Il genere dei farming simulator è ormai ricchissimo di proposte anche solo considerando i famosissimi Harvest Moon, Rune Factory o Story of Seasons, e farsi notare tra coltivazioni, animali da allevare e villaggi pieni di buoni partiti non è un’impresa semplice. Eppure, con Village in the Shade, sviluppato da Nippon Ichi Software, siamo di fronte a un titolo che riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, mescolando la quotidianità rassicurante di una simulazione agricola con atmosfere horror e una storia piena di misteri e folklore giapponese.
Ciò che ne esce fuori è un’avventura capace di alternare momenti di autentico relax a inquietanti esplorazioni notturne, riuscendo a creare un contrasto con quella sensazione di serenità che rende così amati i giochi di questo genere. Ne parliamo nella nostra recensione!
- Titolo: Village in the Shade
- Piattaforma: PlayStation 5, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, PC (Steam)
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: Farming Sim
- Giocatori: 1
- Publisher: NIS America
- Sviluppatore: NipponIchi Software
- Lingua: Inglese (testi), Giapponese o Inglese (doppiaggio)
- Data di uscita: 29 luglio 2026 (PC) – 27 ottobre 2026 (console)
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: nessuno
- Note: disponibile in Deluxe Edition con colonna sonora e artbook digitali
Abbiamo recensito Village in the Shade con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da NIS America.
Sotto il Sole, una fattoria da gestire
La vicenda comincia con un evento tutt’altro che rassicurante: il nostro protagonista, personalizzabile all’inizio dell’avventura, precipita in un pozzo e muore. Eppure, dieci anni dopo, si risveglia e raggiunge il villaggio montano di Kagatsu, dove gli abitanti lo accolgono con grande cordialità, forse troppa. Qui gli viene affidato un appezzamento di terra, a patto che contribuisca alla vita della comunità. Sembra tutto molto bello, ma bastano pochi dialoghi per intuire che qualcosa non torna: gli abitanti seguono regole rigidissime, evitano determinati argomenti e sembrano nascondere segreti che nessuno vuole rivelare. E soprattutto, alcune delle norme del villaggio sono decisamente inquietanti: non uscire dopo le undici di sera, non rivelare i segreti altrui e non rispondere alle voci provenienti dalle montagne.
Prima di svelare il suo lato più oscuro, Village in the Shade deve convincerci a mettere radici a Kagatsu, e per fortuna la componente agricola non è affatto un pretesto narrativo. Il gioco si svolge con tutti gli elementi e tutte le meccaniche che già ben conosciamo dagli altri titoli del genere, nel solito ciclo in cui coltiviamo la terra, raccogliamo i prodotti, vendiamo i raccolti e reinvestiamo i guadagni, in un sistema solido che premia le attività quotidiane.
Naturalmente si comincia con poco: alcuni attrezzi di base, un terreno da sistemare e un piccolo assortimento di semi, ma con il passare delle giornate le possibilità si moltiplicano. Possiamo ampliare le coltivazioni e costruire macchinari per trasformare le materie prime in merci più redditizie. Anche l’allevamento offre una buona varietà, con animali tradizionali come mucche e galline ma anche altri che possono aiutarci nella manutenzione dei campi. La fattoria può inoltre essere personalizzata e ampliata con nuove strutture, mobili e strumenti. Il sistema di progressione tuttavia è piuttosto lento nel concedere piena libertà al giocatore: durante le prime ore, tutorial e dialoghi si susseguono con una frequenza eccessiva, interrompendo continuamente il ritmo delle attività. Alcuni sistemi fondamentali, inoltre, vengono introdotti soltanto dopo parecchio tempo.
Sotto la Luna, Kagatsu cambia volto
È però con l’arrivo della notte che Village in the Shade rivela la propria identità. Le regole del villaggio non sono semplici assurdità da superstiziosi, ma rappresentano il punto di partenza di un mistero che si sviluppa in maniera graduale, trasformando un ambiente inizialmente accogliente in un luogo sempre più sinistro. La norma che vieta di uscire dopo le undici di sera è la prima a svelare le sue ragioni: nelle strade e nei dintorni di Kagatsu si aggirano gli yokai, spiriti del folklore giapponese che possono rappresentare una minaccia concreta per il protagonista. Alcuni appaiono come figure bizzarre e inquietanti, altri si manifestano attraverso fenomeni più sottili che mettono a disagio anche quando non diventano immediatamente un pericolo.
Ogni incontro può richiedere un approccio diverso, e capire come comportarsi diventa una parte fondamentale dell’esplorazione. La notte non è soltanto una parentesi horror inserita per spezzare la routine agricola, ma è un’attività vera e propria, con ricompense e meccaniche proprie e che sono fondamentali per la progressione. Esplorando al buio possiamo trovare oggetti maledetti e risorse rare, e alcuni materiali possono essere donati al santuario nei pressi della fattoria per ottenere ricette, potenziamenti permanenti e altri benefici.
Le incursioni notturne diventano così un compromesso tra rischio e ricompensa. Continuare a esplorare significa avere più possibilità di trovare oggetti preziosi, ma anche esporsi agli spiriti che pattugliano la zona, e quando ci si trova lontani da casa, con poche risorse e una creatura spaventosa alle calcagna, la prospettiva di recuperare un materiale raro può improvvisamente sembrare molto meno allettante. Il gioco non spiega nemmeno come affrontare ogni minaccia: spesso bisogna infatti osservare il comportamento degli yokai, sperimentare e imparare dai propri errori, mentre alcuni libri reperibili durante le esplorazioni contengono racconti popolari che offrono indizi utili. Non mancano nemmeno scontri con boss, che richiedono una preparazione adeguata e sfruttano le abilità sviluppate durante l’avventura.
Sotto gli Occhi, un’estetica sospesa tra tranquillità e inquietudine
Dal punto di vista tecnico, Village in the Shade adotta una direzione artistica particolare che combina personaggi stilizzati e proporzioni Super Deformed con ambientazioni dall’aspetto più realistico. Il contrasto può apparire insolito a prima vista, ma contribuisce a definire l’identità del gioco: la dualità tra accogliente e inquietante. Kagatsu è un villaggio montano ricco di luoghi suggestivi, e il ciclo delle stagioni e i cambiamenti della luce contribuiscono a dare personalità agli ambienti.
La personalizzazione del protagonista definisce il proprio aspetto senza legarsi a una precisa identità di genere, anche se le opzioni risultano limitate. Ma quel che spicca è il comparto sonoro: la colonna sonora accompagna le attività quotidiane con melodie delicate e rilassanti, di notte, però, gli stessi elementi acquistano una connotazione differente con rumori improvvisi, colpi alla porta e suoni provenienti dall’oscurità, contrasto talmente efficace che non ha bisogno di ricorrere continuamente a effetti eccessivi per generare tensione.
A chi consigliamo Village in the Shade?
Village in the Shade è consigliato soprattutto agli appassionati di farming simulator che desiderano qualcosa di diverso dal solito, ma anche a chi ama le storie misteriose, il folklore giapponese e gli horror costruiti attraverso l’atmosfera invece che con il semplice jumpscare. La grande quantità delle attività agricole offre molti motivi per continuare a giocare, mentre le esplorazioni notturne e i segreti di Kagatsu un mistero che dà significato nuovo alle azioni quotidiane. Bisogna però essere disposti a superare un’introduzione piuttosto lenta e ad accettare che la storia imponga i propri tempi. Chi cerca soltanto un’esperienza rilassante e priva di tensioni può scegliere la modalità Village in the Sunshine, che permette di giocare solamente la versione farming simulator senza le incursioni notturne.
- Un’eccellente fusione tra simulazione agricola e horror folkloristico
- Meccaniche di coltivazione, allevamento e crafting ricche
- Esplorazione notturna ricca di tensione, segreti e ricompense
- Narrazione originale
- Direzione artistica suggestiva e colonna sonora atmosferica
- Prime ore eccessivamente lente e ricche di tutorial
- Progressione narrativa talvolta troppo invasiva
- Alcune attività secondarie sono meno approfondite di altre
- Spazio iniziale limitato per organizzare la fattoria
- Poche opzioni per personalizzare il protagonista
Village in the Shade
Tra spaventapasseri e spaventagiocatori
Village in the Shade è molto più di un farming simulator con qualche elemento horror: è un titolo che finge di usare gli standard del genere per costruire invece un’avventura capace di unire serenità, inquietudine e riflessione. La componente agricola è ricca e soddisfacente, mentre l’esplorazione notturna aggiunge un livello di tensione ben integrato nella progressione. La storia trasforma gradualmente il villaggio di Kagatsu in un luogo pieno di segreti, dove la cordialità degli abitanti nasconde qualcosa di profondamente disturbante.
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