Fist of the North Star: Lost Paradise – Recensione

La leggenda del salvatore di fine secolo sbarca su PlayStation 4 in Europa con il titolo creato dal team di Yakuza. Ecco la recensione di Fist of the North Star: Lost Paradise!

Fist of the North Star: Lost Paradise - Recensione

Fist of the North Star: Lost Paradise - RecensioneSiamo alla fine del ventesimo secolo, il mondo intero è sconvolto dalle esplosioni atomiche. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti… Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta. In seguito a un un conflitto nucleare di proporzioni catastrofiche, il pianeta Terra si è ridotto a una landa deserta, dove solo la superiorità fisica determina chi potrà sopravvivere. In un mondo come questo sono davvero pochi coloro che pensano prima al prossimo che a sé stessi: uno di questi è Kenshiro, erede della Divina Scuola di Hokuto, un’arte marziale capace di curare e distruggere con il solo tocco delle dita. Ken è alla ricerca di Yuria, l’amore della sua vita sottrattagli dal rivale Shin che crederà morta subito dopo lo scontro con il successore del Nanto Seiken. Vagando tra le rovine di una città semi-deserta, tuttavia, Kenshiro apprenderà che la sua amata è ancora viva ed è stata avvistata in una prospera roccaforte chiamata EDEN, la città dei miracoli.

A meno di otto mesi dal rilascio in Giappone, sbarca anche in Europa il primo gioco del Ryū Ga Gotoku Studio basato sulla licenza di una serie animata: Hokuto Ga Gotoku, che giunge oggi sulle PlayStation 4 nostrane con il titolo di Fist of the North Star: Lost Paradise. La saga di Ken il Guerriero è molto importante per il pubblico italiano e per quelli nati e cresciuti a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, rappresentando più di un semplice manga o un cartone animato: è stato Ken a insegnarci cosa sia lo spirito del sacrificio, cosa sia la compassione e cosa significhi lottare per proteggere i propri cari e i più deboli.

  • Titolo: Fist of the North Star: Lost Paradise
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Genere: Azione, Avventura
  • Giocatori: 1
  • Software house: SEGA
  • Sviluppatore: Ryū Ga Gotoku Studio
  • Lingua: Inglese (testi), Inglese o Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 2 ottobre 2018
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: costumi alternativi, canzoni provenienti dalla serie animata
  • Note: disponibile nell’esclusiva “Kenshiro Edition” al day one

Come ben saprete se avete letto la mia precedente recensione che riguardava la versione giapponese del gioco, Fist of the North Star: Lost Paradise è il primo spin-off della saga di Yakuza ambientato nell’universo di una serie su licenza, in questo caso Hokuto no Ken. Ritroveremo tutte le meccaniche caratteristiche di Ryū Ga Gotoku — dai combattimenti all’esplorazione, dai mini-game alle substory, in un mondo creato ad-hoc per questo titolo, un vero e proprio what if della storia originale di Buronson. Le vicende di Lost Paradise, come il nome stesso potrebbe suggerirvi, ruotano attorno all’esistenza di una città autosufficiente in mezzo al deserto, un vero e proprio paradiso post-apocalittico circondato da imponenti mura. EDEN, questo è il nome della “città dei miracoli”, è l’ambita meta di centinaia di uomini rimasti senza speranza, che al suo interno sperano di rifarsi una vita e di non doversi più preoccupare di come procurarsi cibo e acqua necessari a sopravvivere un altro giorno. La città, tuttavia, è meta anche di malitenzionati più o meno pericolosi e il nostro protagonista Kenshiro vi si recherà con l’unico scopo di rintracciare la sua amata Yuria.

La Stella del Sacrificio

Fist of the North Star: Lost Paradise inizierà in modo piuttosto simile alla serie originale, con Ken impegnato a stanare dalla sua fortezza il rivale Shin, maestro del Nanto Seiken (che nulla ha a che vedere con Nanto in provincia di Vicenza), colpevole di aver rapito la donna della sua vita. Superato l’esaustivo tutorial di combattimento, giungerà l’ora della resa dei conti col biondo guerriero guidato dalla Stella del Sacrificio: i fan dell’anime e del manga originale noteranno come il team di sviluppo abbia profuso sforzi nel ricreare le scene più icone di questo combattimento incastonandole, in maniera pressoché perfetta, all’interno del gioco. Questo vale per tutti gli avvenimenti della trama principale, che presentano personaggi chiave ed eventi cruciali mescolati a una nuova location e comprimari creati appositamente per questa opera videoludica: faremo la conoscenza di Jagre, capitano dell’armata a guardia della città, dell’eterea e leggiadra Xsana, governatrice di EDEN, ma anche di brutti ceffi come Targa e Kyo-Oh, alcuni dei temibili nemici con cui il successore della Divina Scuola dovrà fare i conti.

La Stella del Dovere

Vero e proprio fulcro dell’esperienza di gioco di Lost Paradise sarà il combattimento: come imparato a casa di Shin, potremo concatenare combo fatte da colpi rapidi e altri più lenti e potenti, potremo difenderci e schivare, ma soprattutto potremo fare sfoggio delle tecniche mortali dell’Hokuto Shinken, che vanno a sostituire le celeberrime Heat Action di Yakuza: attraverso la pressione del tasto cerchio, quando i nemici saranno storditi, entreremo in una modalità Quick Time Event che ci richiederà di premere una determinata sequenza di tasti col giusto tempismo, con lo scopo di far letteralmente esplodere i poveri malcapitati. Salendo di livello, guadagnando ovvero Destiny Point e le sfere utili ad apprendere nuove abilità in un albero molto simile a quello visto in Yakuza 0, impareremo nuove tecniche e diverremo guerrieri sempre più potenti; ad esempio, avanzando nelle prime fasi di storia impareremo a scoppiare i nemici come foruncoli semplicemente incanalando la giusta energia tramite la doppia pressione, col giusto tempismo, del tasto cerchio.

Immancabile la possibilità di riempire l’indicatore, stavolta a forma di Orsa Maggiore, che ci consentirà di strapparci la parte superiore dei vestiti con la sola flessione dei muscoli pettorali ed entrare in modalità Extreme Heat, qui rinominata Burst Mode. Circondati da un’aura infuocata, saremo temporaneamente inarrestabili e potremo eseguire una variante ancora più potente dello Hyakuretsu Ken, l’iconico attacco dei cento pugni reso famoso dall’urlo di battaglia del salvatore di fine secolo. Mentre in Yakuza, inoltre, abbiamo la possibilità di raccattare oggetti per strada e sottrarre armi ai nemici per usarle in battaglia, in Fist of the North Star gli unici che potremo impugnare e utilizzare impropriamente sono gli “Hidebu” — vale a dire le violenti grida di dolore che i balordi lanceranno esalando il loro ultimo respiro prima di finire nebulizzati in una nuvola di sangue. Oltre a collezionarli (e vi assicuro che ottenerli tutti sarà davvero un’impresa per pochi), con un po’ di fortuna potremo afferrare le onomatopee degli Hidebu e scagliarle addosso ai superstiti: decisamente sopra le righe per la saga di Ken, ma una follia che sembrerà alquanto usuale a tutti i giocatori di Ryū Ga Gotoku.

Infine, tra le meccaniche inedite introdotte al sistema di combattimento di Lost Paradise, la presenza deI Talismani: ciascuno di essi raffigura uno dei personaggi chiave del manga originale e del gioco; dopo averli sbloccati avanzando nella storia, potremo crearli e potenziarli, per poi assegnarli a una delle quattro direzioni del D-Pad: si tratta di power-up temporanei, che si ricaricano col passare del tempo e che ci permetteranno, ad esempio, di riempire più velocemente l’indicatore delle sette stelle, farci entrare in modalità Burst istantaneamente oppure aumentare la nostra difesa per un periodo limitato. Inizialmente questo sistema di combattimento vi risulterà entusiasmante, ma ben presto, grazie agli innumerevoli scontri casuali nel deserto o dentro l’EDEN, sarete colti da un’improvvisa voglia di velocizzarli il più possibile per proseguire oltre: fortunatamente il gioco ci permette di disattivare i QTE e rendere un po’ più rapidi gli scontri, così come censurare in parte i contenuti gore: starà a voi decidere cosa fare.

La Stella della Benevolenza

Come già spiegato in precedenza, il teatro delle vicende di Lost Paradise sarà EDEN, la città costruita attorno alla cupola di Sphere City prima della guerra, l’unico posto al mondo nel quale sembra possibile condurre una vita quantomeno simile a quella di tanti anni prima. Nonostante l’aspetto non sia certamente quello di una città moderna, con bancarelle e baracche a vendere i beni di prima necessità, al suo interno sarà possibile trovare anche bar, negozi e locali notturni: la prima volta che assisterete alla “trasformazione” della città nelle ore notturne rimarrete sicuramente a bocca aperta. L’ambientazione cittadina nel franchise di Yakuza può voler dire una cosa sola: distrazioni, mini-giochi, attività secondarie. Tralasciando le immancabili substory, nelle quali Ken sarà chiamato (come Kiryu prima di lui) ad aiutare gli abitanti dell’EDEN, in Lost Paradise potremo occupare il posto di cacciatore di taglie per liberare le strade da tipacci poco raccomandabili, ma non solo.

In alcuni di questi giochi vedremo il nostro Ken in vesti decisamente atipiche: per sostituire il malandato proprietario del Rusty Nail dovrà preparare dei deliziosi cocktail e fidelizzare la propria clientela, per curare gli ormai concittadini dell’EDEN dovrà vestire i panni del “Dr. Kenshiro” e cimentarsi in un divertente rhythm game, oppure accettare l’incarico di gestore di un Night Club con tanto di hostess, come Majima e Kiryu prima di lui (grazie a un mini-game che è la variante di quello visto in Yakuza 0 e Kiwami 2). A questi appena descritti si aggiunge quello che probabilmente sarà sempre il mio preferito: in mezzo al deserto troveremo un play spot nel quale Ken potrà afferrare una gigantesca trave di acciaio e usarla come mazza da baseball per spedire in orbita dei fastidiosi motociclisti armati che ci correranno incontro, richiamando un po’ lo Yoshida Batting Center di Kamurocho. Chiudono il cerchio i giochi del casinò e i redivivi cabinati arcade di OutRun, Space Harrier, Super Hang-On, l’Hokuto no Ken realizzato da SEGA nel 1986 e addirittura gli Ufo Catcher.

Il mini-gioco più rilevante, tuttavia, è sicuramente costituito dalla possibilità di varcare le mura dell’EDEN e saltare a bordo del Buggy che ripareremo insieme a Bat, tramite il quale potremo attraversare il deserto alla ricerca di materiali per migliorarne le caratteristiche, raggiungere zone utili ai fini di trama, affrontare combattimenti contro mototeppisti e persino gareggiare contro di loro in appositi circuiti. Dopo METAL MAX Xeno uscito pochi giorni fa, eccovi un’altra bella dose di citazioni dedicate a tutti gli appassionati della saga di Mad Max. Insomma, pur essendo ambientato in un tristissimo futuro post-apocalittico, non ci sarà tempo per annoiarsi anche se non vorremo seguire costantemente la trama principale.

La Stella dell’Amore Materno

Nonostante sia venuto alla luce dopo Yakuza 6: The Song of Life e persino dopo Yakuza Kiwami 2, da poco giunto in Occidente, questo spin-off della saga ambientato nel mondo di Fist of the North Star non sfrutta le ultime tecnologie di sviluppate dal Ryū Ga Gotoku Studio. Lost Paradise non gira infatti con il medesimo Dragon Engine ammirato nei due giochi citati poc’anzi, bensì utilizzando il motore grafico di Yakuza 0 e del primo Kiwami, sviluppato per i giochi cross-gen tra questa e la precedente generazione di PlayStation. Per questa ragione il comparto tecnico risulta piuttosto datato per un gioco in uscita nell’ultimo trimestre del 2018 da queste parti, ed è davvero uno dei pochi difetti che posso mettere in evidenza. Grazie all’utilizzo di questo motore, infatti, il gioco gira a 60 fps senza alcun problema di sorta anche sui modelli base di PlayStation 4, ma le animazioni dei personaggi risultano spesso artefatte e poco credibili (provate a dare uno sguardo a Ken mentre sale le scale).

Caratteristica importante di Hokuto Ga Gotoku, sia in Giappone che nel resto del mondo, è la presenza del cast originale della serie di Yakuza: mentre Takaya Kuroda, storica voce di Kazuma Kiryu, si calerà nei panni di Kenshiro, personaggi come Shin, Jagi, Raoh e Toki erediteranno rispettivamente le voci di Akira Nishikiyama, Goro Majima, Ryuji Goda e Osamu Kashiwagi, mentre personaggi come Jagre sembrano proprio cuciti addosso a comprimari di Kiryu come l’host Yuya. Oltre al doppiaggio giapponese di prim’ordine, troviamo anche un inedito doppiaggio americano, che SEGA mancava di includere nei giochi di questo franchise sin dai tempi di PlayStation 2: non sarà appetibile quanto quello originale, ma devo ammettere che i voice actor hanno svolto al meglio il proprio lavoro.

In Giappone, per Lost Paradise è stato rilasciato anche un pacchetto DLC contenente alcune canzoni originali provenienti dalle serie animate come le opening Ai wo Torimodose di Crystal King e la TOUGH BOY di TOM ★ CAT, ma non sappiamo ancora se gli stessi brani verranno lanciati anche sul PlayStation Store nostrano, me lo auguro fortemente. Purtroppo però, le background music dell’anime non sono presenti nel gioco; al loro posto una lista di tracce create appositamente che saranno certamente adatte al contesto ma, secondo il mio parere di fan di vecchia data della serie, non riescono a ricreare al meglio il feeling dell’anime originale, risultando anonime e per nulla incisive.

A chi consigliamo Fist of the North Star: Lost Paradise?

I fan di Ken il Guerriero andranno in visibilio ritrovandosi col DualShock 4 tra le mani e una copia del gioco nella propria console: nonostante protagonisti e comprimari di Ken siano presi direttamente dal manga originale, trama situazioni e personaggi inediti saranno in grado di regalare ore e ore di divertimento come se si trattasse di un’opera tutta nuova, ispirata al manga di Buronson e Tetsuo Hara. Per questa stessa ragione il titolo risulta godibile anche per chi di Hokuto no Ken non ha mai sentito parlare e, in qualche modo, cerca un pretesto per avvicinarsi alla saga, così come al franchise di Yakuza. Come nel caso di tutti i recenti episodi di quest’ultimo, all’interno del gioco sono presenti solo ed esclusivamente i testi in lingua inglese, la cui conoscenza è necessaria alla comprensione di trama e azioni da svolgere all’interno del gioco.

  • Il miglior videogioco di Ken il Guerriero mai visto
  • Una storia what if con i personaggi del manga originale
  • Mini-giochi esilaranti e sopra le righe
  • Ancora più splatter in Occidente

  • Comparto tecnico un po’ datato
  • Mancano alcune migliorie degli ultimi Yakuza usciti
  • Si sente la mancanza della soundtrack originale
  • Combattimenti ripetitivi e dialoghi a volte prolissi
Fist of the North Star: Lost Paradise
4.6

Se non ti scrocchi le dita godi solo a metà

Non sarà certamente uno degli esponenti migliori del franchise di Yakuza, visti i recenti episodi, ma è certamente uno dei migliori titoli su licenza di una serie animata o un fumetto giapponese visti negli ultimi anni e certamente il miglior videogioco mai realizzato per la saga di Ken il Guerriero: semplicemente esplosivo. Nonostante non disponga di una grafica al passo coi tempi e non sfrutti tutte le migliorie apportate agli ultimi due Yakuza usciti, Fist of the North Star: Lost Paradise è in grado di regalare decine di ore di divertimento grazie a una trama principale ben strutturata e in grado di coinvolgere personaggi storici e originali, combattimenti frenetici e boss battle impegnative, nonché decine e decine di missioni secondarie e attività collaterali, fra cui rientrano divertentissimi mini-giochi che metteranno Ken sotto una luce totalmente inedita. Peccato solo che, pur coinvolgendo molti dei personaggi chiave della prima serie animata come Raoh, Toki, Rei e Thouzer, manchino all’appello figure indimenticabili come Shu e Fudo della Montagna, le cui substory sarebbero certamente risultate appetibili anche all’interno del contesto di questo gioco. Da apprezzare come la versione occidentale sia stata resa ancora più cruenta rispetto a quella giapponese, con scene di violenza ancora più ricche di sangue che faranno la gioia degli appassionati più attempati.

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Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.

1 commento

  1. Avatar

    Finalmente una recensione su questo gioco che gli rende giustizia.
    Il gioco é stradivertente e mi viene voglia di giocarlo tutti i giorni

    peccato aver appena scoperto che non include tutti i personaggi dell’anime,
    ma rimango pienamente soddisfatto del mio acquisto

    tra l’altro ho comprato anche Judgement di cui ho visto solo l’inizio perché sono ancora troppo preso da Fist of the North Star 🙂

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