro, con numerosi cali di frame rate e rallentamenti vistosi nei momenti più concitati. Questi problemi vengono solo in parte attenuati dalla colonna sonora, uno dei pochissimi aspetti (forse l’unico) sufficienti della produzione: per quanto non memorabili, l’OST propone tracce orecchiabili e capaci di adattarsi bene ai vari momenti.

Entra nel deserto in cerca della chiave per salvare l’umanità – il Grande Potere. Quinn Bravesford guida i suoi soldati contro una fascia di nazioni nemiche per il bene del suo regno. Un anno, il re dichiarò di voler inviare un team di investigazione di grande portata nel Deserto degli Inizi. Rilascia il potere del Lunagear e controlla le Sfere elementali: Fuoco, Acqua, Terra e Vento. Ottieni il vantaggio sui nemici attraverso le loro debolezze e unisci gli elementi per attacchi ancora più potenti! Combatti con Quinn e i suoi due alleati mentre esplorano l’infinito deserto pieno di antichi nemici robotici. Ogni personaggio ha i suoi ruoli specifici e modificare la formazione è la chiave per la vittoria!

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A chi consigliamo Arc of Alchemist?

Allo stato attuale, è davvero complicato trovare un pubblico di riferimento per questo gioco. Seriamente, anche i fan più accaniti di Compile Heart, e degli action RPG in generale, potrebbero rimanere delusi da Arc of Alchemist anche dopo aver abbassato al minimo le aspettative. Non aiuta il prezzo elevato (in relazione alla durata della campagna principale) a cui viene venduto. Se invece siete dei neofiti delle produzioni dello studio e volete provarle, state alla larga da questo gioco: Compile Heart ha fatto decisamente di meglio. Ultimo ma non meno importante, il gioco è completamente in inglese, quindi se faticate con la lingua di Albione avete un ulteriore motivo per non prenderlo in considerazione.

Arc of Alchemist

  • Discreta caratterizzazione dei personaggi
  • Colonna sonora e doppiaggio di buon livello
  • Alcune buone idee di gameplay…

  • …Affossate dalla noia e dalla ripetitività
  • Meccaniche gestionali mal implementate
  • Tecnicamente disastroso, anche su PlayStation 4
  • Durata esigua per il prezzo proposto
Arc of Alchemist
2.3

I chibi salveranno il mondo? Forse, ma non il divertimento

In definitiva, Arc of Alchemist non è un completo disastro né tantomeno qualcosa di ingiocabile, ma presenta numerosi difetti che rendono l’esperienza di gioco noiosa, ripetitiva, poco appagante e minata da un comparto tecnico disastroso, che per la qualità grafica mostrata fatica a mantenere una fluidità stabile anche su PlayStation 4 Pro, figuriamoci su Nintendo Switch. L’ultima “fatica” di Compile Heart è un videogioco ultra-low budget che fatichiamo a consigliare anche ai fan più hardcore della compagnia, nonostante la presenza di qualche buona idea e dello stile tipico dei prodotti dello sviluppatore, soprattutto a causa del prezzo iniziale a cui viene proposto, assolutamente non adeguato alla longevità esigua del titolo. Se Arc of Alchemist ha suscitato comunque il vostro interesse e non avete niente di meglio da giocare, aspettate almeno uno sconto. Tutti gli altri girino al largo.

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Alessio Micheloni
Figura mitologica, ossessionata da tutto ciò che proviene dal Giappone, che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Ha tirato più bestemmie in un solo mese che in una vita intera grazie a SEKIRO: Shadows Die Twice e, quando non impugna un controller, si diletta a leggere manga di dubbio gusto.

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