Filo diretto #8: Akiba significa Famiglia

Filo diretto #8

I nuovi argomenti per la rubrica che mi mette a contatto con voi lettori non sono per niente facili da trovare. Bisogna aspettare che saltino fuori da soli, in qualche modo. Come quando ti trovi sotto la doccia e finalmente ti viene in mente il titolo per quel paragrafo della recensione che proprio non riuscivi a trovare giocando e davanti al PC a scrivere.

Praticamente tutti (o quasi) in redazione siamo cresciuti col mito della rivista cartacea di videogiochi, che acquistavamo ogni mese in edicola (personalmente, più di una) e sfogliavamo comodamente seduti sulla tazza, gustando pagina dopo pagina e alimentando l’hype per quei giochi che avremmo potuto provare di lì a poco. O per meglio dire, di lì alla prossima festività, dato che all’epoca ero solo un ragazzino che non poteva di certo permettersi giochi nuovi ogni giorno, come accade ora (peccato che ci sia il fattore tempo libero a mettermi i bastoni tra le ruote). Apprezzavo, una rubrica dopo l’altra, il lavoro svolto da quelle geniali menti malate che amavano fare battute da poveracci nella pagina redazionale, che ogni mese non vedevo l’ora di leggere, sognando un giorno di potermi trovare al posto loro, a lavorare nel settore del giornalismo videoludico.

Con l’avvento di internet, il mezzo che ha dato la possibilità di esprimersi a cani e soprattutto a porci, mi sono ritrovato in casa un PC connesso alla rete attraverso un rudimentale modem 56K e dieci minuti al giorno “per controllare la posta elettronica” (che, tramite alterazioni spaziotemporali di cui all’epoca ero capace, erano in grado di prolungarsi anche fino a un’ora). Il mio desiderio, allora, è stato quello di non limitarmi unicamente a sfruttare la rete come un normale utente: volevo stare dall’altra parte, da quella di chi scriveva e progettava pagine web che riguardassero le proprie passioni. Inutile starvi a elencare gli innumerevoli siti tematici che mi sono ritrovato a gestire dai primi anni 2000 fino a oggi, facendo del webdesigner e gestore di pagine web il mio mestiere: saltiamo direttamente al giorno in cui io e le altre teste di fava abbiamo deciso di dare i natali a quello che all’epoca si chiamava Another Castle.

La mia fonte di ispirazione è stata, fin dal primo giorno, l’iconica rivista cartacea anni ’90 e primi anni 2000: avrei voluto suscitare nei nostri futuri lettori le stesse identiche emozioni che provavo io all’epoca, con la sola differenza che loro non avrebbero pagato un centesimo per scegliere di seguire i nostri deliri amatoriale e che avremmo avuto in tempo reale una risposta da parte loro, un feedback. Dopo tre anni e qualche mese dall’apertura posso annunciare con estremo piacere che Akiba sta ricevendo un notevole riscontro e siamo estremamente felici di come stiano andando le cose, nonostante non si possa parlare ancora di un lavoro vero e proprio. Grazie al mezzo tramite il quale facciamo ogni giorno del nostro meglio, abbiamo imparato a conoscervi come voi stessi potreste conoscere noi attraverso i nostri articoli. È davvero splendido leggere commenti e notare i like di quelli che ormai sono i nostri lettori affezionati, rispondere il prima possibile alle tante di domande che ci inviate pubblicamente e privatamente, nonché conversare e scherzare amabilmente assieme a voi sui nostri canali social, conoscendovi, in qualche modo, uno per uno.

È proprio questo che adoro della rete: il contatto diretto che possiamo avere con chi ci segue quotidianamente, quasi come se fossimo amici di una stessa comitiva che ogni giorno si scambiano notizie, nozioni, consigli e pareri sui videogiochi (e non solo). Trovo che sia qualcosa di impagabile.

Non molto tempo fa, su consiglio di Luigi di Nerdando.com, abbiamo deciso di aprire un gruppo su Telegram; non il canale, quello a senso unico dove linkiamo gli articoli a tutti gli iscritti, bensì una vera e propria chat di gruppo, come quella che magari avete già con i colleghi di lavoro, i compagni di allenamento in palestra o con gli amici con cui uscite abitualmente il fine settimana (sempre se non siete, come molti di noi, degli hikikomori destinati a morire da soli e uscire solo per giocare a Pokémon GO). In pochissimo tempo la community si è ingrandita e, pur non contando di tantissimi iscritti, è più viva che mai: non c’è mai un momento di silenzio e chi non ha costantemente la finestra aperta si ritrova sempre con almeno qualche centinaio di messaggi da leggere. Spesso non si parla nemmeno di videogiochi, si condividono sticker e immagini che non vorreste far vedere a vostra madre, ci si incazza per la costante presenza di Neptunia ma, più di tutti, si stringono legami: oltre alla famiglia, quella formatasi all’interno della redazione che magari a voi lettori non traspare, possiamo dire di averne trovata una seconda proprio nella nostra community su Telegram, e sono estremamente felice di come si siano evolute le cose. Grazie a voi per tutto il supporto che ci aiuta ad andare avanti anche oggi, pur senza un soldo in tasca e con un caldo che fa passare la voglia di vivere.

E per mischiare le citazioni di due opere che non c’incastrano nulla una con l’altra (come direbbe Kurama): “Akiba significa famiglia. E la S di Gamers significa che nessuno di noi deve sentirsi solo.”

Questa volta la rubrica della posta non ce l’ha fatta. Le email erano troppo vecchie per essere pubblicate, ormai, e c’era da rispondere solo a questioni già ampiamente trattate altrove. Scriveteci a posta@akibagamers.it per le prossime puntate di Filo diretto, o vi mandiamo a casa Hiruma in versione Breath of the Wild.

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Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.
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