Wotakoi: Love is hard for otaku – Recensione

Arriva finalmente in Italia Wotakoi - Love is hard for otaku, il manga di Fujita da cui è stato tratto l'omonimo anime. Ecco la nostra recensione del primo volume

Wotakoi

Se state leggendo questo articolo e siete capitati sulle pagine di Akiba Gamers è perché, molto probabilmente, siete degli otaku, in misura minore o maggiore a seconda dell’intensità della vostra passione per anime, manga, videogiochi, idol e tutte le altre forme d’arte che si inseriscono nella moderna cultura pop giapponese. Il termine in questione, ormai entrato in pianta stabile nel vocabolario linguistico del mondo occidentale, viene usato generalmente per riferirsi a coloro che provano interesse per il mondo dell’intrattenimento di provenienza nipponica. Quello che molti non sanno, tuttavia, è che l’accezione originale della parola è tutt’altro che positiva: in Giappone, gli otaku sono gli appassionati in modo ossessivo di manga, anime, videogiochi e di tutti i prodotti correlati a questa subcultura (ma non solo), che a causa di questo hanno pesanti difficoltà nelle interazioni sociali, arrivando spesso a isolarsi.

Ecco quindi che essere otaku in Giappone è tutt’altro che una cosa di cui vantarsi, o di cui parlare liberamente con gli amici e i colleghi di lavoro. Ce lo dimostra il manga Wotakoi – Love is hard for otaku (in originale Wotaku ni koi wa muzukashii, “L’amore è complicato per gli otaku”), che arriva in Italia grazie a Panini Comics dopo il successo ottenuto in patria. Scritto e disegnato dall’autrice Fujita, l’opera è nata sul celebre sito di illustrazioni Pixiv nell’aprile del 2014, e successivamente trasferita sulla rivista online josei Comic Pool dell’editore Ichijinsha a partire da novembre 2015. Attualmente ancora in corso in patria con otto volumi all’attivo, Wotakoi ha ispirato un adattamento animato di 11 episodi prodotto dallo studio A-1 Pictures e andato in onda da aprile a giugno 2018, disponibile nel nostro paese in streaming su Amazon Prime Video (sottotitolato in italiano).

Wotakoi racconta le vicende quotidiane dei due protagonisti Narumi Momose e Hirotaka Nifuji. Lei è un’impiegata d’ufficio con la passione per i manga, in particolare i boys’ love, autrice di fumetti amatoriali e sfortunata in amore a causa della sua natura otaku, passione che vuole tenere segreta a tutti i costi. Lui è un tipico salaryman giapponese dal carattere all’apparenza freddo e impassibile, nonché videogiocatore incallito. I due, amici d’infanzia fino alle scuole medie, si ritrovano colleghi nello stesso ufficio assieme ai loro senpai Hanako Koyanagi e Taro Kabakura, anch’essi insospettabili otaku.

Quello degli otaku è un tema che si ritrova spesso nel fumetto giapponese (e nei prodotti collegati come anime e light novel), ma di solito in forma stereotipata e superficiale, per esempio con la presenza di uno o più personaggi che possiedono questa caratteristica magari in forma estremizzata, con la funzione quindi di espediente comico. In Wotakoi abbiamo invece un’analisi più concreta e accurata di questo fenomeno, grazie alla protagonista Narumi e alle sue vicende personali, dalle quali traspare nettamente come essere otaku nel mondo giapponese, in particolare in un ambiente lavorativo, non sia proprio una condizione da sbandierare ai quattro venti.

Wotakoi

Nonostante queste premesse non aspettatevi nulla di particolarmente profondo: nei capitoli che compongono questo primo volume, Wotakoi si conferma sin da subito un manga leggero e senza troppe pretese, dove la premessa e il contesto sono solamente una scusa per mettere in scena situazioni comiche, gag e sviluppi sentimentali che coinvolgono le due coppie di protagonisti (quella principale e quella dei senpai). La narrazione è episodica, ogni capitolo presenta una storia autoconclusiva, e sono abbondanti i riferimenti legati al mondo della cultura pop giapponese. Questo citazionismo estremo, unito a un’elevata verbosità dei personaggi (spesso inutilmente fine a sé stessa), penalizza la scorrevolezza del manga in molti frangenti, pur non compromettendo la sua godibilità.

Dal punto di vista grafico Wotakoi si distingue per disegni semplici e che vanno dritti al punto, di buona fattura e senza particolari virtuosismi. Il character design dei personaggi è piacevole e supporta in pieno la loro caratterizzazione, mentre gli sfondi sono spesso assenti o poco dettagliati. L’edizione italiana, di grande formato (14,5×21), con le prime pagine a colori e con una sovraccoperta di ottima fattura, valorizza ulteriormente l’opera. Da segnalare l’ottima postfazione del responsabile di questa edizione, Francesca Romana Guarracino, che spiega molto bene la genesi del manga e il contesto otaku giapponese, e che include un dettagliato glossario di tutti i termini “tecnici” usati nel corso del volume. Purtroppo altrettante parole d’elogio non le possiamo spendere per il rapporto qualità-prezzo: nonostante il grande formato e la notevole cura posta nell’edizione, proporre 136 pagine a 8,90 € non è proprio il massimo della convenienza. Si poteva fare di più.

Wotakoi

Passioni segrete e come gestirle

WotakoiArriva finalmente in Italia un piccolo fenomeno del fumetto giapponese. Wotakoi – Love is hard for otaku esordisce come una piacevolissima commedia a episodi di carattere prevalentemente sentimentale che, attraverso le vicende quotidiane di un gruppo di impiegati di ufficio accomunati dalla medesima passione, riflette sulla condizione degli otaku all’interno della società giapponese. Un tema spesso affrontato in maniera superficiale e stereotipata in molti altri manga, e che qui trova per la prima volta un’analisi più concreta. Nonostante questo, non dovete aspettarvi nulla di particolarmente profondo, visto che il manga si limita a intrattenere piuttosto che a educare, o almeno questa sembra la strada intrapresa a giudicare dai capitoli contenuti nel primo volume.

La natura episodica del fumetto e la verbosità dei dialoghi potrebbero scoraggiare molti lettori, così come l’elevato citazionismo potrebbe passare inosservato a chi non ha una conoscenza un minimo estesa della cultura pop giapponese degli ultimi anni. Di conseguenza, consigliamo Wotakoi solo a quelli che apprezzano il genere e sono interessati all’argomento trattato, a causa anche del rapporto qualità/prezzo non proprio conveniente proposto dall’edizione italiana di Panini Comics, che brilla tuttavia nel corposo apparato redazionale a fine volume.

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Per chi si sente otaku fino al midollo

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Alessio Micheloni
Figura mitologica, ossessionata da tutto ciò che proviene dal Giappone, che ama districarsi abilmente fra mille impegni e buoni propositi che non realizzerà mai. Quando non impugna un controller, si diletta a guardare anime e leggere manga di dubbio gusto. Tendenzialmente ti vuole bene, soprattutto se gli parli delle serie Trails, Ys e Utawarerumono.

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