L’Uomo Tigre diventa l’emblema dell’altruismo in Giappone

L’Uomo Tigre diventa l’emblema dell’altruismo in Giappone

Il mondo in cui viviamo ci ha abituato a tanti tipi di notizie con pregiudizi inutili e stupidi, basti pensare a quante volte si sia parlato in TV, nei quotidiani, o anche nel web, di quanto i videogiochi e gli anime siano violenti e talvolta (come nel caso dei Pokémon) pure satanici, o se parliamo di manga arriviamo addirittura a tirare in ballo anche la pedofilia. Eppure c’è chi spesso riesce a trarre una grande lezione da queste opere e a metterla in atto nella vita reale, come nel caso della notizia di cui vi parleremo oggi. Sicuramente molti di voi in ascolto conosceranno fin troppo bene Naoto Date, un personaggio della fantasia come tanti altri che nasconde un grosso segreto: una volta indossata la maschera diventa l’abilissimo wrestler Tiger Mask (o anche L’Uomo Tigre secondo l’adattamento italiano), l’alievo reietto della Tana delle Tigri che ha deciso di ribellarsi alla spietata organizzazione e che è solito donare a giusta causa i ricavati dei suoi incontri.

Sebbene la figura di Tiger Mask sia diventata un personaggio vero e proprio del wrestling giapponese, c’è chi invece ha deciso di portarne avanti anche solo gli ideali, effettuando nel corso del tempo varie donazioni tutte a nome dell’amatissimo lottatore.

L’ultima risale proprio a quest’ultimo periodo, dove l’ufficio municipale della città di Tako, Giappone, si è vista recapitare un pacco contenente la bellezza di 55 mascherine protettive, in due misure e colorazioni. Il messaggio allegato consiglia di consegnarne una a tutto lo staff, e di non provare a cercare l’autore di tale gesto, tutto firmato da Tiger Masko. Si tratta infatti di un gioco di parole, in quanto “ko” (子) in giapponese significa “bambino”, ed è spesso usato come parte finale di tantissimi nomi femminili come ad esempio Michiko e Aiko. Questo particolare “uomo tigre” è infatti un team di quattro sarte (ohariko in giapponese) non identificate provenienti presumibilmente proprio da Tako.

Ma non è l’unico caso: in passato, l’orfanotrofio di Muroran, in Hokkaido, si vide consegnare uno zaino pieno di utilissime forniture varie. Il tutto era accompagnato da un messaggio firmato “Naoto Date”, che si scusava perché “i soldi del combattimento erano pochi” e quindi avrebbe potuto donare solo uno zaino per anno.

Ovviamente queste sono solo alcune delle buone azioni fatte da qualcuno che si firma come il personaggio protagonista dell’opera creata da Ikki Kajiwara e Naoki Tsuji nel 1968, e si spera che in futuro possano arrivarne altrettante!

Fonte: Chiba TV via SoraNews24

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Roberto Fuccini
Prestigiatore, ballerino di break dance, produttore cinematografico, fondatore di Akiba Gamers: un curriculum da fare invidia a Johnny Sins, ma che non regge il confronto con la sua smodata passione per i giochi d’importazione e per i tegolini.

1 commento

  1. Avatar

    Penso che la società giapponese sia troppo legata ai manga, ma l’anime dell’uomo tigre l’ho visto tutto, ed era molto più intimistico, di quanto si possa immaginare, poichè la lotta e la sua violenza sul ring era solo una parte del cartone, quello che lo accompagnava sempre, era la lotta interiore del personaggio, per essere quello che voleva essere, piuttosto che quello che sentiva essere. L’altruismo poi era bello, perchè metteva in risalto come un povero divenuto ricco, sia combattuto tra essere ancora un povero che comprende le miserie della gente, ed un ricco, che è sempre perseguitato da tutti, e combatte contro tutti, per sopravvivere. Insomma dietro questi manga e cartoni, ci sono degli artisti, con delle idee mature, ed una cultura ben strutturata.I Giappone del formalismo esasperato, dove la cortesia è un’arte insegnata, spesso è come un ricco che mantiene i protocolli sociali, ma perde l’umanità di chi invece non ha nulla, ed è gentile perchè ha ancora un cuore. Amo il Giappone perchè è una società combattuta dalla sua natura umana, che nonostante la dura lotta per essere forte contro altri forti, non riesce a dimenticarsi, che l’uomo da solo ben poco conta, e torna neil suo bellissimo verde a ricaricare la voglia di vivere.

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