DEATH STRANDING per PC – Recensione

Recensione della versione PC di DEATH STRANDING, arrivato finalmente dopo un attesa di qualche mese, accompagnato da alcune aggiunte e un comparto tecnico di tutto rispetto

DEATH STRANDING per PC – Recensione

La storia d’amore più che ventennale fra Hideo Kojima e KONAMI è finita, per usare un eufemismo, davvero negativamente. L’eccentrico auteur si è comunque riaccasato in fretta in una nuova realtà, la sua KOJIMA PRODUCTIONS indipendente, dove finalmente ha potuto realizzare un titolo senza porre troppi freni alle sue smanie creative (non che prima ne avesse troppi). DEATH STRANDING è palesemente il figliol prodigo di Kojima, una realizzazione delle sue idee, e rappresenta sicuramente un unicum nel panorama videoludico attuale, così tanto che fra il serio e il faceto lo stesso direttore ha spesso confermato che il titolo non appartiene a un genere ben predefinito, e anzi ne crea uno nuovo, il genere “strand”. Kojima ha finalmente potuto unire la sua passione per il cinema al suo lavoro come game director, tematica già accennata più volte nei vari METAL GEAR SOLID, e il risultato dopo anni di lavoro è stato proprio DEATH STRANDING, che ci stupì già a novembre scorso su PlayStation 4, come potrete leggere nella nostra recensione. Dopo un’attesa di quasi un anno, finalmente anche su PC tramite Steam ed Epic Games Store possiamo mettere le mani su di un gioco altamente polarizzante ma con la capacità di risonare particolarmente in alcune persone, per via di tematiche affrontate e, per quanto possa sembrare strano, anche per via della situazione globale.

Durante il corso di miliardi di anni di storia, la Terra ha affrontato numerose catastrofi: il Death Stranding è la più recente di queste. In un periodo non ben precisato, antecedente alle vicende del gioco, il mondo dei vivi e quello dei morti si sono “collegati”, facendo sì che gli spiriti dei defunti rimanessero in qualche modo bloccati, impossibilitati a passare a un aldilà definitivo, nella maggior parte dei casi con uno stravolgimento totale dell’ecosistema e delle creature viventi. L’avvento di queste entità e il loro contatto con esseri umani deceduti ha portato ad una serie di esplosioni planetarie chiamate Voragini, che hanno decimato la popolazione mondiale e costretto i superstiti a ripararsi in bunker, rifugi e città stato. Di fatto, gli Stati Uniti d’America non esistono più, soppiantati dalle Città Unite d’America e a tenere il mondo unito ci pensano i Corrieri, veri e propri supporti vitali per i piccoli gruppi di umani rimasti isolati. Quello che non è morto è però il Sogno Americano, e noi vestiremo i panni di Sam Porter Bridges, uno dei corrieri incaricato di connettere un mondo mai così diviso come adesso dove gli agenti naturali stessi sono coalizzati per cercare di estinguere il genere umano: il cielo è ormai velato, e quel poco che è rimasto sulla superficie è martoriato dalla Cronopioggia, che fa invecchiare rapidamente tutto ciò che tocca.

DEATH STRANDING per PC

DEATH STRANDING PC

  • Titolo: DEATH STRANDING
  • Piattaforma: PC / Steam
  • Versione analizzata: PC / Steam, Epic Games Store
  • Hardware utilizzato: Intel i7-7700K, NVidia RTX 2070, 16GB di RAM
  • Genere: Avventura, Action
  • Giocatori: 1
  • Publisher: 505 Games
  • Sviluppatore: KOJIMA PRODUCTIONS
  • Lingua: Italiano (testi e doppiaggio)
  • Data di uscita: 14 luglio 2020
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: oggetti cosmetici aggiuntivi
  • Note: il titolo uscì inizialmente nel 2019 come esclusiva PlayStation 4

Il suo pacco verrà consegnato oggi

Le battute sul gameplay, sin dalle prime apparizioni del gioco, si sono sprecate. Pur venendo ben presto etichettato come Amazon Simulator o come un ben più maligno Walking Simulator, il marketing del gioco ha, se non abbracciato, quantomeno preferito non cercare di cambiare l’impressione delle persone. DEATH STRANDING è stato pubblicizzato come un’opera davvero innovativa che scavalca i confini dei generi tradizionali: uno strano caso in cui il marketing gira intorno alle bizzarrie del creatore, in cui l’essere alternativo viene celebrato. Non si può dire che KOJIMA PRODUCTIONS non sia riuscita nel suo intento, perché questo titolo di debutto è davvero di difficile classificazione, andando forse a collocarsi a metà fra un sandbox, un titolo d’azione con una forte spinta non violenta, e in certi casi anche un simulatore, perché no, visto l’accuratezza della fisica della camminata e del trasporto di carichi pesanti.

Come detto in precedenza, noi vestiremo i panni di un Sam Porter Bridges con le fattezze dell’attore Norman Reedus, incaricato di trasportare carichi fra diversi insediamenti attraverso un’America post-apocalittica, in cui il terreno roccioso e diseguale ci renderà la vita davvero molto difficile: il nostro viaggio da una costa all’altra degli Stati Uniti ormai in rovina, cercando di ricreare nel mentre una rete di comunità interconnesse, ci porterà a dover valutare come affrontare di volta in volta ogni singolo viaggio. Le infrastrutture antecedenti alla catastrofe sono totalmente inutilizzabili e dunque sarà compito di ogni singolo corriere durante le proprie consegne ricostruire ponti, strade, e metodi per facilitare la traversata di una terra ostile e selvaggia, in un sistema multiplayer asincrono veramente geniale e narrativamente perfettamente integrato. Ma di questo parleremo dopo.

DEATH STRANDING impiega un sistema davvero profondo di gestione dei pesi e dei carichi, dove ad ogni ordine ricevuto, il carico ci verrà letteralmente agganciato addosso, arrivando a formare comiche pile enormi di casse, che dovremo bilanciare al meglio come in una sorta di Jenga su scala esagerata. Tutto questo non avrà solo un impatto sulla nostra velocità di movimento, ma anche sul nostro baricentro, sull’equilibrio complessivo di Sam e sul modo in cui cammina. I veri nemici, in DEATH STRANDING, non saranno i terroristi che cercheranno di rubarci i carichi, o le terrificanti (almeno inizialmente) CA che cercheranno di divorarci: saranno invece colline, montagne, fiumi, Cronopioggia e altri agenti naturali. Grazie alla sua tuta Sam potrà caricare francamente pesi e volumi di carico comici sulle proprie spalle, ma le ore di gioco iniziali saranno le più complesse, in una sorta di curva di difficoltà invertita.

Andando avanti nella nostra pionieristica riscoperta di un’America fratturata, infatti, avremo accesso a sempre più attrezzi che ci semplificheranno la traversata, da esoscheletri in grado di farci portare più peso, fino a veri e propri veicoli cargo. Nonostante il mondo sia in uno stato miserabile, tuttavia, l’umanità non è cambiata: homo homini lupus, ed ecco quindi che Sam dovrà fare i conti con MULI e terroristi, gruppi sovversivi intenzionati a rubare il suo carico e a cercare di ucciderlo per causare delle Voragini intenzionali, presi da una sorta di spinta accelerazionista verso una fine che sembra inevitabile. Noi potremo combatterli con la loro stessa medicina, ma la cosa è fortemente scoraggiata, preferendo invece un aspetto stealth o non letale.

Un’aspetto che ho trovato davvero deludente del titolo sono purtroppo le boss fight, se così si possono definire, che a parte per un ben determinato momento narrativo risultano davvero fuori luogo e noiose, in completo contrasto con quello che il gioco ci ha insegnato a fare finora, e cioè a risolvere i problemi in metodi non violenti o comunque a cercare di evitarli per vie trasversali. Di contro, il loop del gameplay “normale” composto da accettazione di ordine, viaggio d’andata ed eventuale viaggio di ritorno si presta bene ad un gameplay emergente, dove lunghe camminate che sì, alla lunga diventano noiose, possono essere ravvivate in certi momenti da un imprevisto, come la caduta in un crepaccio o l’esaurimento della batteria del proprio veicolo. In questo caso, non basta l’occasionale canzone dei Low Roar in sottofondo a rendere comunque del tutto sopportabile il backtracking più lungo, perciò consiglio una lunga lista di podcast a portata di mano.

DEATH STRANDING per PC

Tomorrow is in your hands

DEATH STRANDING non ha al suo interno una componente multiplayer tradizionale, ma ha una forma di collaborazione asincrona tra i giocatori davvero ben pensata e perfettamente integrata in un titolo i cui temi principali sono l’isolamento, la riconnessione con gli altri e la ricreazione di un’identità ormai fratturata. Dopo le prime fasi di gioco, infatti, ci verrà resa disponibile la modalità online, di fatto pensata da KOJIMA PRODUCTIONS come la modalità di default, in cui verremo piazzati in un server casuale, con tantissimi altri corrieri. Noi non vedremo mai queste persone in carne e ossa, ma potremo vedere invece i frutti del loro lavoro, un po’ come succede con i giochi SOULS e i messaggi lasciati dagli altri giocatori. Se una persona qualsiasi lascia una scala, un generatore elettrico o una stazione per la teleferica da qualche parte, chi poi verrà dopo potrà usufruirne, ringraziando simbolicamente il creatore con dei Mi Piace, valuta del gioco che funziona anche come punti esperienza.

In un mondo (reale) sempre più diviso, e dove in qualche modo l’emergenza sanitaria di COVID-19 ci ha forse fatto vivere una versione molto lite del Death Stranding che ha separato l’umanità intera costringendoci a mettere in discussione cose date per scontate fino a pochi mesi prima, non riesco a non pensare a come questo gioco incarni perfettamente lo spirito di rivalsa del genere umano: di come gameplay, storia e tematiche siano perfettamente interconnesse fra loro: i vari Sam di tutto il mondo, ricollegando l’America virtuale, lavorano insieme per uno scopo comune che va a beneficio della comunità intera, e non molti altri titoli videoludici sono in grado di evocare sentimenti simili.

DEATH STRANDING su Instant Gaming

Sviluppato da KOJIMA PRODUCTIONS, DEATH STRANDING è uno dei titoli più attesi dell’ultima decade e vanta la partecipazione di Norman Reedus, Mads Mikkelsen e Léa Seydoux e ulteriori apparizioni del regista vincitore dell’Academy Award Guillermo del Toro, l’attore e presentatore televisivo Conan O’Brien e l’ideatore dei The Game Awards nonché personalità del mondo videoludico, Geoff Keighley. DEATH STRANDING narra la storia di Sam Porter Bridges, che dovrà viaggiare attraverso un paesaggio devastato per salvare l’umanità dall’annientamento imminente, dopo che misteriose esplosioni hanno scatenato una serie di eventi soprannaturali e creature ultraterrene hanno cominciato a infestare il mondo.

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Ad aiutare c’è sicuramente il taglio registico dato al titolo, con tutti i crismi a cui la compagnia ci ha abituato come sussidiaria di KONAMI prima e come indipendente poi, e che ormai fanno parte del repertorio di “feticci” di Kojima come l’uso di attori veri quali Norman Reedus stesso ma anche di star di Hollywood navigate come Léa Seydoux e Mads Mikkelsen, con apparizioni cameo da parte di altre figure dello spettacolo, ma anche una narrativa pregna di simbolismo, visivamente evocativa e anche forse un po’ troppo arzigogolata. Acronimi, info dumps e concetti di worldbuilding vengono spiegati in dettaglio, a volte fin troppo, cosa che potrebbe far storcere il naso a chi preferisce il gameplay duro e puro, ma che per chi come me era già amante da tempo delle vicende di Solid Snake e della sua allegra banda di scapestrati è davvero oro colato.

Un porting magistrale

C’è voluto qualche mese (probabilmente più per ragioni di accordi legali e commerciali che tecniche) ma finalmente DEATH STRANDING è arrivato su PC, portandosi dietro un livello di ottimizzazione che abbiamo visto poche volte in un prodotto nipponico su questa piattaforma un po’ snobbata. Non più confinato all’hardware di PlayStation, il Decima Engine di Guerrilla Games qui può finalmente allungare le gambe e correre libero, non richiedendo affatto un PC di fascia particolarmente alta per girare a una fluidità e una qualità comunque decisamente maggiori rispetto alla versione console. Non solo, sono state fatte diverse aggiunte importanti: oltre al supporto ai monitor con un refresh rate molto alto (fino a 240Hz), come punta di diamante abbiamo (purtroppo prerogativa delle schede video Nvidia della serie RTX) l’implementazione della tecnologia DLSS nella versione 2.0, fortemente migliorata rispetto ai primi tempi e che permette una resa grafica praticamente identica a quella che si otterrebbe con i settaggi al massimo, ma con un impatto sulle prestazioni davvero molto minore, attraverso una combinazione di upscaling e machine learning. Con la nostra configurazione di test, il gioco pur ad una risoluzione QHD (2560×1440) è riuscito agilmente a rimanere sempre intorno ai 120 fotogrammi al secondo con ogni opzione settata al massimo. Le cutscene, invece, sembrano essere rimaste bloccate a 60 FPS.

A chi consigliamo DEATH STRANDING per PC?

Per quanto io abbia amato DEATH STRANDING, in tutta onestà posso dire che non è un titolo “per tutti”, non tanto per supposti elitismi quanto perché alla resa dei conti, viene fuori che sì, il gameplay è veramente molto monotono, lento e ripetitivo e difficilmente soddisferà i fan dei giochi action/adventure appartenenti a serie più mainstream e ai capisaldi del genere. Di contro, tutti i fan della qualità e complessità narrativa alla quale Hideo Kojima ci ha abituato non dovrebbero lasciarsi sfuggire questa opportunità di provare uno dei migliori titoli di questa generazione. In generale, chi è armato di tanta pazienza, ama il cinema così come i videogiochi ed è disposto a sopportare qualche stranezza di troppo, non si pentirà di averlo provato. Il gioco è completamente localizzato in italiano, quindi nessun problema di accessibilità anche su questo fronte. Grazie al grande lavoro di ottimizzazione che il titolo ha subito nella fase di porting, anche chi ha un PC non eccessivamente performante potrà tuffarsi in questo mondo così cupo eppure così pieno di speranza.

DEATH STRANDING per PC

  • Una narrativa fantastica
  • Personaggi e performance vocali stellari grazie all’uso di attori reali
  • Sistema di collaborazione con gli altri giocatori ben pensato ed integrato
  • Un lavoro magistrale di porting su PC e di ottimizzazione
  • Gameplay profondo e meditativo…

  • …Ma che alla lunga diventa inevitabilmente ripetitivo
  • In alcune fasi davvero troppo backtracking
  • Boss fight per la maggior parte inutili
  • Interfaccia per la gestione del carico un po’ troppo macchinosa
DEATH STRANDING
4.6

Il gioco giusto al momento giusto

DEATH STRANDING è stata, per me, un’esperienza videoludica davvero particolare. Sono convinto che per apprezzare davvero il gioco è necessario “connettersi” ad esso in qualche modo, trovare un filo d’unione fra le proprie esperienze di vita e le tematiche trattate all’interno della trama o del gameplay. Non si tratterà forse dell’inizio di un nuovo genere come Kojima si è premurato di ricordarci, ma sicuramente risulta uno dei migliori titoli d’esordio di una software house da che ho memoria. Per quanto consegnare pacchi possa, sulla carta, sembrare noioso, qui un atto apparentemente ordinario viene realizzato in maniera abbastanza interessante da risultare sì ripetitivo, ma in qualche modo anche rilassante e contemplativo, a patto che si abbiano abbastanza podcast a portata di mano. Sulla storia non posso che alzare le mani e ammettere che un intreccio di questo tipo, aiutato dalle stranezze della sceneggiatura e da una forte componente cinematografica, risulta davvero di forte impatto. Noi su PC abbiamo dovuto aspettare ben nove mesi per mettervi le mani sopra, ma l’attesa è stata più che ripagata: aspettative non solo raggiunte, ma decisamente superate.

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Lorenzo Repetto
Ossessionato da Le Bizzarre Avventure di JoJo e METAL GEAR, pensa che TRIGGER abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene, finché non gli parli di microtransazioni.

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