Hokuto Ga Gotoku – Recensione

Le meccaniche di gioco e il cast di Yakuza incontrano una delle serie a fumetti e d’animazione più famose di tutti i tempi: Ken il Guerriero. Questo è Hokuto Ga Gotoku. Sarà davvero il miglior gioco di Hokuto no Ken di tutti i tempi?

Hokuto Ga Gotoku - Recensione

Hokuto Ga Gotoku - RecensioneSiamo alla fine del ventesimo secolo, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta. Dopo un conflitto nucleare di proporzioni catastrofiche è solo la superiorità fisica a determinare chi è degno di camminare su questo mondo profondamente ferito e sono pochi coloro che pensano prima al prossimo che a sé stessi: uno di questi è Kenshiro, erede della Divina Scuola di Hokuto, disciplina marziale capace di curare e distruggere con il solo tocco delle dita. Ken è alla ricerca di Yuria, la compagna sottrattagli dal rivale in amore Shin e creduta morta subito dopo lo scontro con il successore di Nanto. Vagando tra le rovine di una città deserta, Kenshiro apprenderà che la sua amata è ancora viva ed è stata avvistata in una prospera roccaforte chiamata EDEN.

Non c’è nemmeno bisogno di specificarlo: la prima parte dell’introduzione l’ho scritta senza nemmeno controllare che fossero le esatte parole pronunciate dal narratore della serie animata, contando solo sulla mia (ormai fragile) memoria. Sono poche le cose rimaste incise a fondo nei miei ricordi e l’introduzione di ogni episodio di Ken il Guerriero è una di queste. Grazie agli sforzi del sempre più promettente Ryū Ga Gotoku Studio ho potuto mettere le mani su quello che sembrava, già dopo un primo trailer, il miglior videogioco tratto da Hokuto no Ken mai visto dal secolo scorso: parliamo ovviamente di Hokuto Ga Gotoku, ovvero Kenshiro Meets Yakuza (voglio sperare che non sia davvero questo il titolo scelto per l’Occidente). Sarà riuscito a convincermi fino in fondo?

  • Titolo: Hokuto Ga Gotoku
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Genere: Azione, Avventura
  • Giocatori: 1
  • Software house: SEGA
  • Sviluppatore: Ryū Ga Gotoku Studio
  • Lingua: Giapponese (testi e doppiaggio)
  • Data di uscita: 22 febbraio 2018
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: costumi alternativi, canzoni provenienti dalla serie animata
  • Note: a tutti gli effetti uno spin-off di Ryū Ga Gotoku

I don’t like love Cause I love you

Lo scorso 26 agosto SEGA ha tenuto uno speciale evento a tema nel quale sono stati annunciati tutti i nuovi progetti in ballo presso il Ryū Ga Gotoku Studio. In mezzo a Kiwami 2, Yakuza ONLINE e il misterioso Shin Ryū Ga Gotoku spiccava anche un titolo che nessuno quel giorno si sarebbe aspettato di vedere, ed è proprio quello che stringo, lacrimando copiosamente, fra le mie mani: Hokuto Ga Gotoku è la summa di anni di esperienza maturati grazie alla crescita del team di Nagoshi e di una delle opere a fumetti e d’animazione più significative del Sol Levante.

Sebbene inizi proprio allo stesso modo, la storia narrata all’interno di questo nuovo gioco ispirato a Fist of the North Star differisce in maniera profonda da quella scritta da Buronson nei gloriosi anni ’80. Ritroveremo Ken impegnato nel penetrare all’interno della fortezza di Shin allo scopo di riportare a casa (ma quale casa…?) la sua amata compagna. Questa prima porzione del gioco fungerà da tutorial nella quale impareremo le tecniche di base (attacchi, difesa, pressione degli tsubo), nonché il sistema di progressione di statistiche e skill, molto simile a quello visto nei più recenti Yakuza. Salendo di livello otterremo delle sfere colorate e ciascuna di esse ci permetterà di avanzare nelle “sfereografie” che ci permetteranno di incrementare la potenza del successore della Divina Scuola. Sferrando attacchi deboli e potenti potremo riempire il familiare indicatore Heat, stavolta rappresentato dal disegno dell’Orsa Maggiore: dato che le Heat Action sono state del tutto rimpiazzate dai punti di pressione, questo ci servirà unicamente ad entrare nella modalità enrage di Ken, rappresentata dall’iconica esplosione degli abiti e dall’aura infuocata che lo circonderà per la manciata di secondi nei quali risulterà inarrestabile. Anche l’utilizzo delle armi usa e getta di Yakuza subisce un totale stravolgimento: al posto di raccogliere gli oggetti utilizzati dai nemici, Ken potrà sollevare con le proprie braccia muscolose le onomatopee delle loro esclamazioni, per tirargliele addosso come se fossero dei macigni, nonché una serie di power up temporanei rappresentati da alcuni disegni tratti dalle tavole del manga e assegnabili alla croce direzionale.

Come accennato poc’anzi, una parte importante del sistema di combattimento è data dall’implementazione delle tecniche che contraddistinguono lo stile di lotta dell’Hokuto Shinken: premendo il tasto cerchio quando i nemici saranno storditi potremo eseguire una tecnica speciale che ci richiederà di premere una sequenza di tasti in stile QTE (sempre più complessa con la progressione descritta sopra), di premere ripetutamente il pulsante quadrato per simulare gli iconici cento pugni oppure di colpire un esatto pulsante con il giusto tempismo: il risultato sarà quasi sempre lo stesso, ovvero il “NANI?!” seguito dall’esplosione del malcapitato, ma a seconda della nostra bravura potremo arrecare più o meno danni e ottenere un punteggio maggiore alla fine del combattimento. Dal menu delle opzioni potremo decidere se disattivare i comandi a schermo e lasciare il tutto all’automatismo della CPU, oppure di sostituire le nostalgiche sagome color petrolio dei cadaveri con schizzi di sangue vero e proprio.

Keep you burnin’

Il combattimento con Shin ci farà capire già da subito quanta cura è stata profusa dallo studio nel ricreare le sequenze più iconiche della serie originale, sebbene magari in un contesto diverso rispetto all’opera da cui il gioco è tratto. Dal termine del combattimento col muscoloso sosia di Enzo Paolo Turchi (doppiato dallo stesso seiyuu di Akira Nishikiyama) avremo a che fare con una storia completamente nuova. Vagando nel deserto, Ken si imbatterà in una cittadina assediata dagli immancabili balordi e, dopo aver scoppiato questi ultimi come una manciata di grossi brufoli adolescenziali, stramazzerà al suolo assetato. Verrà soccorso da una coppia di personaggi che poc’anzi aveva salvato: un vecchio signore e la sua tenera nipote. Dai due apprenderà che la sua amata Yuria è ancora viva e che è stata avvistata l’ultima volta nel luogo chiamato EDEN, la città dei miracoli. Senza perdere nemmeno un secondo, Kenshiro si lancerà in direzione della misteriosa location per poterla riabbracciare.

Giunti dinanzi alle imponenti mura della città-fortezza impareremo ben presto che non sarà così facile riuscire ad intrufolarvisi, nonostante la vistosa massa muscolare del nostro alter-ego. Sono tanti i sopravvissuti che cercano invano di diventare cittadini dell’EDEN e ottenere cibo e acqua, ma ben pochi riescono a sopravvivere all’attesa, grazie anche ai costanti assalti dei banditi. Fuori dalle mura della città potremo curare i malati, ottenere cibo e oggetti utili alla risoluzione di alcune piccole quest, fino a che non innescheremo l’evento in grado di farci progredire nella storia. Picchiati a sangue gli ennesimi teppisti pacchiani e salvato un bambino da morte certa, faremo la conoscenza di uno dei personaggi inediti di Hokuto Ga Gotoku: Jagure, leader della guarnigione a difesa delle mura, impressionato dall’Ansatsuken utilizzato dallo straniero (e con la voce di Yuya, l’host del locale Stardust in Yakuza). Kenshiro coglierà al volo l’occasione, facendosi catturare dalle guardie e finendo nelle prigioni dell’EDEN. Piegando le sbarre della sua cella come fossero fatte di plastilina, l’eroe di fine secolo evaderà nel pieno della notte, imbattendosi in una misteriosa fanciulla dai capelli biondi. Confidatole lo scopo del suo ingresso in città, Ken apprenderà dalla donna che per ottenere le informazioni che gli servono dovrà vincere le battaglie all’interno del colosseo riservato ai prigioneri e ottenere così la libertà. L’indomani, dopo aver sterminato i soliti nemici da quattro soldi, Kenshiro si ritroverà faccia a faccia con un’imponente figura ben nota ai fan della serie: Devil Rebirth, il gargantuesco mostro dalle sembianze umanoidi che metterà a dura prova la sua e la nostra resistenza in una spettacolare boss battle.

Progredendo all’interno della storia Ken avrà modo di incontrare altri personaggi ben noti a chi conosce a menadito l’anime e il fumetto originale: Toki, Rei, Jagi, Raoh e persino personaggi minori come Uighur, custode della prigione di Cassandra. Sebbene gli eventi narrati a cui prenderemo parte qualcosa di completamente nuovo, il modo in cui incontreremo tali personaggi e alcune celebri battute di dialogo sono rimasti inalterati, strizzando l’occhio agli appassionati e allo stesso tempo risultando credibili all’interno del contesto del videogioco caratterizzato da una storyline originale.

DO SURVIVE!

Nonostante non si tratti di un episodio di Yakuza vero e proprio, Hokuto Ga Gotoku può contare su uno degli elementi che hanno decretato il successo del lavoro di Nagoshi: i mini-giochi e le attività collaterali, che nel mondo di Ken il Guerriero si trasformano in puro divertimento all’insegna del nonsense sfrenato. Come avrete sicuramente avuto modo di ammirare nei trailer, tra i mini-game in cui il povero Ken sarà coinvolto troviamo quello del moto-baseball, se così vogliamo definirlo: dovremo fare home run nel deserto colpendo dei teppisti in motocicletta con una gigantesca trave di ferro, e vi assicuro che il tutto risulta molto appagante. All’interno dell’EDEN invece saremo chiamati a sostituire il vecchio barista del Rusty Nail, ormai vittima degli acciacchi che mi porto dietro anch’io a trent’anni: agitando il controller, premendo sequenze di tasti o ruotando la leva analogica destra dovremo preparare i cocktail migliori da servire ai clienti che ne faranno richiesta, sfruttando l’Hokuto Shinken in maniera totalmente fuori contesto, ma vi confesso di aver riso davvero un sacco dopo aver sentito Kuroda pronunciare le parole: “Hokuto! Hyakuretsu-Shake!”.

Tra le ulteriori attività collaterali troviamo l’esilarante lavoro part-time da medico chiropratico (non mi farei mai mettere le mani addosso da Ken, per inciso) che altri non è che un vero e proprio rhythm game; quello del Cabaret Club ripreso direttamente da Yakuza 0, nonché — addirittura, la possibilità di riesumare dal pre-conflitto nucleare i cabinati arcade di giochi come Out Run e l’Hokuto no Ken realizzato da SEGA nel 1986 per Master System.

L’aggiunta più importante, tuttavia, è costituita dalla possibilità di esplorare il deserto fuori dalle mura dell’EDEN e ciò avverrà a bordo di un fuoristrada che ripareremo con l’aiuto del prode Burt. Una volta ottenuto potremo personalizzarlo e renderlo più potente e a bordo di esso potremo raggiungere luoghi iconici come la prigione dove si trova Toki, quello dove si svolge il mini-game del baseball oppure ingaggiare scontri con gli immancabili predoni. Avanzando sbloccheremo anche la possibilità di effettuare delle vere e proprie corse in stile Mad Max: nonostante questa meccanica non sia curata come il resto del gioco, è un’aggiunta piuttosto divertente che un po’ ricorda la modalità Taxi Driver di Yakuza 5.

We still fight, fightin’ in the nineties

Hokuto Ga Gotoku, sebbene sulla carta sia stato sviluppato e sia uscito dopo Yakuza 6: The Song of Life e Yakuza Kiwami 2, non sfrutta il portentoso Dragon Engine che abbiamo ammirato in questi due giochi appena citati. Come già anticipato nella nostra anteprima, il motore grafico scelto dal Ryū Ga Gotoku Studio è quello visto in Europa su PlayStation 4 grazie a Yakuza 0 e al primo Kiwami, con ormai svariati anni di gradita esperienza sulle spalle. La ragione è semplice: al cel shading che caratterizza Hokuto si prestava meglio il motore antecedente, che garantisce una maggiore fluidità nei movimenti (60 fps quasi sempre granitici anche sulle PS4 standard) rispetto a quanto visto nel recente Yakuza 6, una caratteristica da non sottovalutare viste le più rapide e scattanti movenze di Ken contro quelle del buon vecchio Drago di Dojima. Sebbene il comparto audio possa contare su brani originali che svolgono al meglio il proprio lavoro, si sente davvero la mancanza della colonna sonora originale che ancora ricordiamo a memoria, con i brani rockeggianti che accompagnavano i momenti più drammatici ed esaltanti degli episodi dell’anime anni ottanta.

Purtroppo non ho avuto modo di mettere alla prova i brani esclusivi disponibili nell’edizione speciale e mi auguro che gli stessi vengano inclusi anche nell’eventuale edizione europea del gioco, ma le possibilità, ahimé, sono davvero basse. La Premium Edition, infatti, oltre alla skin di Kazuma Kiryu contiene anche due BGM esclusive: le ben note Ai wo Torimodose di Crystal King e la potentissima TOUGH BOY di TOM ★ CAT, oltre ad avatar e tema esclusivi disegnati da Tetsuo Hara. A farla da padrone, tuttavia, è lo splendido doppiaggio: differenziandosi da tutti i giochi di Ken il Guerriero visti in quasi trent’anni, Hokuto Ga Gotoku non utilizza le voci originali della serie animata (o dei seiyuu che hanno rimpiazzato gli storici compianti) bensì l’intero cast che ha preso parte alla realizzazione di tutti gli episodi di Yakuza: da Takaya Kuroda nei panni di Kenshiro a Hidenari Ugaki (Goro Majima) in quelli di Jagi, da Toshiyuki Morikawa (Kashiwagi) nel ruolo di Toki a Masami Iwasaki (Ryūji Goda) in quello dell’imponente Raoh. Sebbene i fan di Ken di vecchia data, che magari hanno visto la serie in TV, non noteranno moltissime differenze (data l’estrema bravura degli attori citati), i fan di Ryū Ga Gotoku rimarranno piacevolmente colpiti dalla loro interpretazione e dalla capacità di adattarsi ai nuovi ruoli assegnati.

A chi consigliamo Hokuto Ga Gotoku?

Il prodotto dell’unione fra Hokuto no Ken e Ryū Ga Gotoku riesce a soddisfare i palati dei fan di entrambi i brand, e allo stesso tempo risulta un gioco ben sviluppato, divertente e adatto anche a chi è estraneo alle vicende del salvatore di fine secolo. Grazie alla sua trama originale è capace di intrattenere sia chi ha già avuto modo di leggere il manga o guardare una delle numerose trasposizioni animate, sia chi di Kenshiro ne ha sentito a malapena parlare.

Unico neo, al momento, è l’assenza di una localizzazione almeno in lingua inglese: a meno che non riusciate a capire il giapponese parlato, non riuscirete a comprendere al meglio la trama. Peggio ancora, tutte le substory, come nel caso degli Yakuza fino al sesto, non dispongono di un doppiaggio e vi toccherà armarvi di traduttore automatico e sperare di trovargli un senso, nel caso vogliate comprendere ogni battuta di dialogo e cosa fare per portare a termine le subquest. Secondo le nostre fonti, la versione occidentale del titolo verrà annunciata molto presto, ma fino ad allora valutate bene il vostro acquisto.

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  • Il miglior gioco di Ken mai realizzato
  • Storia originale e allo stesso tempo coerente
  • Mini-giochi esilaranti e fuori da ogni logica

  • Comparto tecnico un po’ datato
  • Manca la colonna sonora originale
  • I combattimenti casuali possono risultare ripetitivi

Zechs
Trent'anni passati a inseguire il sogno giapponese, tra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.

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