SWORD ART ONLINE: ALICIZATION – WAR OF UNDERWORLD – Recensione

Si è da poco conclusa l’ultima parte della terza saga di SAO, l’anime ispirato alla fortunata light novel di Reki Kawahara. Una stagione che ha visto accrescere la separazione tra la classica fanbase e gli “hater” del brand!

SWORD ART ONLINE: ALICIZATION – WAR OF UNDERWORLD – Recensione

Con l’episodio 11 di questa seconda parte di “War of Underworld” si conclude il grande blocco di SWORD ART ONLINE: ALICIZATION – WAR OF UNDERWORLD, ispirato ai romanzi che vanno dal nono al diciottesimo volume. Una saga che complessivamente ha richiesto 44 episodi, pieni di luci e di molte ombre.

Se da un lato Sword Art Online si è dimostrato essere uno dei seinen più amati dal pubblico, dall’altro ha visto accrescere le critiche da parte di quella fascia di spettatori che “schifano” la serie. Un po’ come per Fairy Tail (ma in modo differente) anche SAO ha infatti la sua fazione di “hater”… ma si tratta semplicemente di un disprezzo istintivo o ci sono delle reali motivazioni per non apprezzare la storia, e in particolare queste ultime due stagioni? Di seguito potrete trovare la risposta.

SWORD ART ONLINE: ALICIZATION – WAR OF UNDERWORLD – Recensione

  • Titolo originale: ソードアート・オンライン アリシゼーション War of Underworld
  • Titolo inglese: Sword Art Online: Alicization – War of Underworld
  • Uscita giapponese: Autunno 2019 – Estate 2020
  • Uscita italiana: Autunno 2019 – Estate 2020 (Simulcast)
  • Piattaforma: VVVVID, Netflix, Amazon Prime Video
  • Genere: Avventura, Fantascienza, Psicologico, Gaming
  • Numero di episodi: 25
  • Durata: 24 minuti
  • Studio di animazione: A-1 Pictures
  • Adattato da: Light Novel
  • Lingua: doppiaggio giapponese, sottotitoli in italiano

Abbiamo recensito Sword Art Online: Alicization – War of Underworld tramite piattaforma streaming VVVVID.

Le pietre miliari dell’anime

Se avete seguito anche quest’ultima serie quasi certamente conoscerete tutta la storia, ma riepilogo è utile per comprendere e accuse mosse alla serie. La prima parte della storia si incentra attorno a un ragazzo di nome Kirito, che si trova imprigionato in un MMORPG basato su una tecnologia VR talmente sofisticata da rendere il mondo virtuale al pari della realtà, soprattutto per quanto riguarda la morte di un giocatore. La specialità del nostro protagonista risiede nell’uso della spada, e in particolare nell’abilità unica (la “dual blade”) che gli permette di usare due armi, rendendolo decisamente più forte rispetto agli altri player. Battaglia dopo battaglia incontra Asuna, della quale si innamora, e insieme proseguono verso la fine del videogame: sconfiggere il boss finale dovrebbe infatti permettere il risveglio di tutti i giocatori. Una volta raggiunto il centesimo piano del castello di Aincrad (e affrontato il creatore del gioco, Kayaba), Kirito si risveglia, ma Asuna e altri players invece no.

SWORD ART ONLINE ALICIZATION - WAR OF UNDERWORLD

La seconda parte vedrà quindi Kirito alle prese con il mondo fatato di Alfheim, destreggiandosi tra le varie razze presenti, differenti meccaniche e nuovi pericoli. Grazie all’aiuto di preziosi compagni (perlopiù ragazze, tra le quali Sinon e Leafa), riuscirà a raggiungere l’avatar di Nobuyuki Sugō, Oberon, e liberare Asuna tenuta da lui prigioniera. La saga prosegue poi col secondo arco narrativo, che interessa sia parte delle vicende ambientate nello sparatutto di Gun Gale Online (GGO, del quale esiste la stagione “alternative” dedicata), sia una parte dedicata alle missioni nel mondo di Alfheim. Kirito dovrà qiondi investigare su alcune morti misteriose del mondo reale legate al gioco di GGO, risalendo sino al colpevole, e poi concludere il gioco fantasy in onore dell’amicizia con Yuuki.

Il terzo arco narrativo

Ecco infine giunti all’ultimo arco, Alicization. Attraverso una macchina nota come Soul Translator (STL) la coscienza di Kirito, ferito gravemente da un sopravvissuto dei Laughing Coffin (un gruppo di killer di SAO), viene trasferita in un mondo virtuale, l’Underworld, dove il tempo scorre più velocemente. Avendo perso la memoria per il trauma si ritrova a vivere come una delle coscienze artificiali presenti nel gioco, e in un piccolo villaggio cresce in compagnia di Eugeo e Alice: quando questa viene rapita si ritrova a combattere contro il sistema corrotto del mondo virtuale, al cui vertice c’è Quinella, l’amministratrice, che riuscirà a sconfiggere solamente dopo grandi sacrifici, salvando Alice.

Da qui in avanti partono le due stagioni di War of Underworld, quella uscita nel 2019 (12 episodi) e quelli appena conclusi (11), dei quali non vi racconteremo la trama… sappiate solamente che tutta la storia si svolge in un incasinata relazione tra il mondo esterno, che si vuole appropriare della tecnologia dell’Underworld, e il mondo virtuale, dove Kirito (rimasto ferito) e i suoi compagni faranno di tutto per difenderlo.

Stessa spiaggia, stesso mare…

Appurato che se avete seguito così tanti episodi dovete essere dei veri fan, beh, in tal caso non potete non esservi resi conto del progressivo calo della serie, sia dal punto di vista della trama che dei personaggi, e ve ne parlo a malincuore proprio da ammiratore del lavoro di Reki Kawahara e dello studio A-1 Pictures. Come molti di voi ho amato la prima emozionante stagione e i suoi profondi messaggi, tra sofferenze e gioie, e successivamente la seconda, seppur in modo più altalenante, sino a quello che considero forse il punto più toccanti della serie, corrispondente alla storia di Yuuki. Giunti però ad Alicization ci si deve rendere conto della realtà dei fatti: SAO ha perso di qualità. Certo, complessivamente ci sono spunti di originalità, meccaniche differenti e alcuni personaggi molto interessanti, ma più proseguono gli episodi e più ci si rende conto che non sono altro che un mix di fanservice e luoghi comuni fantasy… se questo sia dovuto ad una minore originalità dell’opera o alla sostituzione di Tomohiko Itō (stagioni 1 e 2, che già aveva lavorato su Death Note) con la regia di Manabu Ono non è dato saperlo appieno.

SWORD ART ONLINE ALICIZATION - WAR OF UNDERWORLD

AAA – Kirito cercasi

Quel che è certo è che la trama, dopo un inizio interessante e la comparsa di alcuni buoni personaggi (Eugeo in tal senso è forse la migliore spalla che Kirito ha avuto, escludendo Asuna), attraverso tematiche ripetitive, ma comunque profonde, si è arenata: il solito intrigo di combattimenti, ricerche, tentativi di salvare il mondo e comparsate varie non regge la serie, per un semplice motivo… non c’è protagonista a fare da legante. Senza Kirito, trattato come una mascotte per quasi una stagione intera, la narrazione di War of Underworld si riduce solamente in due correnti: gente che tenta di salvare Kirigaya Kazuto fuori dal gioco e gente che tenta di proteggerlo all’interno, con una foga tale che nemmeno quando Goku era morto v’erano state tante orazioni e preghiere da parte dei suoi compagni. Compagni che, solitamente in vesti femminili, vengono utilizzati più per il fanservice che per la trama, con una scena nel primo episodio di questa seconda parte di Underworld talmente imbarazzante da sembrare il prologo di uno show marcatamente ecchi. Ad essere onesto la prima parte della stagione mi aveva talmente annoiato, con le sue ripetizioni e la sua monotonia, che SAO rimaneva sempre l’ultimo tra gli anime che programmavo di guardare… e questo per un fan è un chiaro segno che qualcosa non va.

Una buona partitura mal eseguita

Se la saga non si regge senza il suo protagonista non è solamente per una trama che si sviluppa sui punti sbagliati, ma anche a causa dei combattimenti mal posizionati nell’arco degli eventi, quasi superficiali: la lunga battaglia con Vassago è ricca di stereotipi, di colpi anormali e ingiustificati (così come la fatalità delle ferite), e dove non ci pensano i dialoghi o l’opprimente superiorità dei malvagi a rendere poco interessante lo scontro, si intrufolano anche musiche fuori tema (come nel quinto e nel sesto episodio), spiegazioni azzardate o soluzioni quasi campate in aria.

Lo stesso fatto che lo scontro finale passi (per quanto a tratti molto bello) in secondo piano rispetto a quello con la sua spalla, proprio per la sua più evidente presenza e cattiveria, è indice di una scelta sbagliata nella disposizione degli episodi.
Per concludere le note negative gli appassionati del genere non possono non aver notato le molte incongruenze temporali nel gestire il mondo reale e quello virtuale a velocità aumentata, in particolare nei dialoghi. Un fatto che può forse passare in secondo piano, ma rimane un tarlo fastidioso.

SWORD ART ONLINE ALICIZATION - WAR OF UNDERWORLD

Potenziale inespresso e ottima animazione… un classico!

Se le critiche sono tante è proprio perché ci si poteva certamente aspettare un lavoro migliore, soprattutto notando come alcuni episodi siano, nonostante i difetti, tanto piacevoli da guardare. Un destino, quello del decadimento dei contenuti, che purtroppo ha caratterizzato molte serie… ma per Sword Art Online c’è ancora speranza. In primo luogo l’animazione è sempre di un livello elevato: lo studio A-1 Pictures (che già ha animato Magi, Fairy Tail e Black Butler), lo stesso che ci accompagna dalla prima stagione, è in grado di creare ambientazioni sempre avvincenti e campi di battaglia scenografici, con colori accesi, dominati in questa serie da un continuo scontro tra il rosso/viola e il nero. Barlumi dei fasti di un tempo emergono in molti episodi, come quel mix di imprevedibilità e di mosse calcolate che tanto ci ha fatto amare i combattimenti di Kirito, e che ora ricompaiono in alcuni duelli secondari.

Persino le tematiche, andando oltre al solito trito di bene contro male e alla troppo rimarcata disabilità di Kirito, introducono numerosi spunti, come un male incessante che avanza e tutti i temi legati alle intelligenze artificiali, dall’uso bellico, al libero arbitrio, al dolore, sino a quello della definizione di umanità stessa. E forse è proprio questo il punto focale: se la serie si fosse soffermata di più sulle novità e meno sulle comparsate dei personaggi delle altre stagioni, anziché un anime mediocre avremmo avuto un’altra ottima stagione.

Concludendo con un’altra nota positiva non posso che citare la colonna sonora, quando inserita con criterio: la nostalgia di alcune musiche, il fermento di altre, e la bellezza delle opening e delle closing. Tra queste troviamo sicuramente la sigla di chiusura “I will” di War of Underworld di Eir Aoi (che già aveva prodotto ottimi singoli nelle scorse stagioni) e l’opening dell’ultima stagione (War of Underworld, seconda parte) di ReoNa, intitolata ANIMA.

  • Ottima animazione e buona colonna sonora
  • Tematiche significative
  • Alcuni combattimenti al cardiopalma

  • Contenuti e scene ripetitive
  • Pessima disposizione dei punti salienti
  • Molte spiegazioni superficiali
SWORD ART ONLINE: ALICIZATION – WAR OF UNDERWORLD
3

Noia, banalità e fuochi d’artificio

L’ultima saga di SAO pare tanto una di quelle serie televisive survival dall’ottimo inizio e che però diventa ripetitiva col passare delle stagioni, tanto da incidere sulla voglia di guardarle. Nonostante l’inizio avvincente e i buoni spunti, il complesso narrativo finisce per rendere gli avvenimenti trattati poco appassionanti, scontati, persino noiosi, intervallandoli però con alcune scene emozionanti a sufficienza da spingere lo spettatore al successivo episodio. Il troppo fan service, dai continui “riferimenti” sulle precedenti stagioni alla cura dei personaggi, pare solo un contentino ai fan della serie, così come il colpo di scena del finale aperto, che inizia a stancare più che creare hype. Ripetiamolo, ci sono ottimi spunti e temi importanti, un mondo caratteristico e personaggi degni di nota, ma tutti i buoni propositi inseriti in Alicization sembrano scomparire in War of Underworld, diluiti tra dialoghi inutili e situazioni eccessivamente lunghe, come l’olio nel solito piatto di minestra. Da fan della serie, che ha apprezzato le ambientazioni, i personaggi, e gli schemi di SAO, mi aspettavo certamente di più da queste due ultime stagioni. Un vero peccato.

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Dario Pezzotti
Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

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