MY HERO ACADEMIA – Recensione della quarta stagione

La serie animata di venticinque episodi, trasmessa su VVVVID, è terminata lo scorso mese: un arco narrativo insolito, con molte sorprese e un finale tutto in salita!

MY HERO ACADEMIA – Recensione della quarta stagione

My Hero Academia rimane una delle serie più attese di ogni stagione, con un enorme pubblico, e per questo le aspettative sono sempre elevate: la quarta stagione in particolare (trasmessa su VVVVID dal 12 ottobre 2019 al 28 marzo 2020) ha attirato su di sé opinioni discordanti, ricevendo non solo elogi, ma anche un buon numero di critiche… alcune meritate e altre no. Andiamo quindi ad indagare su alcuni degli aspetti più nevralgici, a partire proprio dalla trama e dai nuovi personaggi introdotti.

A differenza delle precedenti stagioni, piuttosto lineari, la quarta si suddivide sostanzialmente in due distinti archi narrativi, ai quali si aggiungono due episodi conclusivi che introdurranno la quinta stagione: la prima parte è dominata dagli scontri per salvare una bambina, Eri, dagli “otto sacrificabili” della Yakuza, e culmina con la violenta battaglia tra Overhaul e Deku; la seconda invece è governata dal festival scolastico, e punta tutto su umorismo, spensieratezza e problematiche legate al periodo adolescenziale.

Questa insolita suddivisione ha portato molti a considerare gli episodi 15-22 come semplici episodi filler perché, pur rimanendo fedeli al manga, abbiamo sia la totale scomparsa delle tensioni e della tragicità che ha caratterizzato i precedenti scontri, sia l’inserimento di personaggi a sé stanti.

Personalmente, ritengo che questa sia la parte più innovativa, nel bene e nel male: si è riusciti a trasformare uno shonen in un manga scolastico, soffermandosi maggiormente sugli aspetti allegri, sentimentali, spiritosi e musicali (perdonatemi il paragone poco azzeccato, ma tutto quell’entusiasmo e voglia di fare mi hanno ricordato BECK). Inoltre, sono stati introdotti due personaggi all’apparenza inutili (alla maniera di Foxy la volpe in ONE PIECE), ma in realtà molto curati e ricchi di significato: Gentle e La Brava. Dopo uno scontro tra questi due villain e Deku, più ideologico che fisico, la trama riacquista enfasi, fino all’ottima e curata conclusione finale, di un’intensità simile all’ultimo scontro di All Might.

MY HERO ACADEMIA Season 4

Se c’è un aspetto dell’anime del quale dobbiamo per forza prendere atto è l’abbondanza di personaggi. È ormai evidente quanto Kōhei Horikoshi (l’autore) adori inserire nuovi supereroi, con i loro costumi e il loro stile (vedasi VIGILANTES) ed è una cosa che apprezzo, purché abbia un senso: la varietà di eroi è interessante, ma ho il timore che molti di essi finiranno per essere abbandonati, come uno Yamcha qualsiasi, a ricoprire il ruolo di inutile spalla tappabuchi per il resto della serie. D’altro canto in questa stagione Horikoshi ha provato a dare più rilevanza ad altri membri del gruppo non ancora sfruttati.

Altri autori, come Eichirō Oda, sono maestri nella gestione di un mondo sovrappopolato, ma temo che difficilmente rivedremo Mirio (Lemillion) e la sua squadra a supporto della trama nel breve futuro, così come il duo di villain Gentle – La Brava. Proprio su questi personaggi ricadono molte delle critiche: Lemillion è spettacolare, intrigante, con un ottimo background, ma non è che una momentanea luce usata per oscurare Deku prima di passargli nuovamente il testimone. Eri è carina e ben introdotta, ma poi non diventa altro che “la bambina da salvare”, rimanendo priva di personalità.

E poi sono apparsi i miei due personaggi preferiti: Gentle e La Brava. Gentle, come dice lui stesso, non è che un Midoriya decaduto, un aspirante eroe che per un errore nell’uso dei suoi poteri (come potrebbe capitare a Deku) è stato abbandonato dalla società. Per quanto sia “superficiale” è forse il miglior impatto introspettivo che viene scaricato sul protagonista, ormai troppo distante dai primi conflitti interiori.

Oltretutto la coppia di cattivi è adorabile: sono quasi una caricatura (soprattutto la Brava, che porta sulle spalle un passato nel quale le è capitata qualsiasi cosa possa andare storta in una ragazzina insicura), ma la storia che li circonda, l’abbigliamento, lo stile e le tecniche di combattimento sono degne di un’icona: come Jessie e James (Pokémon), Noi e Shin (Dorohedoro), mostrano un legame solidissimo e alcuni valori che raramente si possono trovare dal lato dei “cattivi” e che ti spingono a tifare per loro. A proposito di villain, se c’è una pecca in questa serie è forse proprio nell’antagonista principale: Shigaraki, per quanto ben caratterizzato, non ha una base ideologica solida come quella di Stain o come quella di All for One. È confuso, e si limita a fare del male, ma è inserito così bene negli ingranaggi della storia che funziona ugualmente.

Overhaul inoltre ha il merito di essere stato il catalizzatore della principale novità della serie che per la prima volta fa davvero i conti con un concetto poco esplorato negli shonen moderni, come la morte di un proprio personaggio. Facendo un ulteriore parallelismo con ONE PIECE, si può dire che quest’uccisione sia il “punto Ace” di My Hero Academia. Questo drastico cambiamento potrebbe portare l’anime a un livello di tensione maggiore, preannunciando vittime ancor più illustri, e invece la trama prosegue (per ora) nella sua innocenza e bontà. Se questo sia un bene o un male è solo soggettivo, in base a cosa cerchiate in questa storia.

In tal senso My Hero Academia è stato sin dall’inizio un titolo che ha puntato molto sul fattore adolescenziale, riportando alla luce il bambino che c’è in noi (difendendo l’amicizia a ogni costo come in FAIRY TAIL) e considerando ciò questa stagione ben si presta al compito, dall’introduzione di Eri a tutto l’arco narrativo del festival scolastico.

Questa è però anche la prima stagione in cui All Might resta ai margini della trama. La sua assenza si fa sentire, non solo per la spettacolarità delle mosse o per i simbolismi alla “Superman” che incarna, ma soprattutto per il tifo sfegatato degli spettatori. Un concetto ribadito proprio da Endeavor nel finale (con l’inserimento geniale del suo fan) che tuttavia ci mostra che i combattimenti appassionanti non sono ancora finiti. 

MY HERO ACADEMIA Season 4

Il livello grafico dell’anime rimane sempre piuttosto alto: personalmente adoro lo stile di Horikoshi, dalla sua ottima caratterizzazione dei personaggi, con occhi profondi e intrisi di emozione, alle scene conclusive dei combattimenti. Lo studio Bones allo stesso tempo è stato in grado (come già in MOB PSYCHO 100) di infondere emozioni nei momenti salienti e nelle espressioni, armonizzando le scene con colori e animazioni piuttosto nitidi. Questo stile forse non riproduce al meglio il lavoro del mangaka, rendendo i combattimenti più statici e a tratti confusi, ma migliora il resto, che risulta più godibile e più facile da seguire, dai cambi di inquadratura alle esibizioni del festival. Inoltre, se un leggero calo nelle animazioni c’è stato, bisogna ricordare che la produzione del film MY HERO ACADEMIA THE MOVIE 2 – HEROES: RISING può aver ridotto il numero degli animatori disponibili, ma personalmente ritengo che il livello sia rimasto buono, soprattutto nei frangenti in cui i personaggi si esibiscono.

Questa stagione è stata infatti molto influenzata dal tema musicale, con l’opening del secondo arco, dedicata in buona parte a Jiro (Starmarker – KANA-BOON), nettamente contrapposta a quella precedente (Polaris – BLUE ENCOUNT). Questo tema riflette esattamente la leggerezza degli episodi successivi allo scontro con la yakuza, incentrati sulla formazione della band per il festival scolastico. Due buone opening, che assieme all’ottima OST di Yūki Hayashi mantengono alto il livello sonoro della serie.

MY HERO ACADEMIA Season 4

Endeavor è vivo e sta combattendo per voi!

La quarta stagione è essenzialmente un trampolino di lancio per Endeavor, in attesa dell’arrivo di Midoriya. Nell’ultimo episodio si percepisce più tensione che nel resto della serie: una chiusura magistrale, che in parte ribalta il ruolo che questo eroe aveva avuto per molti, sostituendo l’odiato numero due con un valido numero uno. Non ci si può disperare per qualcosa che non c’è più, e la riorganizzazione degli eroi che fronteggeranno le future minacce sembra abbastanza solida e apprezzabile. Per il resto, in una stagione principalmente ininfluente per la trama principale, ogni cosa pare al posto giusto, rendendo gli episodi apprezzabili e divertenti, così come lo è il coinvolgimento dell’intera classe. Ha dei difetti? Ovvio. Deve essere vista comunque da tutti i fan del franchise? Certamente. Alti e bassi ci sono in ogni titolo, e se questo è il “peggio”, la prossima stagione di My Hero Academia sarà davvero spettacolare.

Un breve svago nel trambusto degli eventi

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Dario Pezzotti
Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

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