Fena: Pirate Princess – Stagione 1 – Recensione

La nostra recensione della prima stagione di Fena: Pirate Princess, anime visibile in streaming legale e gratuito su Crunchyroll

Fena: Pirate Princess - Stagione 1 - Recensione

Amate le storie avventurose di pirati e tesori? Siete affamati di mistero e di gloria? Cercate qualcosa di trascendentale che vi lasci senza fiato? Allora non potete perdervi, in streaming legale e gratuito su Crunchyroll, le avventure di Fena: Pirate Princess, nuovo tassello dei finora ottimi Crunchyroll Original (in collaborazione con Adult Swim). Quest’anime, scritto da Asako Kuboyama, creato da Kazuto Nakazawa (noto ai più per B: The Beginning) e prodotto dall’ormai noto Studio Production I.G, ha saputo affascinare il pubblico sin dai primi episodi. Siamo quindi di fronte a uno dei migliori anime stagionali? Scopritelo con la nostra recensione.

Fena: Pirate Princess - Stagione 1 - Recensione

Fena: Pirate Princess - Stagione 1 - Recensione

  • Titolo originale: Kaizoku Oujo
  • Titolo inglese: Fena: Pirate Princess
  • Uscita giapponese: 15 agosto 2021
  • Uscita italiana: 15 agosto 2021
  • Piattaforma: Crunchyroll
  • Genere: Avventura, Azione, mistero, soprannaturale
  • Numero di episodi: 12
  • Durata: 24 minuti
  • Studio di animazione: Production I.G
  • Adattato da: Inedito
  • Lingua: Giapponese, sottotitoli in italiano

Abbiamo recensito Fena: Pirate Princes tramite la piattaforma streaming Crunchyroll.

Dovunque vorremo andare andremo, una nave è questo in realtà

Fena: Pirate Princess, osservandone le basi, non è altro che la rivisitazione di una qualsiasi classica storia di pirati: un capitano dal passato turbolento che fugge dai suoi inseguitori, una ciurma che si forma quasi per caso, la ricerca di un tesoro nascosto e sfuggente, accompagnato da viaggi per mare, incontri, trappole e segreti. La graziosa protagonista di questa vicenda è per l’appunto Fena, una ragazza dai capelli biondi e dagli occhi azzurri. Ecco, detto questo, se volete godervi al massimo l’alone di mistero che avvolge la storia, vi consiglio di fermarvi qui e passare al paragrafo successivo… ogni piccolo dettaglio sul corso degli episodi potrebbe infatti diminuirne il fascino.

Se invece volte saperne di più eccovi la trama: Fena, nota come “White Marginal” per il suo aspetto, è una ragazza cresciuta senza genitori in un’isola di pirati, dove il destino l’avrebbe costretta a diventare una prostituta. Decide però di scappare, e qui inizia la sua avventura: aiutata (per un vecchio debito di onore) da dei misteriosi pirati orientali, discendenti di “Goblin”, la ragazza verrà scortata nella ricerca delle sue origini, perlopiù grazie agli indizi di una misteriosa pietra trasparente in qualche modo è legata al suo passato e alla morte di suo padre, le cui ultime parole furono: “Devi raggiungere l’Eden!” Riuscirà Fena a dissipare le ombre attorno ai suoi ricordi e al suo destino? Solo l’ultimo episodio saprà fornirci tutte le risposte.

Un ventata fresca di ricordi

La prima cosa che salta all’occhio, a chi ha una certa cultura (per non dire età) sono le numerose similitudini e i riferimenti, forse involontari, a grandi classici scolpiti nei nostri ricordi. Non a caso siamo partiti citando Pirati dei Caraibi. Il primo episodio infatti, e varie altre scene, appaiono ricalcate sulla Maledizione della Prima Luna: il viaggio per mare, le gag comiche e la componente “magica” sembrano riprese da Nadia – Il Mistero della Pietra Azzurra, mentre certe ambientazioni e personaggi potrebbero ricordarvi le vicende di Monkey Island. Tutto questo è poi avvolto da un alone soprannaturale in stile ONE PIECE, ma per quanto molti abbiano da subito additato quest’opera ad una sua scopiazzatura, la realtà è che le similitudini si fermano a pochi e genuini raffronti, principalmente nei primi episodi.

Fena: Pirate Princess - Stagione 1 - Recensione

A chi più e a chi meno quest’anime potrà quindi sembrare un qualcosa di già visto (e la poca caratterizzazione dei personaggi secondari non aiuta), ma la costruzione della storia va oltre. Tutte queste “classiche” storie di mare vengono ottimamente miscelate con ingredienti inediti, che attingono da elementi storici e mitici, scommettendo su tensione, colpi di scena al termine di ogni episodio, relazioni umane, atmosfere e, soprattutto, un’animazione di spessore. Fena: Pirate Princess finisce per ricreare un’ambientazione marittima ricca di nostalgia, ma al contempo frizzante e agitata, come una piacevole brezza marina.Non si tratta quindi del solito anime ricalcato dai precedenti successi, e ve ne accorgerete soprattutto verso la fine.

Una storia dai magici ingranaggi

Se ogni episodio aggiunge qualcosa di nuovo (e piuttosto inaspettato) accrescendo la curiosità, lo fa con una grazia tale da non disturbare lo spettatore, tanto che tutto ciò che ruota attorno alla trama principale sembra farlo alla perfezione. Proprio come per Nadia – Il Mistero della pietra Azzurra, quest’anime eccelle nella capacità di saper lasciare argomenti delicati, come sfruttamento, prostituzione e violenza, sullo sfondo, senza però oscurarli. Allo stesso modo sa passare da atmosfere divertenti e spensierate a ritmi più serrati, seri e cupi, generalmente nei cinque minuti finali, fissando  i punti cardine della trama come in una fotografia.

Per non parlare poi degli intrecci e delle ambientazioni storiche e mitologiche (che non vi rivelerò assolutamente), tratte da correnti europee e giapponesi: questi vengono aggiunti in modo talmente pulito, tassello dopo tassello, che la trama non risente delle classiche incomprensioni dei generi sci-fi o soprannaturali, se non negli episodi finali, quando però tutto viene risolto e, per quanto possibile, spiegato. Persino gli aspetti più “divertenti”, come la ciurma di sole donne, quella dei pirati di Goblin, o la ricerca del tesoro, sono rappresentati con un tono tale da conferirgli autorità e credibilità nei momenti più concitati. Se un difetto si può trovare nella ricostruzione di Kuboyama e Nakazawa è l’aver ecceduto nel fattore mistico tralasciando, soprattutto verso la fine, la componente più realistica e piratesca, e sorvolando su alcuni dettagli. Ma si sa, opere simili (fino a quando non sapremo come finisce One Piece) possono finire solo in due modi: o nel banale o prendendo in causa forze superiori a quelle umane, e io preferisco decisamente la seconda opzione (quando ben argomentata).

Come un’opera teatrale

Fena è uno di quei rari anime dove un’ottima storia viene narrata tramite animazioni splendide, unite a un OST altrettanto valido. Ancor più raro è poi trovare un titolo originale (non tratto da manga), con una tal costanza del tratto e con effetti scenici così puliti e spettacolari. A Place Further than the Universe, Great Prtender, e Rage of the Beahmut sono tra i pochi titoli del genere che mi sentirei di paragonare a quest’opera, seppur per concetti differenti. Partiamo dalle immagini, che già dal primo episodio, appaiono fluide e maestose: paesaggi marini notturni, combattimenti, vegetazione, sguardi ed effetti speciali, tutto è curato in modo quasi “disneyano”, ai livelli di qualità di Violet Evergarden (con la quale ha altre similitudini). Non troverete tanti anime dove una ragazza trascinata via continua a fissare un punto con lo sguardo che si sposta in modo così naturale, nè tanti titoli con combinazioni di mosse ed armi temporalmente corrette (escludendo un errore sugli archibugi, che paiono sparare almeno due colpi di seguito), con le scale di un rogo bruciate con tanto realismo e le occhiaie scavate dalle emozioni. E tanti altri sarebbero gli esempi per un anime che, salvo alcune eccezioni, è una vera gioia per gli occhi.

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Allo stesso modo anche il siparietto dei personaggi offre forti emozioni, variando episodio dopo episodio: odio, indifferenza, compassione e simpatia possono intercambiarsi per uno stesso personaggio, in un intreccio di relazioni molto delicato, ma ben costruito, con un finale non tanto banale quanto potrebbe sembrare.
Anche la musica è magnifica: l’opening (Umi to Shinju, di JUNNA), in particolar modo, è in grado di rispecchiare le stesse emozioni dell’anime, ma anche l’OST avvolge tutto delicatamente, con un picco di qualità negli episodi 10 e 11.

Proprio come in un’opera teatrale però il finale arriva di botto, interrompendo la narrazione per dirci “questa non è solo una storia di pirati”: una conclusione per certi punti anomala e per altri quasi classica, la quale, proprio come nei libri e nelle serie che vi hanno appassionato di più, vi lascerà felici ma non del tutto soddisfatti.
Una conclusione che, devo dirlo, rimane sotto le righe rispetto alle attese… ma no si può certo giudicare un titolo come questo solamente dalle sue scelte.

CrunchyrollQuesto anime è disponibile sottotitolato in italiano su Crunchyroll, la prima piattaforma online internazionale completamente dedicata al mondo dell’animazione giapponese, dei manga e dei drama. Puoi guardare gratuitamente Crunchyroll sul tuo PC, sul tuo smartphone e sulla tua console iscrivendoti con un account gratuito oppure sottoscrivendo un piano di abbonamento mensile che ti permetterà di seguire gli anime in simulcasting con il Giappone.

A chi consigliamo Fena: Pirate Princess?

Fena è uno di quei titoli che probabilmente potresti consigliare a tutti, famiglia compresa: non ci sono contenuti espliciti o imbarazzanti, le scene violente sono confinate (e per nulla oscene) e le tematiche apprezzabili sia dai giovani che dai più maturi. Se non rimarrete affascinati dalla trama e dai contenuti, che spaziano dall’avventura al “mistico”, ci penseranno le animazioni e le melodie a catturare il vostro interesse. Insomma, salvo non siate alla ricerca di un titolo “estremo”, tutto azione, psicologico o sentimentale, troverete in Fena: Pirate Princess un ottimo mix di emozioni. C’è ancora da capire se ci sarà una seconda stagione: l’anime si conclude infatti con molte incognite e, per quanto siano accantonate con la grazia e l’equilibrio di una vera conclusione, ci sono vari indizi per poter affermare che questo non sia altro che un preludio ad un’altra avventurosa storia di pirati. Quindi, nell’attesa di indiscrezioni sull’argomento, non possiamo che consigliarvi di dare una possibilità a questi 12 episodi che vi sembreranno volare!

  • Disegni da favola
  • Ottimo senso del mistero e della narrazione
  • Una scenografia nostalgica
  • Molto visivo e poco discorsivo

  • Alcuni riferimenti appaiono forse troppo “copiati”
  • Eccessivo distacco dalla realtà verso il finale
Fena: Pirate Princess
4

Forse il miglior anime della stagione

Diciamolo, Fena: Pirate Princess ha le caratteristiche per candidarsi a essere uno dei migliori anime stagionali (in modo simile a Vivy: Fluorite Eye’s Song), e per più di un motivo: animazioni dettagliate e fluenti, colori vividi, colonna sonora affascinante, una narrazione con ritmi armoniosi e un crescendo di emozioni nei giusti punti. Ma soprattutto sa offrire un intrattenimento di qualità con leggerezza, senza per forza sprofondare in pesanti tematiche o in continui combattimenti e scene di azione. È altrettanto vero che quest’anime ha alcuni difetti (e omissioni) ben riconoscibili, ad esempio nella gestione della ciurma, nelle spiegazioni e per certi contesti narrativi. Tutto però appare talmente ben incastrato, tra colpi di scena, sentimenti, atmosfere e azioni, che le imprecisioni e gli errori perdono di consistenza, come una goccia di limone su un cubetto di zucchero. La dolcezza di Fena, così come il misterioso confronto con il suo passato e con coloro che la vogliono fermare, vi terrà incollati agli episodi fino all’ultimo! Insomma, tra i tanti “sorprendenti” anime in circolazione, questo Crunchyroll Original ci fa riscoprire il fascino di una storia vecchio stile, senza estremismi o rivoluzioni, ma puntando su un pacchetto completo di qualità.

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Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

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