Intervista a Fraws (Parliamo di Videogiochi)

fraws parliamo di videogiochi

Oggi siamo in compagnia di Fraws (nome d’arte di Francesco Miceli), il front-man del canale YouTube di Parliamo di Videogiochi, uno dei podcast videoludici più seguiti in Italia, per una particolare intervista concessa in esclusiva a noi di Another Castle.

wonder-boy-in-monster-worldQual è stato il tuo primo approccio al mondo dei videogiochi?

Il mio primissimo approccio è stato intorno al 1993 grazie a mio padre e la sua accoppiata Amiga/PC; i miei primi giochi, Wonfenstein 3D e SimCity.
Nel 1994 ebbi la mia prima console, il SEGA Mega Drive con inclusi due giochi: lo storico Altered Beast e Wonder Boy in Monster World, che ancora adesso rimane il gioco a cui sono più legato in assoluto.

Com’è nato Parliamo di Videogiochi e come avete ottenuto l’enorme popolarità su YouTube?

Parliamo di Videogiochi è nato nel 2009 come portale che dovesse racchiudere sotto un unico indirizzo tre progetti riguardanti il mondo videoludico: Ringcast, il celebre podcast condotto da Tommaso de Benetti (Gatsu), Corso per Videogiocatori Professionisti, canale YouTube di Vitoiuvara e, infine, Babel (quel che era Ring e quel che adesso è Players) una rivista che parlava appunto di videogiochi.
Entrai nello staff del sito quando all’epoca erano in cerca di moderatori e dopo qualche tempo proposi di creare un canale YouTube che potesse fare da supporto. (Effettivamente un video a un sito che principalmente produce articoli è quasi d’obbligo)
Cominciai per caso a occuparmi del canale YouTube e dopo quasi due anni, senza volerlo e immaginarlo, è cresciuto a tal punto da superare il portale di PdV stesso in quanto popolarità.
L’anno scorso ci sono stati cambiamenti radicali a livello di gestione: Gatsu mi cedette il portale parliamodivideogiochi.it, spostò il suo podcast su un sito a parte (www.ringcast.it), qualche tempo Vitoiuvara smise di fare video e, infine, il podcast ufficiale di PdV è divenuto Headshot, condotto dalla redazione attuale del sito.

Cosa ne pensi del digital delivery? Preferisci i giochi in formato digitale o i cari vecchi retail?

Sono sempre stato favorevole al digital delivery, sotto tutti i punti di vista; inoltre, sebbene l’Italia non sempre consenta di scaricare a velocità dignitose, si sono trovate soluzioni ottime per ovviare al problema, un esempio è Steam.
In primis Steam ti da la possibilità di avere un account dove racchiudere tutti i giochi a cui sei interessato e ti permette di goderteli da ogni parte in cui ti trovi e, tra l’altro, anche coi tuoi salvataggi, grazie agli ottimi servizi coud qui proposti.
Inoltre, sempre su Steam, ma anche in altri siti, è possibile trovare giochi (anche al day one) a prezzi stracciati. Un esempio: acquistai Battlefield 3 a 9 euro, SimCity 2013 a 11 e il Pack di TUTTI i Total War a 12.
Con il DD sei sicuro che il tuo gioco non potrai né perderlo né deteriorarlo, né tanto meno avrai problemi di compatibilità per ogni macchina che cambierai… il tuo gioco girerà sempre e comunque.
Certo, l’emozione della custodia e il manualetto sono sempre stati il top del romanticismo, però arrivare a spendere oltre 20 euro (quanto è stata l’ultima volta che ne ho spesi di più per un gioco? Non ricordo!) per un titolo che, magari, passato qualche mese, abbandonerai o non giocherai in modo assiduo… beh, mi sembra esagerato. Soprattutto in un periodo storico in cui si bada al risparmio e al contenimento degli spazi casalinghi.

sonic-the-hedgehogQuesta è una domanda per quelli nati e cresciuti nella nostra generazione, e vorrei che rispondessi proprio come se ti trovassi ai tempi delle scuole elementari: SEGA o Nintendo?

Ho amato entrambi, ma ho sempre preferito Sonic.

Esiste un ricordo che ti lega a un videogioco in particolare?

Come ho già detto qualche domanda fa: Wonder Boy in Monster World rimane ancora oggi il mio gioco preferito, fino ad oggi penso di averlo terminato più di trenta volte, di cui l’ultima volta è stato in streaming in circa 40 minuti.

Il trend attuale dei videogiochi è sempre più volto all’online, ma non si tratta sempre di qualcosa di positivo. Prendiamo ad esempio Diablo III o SimCity 2013 (entrambi per PC): necessitano tutti e due di una piattaforma sempre connessa alla rete per poter essere anche solo avviati. Perché, secondo te, un team di sviluppatori dovrebbe prendere una decisione del genere, quando si potrebbe benissimo confinare in locale la modalità single player e magari poi sincronizzare i dati in un secondo momento, se proprio l’utente non può fare a meno di condividere la sua partita con il mondo?

I videogiochi con contenuti rivolti esclusivamente online sono un’inevitabile conseguenza della massificazione delle comunicazioni ad alta velocità, per alcuni titoli magari può essere giustificato, vedi per esempio Diablo III, citato nella domanda… per altri invece può essere un semplice e mero pretesto per limitare la pirateria su alcuni titoli di punta, ma tanto si sa: la pirateria non la si potrà mai fermare definitivamente.
Purtroppo il concetto di connessione perenne per poter accedere ad alcuni giochi è un concetto legato al mercato est europeo, americano e asiatico, è normale che in Italia venga visto negativamente dato che le nostre connessioni più veloci molto spesso corrispondono alle più scadenti nel resto del mondo.
I motivi per cui una casa possa scegliere di puntare sempre di più, cosa che avverrà, sul lato online sono molteplici: pirateria, controllo delle copie, indagini di mercato, statistiche, nuovi contenuti ed aggiornamenti e così via; il lato social dei videogiochi oramai è il trend del momento, il far vedere a tutti i costi che qualcuno sta giocando a un determinato titolo o che sia riuscito in un particolare achievement di gioco; basta vedere Facebook per rendersene conto: da essere gli unici circa 15/20 anni fa ad essere videogiocatori, conoscere eventi come l’E3, interessarsi alle lotte tra case produttrici e poi vedersi ora che chiunque deve far vedere a cosa sta giocando, deve far vedere che è interessato all’E3, deve fare streaming di quel che gioca, deve dare sue opinioni sebbene fino a 3/4 anni fa reputava il videogioco una cosa per bambini… beh, mi fa innervosire non poco; però, è una moda! Quindi si punta su quello!

In genere preferisci i titoli giapponesi o quelli occidentali? Ce n’è uno in particolare di cui ci vuoi parlare?

of-guards-an-thievesNon ho preferenze assolute, gioco a quel che mi piace e devo dire che ultimamente stanno mostrando grandi possibilità piccole case europee indipendenti che, tramite giochi innovativi, geniali e con concept nuovi, stanno dando davvero una ventata d’aria fresca al mondo del gaming rispetto a molte case produttrici giapponesi o americane che riciclano gli stessi brand oramai da anni.
Non ho al momento un titolo di cui vorrei parlare, ma di recente sto ponendo l’attenzione su un validissimo indie, per altro italiano: Of Guards and Thieves.

Fra gli innumerevoli giochi giapponesi mai arrivati in Italia, ce ne sono alcuni che vorresti fossero importati ufficialmente?

Beh, primo tra tutti mi sentirei di citare il Beatmania IIDX… una localizzazione ufficiale sarebbe davvero commovente! Anche Initial D nelle ultime versioni arcade.

Com’è nata la tua passione per i rhythm game come Dance Dance Revolution?

beatmania-empressHo cominciato a giocare ai rythm game nel 1999 con il primo Dance Dance Revolution; lo provai per scherzo con alcuni miei amici, dato che a prima vista lo reputai parecchio idiota come gioco, ma l’effetto ottenuto è stato totalmente l’opposto di quanto mi sarei immaginato.
Dal DDR poi ho scoperto tutto il resto e sono diventato un buon giocatore di quasi tutti i Bemani esistenti (i Bemani sono i giochi musicali Konami e prendono nome dal primo gioco musicale creato dalla casa: il Beatmania, abbreviato per l’occasione come Bemani per dare un nome alla categoria), quindi poi giocai al Beatmania, Beatmania IIDX, Guitar Freaks, Drummania, Mambo a GoGo e simili, mi appassionai anche molto al Taiko no Tatsujin, sebbene quest’ultimo sia della NAMCO BANDAI.
Reputo i Bemani i migliori giochi musicali esistenti, anche perché sono un brand che non è stato mai abbandonato, basti vedere che subito dopo l’E3 è stato annunciato il nuovo Beatmania, giunto alla sua ventunesima edizione.

Quanto tempo ti alleni per essere così bravo in pedana?

Beh, è passato un pò di tempo dai bei tempi in cui giocavo veramente tutte le settimane intensamente, ma in genere ho sempre giocato, a partire dal 1999, circa una, massimo due volte a settimana, con sessioni da 3/4/5 ore circa.
Adesso gioco circa una volta a settimana in maniera irregolare, ma concentrandomi maggiormente sul Beatmania IIDX e meno sul DDR, l’attuale In The Groove.

Raccontaci un aneddoto divertente che coinvolga te e gli altri membri dello staff YouTubico di Parliamo di Videogiochi. Uno di quelli che proprio non puoi fare a meno di ridere quando cerchi di raccontarlo.

initial-dBeh, il primo che mi viene in mente è senza dubbio la mia caduta dalla sedia in diretta durante uno streaming: stavo giocando a Initial D sulla PSP e mentre allegramente dondolavo sulle due gambe posteriori della sedia è successo l’inevitabile! Dovrebbe esserci ancora online lo spezzone in cui accadde il tutto. (eccolo qui! ndR)
Di recente, invece, è successo al Signore Oscuro: durante la conferenza Ubisoft dell’E3, in preda alla stanchezza delle cinque del mattino, è riuscito a creare un’espressione sbalordita e inebetita allo stesso tempo nel momento in cui si è bloccato il nuovo Assassin’s Creed durante la sua presentazione ufficiale a Los Angeles. Uno spasso!

La nostra intervista giunge al termine. Ringraziamo Fraws per la disponibilità e attendiamo con ansia il prossimo video di Parliamo di Videogiochi. Un saluto!

Grazie a voi per l’intervista e complimenti per il portale, un saluto a voi!

Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.
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