HARMONY – Recensione

Recensione di Harmony, secondo film tratto dai romanzi di Project Itoh, disponibile su Amazon Prime Video a partire da luglio 2020

HARMONY - Project Itoh

Un mondo idealizzato basato sull’esistenzialismo hegeliano e la sopravvivenza della specie: un idillio pacifico e rarefatto in cui vivere seguendo le disposizioni governative e annientando i conflitti sul nascere. In un indefinito futuro, un rovinoso conflitto atomico ha interessato la società globale, portando gli uomini ad intraprendere una politica basata sulla salvaguardia del genere umano e sul rispetto reciproco. Una distopia che pone le sue basi nella negazione dell’individualismo, la libera espressione e l’autodeterminazione, potenziando l’esistenza di ogni singolo attraverso l’allungamento dell’aspettativa di vita, rallentando la crescita e lo sviluppo fisico artificialmente. Sono queste le premesse del mondo descritto dal film Harmony, tratto dalla novel del compianto Project Itoh (pseudonimo di Satoshi Ito) pubblicata nel 2008, facente parte della cosiddetta “Trilogia di Project Itoh”, che comprende oltre al sopracitato anche L’Organo Genocida e L’impero dei Cadaveri (qui trovate la nostra recensione).

  • Titolo originale: <harmony/>Harmony, Project Itoh
  • Titolo inglese: Harmony
  • Uscita giapponese: 13 novembre 2015
  • Uscita italiana: 9 luglio 2020 (Prime Video), 27 agosto 2020 (Blu-ray, DVD)
  • Piattaforma: Amazon Prime Video
  • Versione home video: Blu-ray, DVD (Anime Factory)
  • Genere: Azione, Drammatico, Fantascienza
  • Numero di episodi: 1
  • Durata: 120 minuti
  • Studio di animazione: Studio 4ºC
  • Adattato da: romanzo
  • Lingua: doppiaggio italiano, doppiaggio giapponese

Abbiamo recensito Harmony tramite piattaforma streaming Amazon Prime Video.

Una cruda distopia del benessere

Il film, uscito nel 2015, è stato prodotto dal Studio 4º C (famoso per successi animati come Tekkonkinkreet e Children of the sea) e diretto da Michael Arias e Takashi Nakamura. Recentemente è stato adattato per il pubblico nostrano da Koch Media, che ha portato la versione cinematografica in streaming su Amazon Prime Video e in versione home video in un curatissimo e ricchissimo cofanetto Blu-ray. Il Goviterno, rappresentanza politica mondiale nato dalle ceneri del rovinoso conflitto atomico denominato Maelstrom, esercita un controllo capillare di ogni individuo attraverso un dispositivo nanomeccanico che viene impiantato sottopelle in ogni componente della società: il Watchme. Tale artificio tecnologico riesce a trasmettere in tempo reale i parametri di ogni essere umano, esercitando così un controllo ossessivo della vita e dell’esistenza stessa. Ciò che viene concesso ad ogni individuo è il rallentamento dello sviluppo fisico e la possibilità di vivere potenzialmente all’infinito.

Quella che viene definita “Società della vita” si presenta come un mondo idilliaco nato per salvaguardare il genere umano da eventuali ripercussioni future che possano riportare la società a un nuovo collasso, ma che nasconde un lato oscuro di controllo totalitario e dispotico. Tuan Kirie fa parte dell’organo di controllo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, preposto alla salvaguardia della vita e della salute. Ben presto si ritroverà a fare i conti con un oscuro segreto che permea le basi della società e del suo passato: tredici anni prima, insieme alle sue amiche Miach Mihie e Cian Reikado, aveva provato a scappare dal controllo attraverso il suicidio indotto da farmaci in grado di annientare le sostanze nutritive del corpo.

Big Brother biologico

La metafora che si può estrapolare evidentemente dalla narrazione è il controllo ossessivo dell’individuo, a cui si riesce a sottrarsi solo attraverso l’atto estremo del suicidio: un gesto meditato, soppesato dalla voglia di scappare di fronte all’estremizzazione del controllo fisico e mentale. È proprio tale critica a muovere l’intero impianto diegetico della storia, che si manifesta addirittura alla fine come assoggettamento della mente individuale attraverso il controllo della volontà delle persone per rendere l’umanità più felice. Un enorme Big Brother in grado di implementare una coscienza fittizia e mediata per liberare l’individuo dalla sofferenza e dal dolore. Lo sconvolgimento della lineare narrazione iniziale porta immediatamente lo spettatore a rapportarsi con il disagio provato dagli individui in una società apparentemente perfetta: una serie sempre più numerosa di suicidi inizia a sconvolgere il metodico trascorrere della vita quotidiana, portando la protagonista a porsi delle domande su quali siano le conseguenze dovute a un controllo ossessivo della vita sulla psiche umana. Tuan è assoggettata a tale ordine imposto, ma al contempo vuole distaccarsene, trovando quella libertà da sempre agognata, ma mai raggiunta.

Harmony

I personaggi che si incontrano in Harmony sono visivamente uguali: dal vestiario all’acconciatura, ogni cosa sembra volgere all’omologazione e alla metodicità della narrazione, portando lo spettatore a comprendere fin da subito di trovarsi di fronte a qualcosa di straniante e assolutamente inverosimile. I capelli rossi della protagonista Tuan e l’argenteo quasi etereo di Miach spiccano in questo oceano di uguaglianza, ergendosi ad angeli del rinnovamento e del cambiamento.

Due eroine per un unico cambiamento

Entrambe sono, non a caso, le uniche persone che sembrano opporsi al regime precostituito, ponendosi come la voce interiore dell’autore che attraverso le due protagoniste manifesta la sua nota di dissenso e la sua critica sociale di fronte al controllo ossessivo che i media portano avanti anche nella nostra realtà fattuale. Tuan inizia a indagare sulla serie di suicidi che si stanno verificando nel Paese, portando alla luce un’oscura verità che sembra essere intrinseca di una società così opprimente: un progetto segreto denominato Harmony sembra voler riportare in auge la libertà di espressione umana, occultando così definitivamente il controllo spasmodico sugli esseri umani. Ma tale progetto sembra avere degli effetti secondari non controllabili: una nuova volontà verrebbe implementata negli esseri umani, portando ad uno scavalcamento di coscienza verso un controllo non solo del corpo, ma anche della psiche umana. L’unico modo per liberare gli umani dal controllo governativo e riportarli alla felicità sarebbe quello di sostituirsi a Dio, diventando i fautori di un nuovo mondo. Visivamente assistiamo ad un’animazione vorticosa, attraverso movimenti di macchina ben studiati e inquadrature ricercate: tale potenza visiva è supportata dal digitale, che si pone come accrescimento visivo a cui sempre più spesso il cinema giapponese attinge, in un connubio di animazione ibrida che sapientemente mescola matrici tradizionali e fluidità del digitale. Al contempo, in alcuni tratti tale mescolamento non riesce a scavallare la macchinosità grafica dei corpi in movimento e in particolar modo lo stacco che si percepisce tra i layer dei fondali e gli oggetti in movimento.

Harmony, Project Itoh

In alcuni tratti la narrazione subisce delle battute d’arresto dovute alla descrizione troppo prolissa, se non in alcuni casi superflua, dei tecnicismi che caratterizzano la Società del benessere e i piani del progetto Harmony: ciò non permette alla storia di procedere in maniera lineare, facendo fatica a seguire il filo che unisce la base diegetica alle descrizioni verbali. I flashback della protagonista, al contrario, fanno da contrappunto alla linea narrativa e permettono di comprendere meglio le azioni dei diversi personaggi, i motivi per cui sono arrivati ad agire in un determinato modo nel presente e le convinzioni che hanno plasmato il loro carattere. Harmony si presenta così come una metafora distopica della vita mediale in cui siamo immersi, ponendosi come la concretizzazione visiva e concettuale di un’estremizzazione sociale che dobbiamo rifuggire per essere felici.

In un distopico mondo futuristico la vita degli individui è costantemente controllata dal WatchMe, dispositivo nanomeccanico in grado di regolare il fluire biologico della vita, ma comportandosi alla stregua di un dispositivo di tracciamento e di controllo costante. La morte è un tabù, e ciò che viene garantito agli individui è una vita serena e tranquilla. Kirie Tuan cerca di scavare nell’oscuro mistero della Società della vita, che sembra garantire una vita prosperosa, ma effettivamente reprime l’individualità per promuovere un’omologazione controllata della vita quotidiana. Lo spettro della sua amica Miach si riaffaccia nella vita della protagonista, che comprende quale sia il prezzo da pagare per una libertà sognata e mai raggiunta.

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A chi consigliamo Harmony?

Il film anime Harmony tratto dalla novel del compianto Project Itoh si concentra sulla rappresentazione di una realtà parallela, caratterizzata da un’ossessivo controllo mediatico che influenza la vita quotidiana di ogni singolo individuo. Con i suoi temi pesanti e con il suo ritmo forse non troppo stimolante, il film di Michael Arias non è fortemente consigliato a chi non riesce a seguire passo dopo passo le evoluzioni contenutistiche e diegetiche, presentandosi come un titolo di difficile comprensione se non particolarmente attenti agli sviluppi tecnici che vengono mostrati. Al contempo, si dimostra un titolo imprescindibile per gli amanti del filone narrativo distopico e per uno sguardo critico su quello che potrebbe diventare la società dei consumi odierna.

  • Animazione ibrida efficace
  • Buona delineazione di un mondo in linea con gli stilemi distopici
  • Colorazione vibrante

  • Narrazione in alcuni tratti troppo prolissa
  • Lentezza e frammentazione di alcuni passaggi narrativi
  • Movimenti a volte troppo “meccanici”
Harmony
3.3

Una distopia del benessere

Harmony si presenta come una storia strutturata su livelli alterni, basata su riferimenti extradiegetici che mirano alla nascita di un pensiero concreto sulla vita mediale e comunitaria in cui lo spettatore è immerso: se da una parte il benessere fisico sembra essere il bene primario a cui ogni uomo aspira, ciò non deve ledere la libertà di scelta e di espressione. Utilizzando un linguaggio fatto di tecnicismi forse troppo aulici e fuorvianti, la storia di Tuan e Miach si pone come la concretizzazione di un sentire comunitario che vuole cambiare, far valere i propri diritti nonostante tutto. La società della vita è un bene troppo grande a cui ancora non siamo pronti: Harmony si presenta in modo convincente, ma al contempo tecnico, come il cantore di una distopia futura realistica e proprio per questo inquietante. Il film si presenta strutturato secondo una costruzione narrativa repentina e in alcuni tratti sintetica, caratterizzata inoltre dalla presenza costante di tecnicismi distopici che rendono la narrazione lenta e di non sempre facile comprensione. Sicuramente un valido titolo costruito grazie a una regia di notevole pregio, ma che richiede un’attenzione profonda per comprendere e cogliere i singoli passaggi diegetici.

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Martina Vita
Una mahō shōjo che vive sommersa tra libri e fumetti, Pokémon e dadi di D&D. Divoratrice compulsiva di film e serie TV, nel tempo libero complotta con il suo gatto per conquistare il mondo. Sogna un giorno remoto di disegnare una storia a fumetti incentrata su una campagna di Dungeons & Dragons.

1 commento

  1. Avatar

    Mi allineo al mio commento su L’Impero dei Cadaveri. Anche stavolta niente di imprescindibile, ma comunque non mi è dispiaciuto.

    Rispondi

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