Il mio amico amico Kim Jong-Un – Recensione

Abbiamo recensito Il mio amico Kim Jong-un di BAO Publishing, un volume che sicuramente farà parlare di sé per i suoi contenuti tutt'altro che tranquilli

Il mio amico amico Kim Jong-Un – Recensione

In un periodo dove si discute molto di scenari internazionali e di geopolitica, arriva in Italia Il mio amico Kim Jong-Un, un reportage sotto le mentite spoglie di un fumetto che ripercorre i punti salienti della vita del leader supremo della Corea del Nord, attraverso gli occhi, le interviste e i ricordi dell’autrice sudcoreana Keum Suk Gendry-Kim. Saprà questo volume coinvolgere i lettori nonostante l’arduo argomento? Scopritelo come sempre con la nostra recensione!

Il mio amico amico Kim Jong-Un – Recensione

  • Titolo originale: 내 친구 김정은 (Il mio amico Kim Jong-un)
  • Titolo italiano: Il mio amico Kim Jong-un
  • Uscita italiana: 18 maggio 2025
  • Uscita originale: 2024
  • Numero di volumi: 1 (unico)
  • Casa editrice: BAO Publishing
  • Genere: reportage, storico, slice of life
  • Disegni: Keum Suk Gendry-Kim
  • Storia: Keum Suk Gendry-Kim
  • Formato: brossurato, colori, 24 x 17,5 cm
  • Numero di pagine: 288

Abbiamo recensito Il mio amico Kim Jong-un tramite volume stampa fornitoci gratuitamente da BAO Publishing.

Una vita, due Coree

Sfogliamo le prime pagine e ci troviamo ad ammirare la “diversamente tranquilla” vita di Keum Suk Gendry-Kim, l’autrice del volume. La donna, che vive sull’isola di Ganghwa con il suo compagno e ben due cani, si trova molto vicina al confine tra le due Coree, e proprio per questo manifesta tutta l’ansia e le preoccupazioni per una possibile guerra, accresciute dai continui boati delle esercitazioni militari e delle esplosioni. Attraverso ciò che ha visto e vissuto, e tramite una serie di interviste in giro per il mondo, la ragazza riesce a ripercorrere non solo i fatti della sua vita che l’hanno portata a documentarsi su questa situazione geopolitica dagli equilibri instabili, ma soprattutto a narrare l’evoluzione del potere attorno a Kim Jong-un.

Un punto di vista privilegiato, quello di chi ha abitato a pochi chilometri da questo statista, e non quello di noi occidentali, che l’abbiamo inquadrato raccogliendo le molliche di pane che arrivano attraverso news e telegiornali. Questa ricostruzione a tratti ironica, come suggerisce il titolo, è però sempre ben argomentata e ricca di fonti, alternando soggettività a oggettività. Qual è la trama quindi? Non c’è una vera trama in verità, ma si tratta di una sorta di “diario” dell’autrice che ci mostra come è la vita tra le due Coree, al quale fa da sfondo la storia del famoso dittatore, dalla sua nascita sino ai giorni nostri.

L’ascesa verso il potere

Per prima cosa entriamo nella tematica centrale del volume, ovvero la descrizione del dittatore Nord Coreano. Il minuzioso lavoro dell’autrice ci porta a scoprire molteplici dettagli poco noti o addirittura inediti. Le sua passione per il basket (e Michael Jordan), gli studi all’estero sotto falso nome (in Svizzera), le ispirazioni che ne hanno influenzato comportamento e l’aspetto, e tante altre informazioni che non riprendo nel dettaglio per lasciarle alla vostra lettura. Un ritratto complesso di Kim Jong-un, che va oltre la classica caricatura del “dittatore pazzo”, grazie a una meticolosa ricerca che fornisce una visione più concreta del leader e di parte del suo albero genealogico.

L’autrice tuttavia non ignora le ombre del regime: vengono menzionate le epurazioni, l’attentato al fratellastro Kim Jong-nam, la situazione nucleare e molti altri aspetti oscuri, che traspaiono nella gestualità e nelle preoccupazioni di chi ha abbandonato la sua patria proprio per paura di ritorsioni. A tratti sembra davvero un film poliziesco, uno di quelli pieni di spie e di testimoni che nascondono la propria identità. Ciò che resta sono i molteplici pezzi del puzzle forniti dagli interlocutori dell’autrice che, una volta completato il quadro, sanno rendere comprensibile anche a noi come funziona, e come è nato, questo centro di potere in Corea del Nord.

La cultura della normalità

Il fumetto esplora però anche gli aspetti culturali di un mondo abituato a convivere con il rischio della guerra, spezzato tra due realtà ricche di contraddizioni, diversità, ma anche umanità. L’autrice di “La stagione delle Piogge” ci mostra ancora una volta di saper narrare magnificamente la società coreana: vengono per esempio descritte la propaganda del nord, ma anche quella sud (tanto che per un attimo vi sembrerà di non capire quale sia il paese sotto dittatura) sia nel caso degli insegnamenti a scuola, che dei volantini lanciati oltre il confine. Gli argomenti spaziano dalla speranza (come il dono delle mucche, o l’apertura del monte Kumgang ai turisti) ai momenti di sofferenza (come la crisi del 1996, nota come “l’arduo Marzo”, o tutta la storia di Pepino, che ben rappresenta le tragedie causate dalla guerra e il senso di appartenenza alla patria) e di paura (come i bombardamenti dell’isola Yeonpyeong del 2010, vicina all’abitazione dell’autrice.

Ed è proprio sulla resilienza del popolo coreano che si sofferma molto il libro: gli abitanti cercano una tranquilla quotidianità, nel lavoro, nella dolcezza delle piccole cose (come cibo e gite), pensando però ai documenti da tenere sottomano in caso di evacuazione. Una normalità artificiosa estesa anche ai nordcoreani, descritti come persone emotive e affettuose, “come tutte le altre persone” nonostante le varie ombre di sfruttamento (e l’accenno alle violenze sessuali). Questo pericolante status quo ben viene riassunto dall’immagine della battaglia di neve a pochi passi dal spinato che divide i due stati.

Né bianco né nero, ma lilla e celeste

In questo mondo dove la divisione tra bene e male non è netta, lo stile grafico (e i colori) di Keum Suk Gendry-Kim si distinguono per intuitività ed essenzialità nel potere espressivo. Una forza che viene trasmessa anche dal tratto, semplice, delicato, senza fronzoli, ma ottimo per inquadrare i personaggi; con poche linee l’autrice riesce a trasmettere emozioni profonde e sfumature psicologiche: per esempio, la diffidenza iniziale verso l’amica giapponese (che si scioglie nella nostalgica ultima immagine), il volto rilassato dell’ex presidente sudcoreano Moon Jae-in che comunica rispetto e fiducia, l’espressione truce di Donald Trump che evoca una sensazione di minaccia, o il cinico realismo della donna nordcoreana intervistata.

L’autrice in questo reportage ovviamente argomenta molto, e in molti casi i testi sono lunghi e pieni di dettagli politici e storici, ma mai disturbano o annoiano. I punti di forza, a mio parere, rimangono però le immagini a piena pagina, che tra momenti storici, ritratti di personaggi, e paesaggi nostalgici, sanno trasmettere nel silenzio del puro disegno tutto il surrealismo di questo racconto. Uno stile simile a quello di altri autori internazionali (come Guy Delisle in “Cronache di Gerusalemme”) e che ricorda quello di altri autori della BAO, specie per la chiarezza espositiva, come Bevilacqua (A panda Piace) e Mariko Tamaki / Jillian Tamaki (Roaming).

La politica nei fumetti/manga

Uno dei miei mantra quando si parla di fumetti è “non si discute di politica” perché un’opera non dovrebbe essere giudicata in base alle simpatie dell’autore o del lettore, ma dalla qualità. In questo caso una breve riflessione è però necessaria, viste le tante perplessità che ha suscitato il volume. Molti lettori di Il mio amico Kim Jong-un ritengono infatti che l’opera umanizzi eccessivamente il dittatore nordcoreano, quasi scandalosamente, rischiando di minimizzare le atrocità del regime; devo dire che, per un lettore abituato alle notizie che arrivano in occidente, il personaggio di Kim Jong-Un ne esce molto bene (un paradosso se si pensa alla provenienza della scrittrice).

Non che non siano riportate nefandezze (tipo le epurazioni) o i rischi nucleari, ma ciò che rimane alla fine della lettura è più una sensazione di distaccata umanità. Del leader supremo l’autrice ricorda per esempio la ricerca per la pace nella scena del passaggio della linea militare nel 2018 citando la sua frase “è una distanza che si percorre in un attimo, ma ci sono voluti decenni per arrivare qui”, le sue azioni volte alla meritocrazia, o i commenti positivi di chi l’ha conosciuto, tra cui l’ex presidente della corea del sud che lo definisce “onesto e ossequioso”. Ritengo però che questo derivi dall’approccio “giornalistico” di Keum Suk Gendry-Kim che, cercando di comprendere la complessità della situazione (senza mai giustificare le azioni del regime) riporta fedelmente ciò che emerge dagli intervistati. Ai lettori l’ardua sentenza!

Cosa sappiamo veramente del leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea? Se si vuole sapere che tipo di uomo può essere un dittatore, bisogna esaminare attentamente il suo background, dalla nascita alla sua educazione, i suoi gusti e i suoi hobby, i suoi rapporti con insegnanti e compagni di classe, i tratti della sua personalità e i suoi pensieri aperti o segreti… Keum Suk Gendry-Kim, che si è affermata come una delle fumettiste più importanti della Corea, ce ne parla.

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A chi consigliamo Il mio amico Kim Jong-un?

Non è sicuramente un volume per tutti, ma chi adora le opere più introspettive e riflessive, quelle che ampliano gli occhi sulle vicende che accadono nel mondo, lo adorerà. Come detto in precedenza serve un certo grado di tolleranza e apertura, anche quando non si concorda con quanto scritto (ma l’autrice è molto brava a fare scivolare queste questioni sul piano secondario). Se cercate un reportage a fumetti, che oscilla dolcemente tra vita reale e ricordi storici di un mondo lontano, questo volume è assolutamente consigliato. Inoltre, 300 pagine a “quasi colori” in qualità BAO Publishing, alla cifra di 24,00 €,  sono decisamente un buon prezzo.

  • Stile grafico piacevole e diretto
  • Contenuti chiari e dettagliati
  • Lettura scorrevole e ricca di riflessioni

  • Chi legge potrebbe non apprezzare certe visioni politiche
Il mio amico Kim Jong-un
4

Una paradossale umanità

Il mio amico Kim Jong-un non è solo una biografia inedita del leader nordcoreano, ma è un viaggio introspettivo dentro le ferite aperte di una penisola separata da un confine invalicabile, che accompagna il lavoro e la vita dell’autrice Keum Suk Gendry-Kim. Il volume ha infatti il raro pregio di saper coinvolgere emotivamente intrecciando pensieri personali e testimonianze/interviste, pur mantenendo una certa oggettività richiesta per questo tipo opere: informazioni complesse e tensione sociale sono restituite in modo digeribile, grazie anche a un tratto essenziale, chiaro e solido. Ci troviamo di fronte a una narrazione che punge e sorprende, da leggere con attenzione, ma a mente aperta: forse è proprio nelle sue contraddizioni (e in quelle tra le due Coree) che si trova la vera forza dell’opera, che non demonizza nulla, ma che si sofferma sugli aspetti più “normali” nel tentativo di rilanciare un forte messaggio verso la pace e la comprensione reciproca. “Le nostre scelte di oggi determinano la storia di domani” conclude l’autrice, dopo la sua narrazione umana e accessibile del contesto coreano, invitando a lasciare il passato alle spalle. Ritengo che difficilmente un reportage avvolto nelle tinte di un fumetto avrebbe potuto offrire qualità e messaggi migliori.

Scrittore per passione, dopo aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, manga e fumetti, l leggende celtiche, e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

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