The Awakened Fate Ultimatum – Recensione

The Awakened Fate Ultimatum – Recensione

the-awakened-fate-ultimatum-recensione-boxartNonostante la sconfitta del potente Satanael, i diavoli continuavano a dominare nella guerra contro gli angeli. Un gruppo di questi, sfruttando una tregua, decise di dedicarsi alla creazione dell’arma definitiva, Dio, utilizzando il Fate Awakening Crystal, un artefatto che può trasformare un essere umano con esso compatibile in una divinità. Gli angeli a questo punto non potevano far altro che aspettare l’arrivo del loro salvatore. In una giornata come tante altre, il giovane Shin Kamikaze viene assalito e ferito mortalmente da un gruppo di diavoli, viene però salvato in extremis da Jupiel Soraumi e Ariael Agarie, due belle ragazze che, al suo risveglio, gli riveleranno di aver installato al suo interno il misterioso Fate Awakening Crystal e che, dopo averlo strappato dalle fredde dita della morte, era rinato come Dio, la loro arma definitiva.

The Awakened Fate Ultimatum è il sequel di The Guided Fate Paradox, e come il suo predecessore è un dungeon crawler RPG. Se il primo capitolo della serie è stato definito un sequel spirituale del titolo per PSP Z.H.P. Unlosing Ranger VS Darkdeath Evilman, questo nuovo episodio abbandona molte delle meccaniche usate in precedenza, e si presenta con una veste grafica rinnovata, adottando lo stile tridimensionale. Il cast di personaggi principali si distanzia da quello dello scorso capitolo, anche se non mancherà qualche cameo, e offrirà la possibilità di scegliere l’una o l’altra eroina, Jupiel o Ariel, cosa che oltre a modificare la storia e ad espandere i rapporti tra i personaggi, condizionerà anche la crescita e le abilità del nostro protagonista.

  • Titolo: The Awakened Fate Ultimatum
  • Piattaforma: PlayStation 3
  • Genere: JRPG, Dungeon Crawler
  • Giocatori: 1
  • Software house: NIS America, BANDAI NAMCO Entertainment
  • Sviluppatore: Nippon Ichi Software
  • Lingua: Inglese (testi e doppiaggio), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 25 marzo 2015
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: noto in Giappone come “Kamisama to Unmei: Kakusei no Kurosutē” (The Guided Fate: Cross Thesis)

Nonostante questo inizio un po’ strampalato, molto spesso il gioco assume dei toni un po’ troppo seri, che lo distaccano dall’atmosfera scherzosa del primo capitolo, focalizzandosi molto spesso sul ruolo che il nostro protagonista ha assunto all’interno di questo conflitto e sulle sue responsabilità, ponendoci spesso nella situazione di dover compiere una scelta. Molte queste scelte sono semplicemente volte a farci ottenere alcuni bonus o a schierarci con una delle due protagoniste femminili, ma in genere la storia seguirà il suo corso indipendentemente dalle decisioni che compiremo rendendo spesso fine a sé stessa la nostra scelta.

Kamikaze Mystery Dungeon

Esattamente come il capitolo precedente, anche in The Awakened Fate Ultimatum il gameplay segue la scia dei roguelike RPG. Prendendo il controllo di Shin ci ritroveremo infatti a esplorare alcuni dungeon e a sconfiggere i nemici al loro interno nel tentativo di trovare le scale per avanzare al piano successivo e progredire con la storia. In questo saremo aiutati dalla presenza di una piccola Mappa che si aggiornerà man mano che avanziamo nell’esplorazione, evitando di farci perdere. Oltre alle classiche barre degli HP e a quella per eseguire le tecniche speciali, SP, come in tanti altri titoli del genere dovremo tenere costantemente sotto controllo anche il livello di fame del nostro personaggio, AC, dandogli da mangiare oggetti, evitando che l’esaurirsi di questa barra possa portare ad una graduale perdita di HP. Nelle fasi iniziali del gioco magari non vi si darà molto peso essendo i primi dungeon abbastanza corti ma, con il progredire della storia, il numero dei piani per dungeon andrà via via aumentando rendendo più evidente questa caratteristica, anche se mai in maniera eccessivamente invasiva. Durante le esplorazioni potremo anche imbatterci in alcuni Pannelli che, una volta calpestati, possono o ostacolarci, causandoci status alterati o danni, o venirci incontro curandoci. I nemici all’interno dei dungeon saranno di due diversi tipi: avremo quelli che assumeranno una colorazione bianca, più simili ad angeli, e altri violacei che invece sono legati ai diavoli. Per far fronte a queste differenti tipologie di nemici, il nostro protagonista avrà a sua disposizione due potenti trasformazioni, la Angel God Mode e la Devil God Mod. Ognuna di queste trasformazioni infliggerà più danni sui nemici dell’affiliazione opposta e renderà disponibile un diverso set di Skill,  utilizzabili semplicemente premendo il tasto L1. Entrambe le modalità saranno attivabili in maniera molto rapida premendo i tasti R2 e L2 del Pad, la loro attivazione consuma in maniera graduale gli SP, motivo per cui è sempre meglio dosarne l’utilizzo e scegliere il momento opportuno per utilizzarle, ricordando che anche nella sua forma normale il nostro protagonista sarà in grado di attaccare i nemici di fronte a lui.

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Libro videoludico

Tra l’esplorazione di un dungeon e l’altro, la trama del gioco è raccontata con le classiche sequenze in stile visual novel, dove i numerosi dialoghi saranno talvolta interrotti dalla possibilità di scegliere una fra più opzioni, che si riveleranno però più o meno ininfluenti, a seconda della situazione, e che spesso ci serviranno per stabilire un rapporto con una delle protagoniste femminili del gioco. A Jupiel saranno legate tutte quelle scelte che avranno a che fare con il Bene e che ci porteranno a tentare di salvare quante più persone possibili o a scegliere la strada moralmente più corretta. Schierarsi invece con Ariael molto spesso ci porrà nella situazione di scegliere quelle opzioni che sono moralmente più discutibili ma che sono più corrette da un punto di vista strettamente logico. Alle scelte più importanti se ne affiancano spesso altre più scanzonate, ad esempio ci verrà data la possibilità di scegliere con quale delle due donzelle, il nostro protagonista avrà l’onore di dividere la stanza, oppure di parlare con una delle due per confidarsi.  Le scelte però oltre che ad avere questo carattere puramente narrativo, possono influire anche sulla crescita delle due diverse God Mode di Shin.

Impara l’arte e mettila da parte

Per gestire le nostre attività avremo a nostra disposizione un menu principale abbastanza vasto, la cui funzione sarà quella di fungere da centro operativo. Qui potremo gestire l’equipaggiamento di Shin, decisamente meno variegato rispetto a quello del primo episodio della serie, ma che non va in alcun modo a incidere sull’aspetto del nostro eroe. Avremo poi un Negozio in cui potremo spendere la valuta del gioco per comprare svariati oggetti consumabili, scudi e armi. Nel caso in cui dovessimo essere sconfitti nel corso dell’esplorazione dei dungeon, torneremo immediatamente nel menu principale del gioco, perdendo purtroppo nel processo qualsiasi equipaggiamento e oggetto avessimo portato con noi. Qui entra in gioco l’utilissimo deposito: avremo infatti la possibilità di mettere da parte gli oggetti che riteniamo essere più preziosi, evitando in questo modo di perderli nel caso le cose non dovessero volgere per il verso giusto. Un’altra attività fondamentale sarà quella di poter unire fra loro più o armi o più armature al fine di ottenere equipaggiamenti più potenti, cosa che può portare a ulteriori fasi di grinding per ottenere un equipaggiamento adatto al dungeon che dovremo affrontare. Tra le altre scelte a nostra disposizione avremo anche la possibilità di poter gestire le abilità del nostro protagonista, di poter cambiare le opzioni del gioco, di poter vedere le illustrazioni e ascoltare le musiche del gioco.

Angeli e Demoni

A ciascuna delle due forme God Mode di Shin corrisponde un determinato set di Tecniche Speciali da apprendere. La gestione dell’apprendimento di queste Skill è gestito tramite un tabellone che replica nella forma un paio di ali, una per la parte angelica e l’altra per quella diabolica. Le due trasformazioni non possono utilizzare le tecniche dell’altra e gli aumenti delle statistiche di una non vengono attivati sulla sua controparte. questo di fatti rende completamente distinti i percorsi di crescita delle due forme. Per poter imparare una tecnica riportate sul tabellone avremo a disposizione tre diverse tipologie di cristalli. La prima tipologia la otterremo semplicemente salendo di livello, sconfiggendo i nemici nel corso delle nostre esplorazioni, e potranno essere utilizzati indipendentemente sia su uno che sull’altro tabellone, mentre le ultime due varianti sono collegate alle scelte che compiremo durante la storia e al numero di dialoghi che intraprenderemo con le due protagoniste. Parlare con Jupiel o schierarsi dalla sua parte, ci farà ottenere cristalli che ci consentono di avanzare la crescita della Angel Mode, mentre interagire con Ariael contribuirà a far crescere la Devil Mode. Una differenza con il primo episodio della serie è l’assenza del livello dungeon e avremo a nostra disposizione in livello generale che rende permanente lo sviluppo del nostro personaggio, cosa che rende decisamente più facile e accessibile il gioco.

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Tradizioni non rispettate

Dal punto di vista grafico, si fa subito notare come nell’esplorazione dei dungeon viene completamente abbandonato lo stile 2D del precedente capitolo, usato anche in tante altre serie di Nippon Ichi Software, come ad esempio Disgaea, utilizzando invece uno stile tridimensionale con personaggi in stile chibi. Personalmente preferivo la direzione artistica nel precedente episodio, in quanto  ritenevo gli sprite 2D molto più carini e caratterizzanti, e davono ai personaggi e al gioco un appeal decisamente maggiore di questo nuovo stile 3D, che ho gradito poco, trovandolo più anonimo e privo per l’appunto di uno dei marchi di fabbrica di NIS. Nelle fasi visual novel del gioco invece potremo ammirare gli artwork dell’illustratrice Noizi Ito, famosa per aver curato i disegni di alcune light novel come Shakugan no Shana o La malinconia di Haruhi Suzumiya. Un’altra nota dolente è purtroppo la colonna sonora originale che, esclusa l’opening, non mi ha particolarmente colpito. Ho apprezzato invece la possibilità di poter scegliere tra il doppiaggio giapponese e quello americano.

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A chi consigliamo The Awakened Fate Ultimatum?

Il gioco si presta perfettamente a chi è completamente a digiuno di dungeon crawler, non essendo molto impegnativo. Molto spesso però saranno essenziali alcune fasi di grinding per prepararsi al meglio per l’esplorazione dei nuovi labirinti e per le boss fight. Purtroppo per chi invece conosce abbastanza bene la tipologia di gioco in questione The Awakened Fate Ultimatum non ha nulla di nuovo da offrire, anzi si presenta come un titolo decisamente mediocre. La trama è particolarmente adatta a chi è familiare con le produzioni giapponesi, rimanendo molto spesso in linea con molti canoni del genere, con dei personaggi discretamente caratterizzati. I giocatori del precedente capitolo potrebbero trovare decisamente meno appetibile il nuovo stile grafico adottato. Purtroppo come spesso accade a molti titoli del genere, anche The Awakened Fate non presenta una localizzazione in lingua italiana, ed è consigliato solo a chi è pratico con la lingua inglese, vista la mole di dialoghi presenti all’interno del gioco.

  • Personaggi ben caratterizzati
  • Difficoltà di gioco adatta ai principianti del genere
  • Presenza del doppiaggio giapponese

  • Lo stile grafico non convince
  • Scelte molto spesso inutili ai fini della trama
  • Assenza di una localizzazione in italiano
  • A lungo andare risulta essere molto ripetitivo
  • Per i veterani del genere può risultare fin troppo semplice
The Awakened Fate Ultimatum
3.4

L'ennesima battaglia tra bene e male, con qualche scelta discutibile di troppo

The Awakened Fate Ultimatum è un gioco che, personalmente, mi ha lasciato un certo amaro in bocca, soprattutto per quanto riguarda lo stile grafico adottato per le fasi d’azione del gioco; questo nuova veste tridimensionale, infatti, non mi ha per niente convinto e l’ho trovato un passo indietro rispetto al più caratteristico stile in due dimensioni solitamente adottato per le produzioni di Nippon Ichi. Il sharacter design e la caratterizzazione dei personaggi, invece, mi ha colpito piacevolmente. La trama principale si mantiene nello standard, assumendo (purtroppo o per fortuna, vedete voi) toni più seri rispetto a quelli decisamente più umoristici del precedente. Peccato anche che la possibilità di poter compiere delle scelte, elemento che ci viene spesso presentato come fondamentale, non sia del tutto rilevante e che esse, ad eccezione di un paio, si riveleranno inutili. La difficoltà del gioco e la decisione di tornare su un sistema di crescita del personaggio decisamente più semplice rendono il gioco più accessibile al giocatore casuale. I veterani invece potrebbero trovarlo noioso e ripetitivo, dato che a livello di sfide e di gameplay non offre nulla di nuovo, rimanendo spesso e volentieri nella mediocrità. Le numerose fasi di grinding volte a prepararci al meglio alle sfide successive risultano essere spesso monotone e ripetitive, stancando presto. La mole dei dialoghi in inglese inoltre potrebbe far sentire la mancanza di una localizzazione in italiano, a chi non si trova a suo agio con la lingua, visto che quest’ultime sono essenziali per poter godere al meglio il gioco e sono forse la parte che io ho preferito. La presenza della traccia originale in giapponese, invece, è sempre cosa gradita.

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Giocatore accanito di JRPG, Musou e quant'altro di tipicamente giapponese. Il suo sogno nel cassetto è quello di poter un giorno iniziare dei Social Link con le ragazze di SENRAN KAGURA.