Yakuza 6: The Song of Life – Recensione

La leggenda del Drago di Dojima volge a termine nel capitolo più maestoso della saga di Ryū ga Gotoku. Cosa sarà disposto a fare Kazuma Kiryu per proteggere la sua famiglia in Yakuza 6: The Song of Life?

Yakuza 6: The Song of Life - Recensione

Yakuza 6: The Song of Life - RecensioneUna notte innevata nel 2012. Più di un milione di fan sta seguendo con passione il concerto della idol più popolare del momento, quando la stessa interrompe la scaletta per confessare improvvisamente qualcosa che portava nel cuore da tanto, troppo tempo: “Kazuma Kiryu è la mia famiglia. Sono stata allevata da uno yakuza.”

È in quel momento che l’idol torna un comune essere umano. Per Haruka Sawamura ormai il sogno è diventato quello di tornare a casa dalla sua famiglia, a casa da Zio Kaz. Nello stesso istante in cui la fanciulla ha aperto il suo cuore al mondo intero, Kazuma Kiryu, il “Drago di Dojima”, ha messo fine alla guerra che imperversava in cinque città. La neve cade gentile quando Kiryu e Haruka si riuniscono: sarebbe dovuto essere l’inizio di tempi migliori, ma purtroppo non sarà così. Prima che Kiryu possa tornare all’orfanotrofio Morning Glory in compagnia della figlia adottiva, è costretto a rimanere in prigione per tre anni, per espiare le sue colpe. Una tappa necessaria per gettarsi il passato alle spalle e cominciare una nuova vita. Tuttavia, il ritiro di Haruka dalle scene non avverrà senza spiacevoli conseguenze: il pubblico l’ha etichettata come un elemento legato alla yakuza e i giornali scandalistici hanno invaso la sua privacy. Sarà per questo motivo che Haruka deciderà di allontanarsi dal Morning Glory e dagli orfani, incolpandosi della sua ingenuità.

Uscito di prigione e tornato a Okinawa, Kiryu apprenderà della scomparsa di Haruka e deciderà di mettersi sulle sue tracce: tornerà quindi a Kamurocho, potendo contare sull’aiuto di alcuni vecchi amici.

È in qualche modo difficile per me parlare di Yakuza 6: The Song of Life dopo averne visto i titoli di coda. Non tanto perché si tratta di un gioco che aspettavo da tempo o qualcosa di “troppo grande da criticare” per un fan accanito come sono. Il vero motivo è che si tratta di un punto e a capo, di un sipario che cala, della fine di un’epoca.

  • Titolo: Yakuza 6: The Song of Life
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Genere: Azione, Avventura
  • Giocatori: 1 (2 nei mini-game di Virtua Fighter 5 e Puyo Puyo)
  • Software house: SEGA
  • Sviluppatore: Ryū ga Gotoku Studio
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 17 aprile 2018
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: 6 personaggi di grado SSR per il mini-gioco Clan Creator
  • Note: disponibili Launch Edition con artbook e After Hours Premium Edition con artbook, bicchieri da bar, sottobicchieri e cubetti refrigeranti

Per chi ancora non lo sapesse, Yakuza 6 sarà l’ultimo capitolo inedito ad avere come protagonista Kazuma Kiryu, presente in quasi ogni gioco della serie dagli esordi (fanno eccezione la serie di Kurohyō: Ryū ga Gotoku uscita in Giappone su PSP e i due Kenzan! e Ishin mai giunti dalle nostre parti). È davvero dura per me dare l’estremo saluto a un personaggio del genere, che ho sentito subito mio da quando mi sono avvicinato a Yakuza — mea culpa, un po’ tardi — su PlayStation 3. Cosa ne sarà della serie da questo punto in avanti, con un nuovo eroe dalla caratterizzazione completamente diversa come lo sarà Kasuga Ichiban? È ancora presto per pensarci: dopo The Song of Life dovremo concentrarci su Kiwami 2 e mi auguro vivamente che la serie di remake prosegua anche con i successivi capitoli. Ma ora è tempo di analizzare nella maniera più approfondita possibile questa maestosa lettera d’addio per l’indimenticabile Drago di Dojima.

I predatori dell’Haruka perduta

Dopo un lungo e doveroso prologo che si ricollegherà direttamente alle vicende dello splendido ma sfortunato Yakuza 5, la nostra avventura ripartirà dal luogo dove tutto è cominciato: l’immancabile Kamurocho, quartiere a luci rosse di Tokyo, una città che ha visto nascere e affermarsi la leggenda che risponde al nome di Drago di Dojima. Le tematiche affrontate in The Song of Life ci spingono in direzione di un approccio più maturo ed emotivo alla vita di un personaggio di spicco della mafia come, nonostante i tentativi di allontanamento, continua ad essere Kiryu. Sarà la famiglia il fulcro di tutto, in un cerchio che si traccerà pian piano con l’intercedere degli eventi e si chiuderà oltre i titoli di coda: il rapporto fra Kazuma e la sua figlia adottiva, la nascita di una nuova vita, la ricerca di risposte e la scoperta di una nuova famiglia in un paese così lontano da casa.

Le azioni di Kiryu potranno inizialmente sembrare sconsiderate e un po’ avventate per un uomo maturato attraverso una serie di situazioni estreme, ma il tutto acquisterà sempre più senso fino a farci immedesimare completamente, ancora una volta, nei panni di un padre, un nonno, un mentore, un uomo disposto a tutto pur di proteggere i propri cari. Sebbene inizialmente sentissi un po’ la mancanza preponderante di alcuni personaggi storici all’interno del cast principale, ho imparato ben presto ad affezionarmi a ciascuno dei volti nuovi che rappresentano il vero fulcro delle vicende di Yakuza 6. Chi lo avrebbe mai detto che un apparentemente insulso Nagumo, assieme al gruppo di amici, sarebbe divenuto importante al pari di uno dei vecchi protagonisti? Non mi aspettavo nemmeno che la cittadina di Onomichi — esistente così com’è nel mondo reale — che all’inizio mi appariva così calma e priva di attrattive, mi entrasse così profondamente nel cuore assieme a ciascuno dei suoi abitanti? È proprio questa la magia di Yakuza 6: se Kamurocho è tuttora in grado di intrattenerci e stregarci grazie alle innumerevoli attività collaterali, alle luci e al tipico fascino da metropoli, Onomichi è quel genere di posto dove arrivi non vedendo l’ora di andartene, ma dal quale non vorresti mai più separarti.

Sulle tracce del vero responsabile delle condizioni precarie di Haruka, nonché su quelle del padre biologico del piccolo Haruto — figlio che la ragazza ha protetto a costo della sua vita, Kiryu partirà alla volta di Hiroshima, dove farà la conoscenza di Kiyomi, la dolce proprietaria di uno snack bar, e dell’allegra combriccola malavitosa che risponde al nome di Famiglia Hirose. Rozzi, un po’ bifolchi e col cervello direttamente collegato alla bocca (e alle mani), Nagumo, Yuta, Matsunaga e Tagashira diverranno gli alleati più preziosi del quarto presidente del Tojo Clan, figli adottivi del mite capofamiglia Toru Hirose, magistralmente interpretato da Takeshi “Beat” Kitano. Le vicende prenderanno una forma sempre più concreta e ci porteranno a spostarci continuamente da una Kamurocho preda del conflitto fra un Clan Tojo privo della guida di Daigo Dojima e una nuova incarnazione della mafia cinese, all’apparentemente pacifico borgo portuale di Onomichi, luogo nel quale Haruka è stata avvistata l’ultima volta prima di finire in coma.

La poesia della vita

L’inedito motore che dà vita a Yakuza 6: The Song of Life darà sfoggio di sé sin dal primo giro fra i colorati vicoli della reimmaginata capitale nipponica, con modelli poligonali curati e dai movimenti realistici a effetti di luce che la rendono più viva che mai. Purtroppo a farne le spese saranno le dimensioni di Kamurocho stessa e della cugina Onomichi, decisamente ridotte rispetto a quanto visto in passato coi precedenti capitoli. Nonostante ciò, saranno molte le novità con le quali avremo a che fare, alcune delle quali miglioreranno notevolmente il nostro modo di passare il tempo all’interno del gioco. Alla trama principale, come sempre, si alterneranno le immancabili substory, quest secondarie nelle quali ci imbatteremo girovagando per strada o soddisfacendo determinati requisiti: meno invasive rispetto al passato, sapranno divertirci come al loro solito e persino regalarci qualche momento nostalgico e malinconico che ci ricollegherà ai capitoli precedenti — ma, soprattutto, saranno classificate in maniera assai più chiara nella sezione Tasks del nostro smartphone, tramite la quale potremo tenerle sotto controllo e capire quali sono quelle attualmente in corso e di cosa avremo bisogno per portarle a termine. A queste si aggiungeranno novità del calibro di Troublr, un vero e proprio social network installato sullo smartphone di Kazuma, attraverso il quale i cittadini delle due città chiederanno soccorso immediato perché preda di malintenzionati, testimoni di ingiustizie o di incidenti che richiederanno l’intervento immediato. Una volta accettati gli incarichi di Troublr dovremo dirigerci immediatamente sul luogo predestinato, perché essi, a differenza delle substory, avranno un tempo di attesa piuttosto limitato e, se falliti, si ripresenteranno solo dopo un determinato lasso di tempo. Per fortuna che i developer di SEGA hanno accolto le richieste dei fan, permettendoci finalmente di piazzare un segnalino personalizzato sulla mappa, in modo da orientarci al meglio quando saremo intenzionati a raggiungere una certa destinazione, senza girare troppo a caso.

Grazie al salto tecnologico avvenuto grazie al Dragon Engine, potremo dire addio ai caricamenti che separavano le aree cittadine dagli edifici nei quali era possibile entrare: che si tratti del Club Shine o di uno degli innumerevoli punti di ristoro dove potremo fare incetta di squisite prelibatezze made in Japan, ci basterà solo aprire la porta e varcarne la soglia… anche se saremo alle prese con uno dei tanti scontri casuali con i poveri malcapitati che incroceranno lo sguardo del possente Kazuma Kiryu. Provate un po’ a indovinare cosa succederà se proveremo a ordinare del cibo dopo aver distrutto buona parte di un ristorante durante una rissa.

50 anni e non sentirli

Con Yakuza 0 e Yakuza Kiwami, SEGA e il team di sviluppo ci hanno abituati a un sistema di combattimento e progressione basato su diversi stili di combattimento: Brawler, Rush, Beast e Legend, quest’ultimo più simile a quello visto nei capitoli ancora precedenti e ottenibile soddisfacendo determinate condizioni in ciascuno dei due titoli. In Yakuza 6 faremo un salto indietro, teoricamente, potendo contare solo ed esclusivamente su un’unico modo di combattere. Nonostante all’inizio le combo e gli attacchi a disposizione potranno sembrare limitati rispetto al passato, ci accorgeremo ben presto di quanto il modo di combattere di Kiryu racchiuderà tutte le tecniche apprese nel corso dei due titoli succitati, mescolandole in quello che è il vero stile del Drago di Dojima.

Come consuetudine, ai due tasti dedicati ad attacco leggero e pesante, ne avremo uno per le schivate (vi ricordate lo stile Rush?), uno per afferrare il nemico o le armi e gli oggetti circostanti, nonché i dorsali che ci serviranno a parare, agganciare i bersagli ed entrare nel temibile status di Heat Mode. Qui ci accorgeremo di come sia stato possibile implementare alcune delle caratteristiche del precedente stile Beast: quando brilleremo di azzurro potremo infatti raccogliere e scagliare oggetti altrimenti troppo pesanti senza spezzare le combo (…motociclette, per inciso) e incassare colpi senza che venga mostrata l’animazione di ricezione del danno. Durante delle battaglie potremo, ancora una volta, innescare le caratteristiche Heat Action, che ci consentiranno di sfracellare i nostri avversari contro pareti, automobili e pali della luce, di schiacciare le loro teste e di torturarli con oggetti più o meno improbabili. Nel corso della storia avremo modo di assistere avere e proprie cutscene durante gli scontri: sfruttando il sistema di Quick Time Event potremo interagire con i nostri compagni e con lo scenario, oppure schivare attacchi a sorpresa e contrattaccare, il tutto condito da una regia così bella da vedere che faccio fatica a descrivervi.

Il sistema di progressione, invece, si baserà su cinque diversi elementi associati ognuno a una statistica e un colore: combattendo, riempiendoci lo stomaco e addirittura dedicandoci a mini-giochi e attività secondarie, potremo acquistare differenti quantità di ciascuno di questi punti specifici, che potranno essere spesi per migliorare le statistiche di base o apprendere abilità utili nel combattimento, nell’esplorazione o per aspetti quali il carisma con le hostess o l’empatia con gli amici che avremo modo di farci a Onomichi. Purtroppo perdiamo la possibilità di equipaggiarci con delle armi prima dell’inizio del combattimento, cosa che invece verrà reintrodotta in Kiwami 2, il remake in uscita ad agosto che implementerà il sistema di gioco e il motore esordito con il gioco in esame.

Chiappe d’acciaio, ne voglio un paio

Messe da parte l’appassionante trama principale e le cinquantadue missioni secondarie (oltre a tutti gli incarichi estemporanei forniti da Troublr) sarà tempo di dedicarci alla miriade di mini-giochi, uno degli aspetti più apprezzati dai fan di questa serie. Come non citare in apertura del paragrafo l’immancabile Club SEGA, che a questo turno farà piazza pulita dei crane game per lasciar posto a Virtua Fighter 5: Final Showdown nella sua interezza e alla più moderna incarnazione di Puyo Puyo, entrambi giocabili anche con un amico sulla stessa console. A questi si affiancheranno i classici OutRun, Fantasy Zone, Space Harrier e Super Hang-On, nonché il Mahjong, le sfide a freccette e le divertenti sessioni al karaoke, nel corso delle quali potremo cantare sino allo sfinimento splendidi brani come TONIGHT e Today is a Diamond. Purtroppo, questa volta dovremo rinunciare a lasciarci andare al triste romanticismo di Baka Mitai, ormai marchio di fabbrica della serie e grande assente nella playlist del Karaokekan e del New Gaudi.

A Kamurocho avremo modo di passare il tempo in maniera salutare iscrivendoci alla lussuosa palestra RIZAP (una catena realmente esistente in Giappone) per allenare il nostro corpo attraverso una serie di mini-giochi seguiti da un attento personal trainer, che controllerà addirittura la nostra dieta fornendoci consigli e giudicando il nostro comportamento alimentare; alla fine di ciascuna sfida RIZAP assisteremo addirittura alla divertente parodia dello spot TV che ha reso celebre questo brand. Un’aggiunta divertente, ma purtroppo del tutto inutile ai fini dell’effettivo sviluppo estetico del nostro caro gokudo, dato che l’allenamento ci fornirà solo nuovi punti utili a migliorare statistiche e imparare skill: non avrei di certo disdegnato la possibilità di scolpire in maniera visibile il già marmoreo fisico di Kiryu… dato che nella vita di tutti i giorni non potrò mai raggiungere tali ambizioni.

Essendo il quartiere a luci rosse non potevano di certo mancare divertimenti vagamente più adulti dei cabinati arcade nella zona più pericolosa di Shinjuku: il Club Shine sarà nuovamente lieto di ospitare i nostri incontri con le cinque hostess modellate (un po’ approssimativamente) sulle fattezze di attrici realmente esistenti, con un mini-game rinnovato grazie alla presenza di “carte” azione, che ci permetteranno di concatenare combo tramite argomenti di conversazione per aumentare l’affinità e sbloccare la possibilità di frequentarle in privato. A questo si aggiunge l’inedito mini-gioco della Live Chat, che conta sulla preziosa collaborazione di nomi del calibro di Anri Okita e Yua Mikami, due star degli Adult Video che hanno girato per Yakuza 6 una serie di scene piccanti, ma non troppo, utilizzate in questa modalità. Entrando in uno degli internet cafè presenti a Kamurocho (dopo aver affrontato l’apposita substory) potremo chattare con loro premendo il più velocemente possibile le combinazioni tasti del controller che appariranno sullo schermo, e assistere all’esilarante escalation di commenti di Kiryu e degli altri membri del club della sega (diverso dal Club SEGA), che accompagneranno i filmati in cui le due modelle si mostreranno ammiccanti agli spettatori. Divertente e fuori dalle righe, è probabilmente la cosa più spinta mai vista nella saga e come unico difetto ha la presenza, per l’appunto, di due sole camgirl selezionabili.

La Tata di Dojima

Giungeremo a Onomichi stringendo fra le braccia il piccolo Haruto: anche se ciò avverrà solo nelle fasi iniziali del gioco, potremo intraprendere una semplice attività che consisterà nell’impedire al piccolo pargolo di piangere; per farlo dovremo compiere una serie di movimenti col controller e raggiungere il tetto dell’apposito indicatore. Tale mini-gioco, a differenza di tutti gli altri, non sarà più accessibile per il resto dell’avventura… ma ciò non è necessariamente un male. Di attività da fare a Hiroshima ce ne sono a bizzeffe, alcune totalmente diverse da quelle viste nella colorata metropoli, mentre altre in qualche modo complementari: ad esempio, potremo offrire del cibo e stringere amicizia con i gatti randagi, che verranno poi trasferiti al Nyan Nyan Cafè di Kamurocho.

Tra le attività più divertenti (e remunerative, lo ammetto) troveremo la pesca subacquea, che ci metterà di fronte a un vero e proprio sparatutto in prima persona su binari, nel quale saremo chiamati a fiocinare qualunque cosa si muova sul fondo dell’oceano, guadagnando denaro a fiumi e collezionando nuove specie di creature marine nella nosta completion list. Peccato che, involontariamente, abbia trovato il modo di rompere questo mini-gioco prima ancora di affrontarlo: esiste una fiocina all’interno del gioco incredibilmente più forte di tutte le altre e ottenerla non sarà difficile come invece lo è appropriarsi di tutti gli altri fucili subacquei.

Ampliando l’onnipresente mini-game del baseball del Batting Center adorato da Majima, a Onomichi potremo entrare a far parte, nelle vesti di capitano della squadra dei Setouchi Warriors, la più sfigata del campionato. Con loro affronteremo le partite contro team sempre più forti, seguendo un sistema manageriale che ci consentirà unicamente di assistere alle partite, sostituire i lanciatori affaticati e, sfruttando il già collaudato sistema di battuta, tentare uno spettacolare home run. Per avanzare all’interno delle sfide dovremo reclutare via via nuovi giocatori tra gli abitanti della cittadina, portando a termine le substory, ulteriori mini-quest nonché un’altra delle attività esclusive di questo sesto capitolo: entrare nella famiglia dello Snack New Gaudi. Varcando la soglia di questo bar saremo inizialmente trattati con freddezza dal gruppetto di compagni di bevute ma, col passare del tempo, faremo amicizia con Mama e tutti i suoi clienti. Non pensavo che un mini-gioco del genere potesse risultare così divertente fino a che non l’ho effettivamente provato e ho finito per affezionarmi a ciascuno dei nuovi amici di Kiryu, alle loro storie, a veder maturare ancora di più un guerriero dal punto di vista umano, che per una volta non risolverà i problemi altrui scendendo in campo per dare sfoggio della propria forza fisica. Terminate le conversazioni chiave con ciascuno dei clienti del bar, potremo reclutarli nella squadra di baseball, oppure per l’altra inedita e importante sezione di Yakuza 6: quella del Clan Creator.

Noi siamo gli intoccabili e voi ci avete rotto

Pubblicizzata come una delle funzionalità più divertenti di Yakuza 6: The Song of Life e di ritorno anche nel Kiwami 2 di prossima uscita in Europa, la modalità Clan Creator mantiene le sue promesse e si rivela addirittura più assuefacente di quanto mi aspettassi. Completata l’apposita missione che ci introdurrà alla sotto-trama che fa da sfondo alle battaglie di strada, non dovremo far altro che reclutare, come nel caso della squadra di baseball, tutti i combattenti che ci capita di incrociare per strada, e non solo; anche personaggi improbabili, vecchie glorie della serie e, soprattutto, schiere di wrestler giapponesi, i temibili membri della misteriosa organizzazione JUSTIS che ci ritroveremo ad affrontare nelle missioni di storia. Una volta portate a termine quest’ultime potremo decidere di schierare online la nostra armata, per una modalità multigiocatore asincrona nella quale dovremo difendere il buon nome del nostro clan.

Ma in cosa consiste il Clan Creator, nella pratica? Un vero e proprio tower defense, all’interno del quale saremo chiamati a posizionare sul campo i nostri guerrieri contro la squadra avversaria, tenendo conto dell’energia a nostra disposizione, che aumenterà col passare del tempo e con i nemici abbattuti. I guerrieri più forti (SRR) saranno disponibili tramite DLC a pagamento, mentre altri potranno essere reclutati tramite dei codici speciali distribuiti da SEGA tramite trailer e comunicati stampa; seguendo la nostra guida potrete trovare tutti i codici rilasciati finora e costruirvi una squadra abbastanza forte da portare a termine almeno le missioni di storia. Giocando al Clan Creator ho espresso il desiderio di poter usufruire, un giorno, di una versione per smartphone di questo mini-game: chissà se lo Yakuza Online attualmente in sviluppo potrà soddisfare le mie buone aspettative.

Un drago fin troppo potente

Ne ho tessuto le lodi, continua a stupirmi anche nel post-game e non posso che pregustarne l’utilizzo anche nei prossimi giochi della saga, ma il Dragon Engine, già dopo i primi minuti gioco, risulta non essere ottimizzato per la versione base di PlayStation 4. Numerosi problemi di stuttering, un frame rate che a stento si mantiene sui trenta fotogrammi al secondo su PS4 standard e frequenti cali anche su PlayStation 4 Pro sono la prova che questo motore — ancora in via di sviluppo, sia stato progettato pensando già alla prossima generazione di console o a un eventuale porting su PC. Avendo provato Yakuza 6 su entrambe le console, la differenza si nota eccome: chiunque abbia in casa un vecchio modello dell’ammiraglia di casa Sony dovrà abituarsi da subito a problemi di natura tecnica che invece erano del tutto assenti nell’engine utilizzato in Yakuza 0 e Kiwami, ulteriormente perfezionato e riutilizzato per Hokuto ga Gotoku. Nonostante ciò, il livello di dettaglio del mondo di gioco e dei suoi abitanti saprà stupirci, e avremo modo di ammirare ogni dettaglio di Kamurocho e Onomichi sfruttando anche l’inedita visuale in prima persona e scattando foto (e buffi selfie) tramite la fotocamera del nostro smartphone in-game.

Per quanto concerne l’audio, ci ritroviamo nuovamente di fronte a un doppiaggio di altissimo livello, con attori che, oltre la voce prestano, per la maggior parte, anche volto e movenze ai protagonisti del gioco. Oltre al sempre più memorabile Takaya Kuroda, ormai imprescindibile da Kiryu, una mezione d’onore va al già citato Beat Kitano, interprete di Toru Hirose, accompagnato dal giovane e bravissimo Tatsuya Fujiwara (Yuta Usami), al fianco del quale ha lavorato all’interno del primo lungometraggio Battle Royale e nel secondo anche a quello di Yoko Maki, interprete di Maki Souda in BR II: Requiem e volto di Kiyomi Kasahara in questo Yakuza 6. La colonna sonora, di altissimo livello, dovrà fare a meno del brano dei titoli di testa, “Soubou” di Tatsuro Yamashita, presente nella versione originale giapponese. Come negli altri episodi, è stata sostituita con un brano strumentale, ma non per questo meno adatto al contesto.

A chi consigliamo Yakuza 6: The Song of Life?

Una delle domande che immagino molti di voi si staranno facendo leggendo questa recensione è: “Potrò giocare a Yakuza 6 pur non avendo mai avuto contatti con la saga prima d’ora?”. All’interno di The Song of Life, come già accadeva nel quarto gioco uscito su PlayStation 3, sono disponibili dei pratici riassunti utili a rinfrescare la memoria, che partono dal primo e arrivano fino al quinto episodio (saltando lo Zero). Purtroppo, però, non sono abbastanza esaurienti e presentano alcune imprecisioni, ragion per cui vi consiglierei di recuperare almeno i due disponibili su PlayStation 4, per avere un’idea di chi siano Kiryu, Haruka, Date e alcuni degli altri personaggi ricorrenti all’interno di Yakuza 6. Nonostante ciò, gli avvenimenti narrati in questo gioco sono quasi del tutto slegati da quelli dei precedenti, fatta eccezione per l’introduzione che si ricollega direttamente a quella del quinto. Se avete amato Yakuza fino a questo momento e vi considerate dei fan, invece, non potrete fare a meno di adorare alla follia anche questa nuova iterazione: acquistatelo al day one senza pensarci due volte e godetevi ogni più piccolo segreto infuso al suo interno da Nagoshi e dalla sua squadra. Da notare come anche l’edizione europea di questo capitolo sia disponibile unicamente in lingua inglese: per seguire i dialoghi, essenziali per la comprensione della trama, avrete bisogno di conoscere abbastanza bene l’idioma, anche perché il linguaggio di Nagumo e di alcuni altri personaggi di Hiroshima è stato adattato attraverso uno slang particolare che non tutti potrebbero riuscire a capire al volo.

  • Una trama matura, imprevedibile e coinvolgente
  • Sistema di combattimento rifinito e ancora più dinamico
  • Cutscene impareggiabili, anche durante gli scontri
  • Un cast di nuovi personaggi che vi entreranno nel cuore
  • Il Dragon Engine è portentoso…

  • …Ma non ci risparmia stuttering e cali di frame rate
  • Lo screenplay dei comprimari storici è ridotto all’osso
  • Kamurocho è più piccola rispetto a passato
  • Non c’è Baka Mitai nel karaoke
Yakuza 6: The Song of Life
4.9

Divertente, emozionante e con un profondo messaggio da trasmettere

Yakuza 6: The Song of Life è senza ombra di dubbio un grande titolo, uno dei migliori attualmente disponibili su PlayStation 4. Sebbene, è inutile negarlo, soffra di alcuni difetti di natura tecnica — quasi del tutto assenti su PS4 Pro, essi non vanno minimamente a intaccare l’esperienza offerta dall’opera di Toshihiro Nagoshi e del Ryū ga Gotoku Studio. Se amate questa saga sin dagli esordi, consideratelo la vetta più alta raggiunta finora; se vi siete appassionati alle vicende di Kiryu solo di recente, col suo approdo sulla console Sony di attuale generazione, forse non coglierete tutte le sfumature di Inochi no Uta, ma vi assicuro che amerete alla follia i personaggi, le storie e le ambientazioni vecchie e nuove che fanno da teatro all’ultimo atto di questa storia. Divertente e incredibilmente variegato dal punto di vista del gameplay, come ogni Yakuza, questo sesto episodio saprà rapirvi dall’inizio alla fine, con solo qualche dovuto rallentamento di tanto in tanto. Mi raccomando: preparate i fazzoletti. In giro a Kamurocho non ne distribuiscono più.

Zechs
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.
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