The Silver Case 2425 – Recensione

The Silver Case 2425 è un viaggio alla riscoperta delle origini di Goichi Suda, nei primi anni di Grasshopper Manufacture.

The Silver Case 2425 - Recensione della versione Nintendo Swich

Goichi Suda, anche noto come SUDA51, è uno dei più sregolati, visionari e folli game designer del Giappone. Sebbene goda anche all’estero di una ristretta ma fedele cerchia di appassionati, le sue prime opere sono a lungo rimaste inedite al di fuori del paese del Sol Levante, come ad esempio Moonlight Syndrome e questo The Silver Case 2425, su cui finalmente, dopo 22 anni, possiamo mettere le mani e comprendere meglio quali siano state le origini di questo folle autore.

The Silver Case 2425 - Recensione della versione Nintendo Swich

  • Titolo: The Silver Case 2425
  • Piattaforma: Nintendo Switch
  • Versione analizzata: Nintendo Switch (EU)
  • Genere: Visual Novel, Avventura
  • Giocatori: 1
  • Publisher: NIS America
  • Sviluppatore: Grasshopper Manufacture
  • Lingua: Inglese (testi)
  • Data di uscita: 9 luglio 2021
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: versione rimasterizzata del gioco originale, The Silver Case, uscito nel 1999

Abbiamo recensito The Silver Case con un codice Nintendo Switch fornitoci gratuitamente da NIS America.

In bilico tra genio e sregolatezza

Parlare di cos’è The Silver Case 2425 senza incappare in spoiler sia della narrazione che delle situazioni è impresa alquanto difficile. Quel che è possibile fare è tentare di tracciare al meglio le sensazioni e il modo in cui la trama si dipana dinanzi al giocatore. È bene iniziare subito col dire una cosa: The Silver Case non è un gioco per tutti. Non lo è per via della sua trama, dei temi che decide di trattare, per l’atmosfera e i personaggi malati e, purtroppo, anche per delle fasi di gameplay antiquate che non sono state adattate a un gioco del 2021.

The Silver Case 2425 - Recensione

Se però si riesce a soprassedere su quest’ultimo aspetto e ciò che si cerca da un videogioco sono la trama, le situazioni al limite della follia e personaggi interessanti, allora il titolo di SUDA51 è proprio ciò che fa al caso del giocatore. Sì, perché The Silver Case è prima di tutto un gioco dalle tinte oniriche, lynchiane e molto disturbanti. Compreso all’interno dell’esperienza vi è anche The 25th Ward, che rappresenta a tutti gli effetti la seconda parte dell’avventura essendo ambientato cinque anni dopo The Silver Case. Esso non si discosta molto dal gioco principale e rappresenta un importante tassello e continuazione della storia globale.

A fare da motore alla vicenda sono una serie di omicidi perpetrati da un serial killer emulo di Kamui Uehara, di cui sembra seguire il modus operandi. Sebbene l’incipit appaia come piuttosto classico, la scrittura, le vicende e la forza della narrazione astratta e atipica porteranno poi la storia verso una serie di interessantissimi plot twist, situazioni e personaggi ambigui ma soprattutto un’atmosfera inquietante fin dai primi momenti di gioco.

È comunque bene ricordare che stiamo sempre parlando di un autore davvero folle. Suda51 non si è infatti risparmiato su uno degli aspetti più riconoscibili e caratteristici: un senso dell’umorismo che tende al macabro e al nonsense. Talvolta questo humour risulterà incomprensibile e fuori luogo, ma è appunto una vera e propria integrante dell’esperienza. Non manca comunque neanche violenza all’interno dell’opera, sia intesa che manifesta. Un gioco, insomma, che non ha nulla da nascondere e tutt’ora dalle forte tinte sperimentali.

Invecchiare non è facile

Gli aspetti sopracitati sono allo stesso tempo il punto di forza ma anche quello di debolezza dell’intera produzione: il titolo è infatti da vedere prima di tutto come una visual novel e soltanto dopo come un gioco vero e proprio. Le sezioni di gameplay sono poche, non particolarmente brillanti e sebbene la scrittura elevi l’esperienza al di sopra della media, le fasi esplorative sono poco più che un’interruzione della narrativa.

The Silver Case 2425 - Recensione

Non soltanto gli enigmi o i puzzle in generale risulteranno poco ispirati, ma anche noiosi o spesso controintuitivi nella risoluzione. Persino il sistema di controllo soffre di acciacchi: nelle poche sezioni di gameplay attivo avremo a disposizione una “ruota delle azioni”. Selezionando con la croce direzionale una di queste (che possono essere quella di movimento, di interazione, di salvataggio o dell’inventario) accederemo al sottomenu della suddetta e a quel punto useremo ancora la croce direzionale per navigare nelle ambientazioni, che hanno una disposizione a griglia e dunque vanno esplorate secondo il percorso scelto dai programmatori.

Sebbene queste fasi siano in netta minoranza rispetto alla quantità impressionante di testo e di storia, risultano senza ombra di dubbio le parti meno riuscite dell’intera opera, andando a rallentare o addirittura interrompere la brillante narrazione e dando vita a delle sezioni noiose e con continue interruzioni sotto forma di dialoghi non sempre ben inserite.

Altra piccola nota a margine degna di essere menzionata riguarda il sound design e la colonna sonora in generale. Il primo altalena momenti di genio e tensione ad altri di dubbia scelta stilistica: il testo che scorre a schermo compare progressivamente dinanzi ai nostri occhi come se venisse scritto in tempo reale da una macchina da scrivere. Il problema principale è il suono costante e incedente dei tasti che vengono battuti, creando un continuo effetto sonoro non sempre piacevole e un po’ troppo presente. La colonna sonora è invece interessante, in pieno stile noir e un po’ cyberpunk, mischiando in maniera sapiente tracce musicali più di atmosfera e altre più disturbanti e sregolate. Insomma, in linea con il tenore dell’opera.

Le origini di SUDA51

Chi si approccia a The Silver Case o al suo seguito sia avvisato: la scrittura sopraffina e la trama disturbante non sono per forza qualcosa che piacerà a tutti, neanche agli amanti del genere. SUDA51, in questo che è a tutti gli effetti uno dei suoi primi progetti, non si è risparmiato sulla quantità. Nonostante una verbosità che a molti potrebbe non andare a genio, è di certo affascinante vedere le origini di un autore che dà un tocco così personale alle sue opere.

The Silver Case 2425 - Recensione

La Tokyo distopica dipinta all’interno del titolo non ha nulla da invidiare per atmosfera a opere letterarie o cinematografiche che hanno tentato di seguire questa strada. Anzi, si può dire a tutti gli effetti che nonostante ci troviamo davanti ad una visual novel, il taglio da film che Suda ha donato all’opera è chiaro fin dalle prime battute di gioco e rimarrà coerente fino alla sua conclusione.

La struttura a capitoli, inoltre, dona un ulteriore tocco episodico che fa avvicinare The Silver Case 2425 a un disturbante racconto dalle tinte thriller e noir alla ricerca della verità dietro Kamui Uehara. Lo stile c’è, l’atmosfera pure e dunque l’autore spinge in pieno sul pedale delle stranezze sia visive che narrative. Attenzione però, questo stile astratto e onirico potrebbe non incontrare i gusti di tutti: c’è chi, a ragione, preferisce qualcosa di più chiaro e non così criptico. Per tutti gli altri invece si può dire solo una cosa: i sottotesti dell’opera ci sono, sarà compito di chi lo vuole scoprirli e perdercisi dentro.

In The Silver Case, una serie di misteriosi omicidi seriali affligge la città e gli investigatori dell’unità 24 Wards Heinous Crimes hanno gli occhi puntati su un uomo: Kamui Uehara. Questo leggendario serial killer ha assassinato una serie di funzionari governativi 20 anni prima nell’ormai famoso “Silver Case”. Tuttavia, nessuno sa chi – o cosa – Kamui sia veramente. È davvero tornato? Chi è questo famigerato serial killer?

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A chi consigliamo The Silver Case 2425?

The Silver Case 2425 non è un gioco per tutti. Gli irriducibili e fedeli fan di SUDA51 devono assolutamente giocarlo, così come anche quelli che sono solo suoi saltuari giocatori e sono interessati a scoprire un prodotto coraggioso, sperimentale nella narrazione, pur venendo a patti con i difetti del titolo. Per chi invece non ha mai giocato a nulla dell’autore giapponese o è a digiuno di visual novel, sconsigliamo di iniziare proprio da questo titolo, che potrebbe invece rivelarsi difficile da digerire se non addirittura da portare a termine.

The Silver Case 2425 - Recensione

  • Atmosfera e personaggi di alto livello
  • Storia e tematiche affascinanti
  • Ritmo noir azzeccato
  • Ben scritto…

  • …Ma fin troppo verboso
  • Narrazione astratta che potrebbe non piacere a tutti
  • Sistema di controlli antiquato nelle poche sezioni di gameplay
The Silver Case 2425
3.5

Un trip allucinogeno targato SUDA51

The Silver Case 2425 è indubbiamente un gioco affascinante e dall’atmosfera riuscitissima. Purtroppo è però anche un prodotto del suo tempo, che non è stato riproposto con le accortezze del caso nelle sporadiche sezioni di gameplay e con una mole impressionante di testo da leggere. Si tratta comunque di un’esperienza dalla longevità elevata e che potrebbe portare soprattutto i giocatori più esigenti a trovare pane per i loro denti sia in fatto di trama, sia dal punto di vista delle tematiche proposte. Esse non sono infatti mai banali nella presentazione, né nel modo in cui vengono affrontate. In definitiva si tratta di un titolo per cui è valsa la pena attendere una remaster dopo tutti questi anni.

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Classe 1993, cresciuto a pane e videogiochi. Ha studiato musica durante la sua adolescenza per poi appassionarsi alla cultura giapponese, studiare la lingua e andare a vivere in Giappone per studio e lavoro. Nella vita di tutti i giorni è un traduttore freelance, Dungeon Master e videogiocatore incallito. Tra le altre sue passioni, il cinema, la tecnologia e le lingue in generale.

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