Intervista a Yoshiyuki Tomino, il padre di Gundam

Akiba Gamers vi ripropone l’intervista effettuata a Yoshiyuki Tomino, il creatore di Gundam, lo scorso dicembre 2012 al SAN MARINO ANIMÆ FESTIVAL

Yoshiyuki Tomino

Quella che vi proponiamo di seguito è l’intervista condotta a porte chiuse a Yoshiyuki Tomino, creatore di Gundam, Daitarn 3 e molte altre serie animate che hanno fatto la storia. È stata pubblicata originariamente sul sito di Gundam Core, un progetto del nostro staff interamente dedicato alla saga di Mobile Suit Gundam, pochi mesi prima che Akiba Gamers debuttasse in rete. Buona lettura!


Il 7, 8 e 9 dicembre 2012 si è svolta la prima edizione del SAN MARINO ANIMÆ FESTIVAL, il festival internazionale all’animazione giapponese che ha potuto contare su ospiti del calibro di JAM Project, ALI PROJECT e il creatore di Gundam Yoshiyuki Tomino.

Proprio su Tomino verte la nostra attenzione, grazie a diversi momenti che il Festival ci ha concesso con lui. Il primo alle 11:00, alla cerimonia di inaugurazione (assieme a JAM Project e ALI PROJECT); il secondo alle 13:00, in uno scambio di chiacchiere durante il buffet, e il terzo, infine, dopo la proiezione del primo film “Mobile Suit Gundam I”, in cui il Maestro ha parlato al pubblico dell’animazione giapponese. Un ulteriore incontro si è svolto subito dopo con la stampa che ne aveva fatto richiesta.
Quella che vi presentiamo di seguito invece è l’intervista esclusiva concessa a noi di Gundam Core e Nanoda subito dopo la tavola rotonda. Il noto regista nipponico ci ha concesso davvero molto tempo e ha risposto in maniera esauriente a tutte le nostre domande.

Intervista a Yoshiyuki Tomino

Intervista a Yoshiyuki Tomino

Nella sala erano presenti il maestro Tomino, il suo interprete, lo staff del SAF2012 e il gruppo formato da Gundam Core (rappresentato da KilroyZechs) e Nanoda. Quelle che vi facciamo leggere di seguito sono le domande di Gundam Core, a cui Tomino ha risposto in diretta per la video-intervista.

Com’è nato il concetto di Newtype? Come Zeon Deikun, pensava anche lei a uno stadio evolutivo della razza umana, in grado di comprendersi a vicenda senza bisogno di parole? O in fase di produzione si è fatta subito strada l’idea di inserire guerrieri con abilità fuori dal comune?

Il concetto di Newtype, innanzitutto, era un elemento che ben si sposava con l’ambientazione Sci-Fi, che insieme ai giganteschi mecha orientava la serie verso il futuro. Un bambino che si rapportava con questa serie non doveva limitarsi a percepire esclusivamente la disperazione, ma anche riuscire a comprendere il cuore o la mente dei personaggi, in un approccio più puro.

Per quello che invece riguarda i poteri mentali dei Newtype, come Zeon Deikun posso solo dire che non credo che esistano e sarebbe un male se esistessero davvero. Per il genere Sci-Fi, tuttavia, si trattava di una possibilità da esplorare, a cui io stesso ho dato vita credendo nel suo successo. Durante lo sviluppo della serie, nel momento in cui iniziai a costruire il personaggio di Zeon Deikun, cominciai a capire dove la sua personalità sarebbe andata a finire, rendendomi conto che si stavano creando numerose sfaldature nella stessa. E allora pensai: “Un essere umano fatto in questa maniera sarebbe solo un oggetto di comodo”. E così decisi di farlo morire.

Ring of Gundam sarà limitato al cortometraggio già uscito o, in futuro, potrebbe aprire la strada a un nuovo capitolo per l’Uchuu Seiki? Nonostante Gundam sia passato in mano alle nuove generazioni, la sua impronta di regista resta inimitabile.

Per quello che riguarda Ring of Gundam, è diventato ciò che ha già visto, ovvero un cortometraggio (Tomino usa il termine “short movie”). Devo dire che a livello di pianificazione inizialmente pensai che potevano esserci sviluppi che lo facessero diventare una serie, tuttavia, dalla direzione intrapresa, ho capito che purtroppo non si trattava di un prodotto abbastanza valido. Nel senso che, anche a livello pratico, non ho avuto particolari riscontri da parte del pubblico, quindi non avrebbe mai potuto trasformarsi in qualcosa di più ampio come una serie. Resta quello che è, un cortometraggio.

E per quanto riguarda il futuro dell’Uchuu Seiki? (nome con cui viene indicata la timeline Universal Century in giapponese)

Non posso dare una risposta azzardata, da parte mia. E non posso nemmeno dirle perché. Dovrebbe per favore aspettare due anni. Anche se io potrei morire fra un anno. E comunque dovrebbe aspettarne due. Quella che lei ha appena fatto è una domanda scomoda, e mi costringe a risponderle in questo modo.

(criptico, ma esplicativo: il futuro dell’Uchuu Seiki è l’anime di THE ORIGIN. Con questa risposta Tomino ci ha fatto capire che non si tratta di un lavoro a cui lui sta prendendo parte)

Yoshiyuki TominoQuando avete creato la prima serie di Gundam siete stati limitati molto dagli sponsor che chiedevano mecha facilmente vendibili sotto forma di giocattoli. Al giorno d’oggi i GUNPLA sono parte integrante del franchise di Gundam, anime e modellismo si sostengono a vicenda. Lo considera un problema per l’animazione giapponese? A lei piacciono i GUNPLA?

Per quello che riguarda i GUNPLA, c’è da dire ovviamente che si tratta di giocattoli, e la trasmissione televisiva viene considerata una sorta di programma che li pubblicizza, al punto che determinati prodotti vengono proposti all’interno delle storie appositamente per la vendita. Per noi alla fine diventa un dovere presentare il prodotto fisico e mostrarlo all’interno dell’animazione. Detto questo, il rapporto fra giocattoli e animazione non è assolutamente un elemento negativo, anzi, ritengo che sia il contrario. Inoltre, le richieste avanzate dall’esterno vengono integrate e assorbite all’interno della produzione, e non si limitano solamente al mondo dei giocattoli. Li ritengo un valido elemento. Se poi lei mi chiede se mi piacciono o meno i GUNPLA, facendo parte di questa catena non crederà mica io le possa dare una risposta diversa da quella che deve essere.

 (un modo come un altro per dire che è in qualche modo costretto a dare un giudizio positivo sui GUNPLA)

Ha mai montato un GUNPLA?

(ride) Inizialmente esistevano solo quelli assemblabili in un certo modo, invece adesso sono diventati complicati. All’epoca ordinai dei prodotti direttamente dai produttori, ma non erano come quelli attuali che si incastrano perfettamente e hanno un loro perché a livello fisico. Devo comunque dire che gli attuali non li monto perché sono complicatissimi, quindi no, non ci tengo. È per questo che devo dire di nutrire una grandissima ammirazione nei confronti di chi riesce al giorno d’oggi a montare GUNPLA. È una cosa complicata. Ciò che penso è che avrei bisogno di avere un GUNPLA senza braccia e senza gambe, e sarei a posto.

Una Ball? (ride)

Sarebbe troppo noioso. Se sono troppo noiosi non vanno bene comunque. La scelta di kit si è fatta sempre più vasta, e il fatto che siano diventati così complicati non è certo una cosa negativa.

Quanto le dinamiche di marketing influenzano la sua ispirazione durante la direzione di una serie?

La risposta a questa domanda potrebbe essere semplice, ma allo stesso tempo complicata. Devo dire una cosa: nel momento in cui decido di lanciare qualcosa per la trasmissione in televisione si interrompe anche la connessione ai miei gusti personali, devo corrispondere a quelli che sono i miei sponsor e alle determinate condizioni a cui devo appunto dare la precedenza. Non arrivo nemmeno allo stadio in cui si prende in considerazione l’ispirazione.

È anche vero che da un certo punto di vista non intendo dire che l’ispirazione non sia necessaria. Oltretutto, nella parte iniziale è necessario che questa “bolla” sia presente dentro di sé, perché se ciò non accadesse avrebbe luogo un inferno, un qualcosa molto complicato da gestire. È facile seguire la propria ispirazione inserendo a piacere ciò che più ci piace. Diversa è la condizione in cui si evoca l’ispirazione facendo sì che possa rispondere a tutti i prerequisiti richiesti. Diciamo che se ad un tratto prende vita qualcosa fatta d’impulso probabilmente non si dà realmente voce a quella che è l’ispirazione. Immagino che quelli che noi consideriamo geni sono quelli che riescono a sovrapporre varie ispirazioni istintivamente.

TominoQual è, fra tutte le sue produzioni animate, quella che preferisce?

Questa è una domanda che mi mette in difficoltà. È ovvio che non esista una mia serie che possa considerare la mia preferita, se dovesse esserci una preferenza nei confronti di un’opera rispetto a un’altra sarebbe come se l’autore di quella singola opera venisse meno. Un singolo autore non potrebbe creare una singola opera perfetta. E non ci si può innamorare di cose che non siano perfette. Quindi, se si pensa in questo modo si può arrivare alla creazione di un prodotto che è giusto tenere sempre in considerazione quanto gli altri.

Hollywood sta scoprendo il genere robotico fra Transformers, Real Steel, Pacific Rim e le armature di Iron Man. Tutto questo grazie alla CGI che permette ormai il fotorealismo assoluto. Esiste, secondo lei, in questo contesto cinematografico lo spazio per una trasposizione del suo Gundam, di gran lunga il real robot più fortunato e noto internazionalmente? (in collaborazione con Satyrnet)

Non sono né un produttore né un manager, non posso darvi una risposta.

(il lungometraggio hollywoodiano di Gundam è stato in seguito annunciato, come potete leggere in questo articolo)

Ha mai avuto intenzione di dedicarsi nuovamente a Turn A Gundam? Magari scrivendone un prequel? (in collaborazione con Satyrnet)

Credo che non ce ne sia la possibilità. Quindi non gradisco dare una risposta che sarebbe semplicemente personale.

(alla fine la sua successiva opera si è rivelata a tutti gli effetti un prequel di Turn A, ci avevamo azzeccato)

Di recente ha annunciato che sta lavorando a una nuova opera, G-Reco. Potrebbe parlarne e rivelarci maggiori dettagli su quanto è trapelato fino ad adesso? Sarà totalmente indipendente dall’universo di Gundam?

(Fa finta di non sapere di cosa stiamo parlando)
Che cos’è G-Reco? Non ne ho mai sentito parlare.

Shinji: (ride)
Zechs: Gravity Records. (in seguito il nome è stato ufficializzato come GUNDAM: G no Reconguista)

Capisco ciò che volete chiedermi. G-Reco è in realtà quello che nell’ambiente al momento utilizziamo come nome in codice. È ovviamente un progetto ancora impostato su questo livello, qualcosa di cui non posso lasciare alcun commento. Però, visto che oggi ci troviamo in un posto così felice, in un’occasione così speciale, mi sembra giusto magari dare qualche tipo di spunto a cui i fan di Gundam si possono aggrappare. Non ho intenzione di fare un’opera che i fan di Gundam, appunto, si aspettano. Ho intenzione di fare qualcosa che sia rivolta ai piccoli, e spero di riuscire a far sì che si tratti di una bella opera. Me ne sono accorto ancora di più stando qui con voi: la generazione attuale di bambini ha bisogno di vedere una storia che li colpisca tanto quanto quella che avete visto voi alla loro età. Quindi è giusto che l’animazione giapponese faccia questo passo per le generazioni di piccoli e piccolissimi. Credo che questo mio modo di pensare non sia sbagliato. Quindi non vi preoccupate, la mia prossima opera non vi riguarderà affatto.

Intervista a Yoshiyuki Tomino

Ma noi la guarderemo lo stesso!

In realtà proprio tramite questa conversazione e attraverso ciò che mi dite sono riuscito a capire quanto il lavoro che mi aspetta sia ancora più complicato, sarebbe stato molto più facile creare qualcosa per voi.

Un’altra domanda. Vorrei chiederle qualcosa in merito al tema dello schiaffo. In Kidou Senshi Gundam, Sayla schiaffeggia Kai, Bright schiaffeggia Amuro e Amuro stesso schiaffeggia Fraw Bow. C’è un motivo particolare per cui ha usato proprio questo gesto per far riprendere ogni volta il personaggio in questione?

Perché gli esseri umani, fino a pochissimo tempo fa, hanno sempre utilizzato questo metodo. Adesso nel vederlo si prova un certo senso di straniamento, ma bisogna però tenere conto che tale gesto è considerato sbagliato solo oggi. I nostri contemporanei hanno sempre mal giudicato la violenza mettendole delle restrizioni, ma non sono anch’esse una forma di violenza che nega uno stato dell’essere? Ecco, questo è il tipo di domanda che tramite la mia animazione voglio continuare a mettere in evidenza.
Al momento il bullismo è un fenomeno dilagante in tutto il mondo. Mi chiedo se saremo mai in grado di riuscire a fermarlo, e per questo credo che sia importante insegnare ai bambini la verità: che esiste. Non voglio che crescano ignari della violenza, e magari decidano di suicidarsi dopo aver ricevuto un ceffone. Quindi ritengo che sia assolutamente importante insegnargli che potrebbe succedergli anche una cosa del genere. È un avvertimento che può prepararli alla vita.

Ringraziamo infinitamente il maestro Yoshiyuki Tomino per l’enorme quantità di tempo a noi dedicato, e ci auguriamo di vedere presto la sua prossima opera.

Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.
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