Filo diretto #9: Quella volta che fummo cacciati da Nintendo

Filo diretto #9: Quella volta che fummo cacciati da Nintendo

Che vi ho detto l’ultima volta? È sempre più difficile trovare nuovi argomenti di cui discutere in questa rubrica e per questa ragione gli aggiornamenti si sono fatti sempre più radi… un po’ come la mia capigliatura.

Per cui ho deciso di cominciare a raccontarvi alcuni tra i più divertenti aneddoti avvenuti nel gruppo redazionale. Per chi non lo sapesse, sebbene siamo in qualche modo tutti legati da un’amicizia più o meno longeva, non abbiamo purtroppo la fortuna di stare insieme nella stessa città, nella stessa casa. Nonostante ciò, riusciamo a legare e divertirci comunque, tra un articolo e l’altro. Perdonatemi già da ora se mi dilungherò troppo col racconto, ma dovete fidarvi di me: leggete fino in fondo, ne vale assolutamente la pena.

Quella volta che fummo cacciati da Nintendo

Non molto tempo fa, Nintendo ci invitò, presso i locali di Video Games Party Home di Milano, a giocare le ultime novità in arrivo prossimamente, fra cui spiccava certamente The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Sapendo di poter provare un titolo così atteso, sono stati in tanti i nostri uomini a volersi spostare fino al capoluogo lombardo per poterci mettere sopra le mani. Così, rinunciando da buon amico a subire un faticoso viaggio di dodici ore dalla terronia a una landa civilizzata, acconsentii a mandarci ben QUATTRO dei nostri (roba che manco le testate più influenti del paese), il cui gruppo, per l’occasione, fu ribattezzato “Squadra Assassina Vipere Mortali“, come i guastafeste che rompono le uova nel paniere alla sposa in Kill Bill.

Così, Simone, Katia, Claudio e Romi invasero letteralmente le postazioni Nintendo per riuscire a provare tutti i giochi, girare qualche video e scriverne le proprie impressioni. Da ansioso qual sono, gli chiesi di tenersi in contatto e di farmi sapere in tempo reale come si svolgesse la giornata con Nintendo e, di tanto in tanto, riuscii a scambiare con loro qualche messaggio vocale o testuale. Inutile raccontarvi come l’isolamento da bunker impedì loro di trasmettere in live in maniera decente stralci del nuovo Zelda, con la conseguente rabbia degli spettatori che non riuscirono a capire nulla né del gioco né di quello che stavano dicendo.

Passò qualche ora. Pausa pranzo, mi trovavo nel bel mezzo della mia quotidiana riunione presso la sede del gabinetto, intento a consumare gli LP in School idol festival, quando Simone mi mandò un messaggio dai toni preoccupanti: “Ci hanno cacciati“.

“Come vi hanno cacciati? Che cazzo avete combinato?” — chiesi con una lieve nota di preoccupazione. Ero già in stato d’ansia, ma non eccessiva, credetti fosse solo un piccolo scherzo… all’inizio.

Eh ci hanno spediti al piano di sopra(faccina che ride). Non sarà successo nulla, pensai tra me e me, altrimenti non avrebbe proseguito in maniera così scanzonata. Tuttavia, la più grande paura di uno dei responsabili di un sito che già fa fatica a decollare di per sé stava per diventare reale in una manciata di secondi. Come cazzo lo avrei spiegato poi a Kurama?

« Niente, in pratica io, Claudio, Katia e Romanina stavamo giocando e a un certo punto un tipo ci dice di smettere perché iniziava un’altra conferenza. Erroneamente Claudio, mentre si girava, ha fatto cadere il pad di una Wii U per terra, ha bestemmiato un po’ e s’è rotto lo schermo (per l’enfasi delle bestemmie, mica perché è caduto, ndR). È arrivato ▓▓▓▓▓▓▓ (membro dello staff di Nintendo di cui non faremo il nome, ndR) che ci ha sbattuti fuori dicendo: “Ne parlerò con Alessandro di questa cosa, vedremo se invitarvi ancora ai prossimi eventi.”  »

“State scherzando, vero?”

In quel preciso istante ho provato una delle sensazioni più brutte di tutta la mia vita. Avete presente quando vi si blocca la circolazione sanguigna, iniziate a sudare blocchi di ghiaccio dalla forma irregolare e iniziano a cadervi anche i peli del culo? Ma andiamo avanti.

« Purtroppo no. Adesso siamo qui all’entrata del VGP, ci han detto di aspettare perché di sotto ▓▓▓▓▓▓▓ sta parlando con Nintendo per questa faccenda (…c’era Satoru Shibata quel giorno, ndR). Può essere che da un momento all’altro vi mandino una mail o vi chiamino perché…  »

In quel momento ho sentito Claudio in lontananza che diceva: « Oh comunque il pad era agganciato male. »

« …Claudio l’ha fatto cadere. Praticamente è venuta via una levetta analogica e s’è spezzato lo schermo del GamePad. Abbiamo provato a farlo funzionare e non andava più, e lì sono scoppiati i casini. A quanto pare c’han chiesto anche di risarcirlo. Adesso stiamo mettendo su i soldi, io, Claudio, Katia e Romanina per pagarglielo, ma chiaramente è un casino. »

“Sono senza parole.”

« Non so, Ale. Cosa facciamo adesso? Perché qui hanno anche smesso di fare la conferenza per risolvere questa cosa. E boh, non so come muovermi. Ci sono Romi e Katia che non sanno cosa fare e Claudio che sta bestemmiando anche in turco. »

“Davvero, sono senza parole.”

In quel momento mi passò tutta la vita redazionale davanti. Dal giorno in cui io, Roberto, Francesco e Mauro ci siamo detti “Oh perché non roviniamo irrimediabilmente le nostre vite e ci inguaiamo aprendo un sito sui videogames?” a quello in cui ci siamo fatti il primo Lucca Comics da Another Castle, o al primo evento stampa a cui Nintendo ci invitò nel 2013… il tutto condito dalle immagini sfocate della sigla introduttiva di Late Night with Mauro, magistralmente diretta da un giovane Roberto all’apice della sua adorabile follia. Insomma, tutto mi crollò davanti come un castello di carte. Nintendo non ci avrebbe più supportati in alcun modo, avremmo dovuto sborsare chissà quanto e… vogliamo parlare della figura di merda davanti a tutti i colleghi, tra cui c’erano anche tanti pezzi grossi? E SATORU SHIBATA?! Una situazione insostenibile. La prima cosa che feci fu chiamare Kurama… che sfortunatamente non rispose. Fu qualche secondo dopo il mio umido trip mentale che ricevetti un altro messaggio vocale, stavolta da parte di Claudio.

« Oh Ale, sono Claudio. Ascolta, mi ha chiamato ▓▓▓▓▓▓▓ per parlare un attimo, adesso. Mi sono offerto di pagare io perché ci ha chiesto un pagamento un po’ particolare… Ha detto “fai pagare il tuo responsabile” e io faccio “sì ma Ale non può pagare”. Mi fa “perché?”. Insomma, voleva un pagamento di circa trenta, quaranta centimetri di capelli, e ho detto: “Guarda (scroscianti risate di sottofondo) …faccio io. Mi taglio la coda e te li do”. Quindi… dammi un attimo il tempo che vado a tagliarmi il codino e ci sono (cerchiamo un attimo un parrucchiere qui intorno, suggerì Katia) “Quindi vi do questo e basta. Si dimentica tutto, dai. A posto così.” »

Superato lo shock dei tredici anni di vita persi in pochi istanti, ho riacquistato piano piano un colorito tendente al bianco cadaverico, dal viola che ero diventato. Fortunatamente si trattava di uno scherzo, che col senno di poi mi ha fatto ridere tantissimo e che ancora oggi mi piace ricordare con piacere. Volete sapere com’è nata la burla? Semplicemente, il gruppo di squilibrati s’è fatto rimproverare dagli addetti ai lavori perché faceva troppo chiasso, tra commenti, risate ad alta voce e partite troppo prolungate. Insomma, quel che accade ogni qual volta ci riuniamo su Skype per discutere, tutto nella norma. A qualcuno di loro è venuta la brillante idea di gonfiare la cosa per farmi prendere un brutto spavento, sapendo quanto ansioso io possa diventare in casi come questo, e che solo io potevo cascarci fra Kurama, BaSS e Mauro.

“Scusaci Ale. Ma ci stavamo scompisciando troppo in quel momento” — concluse poi Simone, dopo una discussione decisamente più professionale sul flusso di lavoro che sarebbe seguito al loro ritorno a casa. “Macché scusa, è venuto benissimo!” — specificò invece Katia.

Gli Akiba Gamers, i miei amici, sono i redattori più fighi del mondo, sappiatelo. Per sicurezza, però, al prossimo evento Nintendo ci andrò anche io.

Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.