Fuga: Melodies of Steel – Recensione

A bordo del devastante Taranis, andiamo a salvare le terre di Gasco dall’invasione bermanica in Fuga: Melodies of Steel

Fuga: Melodies of Steel

Ridendo e scherzando sono già 25 anni che i ragazzi di CyberConnect2 sono presenti sul mercato, ed in queste due decadi e mezzo non si sono certo risparmiati, legando il loro nome ad una serie di brand di successo, capaci di scavare un solco profondo nel cuore dei giocatori. Sia che si parli di .hack// o di Little Tail Bronx, per rimanere nel campo delle IP originali, oppure che ci si spinga all’interno dei confini di Naruto o Dragon Ball, è veramente difficile (per non dire impossibile) che un amante delle produzioni nipponiche non abbia incrociato almeno una volta il pad con una delle produzioni del prolifico team. E nonostante il sottoscritto attenda con ansia che si dedichino nuovamente a JoJo, anche solo per spazzare via il ricordo di quella monnezza di Eyes of Heaven, sarebbe davvero un peccato ignorare Fuga: Melodies of Steel, l’ultima fatica dello studio di Fukuoka che, senza tanti clamori, è arrivata zitta zitta sul mercato, finendo per rappresentare una vera e propria sorpresa.

Fuga: Melodies of Steel – Recensione

  • Titolo: Fuga: Melodies of Steel
  • Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch, PC
  • Versione analizzata: PlayStation 4 (EU)
  • Genere: RPG Tattico
  • Giocatori: 1
  • Publisher: CyberConnect2
  • Sviluppatore: CyberConnect2
  • Lingua: Italiano (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 28 luglio 2021
  • Disponibilità: digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: il titolo è disponibile anche in un’edizione Deluxe Digitale che include all’interno un artbook e la colonna sonora

Abbiamo recensito Fuga: Melodies of Steel con un codice PlayStation 4 fornitoci gratuitamente da CyberConnect2.

Gigante d’acciaio

Nessun preambolo inutile, né una ridondante cinematica ad aprire le danze, dato che Fuga: Melodies of Steel sceglie consapevolmente di lanciarci subito in mezzo all’azione, rimandando la scoperta del mondo di gioco ai vari capitoli che compongono questa piccola (nel senso più anagrafico del termine) avventura. Una volta salutata la scarna schermata iniziale, difatti, ci ritroveremo immediatamente al cospetto del Taranis, il gigantesco carro armato che scandirà quasi ogni momento dell’azione. Prima di addentrarci nelle meccaniche ludiche, facendo un passo indietro rispetto al mood della produzione, è bene però tratteggiare un momento il quadro della situazione, senza addentrarci in pericolosi spoiler. Fuga: Melodies of Steel è ambientato nella regione di Gasco, una terra in cui ha sempre regnato la pace, almeno fino all’invasione operata dalle spietate truppe bermaniche: saranno loro a mettere a ferro e fuoco il piccolo villaggio di Petit Mona, luogo in cui risiedono i bambini protagonisti dell’avventura, che per sfuggire alla cattura da parte dell’esercito canino finiranno per rinvenire il mezzo corazzato di cui sopra, guidati da una misteriosa voce.

Fuga: Melodies of Steel - Recensione

Ha inizio così un viaggio che porterà il gruppo a scendere a patti con la brutalità della guerra, nel tentativo di mettere in salvo i propri familiari, fatti prigionieri dalle truppe di invasione. Una storia che, seppur a tratti ingenua e stringata nella sua rappresentazione, mette sul piatto una serie di personaggi e tematiche tutt’altro che banali, capaci di tratteggiare una scena ben più crudele e spietata di quanto la direzione artistica lasci intuire. L’essenzialità dell’esposizione, inoltre, trova una sua giustificazione proprio nel cast di personaggi che ci troveremo a controllare, che ci porterà a vedere e vivere le varie situazioni attraverso lo sguardo filtrante di un gruppo di bambini, che per la prima volta si troveranno costretti a scendere a patti con una realtà fino ad ora sconosciuta, e che noi impareremo poco a poco a conoscere come loro. Una semplicità di fondo, quella della sceneggiatura e della messa in scena, che non deve quindi essere vista come un difetto, bensì come un forte elemento di contatto con i nostri piccoli eroi.

L’arte di adattarsi

Un modus operandi, questo, che trova una propria ideale prosecuzione all’interno delle meccaniche ludiche di Fuga: Melodies of Steel, che mette sul piatto un’esperienza ruolistica di stampo tattico tanto essenziale nella sua natura quanto solida e divertente. Ciascuno dei vari capitoli di gioco prenderà vita all’interno di un percorso, suddiviso in tappe, che potranno rappresentare scontri, momenti narrativi, esplorativi, oppure dei semplici oggetti da raccogliere. Tutto è calato all’interno di una struttura a scorrimento orizzontale, ad avanzamento automatico, con il giocatore che sarà chiamato a operare soltanto alcune scelte in termini di percorsi, che si tradurranno in porzioni più semplici o più complesse, in cui a differire saranno la natura degli scontri e delle ricompense. Un viaggio dal punto A al punto B, senza che sia necessario perdersi in inutili e frustranti momenti di grinding, capaci di annacquare artificiosamente la longevità (che si attesta comunque sulle trenta ore).

Fuga: Melodies of Steel - Recensione

La situazione si fa decisamente più attiva proprio in occasione dei vari combattimenti, in cui prenderemo il diretto controllo delle tre armi ospitate a bordo del nostro letale Taranis: queste si compongono di una mitragliatrice (veloce ma poco potente), un cannone (lento ma devastante) e un lanciagranate (una sorta di via di mezzo). Starà a noi scegliere di volta in volta quali utilizzare, così da adattare il nostro party, composto da tre coppie di bambini che potremo variare quasi in qualsiasi momento, alle debolezze del nemico: scegliere la combinazione migliore, difatti, ci permetterà di rallentare l’azione avversaria, così da consentirci di ampliare la frequenza dei nostri attacchi. Si tratta di un semplice escamotage che rende sempre varie e tattiche le numerose schermaglie da affrontare, dato che saremo quasi sempre costretti a modificare in corsa la nostra formazione per adattarla alle caratteristiche dei mezzi nemici.

A completare il quadro troviamo un discreto numero di abilità speciali, sbloccabili aumentando di livello, oltre a una serie di attacchi combinati e power up temporanei, ottenibili al riempimento di un apposito indicatore. Non manca, a bordo del Taranis, anche un’ultima e letale (in tutti i sensi) arma: il Cannone delle Anime. Si tratta di un peculiare dispositivo che impareremo a conoscere sin dalle prime battute di gioco, e che rappresenta l’ultima ancora di salvezza. capace come è di ribaltare anche la situazione più disperata. Un mezzo, però, che non potremo certo utilizzare con leggerezza, dato che per poter funzionare ha bisogno, come suggerisce il nome stesso, dell’essenza vitale di una persona: attivarlo, difatti, ci richiederà di sacrificare senza appello la vita di un nostro compagno di squadra. Una scelta difficile che vi auguro davvero di non dover mai compiere. In definitiva, quello sviluppato da CyberConnect2 è un combat system non certo rivoluzionario, ma che ha proprio nella sua solidità e semplicità di fondo i suoi maggiori punti di forza: tutto funziona alla perfezione, oltre a divertire davvero tanto, il che non è certo un elemento da sottovalutare.

La forza dell’amicizia

L’avventura, comunque, non sarà caratterizzata da soli combattimenti, dato che di tanto in tanto andremo a incappare in alcuni piccoli intermezzi, che serviranno sia ad ampliare e potenziare le prestazioni del Taranis che a cementare l’amicizia tra i vari membri del gruppo. In questi frangenti, difatti, avremo la possibilità di far interagire tra loro i bambini, per mezzo di piccoli dialoghi, che saranno indispensabili per sbloccare i vari attacchi di gruppo. Non mancheranno anche attività collaterali come la raccolta di rottami (indispensabili per aumentare le statistiche del carro armato), la gestione di una piccola fattoria, la cucina (utile per garantire bonus passivi), l’esplorazione di alcune rovine e molto altro. Ovviamente non potremo abusare di questi diversivi, dato che ciascuna attività avrà un costo in punti che, una volta esauriti, ci costringeranno a tornare alla mappa di spostamento: starà pertanto a noi scegliere di volta in volta cosa riterremo più utile svolgere, in questa porzione ludica che ricorda a grandi linee il Social Link System visto nei vari Persona.

Fuga: Melodies of Steel - Recensione

Mix vincente

Ed è giunto ora il momento di andare a toccare quello che è, senza ombra di dubbio, l’aspetto più peculiare di Fuga: Melodies of Steel, ovvero la direzione artistica generale, che è risultata ricca di suggestioni e rimandi alle opere più disparate, e capace di dare vita ad un quadro sicuramente azzeccato e intrigante. Caratterizzato dalla presenza di razze animali antropomorfe, l’impatto visivo con il mondo di gioco non può che richiamare immediatamente alla memoria Il Fiuto di Sherlock Holmes, la serie animata della prima metà degli anni ’80 che suggellò il sodalizio tra Hayao Miyazaki e il nostrano studio Pagot: impossibile, difatti, non ritrovare una spiccata somiglianza tra le creature che popolano Gasco e i protagonisti della rilettura animata del personaggio di Sir Arthur Conan Doyle.

L’influenza dello Studio Ghibli, inoltre, è forte anche nella caratterizzazione dello stesso Taranis, che sembra quasi una versione ben più letale del Castello Errante di Howl. A corroborare il tutto troviamo una coesione generale che sceglie di appoggiarsi anche a suggestioni proprie delle bande dessinéè transalpine, che trovano il loro omaggio più diretto all’interno delle avventure di Sucre, il fumetto che è possibile reperire all’interno dei piccoli villaggi che ci troveremo a visitare nel nostro viaggio. Fa piacere, inoltre, constatare la presenza di una eccellente localizzazione in italiano di tutti i testi, che riesce ad accompagnare con successo il voice over originale: un vero plus se consideriamo la natura non certo tripla A dell’intera produzione.

Fuga: Melodies of Steel - Recensione

A chi consigliamo Fuga: Melodies of Steel?

CyberConnect2 è riuscita a farsi amare da tantissimi player nel corso dei suoi venticinque anni di storia, e sono sicuro che grazie a Fuga: Melodies of Steel l’affetto nei confronti del team nipponico non potrà che aumentare. Se si amano gli RPG tattici ci sono davvero pochi motivi per rimanere lontani dal Taranis e dal suo equipaggio: semplice nella sua ossatura, ma tutt’altro che banale e scontato nella messa in pratica, il titolo saprà regalare un corposo numero di ore, di buonissima qualità, a tutti coloro che decideranno di andare in soccorso degli abitanti di Gasco. Priva di inutili ridondanze e tedioso grinding, l’avventura saprà assecondare dinamicamente l’indole di ciascun giocatore, che potrà tarare quasi senza problemi la progressione generale, adattandola ad ogni tasso di sfida. Un titolo passato un po’ in sordina, ma che sono certo non mancherà di sorprendere positivamente.

  • Gameplay solido
  • Stilisticamente interessante
  • Localizzazione testuale in italiano

  • Per una volta, nulla da segnalare
Fuga: Melodies of Steel
4.5

Una piccola, grande avventura

E così, senza tanti clamori né schiamazzi pacchiani, CyberConnect2 si presenta all’appuntamento del suo venticinquennale con quella che, ad oggi, reputo la più bella sorpresa di questo 2021 avido di emozioni. Fuga: Melodies of Steel, difatti, è un titolo divertente e solido, che dietro a una apparente semplicità (sia ludica che narrativa) nasconde tutte la perizia realizzativa di un team sin troppo spesso sottovalutato, e che come ci insegna la sua storia è in grado di stupire anche se non legato a brand altrui di richiamo. Un RPG tattico appassionante e stratificato, che grazie a pochi elementi è in grado dare vita a un’esperienza di tutto rispetto, capace di divertire senza riserve, ma anche di far pensare un poco, seppur senza esagerare. Che non guasta mai.

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Gamer cresciuto all’ombra del tubo catodico, sia in casa che in sala giochi, amante del Giappone in ogni sua forma, traduttore freelance e aspirante musicista non ancora pronto ad appendere lo strumento al chiodo. Quando non sogna di attraversare per l’ennesima volta l’incrocio di Shibuya, si diletta con ogni tipo di console presente sulla terra.

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