MOBILE SUIT GUNDAM HATHAWAY: The Sorcery of Nymph Circe – Recensione

La recensione di Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe, secondo film della trilogia di film tratta da Hathaway's Flash

MOBILE SUIT GUNDAM HATHAWAY: The Sorcery of Nymph Circe – Recensione

Dallo scorso 30 agosto è finalmente disponibile su Netflix in Occidente, Italia compresa, il secondo film della trilogia tratta dai romanzi Hathaway’s Flash di Yoshiyuki Tomino. Parliamo di Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe, il film di Shukou Murase che ha debuttato nei cinema giapponesi lo scorso gennaio. Abbiamo atteso per anni la prosecuzione delle vicende del primo film, che ci ha lasciati col fiato sospeso dopo il primo scontro fra lo Xi Gundam e il Penelope.

Criticata per i lunghi dialoghi e i momenti “morti”, questa seconda pellicola di Sunrise è ancora più introspettiva e psicologica e ci cala ancora di più nella mente di Hathaway Noa e nei problemi causati dagli eventi di Char’s Counterattack. Il fantasma di Quess continua a tormentare il nostro protagonista e la presenza di Gigi Andalucia a influenzare le sue decisioni, mettendo a repentaglio la sicurezza di Mafty, la sua vita e quella dei suoi compagni. Cosa ne penso di questo “Kiruke no Majo”? Lo scoprirete in questa recensione.

MOBILE SUIT GUNDAM HATHAWAY: The Sorcery of Nymph Circe – Recensione

  • Titolo originale: Kidō Senshi Gandamu: Senkō no Hasauei – Kiruke no Majo
  • Titolo inglese: Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe
  • Uscita giapponese: 30 gennaio 2026
  • Uscita italiana: 30 agosto 2026
  • Piattaforma: Netflix
  • Genere: Sci-Fi, Mecha
  • Numero di episodi: trilogia cinematografica
  • Durata: 1 ora e 48 minuti
  • Studio di animazione: Sunrise
  • Adattato da: serie di novel
  • Lingua: Giapponese, Italiano (doppiaggio e sottotitoli)

Abbiamo recensito Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe tramite piattaforma streaming Netflix.

Ho guardato questo film per un totale di tre volte, senza contare tutti gli spezzoni che ho guardato e riguardato per coglierne ogni sfumatura. Ho persino pubblicato un articolo di spiegazione e differenze col romanzo su zechs.it, ma ho atteso l’arrivo del doppiaggio italiano per poterne parlare in questa recensione. Lo dirò fin da subito: The Sorcery of Nymph Circe, sebbene si tratti solo di un capitolo “di mezzo”, mi è piaciuto molto. Dopo una prima visione più “distratta” non ero pienamente convinto, ma con la seconda e la terza sono riuscito a comprenderne al meglio ogni scelta stilistica e sfumatura. Non è un film per tutti, Hathaway’s Flash non è una saga per tutti, non per tutti gli appassionati di anime, nemmeno per tutti gli appassionati di Gundam, ed è una storia figlia dei suoi tempi.

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How can I snooze and miss the moment?

Chi cerca azione, combattimenti memorabili e colpi di scena si troverà deluso, e farebbe meglio a rivolgere lo sguardo a un altro Gundam: ne abbiamo per tutti i gusti. Hathaway è introspettivo, ossessivo, complesso e necessita una conoscenza pregressa di ciò che è avvenuto nello Universal Century fino a questo momento, nonché — possibilmente — una lettura dei romanzi mai arrivati in Italia. Nonostante, infatti, si tratti di un adattamento dell’opera cartacea di Yoshiyuki Tomino di fine anni ’80 e inizi anni ’90, è realizzato in modo che possa essere goduto anche dal pubblico che non ha letto le novel originali, ma mi sono ritrovato a chiedermi, alla prima visione, il perché e il significato di determinate cose. Ad esempio, alcune scene che nel romanzo occupano una o due pagine, vengono liquidate in pochi fotogrammi durante una sequenza musicale, lasciando più di qualche dubbio nello spettatore.

Ma, soprattutto, Gundam Hathaway 2 va visto, rivisto e compreso in ogni riga di dialogo. Perché un personaggio ha agito in un certo modo, cosa hanno significato le parole di un altro, perché il mondo politico si sta muovendo in determinate direzioni, e così via. Il legame con il primo film è indissolubile e vi consiglio di vederli uno di seguito all’altro, anche se avete visto il primo da poco tempo: riuscirete a capire molto più facilmente entrambi, in attesa della terza parte.

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No light at the end of this hollow

In questo film Hathaway affronta ancora i suoi demoni interiori, combattuto fra l’aver conosciuto Gigi ed essere subito stato riconosciuto da lei come Mafty, ai sentimenti contrastanti che prova invece nei confronti della sua ragazza, Kelia. Vediamo un Hathaway stanco, tormentato, privato del sonno, costantemente disturbato dai fantasmi del suo passato e più che mai volenteroso di volersi lasciare tutto (pulsioni carnali e sentimenti compresi) alle spalle per dedicarsi unicamente alla sua causa. Una causa inculcata dal personaggio noto come Quack Salver (un’altra trollata di Tomino), che viene nominato più di una volta nel corso della pellicola e tira le file dell’organizzazione celato dalla figura di Mafty Navue Erin. In contrapposizione troviamo una Federazione Terrestre sempre più crudele, in combutta con i Man Hunter della polizia criminale che non si fanno scrupoli a sterminare i ribelli e mettere in pericolo i civili, utilizzando la tortura un po’ troppo alla leggera.

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Kenneth si affida sempre più alle capacità premonitive di Gigi, considerandola il portafortuna della sua unità Circe, più di una volta fautrice dei suoi successi sul campo di battaglia. Ma allo stesso tempo Gigi sfrutta l’ufficiale per avvicinarsi a Hathaway, desiderosa di abbandonare la sua vita fatta sì di lusso, ma di una solitudine che solo il suo “amato” conte ha riempito fino a questo momento. Rispetto ai romanzi troviamo una porzione finale totalmente inedita in cui viene messo in scena l’Alyzeus, modello sperimentale utilizzato per l’addestramento di Lane Aim e prototipo del Penelope, reso inservibile dall’ultimo combattimento con lo Xi Gundam, e che rivedremo sicuramente nel terzo film.

Where do we go? Where do we go now?

La battaglia con Lane sfocia nella scena clou della pellicola, che omaggia Char’s Counterattack e getta ancora più inchiostro nero negli occhi di Hathaway, facendoci capire in maniera cristallina cosa sta provando durante il combattimento. Tra gli aspetti meglio riusciti della pellicola troviamo l’ottima colonna sonora di Hiroyuki Sawano, che comprende dei brani magistrali cantati da SennaRin, nonché due pezzi occidentali scelti per i titoli di testa e di coda, da cui inizialmente ero spaventato, ma che ho finito per apprezzare molto. Parliamo di “Snooze” di SZA e di “Sweet Child O’ Mine” dei Guns N’ Roses, scelta dal regista per un duplice motivo: era la canzone che ascoltava negli anni in cui è uscito il romanzo e gli rievoca ricordi legati a questa porzione di storia, e credeva che il testo della canzone fosse parecchio adatto a narrare il rapporto fra i personaggi protagonisti.

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Avrei certamente desiderato qualche minuto in più dedicato al passato di Lane Aim, alla sua provenienza, all’addestramento e alle sue motivazioni poco più che accennate, ma purtroppo il personaggio viene ridotto a un semplice punching ball per i due veri protagonisti. Probabilmente se fosse stato Kenneth alla guida del Penelope avrebbe scoperto subito l’identità di Mafty, ma avremmo assistito a combattimento decisamente più avvincenti fra due elementi di storia diametralmente opposti.

Come nel primo film, le animazioni vedono la commistione fra animazione classica ed elementi 3D, più o meno riusciti a seconda delle sequenze. Ci ritroviamo di fronte a scene piene di colori e paesaggi suggestivi, ad altre ancora avvolte nell’oscurità più totale come nella pellicola precedente, progettate appositamente per essere apprezzate nel buio della sala cinematografica ma che, nelle nostre case, non risultano altrettanto godibili. Le prime due visioni, avvenute prima del 15 settembre, le ho assaporate con il doppiaggio originale giapponesi e sottotitoli ufficiali nella nostra lingua; dei sottotitoli fedeli al doppiaggio giapponese, che tuttavia non sono gli stessi sottotitoli che troveremo se invece vorremo guardarlo in lingua italiana. Ho notato, infatti, che molte righe di dialogo, con l’adattamento, sono state rese più comprensibili e, in alcuni casi, hanno subito delle correzioni: in una scena, ad esempio, Gigi realizza di soffire del complesso di Edipo, ma il doppiaggio italiano ha corretto l’imprecisione e ha messo al suo posto il complesso di Elettra.

Ritroviamo tutte le voci del primo film, da Maurizio Merluzzo su Kenneth Sleg a Federico Viola sul protagonista Hathaway, nonché Tiziana Martello nel ruolo di Gigi. I personaggi che invece provengono da opere precedenti non hanno riavuto il proprio doppiatore italiano originale, e parliamo di Quess, Amuro, Bright e Mirai, che per le poche battute pronunciate nella pellicola denotano la scelta (forse obbligata?) di un nuovo attore a prestargli voce. Nonostante ciò ci troviamo di fronte a un doppiaggio perfettamente riuscito, con una buonissima recitazione e dei dialoghi sempre comprensibili, e con il pregio di aver corretto la pronuncia del termine Gundam (che, per chi non lo sapesse ancora, si legge Gandam) come nei doppiaggi più recenti. Unico neo, non ho trovato particolarmente adatte un paio di voci troppo giovani su personaggi vistosamente avanti con gli anni come Wedge e Fabio Rivera, ma probabilmente si tratta solo di gusto personale.

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A chi consigliamo Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe?

È difficile consigliare questo film che, personalmente, ho apprezzato molto, ma sono abbastanza sicuro sia risultato divisivo per la community di Gundam. Perché Gundam è molto variegato e abbraccia un pubblico molto eterogeneo e non tutti sono fan di questa tipologia di racconti. Scordatevi combattimenti serrati e continui per tutta la pellicola, come nel primo film (imprescindibile per vedere questo) troverete dialoghi, scene in cui vedremo solo personaggi umani e solo due, tre battaglie e pochissimi mecha, di cui solo un paio realmente nuovi, in azione. Per vedere The Sorcery of Nymph Circe vi consiglio di recuperare almeno la prima serie di Gundam e i sequel Z Gundam e Char’s Counterattack. In secondo luogo potreste recuperare Gundam ZZ e Unicorn, non necessari per la comprensione di Hathaway, ma che offrono un quadro più completo di ciò che è successo prima dell’anno U.C. 105 in cui si svolge la storia.

  • Visivamente molto gradevole
  • Maturo, opprimente e moderno
  • Colonna sonora magistrale
  • Ottimo anche il doppiaggio italiano

  • Alcune scene risultano incomprensibili senza aver letto il romanzo
  • Necessita la conoscenza pregressa delle serie U.C. ambientate prima
Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe
4.5

L’attesa è stata ripagata, ma adesso tocca attende ancora per il finale

Ci sono voluti cinque lunghi anni, ma finalmente abbiamo potuto posare gli occhi su Mobile Suit Gundam Hathaway: The Sorcery of Nymph Circe. Per molti è risultato una delusione, ma non per questo è da considerare un fallimento. Si tratta di una pellicola ben diversa dai film della Prima Serie usciti nei primi anni ’80, profondamente diversa anche da anime come L’isola di Cucuruz Doan e il campione di incassi SEED FREEDOM. La saga di Hathaway’s Flash è qualcosa di unico all’interno dell’ecosistema della serie, una storia importante per lo Universal Century e i suoi personaggi storici che doveva essere trasposta in animazione. Una trasposizione particolarmente fedele che deve collegarsi alla versione animata della Ribellione di Char invece che a Beltorchika’s Children e per questo differente sotto vari aspetti ma che, nonostante ciò, mantiene intatta la narrativa originale immaginata da Tomino per raccontare il periodo storico, la politica e il terrorismo vissuti in quegli anni, ancora attuale dopo quasi quarant’anni.

Superati ormai i quarant’anni resta ben poco di quello che era Zechs quando Akiba Gamers ha aperto i battenti. Di certo non i capelli. Circondato da giochi in formato fisico e murato vivo tra le scatole dei GUNPLA, Zechs vive ancora sospeso fra l’Italia e il Giappone e ha fatto di Gundam e Street Fighter II i suoi fari lungo il cammino.

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