BLUE PERIOD – Recensione dell’anime

La storia di Blue Period, vincitrice del Manga Taishō e del Premio Kodansha nel 2020, ha ricevuto lo scorso anno una trasposizione anime. Ecco cosa ne pensiamo

BLUE PERIOD - Recensione dell'anime

Blue Period è stato uno dei manga usciti in Italia nel 2020 a destare maggior curiosità e approvazione: una storia apparentemente innovativa, realista, che coniuga manga scolastico e slice of life al tema della pittura, non così esplorata in opere nipponiche ma che meritava una degna affermazione anche nell’ambito fumettistico e animato giapponese.

La storia di Yatora Yaguchi, iniziata in patria nel 2017, ha sollevato parecchie approvazioni, vincendo nel 2020 il 13º Manga Taishō e il 44º Premio Kodansha. Lo scorso ottobre è iniziata la trasposizione anime, adattata e distribuita in Italia e in altri Paesi sulla nota piattaforma streaming Netflix, per concludersi il 1 gennaio con un totale di 12 episodi che coprono la prima parte della storia del manga.

BLUE

Yaguchi Yatora è un giovane liceale dalla vita monotona e ordinaria: studente modello, ha un gruppo di amici con cui passa le serate tra partite, bevute e karaoke. Non è però pienamente soddisfatto di quello che sta realizzando nella sua vita, non sapendo inoltre cosa fare in futuro. Una bellissima aurora nel pieno di Shibuya sembra ridestarlo da questo sonno apparente: i colori azzurri della luce che si proietta sui palazzi lo portano a realizzare un’opera per il compito di arte dai contorni immaturi, ma dalla colorazione peculiare e magnetica. Yatora capisce che l’arte è quello stimolo che cercava nella sua vita. La storia si concentra quindi sull’evoluzione stilistica del protagonista e sul tentativo di entrare in una delle più prestigiose scuole d’arte giapponesi, l’Accademia delle Belle Arti di Tokyo.

BLUE PERIOD

  • Titolo originale: ブルーピリオド Burū Piriodo
  • Titolo inglese: Blue Period
  • Uscita giapponese: 2 ottobre 2021
  • Uscita italiana: 9 ottobre 2021
  • Piattaforma: Netflix
  • Genere: slice of life, seinen, arte
  • Numero di episodi: 12 (completo)
  • Durata: 23 minuti circa
  • Studio di animazione: Seven Arcs
  • Adattato da: manga omonimo di Tsubasa Yamaguchi
  • Lingua: giapponese (audio), italiano (sottotitoli)

Abbiamo recensito Blue Period tramite piattaforma streaming Netflix.

L’arte è la componente e la base effettiva di questo anime: tutto ruota intorno alla determinazione di Yatora di voler riuscire ad entrare alla Geidai, l’università pubblica di Tokyo con indirizzo artistico. Ma al contempo è la necessità che il protagonista riversa nell’arte stessa, quella di emergere dal limbo indistinto di sensazioni che animano la sua psiche e la sua anima e che riesce a concretizzare solamente quando prende in mano il pennello. L’arte si identifica quindi come la traiettoria seguita da Yatora, ma anche come protagonista assoluta della storia, connettendo tutti gli altri personaggi in una narrazione attualissima, convincente e realistica.

Le problematiche legate allo stress derivante dagli esami di ammissioni mostrano un lato veritiero della narrazione, che attualizza e tematizza la problematica dell’”inferno degli esami” (in giapponese Shiken Jigoku) che si concretizza con la paura esacerbante di diventare un Ronin, accezione che nella contemporaneità indica quegli studenti che tentano da molti anni l’accesso all’università. Vista come una piaga sociale dalla maggior parte dei giapponesi, questo status viene considerato una squalifica della persona sia dalla sfera studentesca, sia da quella lavorativa (molto spesso i giovani tra un esame di ammissione e l’altro si mantengono con lavoretti part-time per tentare nuovamente l’anno successivo di entrare all’università).

Come Blue Period dimostra, l’ambito artistico è ancora più competitivo rispetto agli altri: in Giappone le università d’arte non sono molte, sebbene siano prestigiosissime. Grandi artisti contemporanei hanno studiato nelle università di Tokyo e Osaka, ma la selezione di queste ultime, essendo inoltre scuole pubbliche, è rigidissima e un numero davvero esiguo di studenti vi ha accesso ogni anno. Yatora e tutti gli altri personaggi sono costantemente focalizzati sull’obiettivo di entrare in queste scuole: non solo la caparbietà aiuta, ma neanche la bravura sembra essere il biglietto di accesso privilegiato: è l’unione tra queste e l’interiorità brillante e evasiva che garantiscono un rilievo essenziale per essere notati dagli esaminatori. Il linguaggio di cui l’anime è pregno è sicuramente molto tecnico, e chi non è proprio avvezzo alla terminologia dell’arte potrebbe considerarlo confusionario: ma l’accostamento di questi termini alla rappresentazione grafica permette anche ai profani di capire le meccaniche pittoriche.

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L’arte come liberazione, evasione e rappresentazione

Yatora Yaguchi è un ordinario studente, molto intelligente, certo, ma non così peculiare da garantirsi un posto d’onore nella pletora dei più bravi. Lo riconosce egli stesso, lamentandosi e invidiando genuinamente chi, come ad esempio Yotasuke Takahashi, possiede quello che sembra essere un vero talento innato. L’anime si concentra, ricalcando le orme del manga, sul percorso di scoperta dell’aspirazione e su quello di miglioramento e affinazione della tecnica pittorica di Yatora. Quasi tutto l’anime, infatti, si concentra su di lui, riservando ai coprotagonisti un ruolo marginale e di riflesso, non approfondendo il loro passato o il loro percorso artistico, dando per scontato che lo abbiano già intrapreso e formalizzato da tempo.

Ma ciò non è sempre detto: escludendo il caso peculiare di Yotasuke già menzionato, infatti, altri personaggi sembrano fallire non solo agli esami di ammissione, ma letteralmente nella riuscita della realizzazione della loro concezione di arte: Kuwana vive sotto l’ombra della sorella, geniale pittrice, Hashida sembra rimanere sotto gli standard valutativi nonostante la sua tecnica già avviata; ma il caso più emblematico è sicuramente quello di Ryuji/Yuka, personaggio ambivalente che riversa nell’arte solamente le aspettative della sua famiglia.

BLUE PERIOD - Recensione dell'anime

Questo personaggio è avvolto da un alone psicologico non indifferente, che si mescola a quello di Yatora in modo indissolubile: innanzitutto perché i due, nonostante le iniziali diffidenze, diventano amici e confidenti, dopo che Yatora comprende appieno Ryuji e le sue tendenze anticonformiste. Inoltre, l’arte dei due, per quanto dissimile e lontana, si presenta come la vera essenza della loro interiorità: da una parte Yatora con le sue opere vuole navigare dentro la sua anima e rappresentarla sulla tela, dall’altra anche Yuka vuole mostrare chi è veramente attraverso quello che gli piace, non attraverso le aspettative della sua famiglia. Vuole vestirsi da donna, vuole diventare uno stilista, senza rinnegare la sua natura androgina, che sembra essere messa in dubbio da chi lo giudica solo esteriormente. L’arte unisce, quindi, creando dei ponti emotivi tra individui e che permettono di rappresentare la propria interiorità agli altri.

Una tavolozza incompleta

Dal lato estetico, Blue Period sembra peccare un po’ a livello dell’animazione e della resa finale della grafica generale: se il lato propriamente artistico rappresentante le opere pittoriche è reso attraverso una composizione grafica e di colori molto armoniosa e realistica, le animazioni dei personaggi e delle ambientazioni peccano di questo scavalcamento grafico. I colori risultano piatti e non omogenei, la visività è ridotta all’osso da un comparto grafico che non riesce a scardinarsi dalla rigidità e dalla piattezza. Una nota di demerito, dunque, per un fattore, quello grafico, che poteva essere ampliamente sviluppato e sfruttato per creare un potenziamento rispetto i disegni in bianco e nero del manga: essendo una storia incentrata sulla pittura, infatti, molto si sarebbe potuto fare per imprimere un segno ancora più distintivo all’anime creando un comparto grafico ancora più consistente e incisivo, in modo da creare un’omogeneità tra pittura e animazione. Quest’ultima quindi crea una dimensione stridente con le opere rappresentate, andando a costituire un gap estetico estremamente marcato che potrebbe destabilizzare lo spettatore.

Blue Period è la metafora dell’impegno e della costanza, mostrando un quadro — simbolico, ma non solo — di un ragazzo ordinario che decide di buttarsi a capofitto in un pratica, quella pittorica, a lui estranea e decisamente anticonvezionale per i suoi standard di vita. La voglia di rappresentare sé stesso attraverso un linguaggio simbolico lo porta a intraprendere un percorso di realizzazione e di apprendimento tutt’altro che facile, indirizzandosi verso un futuro incerto ma ricco di soddisfazioni personali. Una storia che sprona chiunque la guardi di impegnarsi nei propri obiettivi, nonostante le evidenti difficoltà che la vita ci pone.

A chi consigliamo Blue Period?

Blue Period è un anime per tutti, ma al contempo per pochi. Questa ambivalenza può confondere, ma cerchiamo di sviscerarne le motivazioni: se da una parte la storia si propone come metafora di vita collettiva che può spronare chiunque a impegnarsi nella propria passione e a rendere il proprio hobby una professione, dall’altra Blue Period vuole rivolgersi a chi l’arte la fa come mestiere o comunque è appassionato di pittura e disegno. E non semplicemente per il lessico, che piano piano anche un profano inizia a riconoscere e apprendere, ma anche — e soprattutto — perché solo chi è calato appieno in questo contesto può cogliere tutte quelle sfumature e quelle piccole relazioni di senso che vengono affrontate nella storia. La psicologia dei personaggi, le emozioni e gli stati d’animo di cui è pregna ogni opera rappresentata, il significato simbolico celato dietro ogni quadro è sicuramente più adeguato a chi l’arte la conosce molto bene. Ciò non toglie che l’anime possa essere apprezzato da chiunque sia appassionato di tematiche seinen, presentandosi come un’ottima storia che si discosta leggermente dai canoni classici del genere.

BLUE PERIOD - Recensione dell'anime

  • Tematica inconsueta e interessante
  • Rappresentazioni pittoriche che spiccano sul resto della composizione visiva
  • Realismo attuale sulla condizione degli studenti giapponesi alle prese con gli esami di ammissione

  • Animazione grafica non eccessivamente particolareggiata e a tratti legnosa
  • Tecnicismi che potrebbero fuorviare
Blue Period
3.5

Una storia sul potere e sulla bellezza dell'arte

L’arte può essere considerata una passione, un mestiere o addirittura una terapia per l’anima. Tante accezioni che confluiscono tutte in un’unica constatazione: la capacità delle opere artistiche di esprimere l’interiorità dell’artista e di chi le ammira. Una convergenza questa che si ritrova perfettamente in Blue Period che, attraverso la storia di Yatora Yaguchi, non solo rappresenta l’impegno e la dedizione che una persona può riversare in quello in cui crede, ma addirittura può rappresentare il trampolino di lancio per la propria realizzazione personale e l’espressione del proprio io interiore. L’anime, nonostante l’animazione un po’ altalenante che non riesce ad amalgamare perfettamente le opere artistiche al tessuto grafico generale, presenta una nota di merito non indifferente rispetto al manga da cui è tratto: il colore è la componente principale e il veicolo di tutta la storia, che logicamente nelle tavole cartacee si andava a perdere, ma che nella trasposizione animata permette di assaporare in modo completo il senso ultimo della narrazione a immagini. Blue Period è completo nella sua essenzialità: un giovane con un sogno, alla ricerca della sua realizzazione e del suo posto nel mondo. Una storia attuale e realistica, senza giri di parole e orpelli stilistici, diretta e bellissima nella sua essenzialità.

Una mahō shōjo che vive sommersa tra libri e fumetti, Pokémon e dadi di D&D. Divoratrice compulsiva di film e serie TV, nel tempo libero complotta con il suo gatto per conquistare il mondo. Sogna un giorno remoto di disegnare una storia a fumetti incentrata su una campagna di Dungeons & Dragons.

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