BESTIARIUS – Recensione del primo volume

Bestiarius, il manga di Masasumi Kakizaki, è giunto alla sue seconda ristampa in Italia. Una serie sofferta che, come si intuisce da questo primo numero, potrà stimolare molti lettori di seinen… ma non tutti

BESTIARIUS - Recensione del primo volume

Avete già sentito parlare di Bestiarius? Probabilmente sì, perché quest’opera, che conta solamente sette volumi, ha già visto la sua fine in Giappone ben due anni fa, nel 2018. Discorso diverso per quanto riguarda la pubblicazione in Italia, che ha subito più volte dei rallentamenti e che recentemente è stata appunto rivisitata in una nuova edizione (seconda ristampa) il cui primo numero è uscito il 4 giugno. Partiamo però con un presupposto: commenteremo questo primo volume di Bestiarius senza considerare il proseguo della storia, proprio come se fosse appena uscito, nonostante sia appunto possibile conoscere futuro, finale, critiche e pregi dell’intera saga. Quindi, tralasciando il minore o maggiore successo riscosso dal titolo, ecco cosa potreste trovare di interessante (oppure no) approcciandovi a Bestiarius per la prima volta.

“85 d.C. – Mentre l’Impero Romano è lanciato alla conquista del mondo, nelle arene scorre il sangue di fiere e gladiatori. Un combattimento senza tregua… dove la posta in gioco è la vita!”

Questo breve riassunto, direttamente piazzato sul retro del volume, è tutto ciò che occorre sapere della trama senza alcuno spoiler. Ogni storia infatti, comprese le due presenti in questo primo numero, sono brevi e autoconclusive: ci viene offerto lo stesso palcoscenico imperiale con le medesime tematiche, variando protagonisti e attori, composti da romani e creature fantastiche. Queste ultime in particolare, creature mitologiche come viverne, manticore e minotauri, sono state inserite dall’autore in un contesto piuttosto realistico proprio per invogliare un pubblico più giovane (rispetto al suo target abituale) a seguire la serie. Queste creature, non necessariamente malvagie, erano viste dai Romani unicamente come passatempo per rendere più vivaci e adrenalinici i combattimenti nelle arene contro degli schiavi umani. Da qui il titolo, Bestiarius, nome dato dai romani a colui che si presentava nell’arena per sfidare le bestie feroci (diversamente dai gladiatori, che combattevano contro altri uomini). Riusciranno umani e “mostri” a ottenere la libertà, superando le insidie dei crudeli giochi romani? Scopritelo leggendo questo primo volume.

Bestiarius

Non tutti gli appassionati conosceranno il lavoro di Masasumi Kakizaki. Partiamo subito col dire che si tratta di un mangaka atipico, che non è mai stato un estimatore del genere, ma più orientato verso la scrittura, e questo certamente ne ha caratterizzato lo stile. L’autore, noto principalmente per la pubblicazione di “Rainbow” (storia di George Abe) si distingue sicuramente per la caratterizzazione drammatica e molto cruda dei personaggi, con uno stile che si sofferma sui dettagli e che privilegia enormemente i chiaroscuri, tecnica mantenuta anche in quest’opera. Chiunque, ad un primo impatto, non può che notare una vaga somiglianza con il lavoro di Kentarō Miura, non solo per il senso di oppressione dato dai disegni e dalle atmosfere, ma anche per il surreale mix di fantasia e concretezza nelle tematiche trattate. Certo, con tutto questo nero è difficile immaginare i colori del mondo romano (forse avrebbe reso l’opera più apprezzata), ma ciò non lo rende meno realistico, anzi: l’atmosfera cupa, le continue scene di lotta, il sangue… e non manca una correttezza storica di fondo. La scelta del periodo di Domiziano come imperatore (51-96 d.C) ad esempio, il quale, stando allo storico Tertulliano, aveva fatto erigere proprio una scuola per l’addestramento dei bestiarii (il Ludus Matutinus) non lontano dal Colosseo.

Come già sottolineato, Masasumi Kakizaki disegna notoriamente scene crude e sofferte: i suoi fan ricorderanno il tragico realismo di “Rainbow”, con gli abusi e le cattiverie di un mondo del dopoguerra che lascia pochi spiragli a una palpabile felicità. Mantenendo lo stesso stile, l’autore ricolloca tutto in un’era lontana, quella romano-imperiale, aggiungendo quelle poche spolverate di eroismo e di lieto fine che possono rendere il manga apprezzabile da un pubblico più giovanile. La lotta contro la schiavitù, la fuga da un mondo di guerre e violenza, le discriminazioni (qui proprio tra specie diverse, come minotauri e viverne) sono tematiche più volte trattate, che non aggiungono nulla di nuovo (tranne forse per le relazioni padre-figlio), ma un’ottima ambientazione e la verosimilità dei personaggi catturano il lettore là dove la storia non riesce. I due protagonisti del primo volume, Fin e Zeno, sono uomini che soffrono ma che non si sono rassegnati a una vita di soprusi, proprio come personaggi già visti al cinema: in tal senso le due vicende dell’imperatore e del minotauro non potranno che rievocare famose scene già viste ne “il Gladiatore” (2000) . In tal senso anche il riferimento voluto a un famoso film come Spartacus (dal quale l’autore ha preso spunto) aiuta l’opera a rimanere attraente.

In questa seconda ristampa (cento pagine circa, piuttosto voluminose), al prezzo di 4,90 €, sono quindi disponibili due storie auto-conclusive, e tuttavia intrecciate tra loro, così come dovrebbero essere i successivi episodi. L’opera era infatti nata come una storia singola, ma poi, per il successo riscontrato, è stata trasformata in una serie di sette modificando leggermente la trama. Un seinen pubblicato da Planet Manga (Panini Comics) come le altre opere dell’autore, in un formato di buona qualità e con un design della cover dai disegni accattivanti ma forse troppo spenti… diciamolo, non proprio il volumetto che andreste a scegliere tra gli scaffali del vostro fumettaro di fiducia basandovi solo sulla copertina.

Quando i disegni sovrastano la storia

BESTIARIUSBestiarius ha molti tratti degni di un manga apprezzabile, il che spiega il suo discreto successo: storie brevi e semplici, che accrescono la curiosità verso una conclusione incerta fino alle ultime tavole, ottime rappresentazioni, con volti espressivi e tesi, soprattutto per quanto riguarda le accezioni più malvagie, e un’ambientazione piuttosto particolare. L’uscita irregolare dei volumi in passato ne ha forse limitato la diffusione in Italia, ma sono altre le note stonate di quest’opera. Le tematiche e la trama non sono nuove nel mondo dei manga, e stuzzicano solamente empatia verso i protagonisti, che non mostrano nemmeno una particolare originalità (Zeno e Fin sono troppo simili, sia nell’aspetto che nel carattere). La narrazione poi perde quasi vigore, offuscata da un “sì, vai avanti che voglio vedere come finisce” che ci accompagna successivamente all’introduzione dei personaggi (dei quali sappiamo tutto il necessario fin da subito) e da una malvagità dilagante dei romani che pare a volte ingiustificata. Ma soprattutto la qualità e i dettagli dei disegni, statuari, curati al limite e saturi di nero, è tale che il lettore si sofferma più ad ammirare le tavole che a seguire la storia. In conclusione, Bestiarius è sicuramente un seinen che merita di essere sfogliato per ammirarne la parte grafica, ma personalmente, almeno per quanto riguarda il primo volume, mi sono trovato dinnanzi a una storia che non mi ha particolarmente appassionato, lasciandomi senza quel desiderio comune a molte opere di voler scoprire come proseguono le vicende. Insomma, buono ma non troppo.

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Un seinen senza troppe ambizioni

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Dario Pezzotti
Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

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